Archive

Archive for June 10, 2011

Santorini e il mito di Atlantide (parte I)

Santorini è stata associata da tempo al mito di Atlantide, come uno dei possibili luoghi di origine della leggendaria civiltà sommersa.
Atlantide è stata individuata in luoghi diversi della terra, nelle isole Canarie, nelle vicinanze dell’Australia, nei pressi delle Bahamas, in Antartide, nel Triangolo delle Bermuda e anche qui a Santorini. La prima evidenza scritta della civiltà di Atlantide a Santorini ci perviene, dopo una lunga tradizione orale, da Platone, il noto filosofo greco discepolo di Socrate e maestro di Aristotele vissuto nel 427-347 a.C.

In due suoi “Dialoghi” (Timeo e Crizia) il filosofo accenna a un isola, abitata dalla stirpe di uomini più nobile della terra e governata da una civiltà utopistica in grado di dominare quasi tutto il Mediterraneo. Secondo Platone questa civiltà, che si trovava non nell’Egeo ma oltre le colonne di Ercole (attuale stretto di Gibilterra) fu sconfitta dai greci e l’isola sprofondò a causa di un violento terremoto.
Platone narra una favola morale (vera o inventata ancora non si sa) di due grandi città che entrarono in conflitto tra loro: Atene, l’attuale capitale della Grecia, e Atlantide, città che si inabissò e sparì dalla faccia della Terra.
Dai racconti di Platone non è però possibile identificare con certezza il possibile luogo (se mai sia esistito) di ubicazione di Atlantide, e d’altronde l’Utopia di Platone sembrerebbe non essere altro che una creazione letteraria a sostegno degli argomenti che il grande filosofo voleva proporre alla società del suo tempo.

Molti studiosi, tra cui esperti vulcanologi e archeologi, hanno evidenziato come l’eruzione del vulcano di Santorini possa essere in qualche modo ricollegata alle descrizioni di Platone su Atlantide e come all’eruzione vulcanica possa ricondursi la distruzione della fiorente colonia cretese di Akrotiri e probabilmente anche la distruzione della civiltà minoica cretese. Sembra difatti che l’eruzione del vulcano abbia provocato il sollevamento delle acque intorno, con onde alte fino a 50 m che avrebbero raggiunto la costa settentrionale di Creta, lungo la quale si trovavano i principali insediamenti. In realtà il declino di Creta si verificò circa 200 anni dopo la data in cui geologi segnalano l’eruzione di Santorini e quasi certamente Creta non ha niente a che vedere con Atlantide.

I riferimenti di Platone al Palazzo dove le acque affluivano rigogliose dalle vicine colline pare si possano rintracciare nei siti archeologici di Cnosso (nell’isola di Creta) e Akrotiri, nell’isola di Santorini. Il Palazzo di Atlantide che viene descritto da Platone come un edificio a più livelli situato su un grande piano in cima a una collina terrazzata, è simile sia al Palazzo di Cnosso che a quelli di Akrotiri, così come lo sono la descrizione architettonica e i materiali usati nella sua costruzione.
Nel 1967 nella località di Akrotiri in Santorini, gli archeologi riportarono alla luce un antica città, quasi completamente intatta come Pompei e ricoperta da antiche ceneri. La scoperta fu catalogata come tra le più importanti nella storia dell’archeologia. Diverse case furono portate alla luce e presentavano un sofisticato sistema idraulico, con tanto di bagni e acque correnti che defluivano in un perfetto sistema fognario. Questo sito testimonia una delle prime forme di ingegneria urbana mai scoperte nella storia.
Platone ancora descrive le rocce bianche, scure e rosse estratte dalle cave dell’isola di Atlantide per costruire i palazzi della ‘grande’ città dell’isola. La descrizione è simile alle rocce della terra di Santorini.
In ultimo, Platone si riferisce alla fonte del mito di Atlantide, gli egiziani. Gli egiziani, secondo Platone, chiamavano Atlantide “Kepchu”, nome che viene storicamente usato per il popolo dell’isola di Creta, culla della civiltà minoica.
È da notare infine che nelle rovine della città di Akrotiri, non è stato ritrovato alcun resto umano (al contrario di Pompei). Si pensa quindi che i suoi abitanti avessero trovato in qualche modo una via di scampo prima della famosa eruzione vulcanica, in luoghi ancora oggi sconosciuti.
Le ricerche storiche e archeologiche a Santorini continuano ininterrottamente, e chissà se un giorno le fantasie di alcuni si potranno ancorare alle evidenze storiche. L’enigma per il momento continua, anche sulla base del mistero dell’archeologo greco Spyridon Marinatos, a quanto pare in passato al centro di diversi scontri diplomatici legati agli scavi archeologici nell’isola.

