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Archive for June 8, 2011

“Nutrire il corpo e lo spirito” al Museo Archeologico di Milano

Il significato simbolico del cibo nel mondo antico


E’ il tema del percorso espositivo che dal 20 aprile al 31 dicembre 2011 verrà proposto dal Museo Archeologico di Milano (Corso Magenta 15).
Realizzato grazie ai generosi prestiti del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, di Metaponto e del Museo Archeologico Regionale di Siracusa, il percorso tematico è allestito nella cripta cinquecentesca della Chiesa di S. Maurizio Maggiore, all’interno degli spazi espositivi del Museo Archeologico.

Se cibarsi è l’atto primario legato alla sopravvivenza, ed è segno tangibile per l’uomo della sua condizione mortale, non c’è da stupirsi che la scelta degli alimenti e le modalità del loro consumo rivestano in tutte le culture una forte valenza simbolica.

Nell’antichità la consapevolezza della totale dipendenza della sopravvivenza umana dalla natura, madre e dispensatrice di ogni cibo, è alla base di un incredibile numero di riti sacri e cerimonie propiziatorie, tramite le quali evocare a sé il favore della natura “madre” di ogni alimento e contemporaneamente “lavare” la colpa per aver sottratto, falciato, raccolto i frutti della terra. Ogni alimento determinante per la vita umana è quindi contraddistinto da un percorso materiale e da un significato simbolico e rituale.

Se il pane rappresenta la forza misteriosa e inarrestabile della natura che dal seme fa germogliare la spiga, che diventa a sua volta, con il lavoro paziente dell’uomo, farina e nutrimento, il vino è nel mondo classico lo strumento potente che permette, tramite l’ebbrezza e l’espansione della coscienza, la comunicazione diretta con il divino. I due alimenti, così centrali per la cultura greca e romana, rivestono un ruolo fondamentale anche nel Cristianesimo.

Non solo i singoli alimenti, ma anche la condivisione dei momenti segnati dal consumo di cibo e bevande codificano le relazioni del vivere sociale, sancendo l’unione tra chi vi partecipa, ribadendo l’appartenenza ad un gruppo, sia esso un clan familiare o una comunità religiosa. Nei comportamenti legati all’alimentazione si esprime il rapporto tra sfera umana e sfera divina, in quanto il cibo è ambito metaforico d’incontro tra l’umano e il trascendente.

La dieta – dal greco diaita, “ regola di vita” – è segno di una scelta nel modo di vivere; le proibizioni alimentari, tra le quali la più comune è quella riguardante la carne, sono espressione di una dimensione diversa nel vivere comune. Dal divieto di consumare carne, legato non solo ai suoi effetti sulla mente, ma anche all’uccisione di un essere vivente, si arriva al digiuno come strumento di purificazione e di ascesi.

IL  PROGETTO
Si articola in due percorsi paralleli, con una prima sezione dedicata a “Gli alimenti e il sacro” e una seconda sezione dedicata al tema “Nutrire corpo e spirito”.
Nella sezione dedicata a “Gli alimenti e il sacro” vengono presi in considerazione i seguenti cibi: pane e cereali, vino, carne, pesce, soprattutto nei loro risvolti simbolici, mitici e rituali e il rapporto tra cibo e società; nella sezione “Nutrire corpo e spirito” vengono invece trattati i seguenti temi: “Cibo degli dei, cibo per gli dei”, “Cibo dei morti, cibo per i morti”, “Cibo e filosofia” “Oriente”.

L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dal Civico Museo Archeologico, in collaborazione con Palazzo Reale, ed è organizzato
da Civita.