Fonte: Grecia

Categories: Atlantide Tags: ,

Green Urbanity, Milano coltiva i suoi terrazzi

Milano, 11 e 12 giugno 2011
dalle 10h00 alle 17h30
Acquario Civico di Milano, Vila G. Gadio 2

Milano coltiva i suoi terrazzi

In un mondo che fa sempre più fatica a nutrirsi la città, che si appresta ad ospitare l’Expo incentrata sul tema della sicurezza e della qualità alimentare, riflette sullo sviluppo sostenibile del Pianeta in questo e altri modi.

Gli Orti domestici fanno bene alla nostra terra, aumentano la biodiversità, contribuiscono a combattere il cambiamento climatico, migliorano l’estetica del paesaggio e garantiscono ai cittadini  uno stile di vita migliore offrendo un’alimentazione più sana e una nuova forma di socialità.

Coltivare un piccolo orto, applicando i principi di un’agricoltura biologica e sostenibile, può essere il primo passo verso forme di produzione alternativa all’agricoltura intensiva, oltre che costituire un importante fonte di verde per la nostra città e per il recupero di aree dismesse e degradate.
Questi i temi della prima edizione di Green Urbanity sviluppati in conferenze, dibattiti, laboratori, esposizioni.

L’iniziativa è ideata e prodotta da: Marianna Tantillo Mata-Events

Si sviluppa in due giornate Sabato 11 e Domenica 12  giugno.
Presso l’Acquario Civico di Milano verranno offerte lezioni pratiche e teoriche per la costruzione e gestione di un orto domestico, piccoli gesti che contribuiranno a migliorare la nostra vita e la nostra città.

Esperti e studiosi della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano e del Master Extraordinary Landscape spiegheranno l’importanza e necessità di sviluppo di un sistema di agricoltura urbana mentre l’associazione Liveinslum riporterà l’esperienza di  progetti di microjardin nelle città del Cairo e Nairobi.

Il coinvolgimento di associazioni locali sarà testimonianza delle realtà già presenti ed attive nella nostra città

Particolare attenzione, attraverso laboratori interattivi, verrà data anche ai più piccoli e ai giovani attraverso il coinvolgimento delle scuole, poiché vi è una intera generazione di bambini cresciuta  senza conoscere da dove proviene e come si coltiva il cibo.

Affianca il fitto programma di attività la mostra: Garden ATHome del sito AtCasa.it a cura di Annalisa Rosso con l’allestimento e la collaborazione di Elena Comincioli e Daniele Belleri.
Trenta  designer internazionali interpretano il giardinaggio, rendendo più accessibile il verde nella vita metropolitana.
Perché le buone idee vanno coltivate. Oggetti curiosi, intelligenti, belli. Che funzionano e divertono.

Nel giardino dell’Acquario, CasaFacile organizzerà dei workshop di Stampa a mano dei tessuti: Print-Nic a cura di TourDeFork.
Sul prato all’ingresso verrà allestito un area picnic dove si terranno  su prenotazione corsi gratuiti sul decorare e stampare creativamente su tessuto con la tradizionale tecnica della stampa con blocchi di legno, verdure e foglie.

Durante il workshop sarà servito la rinfrescante limonata Home Made di TourDeFork e saranno disponibili le macchine fotografiche LOMO da provare e fotografare.
Le foto potranno essere ritirate presso il negozio LOMO in zona Brera, in più la domenica mattina sarà offerto un breve tutorial sulla Fotografia analogica.

Green Urbanity è possibile grazie al Patrocinio di:
Assessorato Sport e Giovani della Regione Lombardia
Assessorato all’Istruzione ed Edilizia Scolastica Provincia di Milano
Assessorato alla Cultura del Comune di Milano
Acquario Civico di Milano, magnifica location Liberty nel cuore della città.

“Un’iniziativa lodevole per l’attenzione alle tematiche ambientali con un approccio strategico anche in vista di Expo 2015.
Soprattutto un evento che lascia spazio ai giovani, protagonisti con i loro progetti e contestualmente destinatari e depositari del messaggio di sensibilizzazione contenuto in questa imperdibile due giorni. Un seme che auspico germogli in futuro per una Lombardia sempre più verde, magari anche sull’esempio di Palazzo Lombardia e dei suoi 7mila metri quadri tra giardino pensile e tetti a verde !” dichiara Monica Rizzi Assessore Sporte Giovani Regione Lombardia

“Ogni iniziativa che concorre a sviluppare una coscienza ambientale tra i cittadini merita attenzione, soprattutto quando si rivolge anche i giovani. Nel progetto Green Urbanity abbiamo coinvolto le scuole superiori del territorio che hanno realizzato progetti innovativi nei diversi campi ambientali.

Si tratta di iniziative di alto livello che hanno avuto riconoscimenti anche europei e che stanno ottenendo interesse dal mondo imprenditoriale. Tutto ciò grazie anche alle capacità dei docenti che con professionalità e capacità seguono i ragazzi in questi importanti percorsi. Ritengo che dare visibilità agli autori di queste invenzioni sia molto importante per rafforzare il loro l’interesse verso le tematiche ambientali, così da poter confidare in adulti capaci di attuare politiche di sviluppo sostenibile a beneficio di ambienti urbani e naturali” dichiara Marina Lazzati Assessore all’Istruzione ed Edilizia Scolastica Provincia di Milano

Fonte: Mata Events


Categories: Eventi Tags: ,

Energia atomica, francesi favorevoli all’abbandono

Il dato è emerso da un sondaggio pubblicato dal Journal du dimanche, nel quale scaturisce una volontà comune a tutti i francesi, circa il 62%, favorevole ad un progressivo abbandono dell’energia nucleare nell’arco di 25-30 anni. I francesi quindi dimostrano così di sostenere la politica tedesca che prevede la chiusura di tutte le centrali di energia nucleare entro il 2022. Il 15% degli intervistati è invece favorevole ad un rapido abbandono di questa risorsa mentre il 22% si dimostra contrario a chiudere questo tipo di centrali e favorevole a nuovi impianti.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

Categories: Attualità Tags:

“La maestra con la valigia. C’era una volta Lupaiolo” di Bruna Andruccioli, Aras Edizioni

Bruna Andruccioli

La maestra con la valigia. C’era una volta Lupaiolo

euro 13.00

anno 2010

ISBN 9788896378342

133 pp.

La maestra con la valigia è un percorso autobiografico, a ritroso negli anni, di una giovane e appassionata insegnante alle prime armi che, agli inizi degli anni Sessanta, opera nel piccolo borgo di Lupaiolo, ora cancellato dalla cartina geografica.
Ed è proprio dalla scomparsa di quel pugno di case che nasce nell’autrice il bisogno di far rivivere in questo libro i ricordi di quell’esperienza, sempre coltivati ed accarezzati con amore.
Scorrendo queste pagine il lettore potrà assaporare il gusto fresco e genuino di quegli anni e di quei luoghi. E’ in una dimensione di vita così essenziale che emergono con forza valori quali gli affetti, il lavoro, il senso della comunità, la tenacia, la voglia di crescere….Un messaggio d’amore, in fondo, anche per le nuove generazioni.