 Si ringrazia Berlucchi per il brindisi d’inaugurazione

19/04/2011

Fonte: Gambero Rosso

“Senza Mai Fermarsi” di Paul Bowles, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Listino € 30,00

Editore Feltrinelli

Collana Le Comete

Data uscita 22/03/2007

Pagine 371

Lingua Italiano

EAN 9788807530197

Paul Bowtes nasce figlio unico di una coppia appassionata di musica e buone letture. Fin da bambino il protagonista mani. festa le proprie passioni: scrive giornalini, diari di personaggi immaginari, progetta e descrive grandi, fantastici viaggi inventari. Studente irregolare, geniale e fantasioso si dedica all’apprendistato della musica, alla pittura, alla poesia, finché approda all’Università di Charlottesville, dove aveva studiato Poe. Gli incontri di questi anni, da Eliot a Cole Porter (ma anche l’acquisto del primo grammofono), risulteranno determinanti per la sua formazione intellettuale. Nel 1931 parte, senza un dollaro in tasca, per l’Europa. Rimane per un periodo a Parigi, ma si muove anche verso la Svizzera, il Belgio, la Germania… e sente parlare per la prima volta del Marocco, che diverrà il suo luogo mitico sognato. Tornato a New York, lavora in una libreria e inizia a stendere la sua biografia, continua a comporre musica, a scrivere. Conosce Aaron Copland, straordinario personaggio, che accetta di dargli lezioni quotidiane di composizione. E proprio con Copland va per la prima volta a Tangeri. Nel 1937 sposa Jane Auer, ventenne, aspirante scrittrice. Sarà un matrimonio del tutto anticonvenzionale, dato che entrambi continueranno ad avere le loro relazioni omosessuali. Negli anni trenta e quaranta viaggia nei deserti africani, nell’America Latina, in Thailandia. Nel 1949 si stabilisce a Tangeri (ma viaggerà sempre moltissimo). La sua casa sarà, negli anni sessanta, meta degli intellettuali della Beat Generarion. Paul Bowtes diviene progressivamente una figura di culto per gli anticonformisti di generazioni diverse, fino ai Rolling Stones o ad Almodovar.

Fonte: Giangiacomo Feltrinelli Editore

“La polvere del tempo” di Théo Angelopulos (2008)

June 8, 2011 Leave a comment

La polvere del tempo è un film di Theodoros Angelopoulos del 2008, conWillem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irène Jacob, Christiane Paul,Kostas Apostolidis, Tiziana Pfiffner, Alexandros Mylonas, Alexandra Maria Lara, Reni Pittaki. Prodotto in Italia, Germania, Russia, Grecia. Durata: 125 minuti. Distribuito in Italia da Movimento Film a partire dal 01.06.2011.

A, regista americano di origini greche, ritorna negli studi cinematografici di Roma per continuare a girare un film che aveva interrotto per ragioni sconosciute. L’opera parla della sua storia e quella dei suoi antenati e il suo racconto si sviluppa tra l’Italia, la Germania, la Russia, il Kazakistan, il Canada e gli Stati Uniti. Dalla morte di Stalin, lo scandalo Watergate e la guerra del Vietnam fino alla caduta del muro di Berlino la nuova era e l’abbandono traumatico del sogno di un mondo migliore hanno accompagnato il volgere del nuovo secolo. La protagonista è sua madre Eleni, che amò e fu amata da due uomini fino all’ultimo dei suoi giorni, è chiamata a rappresentare l’amore assoluto. Per A questo film è un lungo viaggio nella storia e negli eventi che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni del 20esimo secolo, ma i suoi personaggi si muovono nel film come in un sogno e le immagini si confondono con i ricordi. A capirà presto che le ricerche sui suoi genitori nel passato hanno notevoli tracce anche nel presente.

Per non perdersi il secondo capitolo della trilogia della memoria del regista di origini greche Theo Angelopoulos, che affonda le mandi tra i vecchi ricordi d’infanzia e segue un percorso storico lungo e doloroso. Per inoltrarsi nel triangolo amoroso tra una donna e due uomini – interpretati da due icone del cinema europeo, Michel Piccoli e Bruno Ganz – , che si consuma tra la Russia del post-stalinismo, l’Italia e gli Stati Uniti dell’era Nixon.

Fonte: Movieplayer.it

“Esp – Fenomeni paranormali” di Colin Vicious e Stuart Vicious (2010)

June 8, 2011 Leave a comment

ESP – Fenomeni paranormali è un film di The Vicious Brothers del 2010, con Sean Rogerson, Juan Riedinger, Ashleigh Gryzko, Mackenzie Gray,Merwin Mondesir, Michele Cummins, Shawn MacDonald, Ben Wilkinson, Luis Javier, Arthur Corber. Prodotto in Canada. Durata: 92 minuti. Distribuito in Italia da Eagle Pictures a partire dal 01.06.2011.

Una troupe televisiva si occupa di documentare, in stile reality, luoghi infestati da fantasmi o presunti tali. Per un episodio decidono di rinchiudersi dentro un vecchio ospedale psichiatrico abbandonato di Collingwood, noto per una grande attività paranormale. Sarà l’inizio di un vero viaggio .. all’inferno.

Per sprofondare nel baratro della follia insieme ai disgraziati protagonisti di questa coinvolgente ghost story, un nuovo horror in cui tutto viene raccontato dal punto di vista delle vittime malcapitate.

Fonte: Movieplayer.it

“Working for Change”, il Marocco alla Biennale di Venezia

June 8, 2011 Leave a comment

La prima partecipazione del Marocco alla Biennale di Venezia, appare di significativa importanza. L’arte di Fouad Bellamine, Mohamed Bennani e Fathiya Tahiri, va intesa come momento cardine dell’istinto di creazione. L’accavallamento dei ricordi e quindi di una sorta di nomadismo intellettuale, che permette la creazione dell’atto artistico non scevro, però, dal libero ingresso dell’immaginazione e dell’istinto. Tale recupero, può esprimersi in modi diversi sia che si tratti di una semplice evocazione sia che si tratti di citazioni testuali dell’immaginario tradizionale. Il lavoro di questi artisti è il frutto di una mediazione compiuta tra la cultura e gli eventi di una civiltà contemporanea considerati alla lente di una profonda sensibilità della storia. MOROCCO “Working for Change” è un progetto che si focalizza sulla ricerca, l’azione e la creazione di una documentazione condivisa che considerano la produzione artistica e il suo ruolo nel cambiamento della società. “Significativo è l’esempio del Marocco” dice il curatore Abdellah Karroum, “sia per il livello artistico che politico, implicito in ciascuna delle opere proposte. Questi lavori, che comprendono numerose collaborazioni in Marocco con le femministe e gli attivisti umanitari, danno vita all’approccio “pratico-attivo” di questo progetto curatoriale che unisce la pratica dell’arte come ricerca al suo aspetto di produzione attiva. Il progetto ha inizio a Venezia, come luogo d’incontro, offerta e connessione tra la produzione artistica e i contesti sociali, e proseguirà in altri spazi del Marocco. Nove artisti esporranno le loro opere alla 54a edizione della Biennale di Venezia; Doa Aly, Ismail Bahri, Batoul S’himi, Gabriella Ciancimino, Ninar Eber, Alevtina Kakhdze, Karim Rafi, Tomas Colaço, Younès Rahmoun. Il tavolo è l’elemento centrale del progetto artistico di “Working for Change”, proposto come uno spazio per condividere delle idee, cibo e proiezioni.  “Questo progetto offre un quadro evolutivo che considera la produzione artistica e il suo ruolo nella trasformazione della società. Si tratta di lavori eseguiti da artisti marocchini e internazionali  che vanno oltre la produzione psichica delle opere” ha indicato Abdellah Karroum, curatore dell’esposizione. Il progetto sarà sperimentato tra il Marocco, come luogo di emergenze nelle realtà della vita sociale e politica, e Venezia come città di incontri di mille arti. “Working for Change” è un progetto di ricerca e d’azione, che si concentra su dei documenti di produzione e di interscambio. Il progetto è “pubblicato” a Venezia, luogo di incontri da secoli, alfine di proporre delle connessioni tra la produzione artistica e i contesti sociali che si stanno interrogando vicendevolmente in questi tempi di cambiamenti politici, mentali e strutturali. A Venezia, lo Spazio Punch diventa anche “project room“, fungendo da piattaforma sia per la produzione che per la visibilità stessa del progetto. Lo spazio espositivo qui viene concepito come luogo di incontro fra artisti e pubblico, con tavoli che diventano aree di lavoro per gli artisti e i partecipanti per esporre e discutere i loro contributi. Il tavolo diventa quindi “spazio di progetto” per lo sviluppo di conversazioni, collaborazioni e presentazione di nuovi progetti nel corso della Biennale. Il curatore, Abdellah Karroum, nato nel 1970 in Marocco, è ricercatore e curatore indipendente. Nel 2002 ha fondato L’appartement 22 a Rabat e ha avviato numerosi progetti tra cui le Edizioni Hors’champs e “Le Bout du Monde Spedition“. Ha lavorato come curatore per la Biennale di Dakar nel 2006, per Gwangju nel 2008, e nel 2009 per la Biennale di Marrakech. Ha avviato la “Delegazione Curatoriale” e il laboratorio di ricerca “Arte, Tecnologia ed Ecologia” in collaborazione con L’appartement 22 e l’ESAVdi Marrakech.