Fonte: Aras Edizioni

Sud Africa, vermi alieni scoperti sotto terra

Scoperti in Sud Africa dei vermi che vivono in un ambiente diverso dalla superficie terrestre. Infatti il loro habitat si trova a circa 3 km sotto terra ed è per questo che vengono considerati ‘alieni’. Lunghi un millimetro e mezzo, fino ad oggi sono gli unici organismi viventi che possano vivere in condizioni così estreme e sono stati scoperti dalla ricercatrice belga D.ssa Ghent.

Carla Liberatore

Categories: Natural World Tags:

“Four Lions” di Christopher Morris (2010)

June 10, 2011 Leave a comment

Four Lions è un film di Christopher Morris del 2010, con Benedict Cumberbatch, Arsher Ali, Nigel Lindsay, Preeya Kalidas, Riz Ahmed, Kayvan Novak, Adeel Akhtar, Julia Davis, Craig Parkinson, Will Adamsdale. Prodotto in Gran Bretagna. Durata: 94 minuti. Distribuito in Italia da Videa-CDE a partire dal 01.06.2011.

In una città inglese, quattro uomini hanno un piano segreto. Omar è stanco del modo in cui i Musulmani sono trattati in giro per il mondo ed è deciso a diventare un combattente e Way condivide la stessa idea. Contro di lui e contro il mondo si scaglia il bianco Barry, convertito all’Islam, che si rende conto di aver scelto di unirsi alla cellula islamica per trasmettere il suo nichilismo. Faisal è l’intruso. I quattro devono portare a termine un attentato nel loro territorio, ma nessuno è in grado di accendere un cerino senza darsi un pugno in faccia.

Per divertirsi e lasciarsi scandalizzare dall’esordio alla regia di Christopher Morris, una commedia da brivido in cui la farsa si concentra sul moderno jihadismo. Un film in cui si alternano tensione e umorismo e che sostiene, attraverso le bizzarre avventure di quattro estremisti islamici inglesi impegnati nel maldestro tentativo di organizzare un attentato, l’idea che ridere sia meglio che… uccidere.

Fonte: Movieplayer.it

Polonio radioattivo nelle sigarette

Fumare fa male e questo già si sa, però la quantità di piombo e polonio radioattivi contenuti nelle sigarette sono pari a 25 radiografie all’anno per coloro che ne fumano 20 al giorno. Il dato è relativo soprattutto per i tipi di sigarette più venduti. Lo ha reso noto l’Istituto Superiore di Sanità in occasione della giornata mondiale contro il tabacco. Durante lo studio che è stato condotto dall’istituto, le analisi eseguite hanno fatto riscontrare la presenza di Piombo 210 e Polonio 210, nelle 10 marche di sigarette più vendute in Italia e in queste come in tutti gli altri tipi di altre marche, sono state riscontrate quantità elevate di Isotopi.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

“Il coraggio di parlare” di Maria Pia Gardini e Alberto Laggia – recensione A.R.I.S. Toscana