Fonte: My Amazighen

“Il coraggio di parlare” di Maria Pia Gardini e Alberto Laggia, Edizioni Paoline

IL CORAGGIO DI PARLARE
Storie di fuoriusciti da Scientology

Collana Libroteca Paoline
ISBN 8831536899
Prezzo 16,50 €
pagine 168

Scientology, famoso e controverso movimento religioso americano, è spesso nel mirino degli inquirenti nei paesi dove si è radicato. Una tra le più recenti condanne è dello scorso 27 ottobre in Francia: Il tribunale di Parigi ha condannato per truffa la Chiesa di Scientology, imponendo alla branca francese della setta il pagamento di una multa di 600mila euro. Il responsabile di fatto di Scientology in Francia, Alain Rosenberg, e’ stato condannato a due anni con la condizionale e al pagamento di 30mila euro. (Adnkronos)
Fondata mezzo secolo fa dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard è, dal suo stesso fondatore, definita chiesa. Ma come si vive in questa chiesa, quali obiettivi si propone l’organizzazione? È davvero il benessere dei fedeli che l’organizzazione persegue?
Il libro raccoglie quattordici testimonianze di ex appartenenti alla chiesa di Scientology; storie diversissime, che raccontano la stessa vicenda: quella di chi entra nel movimento spinto dalla speranza di migliorare la propria vita, ma che con il tempo scopre di essere piombato in un incubo da cui è difficile svegliarsi. È il racconto lucido e sconvolgente di quattordici adepti che, alla fine, sono riusciti a lasciare Scientology e a raccontare la loro esperienza drammatica, così come ha fatto Maria Pia Gardini – la più nota ex adepta italiana del movimento americano – nel libro I miei anni in Scientology di cui questo è il seguito.
Queste pagine danno finalmente voce a chi per tanto tempo non ha avuto alcuna voce.

Il testo nasce dai tantissimi contatti che Maria Pia Gardini mantiene quasi quotidianamente con ex adepti, ma anche con familiari, parenti e amici di militanti del movimento che si rivolgono a lei per informazioni. Sono racconti dallo stile giornalistico asciutto e incisivo, che diventano esemplari di una realtà, quella dei fuoriusciti da Scientology, che molto spesso non trovano il coraggio di raccontare la loro storia di grande sofferenza e umiliazione.
Molto precisa e puntuale la postfazione di Mons. Antonio Contri, Docente emerito di Teologia e già Presidente del GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa) in cui vengono sottolineati aspetti psicologici, etici, terapeutici che caratterizzano alcuni movimenti che si definiscono spirituali e che promettono benessere interiore e equilibrio psicologico.

Alberto Laggia
giornalista professionista, inviato di Famiglia Cristiana, scrive di attualità, politica e cultura. Già cronista dell’Ansa, è esperto di Nord-Est italiano. Da anni si occupa anche di cronaca ecclesiale e movimenti religiosi, oltre che di problematiche riguardanti il mondo dei minori. Su quest’ultimo tema è autore di saggi e contributi pubblicati su periodici specializzati. Per Paoline è coautore di Lavoro a perdere (2005) e del volume di M.P. Gardini, I miei anni in Scientology(2008).

Maria Pia Gardini
è vissuta per anni a Bologna, dove si è sposata e dove è nata la figlia Federica. Trasferitasi a Roma, ha lavorato per anni nel cinema e nella pubblicità cinematografica fino al 1985, quando ha conosciuto Scientology e ne è diventata adepta. È vissuta per anni in Florida, a Clearwater. Nel 1994, uscita dal movimento, si è trasferita in Tunisia, dove ha intrapreso l’attività di imprenditrice fino al 2002, anno del suo rientro in Italia. Vive attualmente in Toscana insieme alla nipote Camilla. È membro dell’Associazione Ricerca e Informazione sulle Sette (ARIS). Con Paoline ha pubblicato I miei anni in Scientology. Colloquio con Alberto Laggia (2008).

Fonte: Edizioni Paoline

“Tutto deve crollare” di Carlo Cannella, Gruppo Perdisa Editore

Tutto deve crollare
Carlo Cannella

Prezzo euro 15,00Pagine 240
Isbn 978-88-8372-537-1

Voglio scardinare il mondo, minarne le fondamenta. Peggio, voglio estirparne il senso di colpa, il cilicio amoroso intorno al quale si è abbozzolato miliardi di anni fa.

“Non leggete questo romanzo come se parlasse di un altro mondo: il nostro mondo è proprio quello che questo romanzo racconta”. Giulio Mozzi

Crudo e potente: così si presenta questo romanzo fin dalle prime pagine. Un’opera importante, la cui compiutezza sfiora la profondità di una riflessione filosofica sul potere e sulla violenza. È la storia di un affarista senza scrupoli che abbraccia l’ideale del dominio fino a farne la propria ragione di vita. L’uomo fa rapire una bambina, la piccola Isabel, in Amazzonia. La tiene con sé per anni, la sposa e le fa mettere al mondo una figlia, Marta. Intanto, sadico e consapevole, continua a gestire i suoi traffici, in nome di un successo che ai suoi occhi giustifica ogni aberrazione. Quando, anni dopo in Italia, Marta incontrerà Gianmario, un crescendo di tensione drammatica porterà a un finale sorprendente e inaudito.

Carlo Cannella è nato ad Ascoli Piceno nel 1963. Attivo fin dai primi anni Ottanta nel movimento anarcopunk, è stato fondatore e voce di alcune fra le più amate hardcore band italiane. Nel 2010 ha fondato la casa editrice SenzaPatria Editore.

Fonte: Gruppo Perdisa Editore


Premio letterario e d’arte “Vibrazioni dell’anima” all’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze

Il 12 giugno 2011, alle ore 17:30, presso l’Auditorium della Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari, 5/r a Firenze si terrà la premiazione dei vincitori della I edizione del “Premio letterario e d’arte VIBRAZIONI DELL’ANIMA”.

Il concorso, organizzato dall’Associazione Culturale “Vibrazioni dell’Anima”, è suddiviso in quattro categorie: Poesia, Narrativa/Racconto, Pittura e Fotografia/Arte digitale.

La Giuria è composta da: Eugenio Giani (Presidente del Consiglio Comunale di Firenze e Presidente della Giuria), Daniela Patrascanu (Presidente dell’Associazione Culturale “Vibrazioni dell’Anima”), Marzia Carocci (Critico letterario), Nicola Nuti (Critico d’arte) e Maurizio Costanzo (Giornalista). Saranno premiate le tre opere migliori di ciascuna categoria e verranno conferiti attestati di riconoscimento agli autori delle opere più meritevoli.