Il coraggio di parlare

Alberto Laggia e Maria Pia Gardini

Edizioni Paoline

14 storie emblematiche, una decina di fuoriusciti italiani, le altre di stranieri. Il libro di Gardini-Laggia (in uscita per le Edizioni Paoline) offre per la prima volta la possibilità di conoscere queste storie di speranza e delusione. Speranza di aver pensato di trovare in Scientology una strada per migliorare sé stessi; delusione per essersi resi conto di aver buttato anni della propria vita, tanti soldi e spesso anche le relazioni umane più importanti. “Quattordici storie diversissime”, scrive Laggia nell’introduzione del libro, “per raccontare la stessa vicenda: quella di chi entra nel movimento, spesso con l’entusiasmo e la curiosità del neofita, spinto dalla speranza di migliorare la propria vita, di diventare un “vincente” o, piuttosto, di uscire dalla droga o da altre dipendenze, ma con il tempo scopre d’esser piombato dentro un incubo da cui è tremendamente difficile svegliarsi. Un’esperienza che, da deludente, diventa oppressiva e infine distruttiva per la propria persona e per i propri beni materiali”. È un racconto lucido e sconvolgente, quello dei fuoriusciti. Tanto che ci si rende conto, pagina dopo pagina, che non c’è voluto solo il coraggio di rendere pubblica la propria storia, ma che, prima ancora, hanno mostrato un coraggio ben maggiore ad andarsene, “perché, più della scelta scabrosa di raccontare in pubblico la propria storia di scientologist, è stato difficile decidere di abbandonare un’esperienza totalizzante e pervasiva, com’è quella della sequela alla Chiesa di Hubbard, vincendo pesantissime pressioni psicologiche”, aggiunge Alberto Laggia. “Infatti, come ebbe a confessarmi la stessa Maria Pia Gardini, ‘quando ti allontani da un culto come Scientology, spesso ne sei uscita solo con le gambe, ma la testa è ancora dentro'”. Quanti sono gli adepti di Scientology? Centinaia di migliaia in tutto il mondo, stando a quanto dichiara la stessa Chiesa. E quanti gli “ex”? Tanti, anche se è un numero difficile da quantificare. “Basta navigare “in Rete” (cioè in Internet, ndr) per cogliere l’entità del fenomeno”, scrivono gli autori del libro. Serve raccontare queste storie? Alla domanda risponde una delle protagoniste, Bryce, nome di fantasia di un ex membro dello staff di Scientology piemontese: “Non credo”, dice, “che le esperienze che noi raccontiamo qui possano far aprire gli occhi a uno scientologo felice. Servono invece a infondere coraggio a chi ha dei dubbi ma ancora non riesce ad andarsene. Servono a informare familiari e parenti su cosa sia realmente lo strano gruppo a cui ha aderito il congiunto e su cosa stia realmente facendo”. Di motivi, aggiungiamo noi, ce n’è almeno un altro: preavvertire dei rischi. Non solo del fatto che si mettono a repentaglio famiglia e affetti, ma anche di aspetti ben più concreti e penalmente rilevanti: è del mese scorso l’ennesima vicenda giudiziaria che coinvolge Scientology. Una pesante condanna della giustizia francese: 600 mila euro di multa e una pena di due anni per uno dei massimi responsabili della Chiesa transalpina di Hubbard. Condanna per sottrazione di decine di migliaia di euro a quattro anziani adepti, “approfittando della loro vulnerabilità”, scrive il Tribunale di Parigi.

Qualche buon motivo per entrare in Scientology ci sarà sempre, ma saranno comunque pochi rispetto a quelli che ho trovato per uscire. (Maria Pia Gardini)

Fonte: A.R.I.S. Toscana


Karen Byrne, sindrome della mano aliena

Si tratta di una rarissima sindrome di cui ha sofferto per 28 anni Karen Byrne, una donna ora 55enne. Tale sindrome le provocava degli istanti di forte autolesionismo, poiché, ogni qualvolta veniva colpita da una crisi, la sua mano sinistra iniziava a schiaffeggiare con forza la sua faccia senza che la donna potesse far nulla per evitarlo. La ‘sindrome della mano aliena’ è un disturbo neurologico che Karen ha riportato a seguito di una operazione che le fu fatta per la cura dell’epilessia, in quella occasione infatti, i chirurghi le tagliarono letteralmente i ‘commisurali interemisferiche’ provocandole la strana e rara malattia. Questo tipo di sindrome si sviluppa quando una parte del cervello non riconosce l’altra, ovvero sia, quando ad esempio l’emisfero destro non riconosce quello sinistro, rendendo autonomi i due emisferi ed in qualche maniera concorrenti. Karen nel suo racconto è eloquente rispetto a quanto le accade: “A volte mi accendo una sigaretta con la mano sinistra e accade che la mano destra me la tolga quando la appoggio nel posacenere. Altre volte invece la mano mi toglie le cose dalla borsetta senza che io me ne accorga. Ho perso moltissimi oggetti in questo modo”. Ma fortunatamente la sfortunata signora è stata operata di nuovo e le sono stati ripristinati i collegamenti cerebrali riportando la sua vita ad una normalità che aveva perso da anni. La donna, che oggi si rivede mentre si auto schiaffeggia, nei filmati delle telecamere dell’ospedale in cui è stata ricoverata, impaurita ma anche ormai sollevata ha dichiarato: “Incredibile! Ho letto di alcuni casi di sindrome della mano aliena in cui il paziente è arrivato quasi a suicidarsi strozzandosi con la sua stessa mano”.