La giovane Associazione Culturale “Vibrazioni dell’Anima” ha già al suo attivo 13 eventi culturali in un anno (10 Giugno 2010 – 12 Giugno 2011), con successo mediatico e di pubblico ed intende promuovere lo sviluppo della cultura e delle produzioni artistiche, sia come arti che come mestiere, dando spazio ad artisti già affermati, ma anche a talenti emergenti.

Per informazioni:

Vibrazioni dell’anima – Associazione Culturale

Via Calamandrei, 550018 Scandicci (FI) Italy

cell. 393.12 70 592

fax 055.74 72 060

info@vibrazionidellanima.it – www.vibrazionidellanima.it

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“Ore di Praga” di Nazim Hikmet Ran

Ore di Praga

1 L’alba

Barocco

A Praga mentre biancheggia l’alba
la neve cade
liquida
plumbea.
A Praga pian piano il barocco appare
agitato, lontano,
le dorature annerite
di tristezza.
Sul ponte Carlo quarto, le statue
sono uccelli venuti
da un pianeta morto.
A Praga il primo tram ha lasciato il deposito,
coi vetri illuminati, gialli, caldi.
Ma io so
che dentro ci fa un freddo glaciale
il fiato
del primo viaggiatore non l’ha scaldato
ancora.

A Praga Pepih beve il suo caffellatte
nella cucina bianca, la tavola di legno è
ben pulita.

A Praga mentre biancheggia l’alba
la neve cade
liquida
plumbea.

A Praga passa una vettura
una carretta tirata da un solo cavallo
davanti al cimitero ebreo.
La carretta è carica di nostalgia
d’un’altra città
e il carrettiere sono io…
A Praga pian piano il barocco appare
agitato, lontano,
le dorature annerite
di tristezza.
A Praga nel cimitero ebreo silenziosa,
muta, la morte…
Ah, mio amore, mio amore,
l’esilio è peggio della morte…

2 il mattino

Praga ottimista

Millenovecentocinquantasette, diciassette gennaio,
suonano le nove.
Il freddo è soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il freddo è celeste cielo.
I miei baffi rossi stanno per gelarsi.
La città di Praga è incisa su una coppa di vetro
incisa con un diamante.
Risuonerebbe se la toccassi:
striata d’oro, limpida e bianca.
Sono le nove sonanti
a tutte le torri
e al mio orologio da polso.

In questo minuto, in questo istante
a Praga nessuno ha mentito
in questo minuto, in questo istante
le donne hanno partorito
senza doglie
e in tutte le strade
non è passata una sola bara :
in questo minuto, in questo istante
tutti i diagrammi sono saliti
eccetto quelli dei malati
in questo minuto, in questo istante
le donne erano tutte belle, tutti gli uomini
intelligenti
e i manichini di cera senza tristezza
in questo minuto, in questo istante
nelle scuole tutti i ragazzi han risposto
senza confondersi alle domande
in questo minuto, in questo istante
in tutte le stufe c’era carbone
tutti i termosifoni
erano caldi
e come sempre la Torre Nera dalla punta d’oro
in questo minuto, in questo istante
i ciechi han dimenticato la loro tenebra
e i gobbi la loro gobba
in questo minuto, in questo istante
non ho un solo nemico
nessuno può neanche immaginare
che i giorni passati potrebbero ritornare.
In questo minuto, in questo istante
Vastlar è sceso dal suo cavallo di bronzi
s’è mescolato alla folla
come uno sconosciuto
in questo minuto, in questo istante
mi amavi, mio amore,
come non hai mai amato nessuno

in questo minuto, in questo istante
il freddo soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il freddo è celeste cielo.
La città di Praga è incisa su una coppa di vetro
incisa con un diamante.
Risuonerebbe se la toccassi
striata d’oro, limpida e bianca.

3 Mezzogiorno

L’orologio di mostro Honush

Prima ha smesso di nevicare lassù
dalla parte del castello di Praga.
Poi, d’improvviso, limpida
allegra, fresca, una luce turchina
è scesa sui castagni.
Dolcemente si espande.
Il poeta, lontano da casa sua
lacerato di nostalgia
stava nella città vecchia
sulla piazza, da solo.
In cima a un muro gotico
l’orologio di mastro Hanush
suonava mezzogiorno.
Con tuniche porporine
il santissimo Pietro in testa
dall’orologio sono usciti
i stanchi, i dodici apostoli
e Creso con la sua scarsella
e la fede e il male e la violenza.
« Ce ne andiamo come siam venuti! »
e un giannizzero di pietra

in basso, triste e sconsolato.
Le campane suonavano a morto
e sul tetto il gallo ha cantato.
Il poeta, lontano da casa sua
lacerato di nostalgia
pensoso, si è guardato attorno.
Allegra, fresca, una luce turchina
è discesa con un dondolio
sulla piazza, nel mezzogiorno…

4 La sera

Le vetrine di corso Vastlar

Quando sopra la sera anneriscono
le torri incappucciate della città di Praga
gli universi che invadono i sogni s’illuminano
nelle vetrine del corso Vastlar.
Stoffe cuoio cristallo e acciaio
gioia tristezza gioventù vecchiaia
appetito infinito come un corno forato
nelle vetrine del corso Vastlar.
Le nostre mani son tese oltre le vetrine
cercando di afferrare le nostre anime
ci contempliamo coi nostri propri occhi
nelle vetrine del corso Vastlar.
La nostra avarizia e la nostra generosità
la nostra dolcezza e la nostra durezza
la nostra furbizia e la nostra onestà
nelle vetrine del corso Vastlar.
Lo zoccolo pesante di ferro della nostra pazienza
il turbante del nostro orgoglio dai setti pennacchi
tutto ciò che accompagna il nostro pezzo di pane
nelle vetrine del corso Vastlar.
La nostra ammirazione per noi stessi
la nostra invidia il nostro amore per gli altri
dalla testa ai Piedi la nostra umanità
nelle vetrine del corso Vastlar .
Quando sopra la sera anneriscono
le torri incappucciate della città di Praga
gli universi che invadono i sogni s’illuminano
nelle vetrine del corso Vastlar.
Sono davanti a una vetrina:
un universo di giocattoli
orsi, lupi di un mondo magico
aeroplani che non uccidono
piroscafi dal fumaiolo giallo
autobus luccicanti…
C’è un Mehmet a Istanbul
che ha compiuto sei anni…

5 La notte

La casa del dottor Faust

Tardi nella notte
ai piedi delle torri, sotto gli archi ..
ho errato per Praga.
Il cielo nell’ombra è un alambicco che fa
l’oro
una storta d’alchimista
su una pianura turchina.
Sono sceso verso la piazza
e nell’ angolo, vicino alla clinica,
in un giardino, la casa
del dottor Faust
Ho bussato alla porta.
Il dottore non c’è.
Si capisce…
Due secoli fa
per un buco nel tetto
in una notte come questa
il diavolo l‘ha portato via.
Busso alla porta.
Voglio anch’io il mio contratto col diavolo
l’ho firmato col sangue anch’io,
Non voglio né oro
né sapienza né gioventù.
La nostalgia m’ha troppo ferito,
basta!
Che mi porti per un’ora a Istanbul
lo busso, busso ancora.
Ma la porta non s’apre più.
È un desiderio impossibile,
Mefistofele?
O la mia anima a pezzi
non vale la spesa?
A Praga sorge la luna giallo limone.
Sto qua
davanti alla casa del dottor Faust.
Busso alla porta che non s’aprirà
tardi nella notte.

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L’immagine di un volto che popola i nostri sogni

Tutti lo sognano, nessuno l’ha mai conosciuto. Dal 2006 a oggi il volto anonimo di un uomo semplice e leggermente calvo è apparso in sogno a oltre 2mila persone.