Carla Liberatore

Categories: Curiosità Tags: ,

Intervista di Alessia Mocci alla musicista classica Simona Pittau (parte I)

Che cos’è il talento? Semplicemente: il talento è l’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività. Una certa attività per l’appunto. Simona Pittau (1985) è un esempio di talento musicale. Simona entra nel mondo della musica da piccolissima, e già a sei anni decide lo strumento madre della sua carriera: il flauto. Un vero e proprio tuffo nella musica classica. Attualmente Simona collabora con orchestre italiane quali il Teatro Lirico di Cagliari ed il Teatro alla Scala di Milano. L’intervista è stata divisa in due parti, questa prima si interroga in generale sulla vita di Simona e sulla nascita della sua passione (“C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare.”), la seconda parte invece mostra i suoi splendidi risultati. Consiglia nella lettura l’ascolto di Sinfonia n.2 di Sibelius.

A.M.: Quando hai iniziato ad amare la musica?

Simona Pittau: Direi da sempre, e grazie alla mia famiglia ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo musicale fin da giovanissima. Mio padre è molto affascinato dalla musica e dagli strumenti, quindi è stato lui a farci avvicinare a questa realtà e così iscrisse me e mio fratello ai corsi della banda del paese. Per me era un gioco, era qualcosa di divertente, un mezzo con cui stare bene con gli altri e scambiare emozioni diverse. Quando ho capito che dovevo solo scegliere se farne parte o no, a quel punto ho iniziato ad amarla ancora di più tuffandomi totalmente nel mondo dei suoni.

A.M.: Sin dalle tue prime lezioni hai compreso il calibro delle note nella tua vita?
Simona Pittau: Per alcuni anni ( da bambina molto piccola, 4- 5 anni) ho solo studiato la teoria della musica, quindi non sempre era facile esserne affascinati. Poi mi chiesero che strumento avrei voluto suonare. In quel periodo la domenica mattina alla Tv davano dei concerti di orchestre numerosissime, ed a me piaceva tanto ascoltarle ed osservare gli strumenti, il mio preferito era il flauto. Iniziai le prime lezioni di flauto a 6 anni, per me era come un nuovo gioco ma capii subito che richiedeva uno studio assiduo. Quando iniziai a suonare con le “bande musicali” nel mio paese ed anche in altri paesi limitrofi, compresi che suonare in gruppo era una emozione impagabile, e credo che fu a questo punto che decisi di voler affrontare più seriamente lo studio del flauto. Frequentai il conservatorio a Cagliari, e qui si aprì per me un mondo ancora diverso. Entrai in contatto con il mondo della musica classica, e fui affascinata da qualcosa di ancora più profondo ed emozionale, un’arte bellissima.

A.M.: Per una giovanissima è una scelta rara dedicarsi alla musica classica. Perché questa predilezione?