Milano – Nel 2006 la paziente di un noto studio psichiatrico di New York disegnò la faccia di un uomo che le era apparso più volte in sogno. Si trattava di un volto anonimo, dai tratti semplici, leggermente stempiato e con le ciglia fronte. Ma, nonostante la nitidezza del ricordo, la donna giurò di non averlo mai incontrato in tutta la sua vita. Il ritratto rimase – dimenticato – all’interno dei cassetti dello psichiatra che lo ritirò fuori solo quando un secondo paziente riconobbe in quello stesso volto l’uomo che, di tanto in tanto, gli appariva in sogno. Come già la donna anche lui giurò di non averlo mai conosciuto.

Fu allora che lo psichiatra decise di far girare il ritratto sulle scrivanie dei suoi colleghi che avevano pazienti in cura per disturbi nei sogni. Nel giro di soli pochi mesi, ben quattro pazienti riconobbero il volto. Stessi tratti, stessa espressione, stessi occhi. Nessuno lo aveva mai incontrato, a tutti appariva in sogno e gli parlava.

L’uomo che popola i nostri sogni Da Los Angeles a Berlino, da San Paolo a Pechino. E poi ancora: Roma, Barcellona, Stoccolma, Parigi, Nuova Deli e Mosca. Dal 2006 a oggi oltre 2mila persone hanno giurato di aver visto lo stesso volto. “Per diversi anni ho avuto sempre lo stesso sogno – racconta una persona – un uomo alto e scuro mi mostra un foto e mi chiede se riesco a riconoscervi mio padre. Il volto è di un uomo che ho mai visto prima, non assomiglia per nulla a mio padre ma, non appena glielo dico, ecco che riconosco proprio mio padre. A questo punto, di solito, mi risveglio con un senso di pace – racconta ancora – altre volte invece mi ritrovo davanti alla tomba di mio padre, mentre depongo un mazzo di fiori a terra e mi accorgo che la foto sulla lapide manca”.

Un volto mai visto nel reale C’è chi si innamora, c’è chi si fa consolare e chi invece trova addirittura un amico. “La prima volta che ho sognato quest’uomo passavo un brutto periodo al lavoro – racconta un’altra persona – mi ero perso in un immenso ma deserto grande magazzino  quando, ad un tratto, mi appariva e mi accompagnava tra gli scaffali fino alle casse e mi indicava l’uscita. Da quella volta mi è riapparso in sogno diverse volte, tutte per darmi la giusta direzione e uscire dai guai”. Altre persone lo hanno visto travestito da Babbo Natale, altri ancora se lo ritrovavano al posto della propria immagine all’interno dello specchio. Talvolta indossa gli occhiali, altre assume tratti brasiliani. Ma il volto è sempre lo stesso.

Una spiegazione al fenomeno Diverse teorie sono state avanzate per spiegare la misteriosa ricorrenza di questo volto. Da un punto di vista prettamente junghiano il volto incarna l’archetipo dell’inconscio collettivo che, in momenti di particolare difficoltà, appare a soggetti particolarmente sensibili. Secondo altri studiosi,l invece, l’uomo incarna l’immagine del Signore: questo spiegherebbe la ragione per cui i suoi consigli sarebbero seguiti da chi li riceve in sogno. La teoria più suggestiva è, forse, quella che vede nell’uomo una persona che esiste realmente e che, grazie a poteri particolari, riesce a “insinuarsi” nei sogni di molte persone. Tra chi appoggia questa teoria, poi, c’è chi ritiene che il volto sia finto ma nasconda una persona in carne e ossa.

Un sito per svelare il mistero

Il volto di quest’uomo è diventato presto un tormentone. E, subito dopo, un’icona pop che non manca di apparire sui muri delle principali città di tutto il mondo. Nel sitthisman.org, poi, sono in molti a raccontare i propri sogni e ad accompagnarsi – l’un l’altro – in questo cammino assurdo fra realtà e sogno, fra coscienza onirica e necessaria ragionevolezza. Nessuno, però, sa dare una risposta concreta. A nessuno, in fondo, interessa darla. Anche perché, finché quest’uomo comparirà nei sogni per rassicurare, guidare e rasserenare, sarà ben accetto e non avrà alcuna alcuna importanza cosa vi sia dietro.

Fonte: Il Giornale

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