Simona Pittau: Per tantissimo tempo non sono stata una grande ascoltatrice di musica classica, ed anche tutt’ora devo ammettere che ascolto diversissimi generi di musica e mi piace tutta. Ma la musica classica ha per me qualcosa di speciale. Mi emoziona in modo diverso dalle altre musiche, mi fa piangere dall’emozione. La musica classica è così complessa e ricca di elementi diversi tra loro: perfezione tecnica ed interpretazione, genio compositivo, simbolismo, storia e periodi storici, mode e correnti filosofiche, che racchiude in sé i più svariati sentimenti dell’animo umano. Ho suonato e collaborato con complessi musicali diversi, ho anche inciso dei Cd di musica leggera, ma quando faccio musica classica il coinvolgimento per me è molto più profondo. Fare un concerto in orchestra e suonare Brahms è fare un viaggio introspettivo, ascoltare musica classica è deliziare le mie orecchie ed i miei pensieri.

A.M.:  La musica ti ha aperto molte strade soprattutto al di fuori della Sardegna. Qual è l’esperienza estera che ricordi con maggior orgoglio?

Simona Pittau: Sicuramente la mia collaborazione con l’orchestra di Claudio Abbado la “Gustav Mahler Jugend Orchester”. È un’ orchestra giovanile europea composta da 120 ragazzi dai 17 ai 26 anni che due volte all’anno gira per le sale più prestigiose dell’Europa con direttori e solisti di fama mondiale. Non voglio menzionare questa orchestra solo a riguardo del suo alto livello artistico, ma la parte più incredibile di questa esperienza è aver condiviso con miei coetanei provenienti da tutta Europa, emozioni indimenticabili. Lingue, culture, idee, si incontrano con lo scopo di raggiungere degli obiettivi che si traducono in musica.
Ricordo la prima volta che ho suonato alla Royal Albert Hall a Londra era l’ultimo concerto del Summer Tour 2008, eravamo in viaggio da un mese e più . Ormai la musica la conoscevamo a memoria, ed anche se “diversi” eravamo complici della stessa intenzione musicale, avevamo raggiunto lo stesso scopo. La prova? Le lacrime di tutti noi durante l’ultimo tempo della Sinfonia n.2 di Sibelius, riusciva difficile soffiare ancora e far uscire bei suoni ma al pubblico è arrivata sicuramente la carica ed il carisma di noi giovani.

A.M.: Essere un esecutrice. Essere una compositrice. Quali sono le sostanziali differenze? Perché seguire la strada dell’esecuzione?

Simona Pittau: Quando iniziai a studiare la musica pensai subito che la parte successiva dei miei studi sarebbe stata iniziare a comporre dei pezzi, infatti da bambina giocavo spesso a inventare delle musiche. Poi quando inizia a studiare il flauto, l’approccio alla musica cambiò. In primo piano c’era riuscire a far suonare bene uno strumento, che all’epoca era troppo lungo e pesante per le mie piccole braccia. Dopo il conservatorio mi trovai spiazzata e senza una vera strada da seguire; avevo sempre l’idea di andare all’estero a studiare e fare una scuola d’arte. Cosi, mentre frequentavo il primo anno di università mi resi conto che potevo decidere io che fare della mia vita: frequentavo il corso di ingegneria a Cagliari e con un diploma di flauto in tasca iniziavo a girare il mondo suonando. Entrai al Koninklijk Conservatorium di Den Haag in Olanda, potevo scegliere qualsiasi corso di musica ad un altissimo livello professionale ed artistico. Studiare uno strumento e comporre sono due cose diverse, poi ovviamente dipende dalle doti di ciascuno, infatti i più grandi compositori erano anche eccellenti suonatori. Io sento di dover imparare ancora dal flauto e voglio approfondire la sfera interpretativa, il mio studio attualmente è centrato su come comunicare in modi ancora più sottili attraverso l’esecuzione musicale. C’è chi scrive la musica ma serve anche qualcuno che la sappia interpretare.

Vi lascio qualche link per rintracciare Simona:
http://www.facebook.com/profile.php?id=1256741732
http://www.youtube.com/watch?v=uXyDcvdJg1k

Fonte: Oubliettemagazine