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Archive for June 2, 2011

Rapimenti alieni nel folklore celtico

Nel 1815 il celebre romanziere scozzese Walter Scott fece pubblicare a sue spese un breve e misterioso trattato del XVII secolo dal titolo “The Secret Commonwealth of Elves, Fauns & Fairies” , ovvero Il regno segreto degli Elfi, dei Fauni e delle Fate.

Il libro, ultimato nel 1691 e rimasto inedito fino al XIX secolo, trattava una materia molto cara a Walter Scott e ad altri studiosi dell’età romantica, quella cioè della riscoperta delle leggende legate al folklore e alle tradizioni popolari. Tuttavia a rendere celebre l’opera non fu la sua importanza storico-letteraria, né l’aver avuto un così celebre editore, bensì la strana vicenda biografica che aleggiava, e aleggia tuttora, intorno a colui che lo scrisse. L’autore, il reverendo Robert Kirk di Aberfoyle, piccolo villaggio situato al centro della Scozia, era infatti convinto che le creature descritte nel suo trattato, elfi, fauni e soprattutto fate, non fossero affatto, come riteneva l’opinione comune, esseri immaginari e fantastici, bensì creature realmente esistenti, che convivono in forme organizzate insieme agli esseri umani sulla Terra e che di tanto in tanto entrano in contatto con alcuni di loro trasportandoli nella terra delle fate, fairyland, appunto. Kirk era così convinto della sua teoria che passò molti anni della sua vita raccogliendo le testimonianze di coloro che affermavano di essere entrati in contatto con questi strani esseri. Il risultato delle sue indagini fu appunto il Regno Segreto, opera che non solo Kirk non riuscì mai a far stampare ma che forse, secondo alcuni, dovette procurargli non pochi problemi con le gerarchie ecclesiastiche se è vero che non appena essa fu completata e pronta per la pubblicazione, il reverendo scomparve misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Ma cosa conteneva quel trattato di così sconvolgente rispetto ad altri testi coevi che narravano dello stesso argomento? Innanzitutto, come ho già detto, il fatto che l’autore stesso trattasse la materia con un atteggiamento quasi scientifico e molto poco narrativo dando molta importanza alle informazioni ottenute di prima mano e catalogando il tutto con maniacale precisione. Ma a rendere particolare questa opera sono soprattutto le storie raccolte da Kirk e le conclusioni a cui lui giunse dopo aver censito tutti i dati. Questi esseri, spiega per esempio Kirk, possiedono una natura intermedia tra l’uomo e gli angeli, (These siths or fairies […] are said to be of a middle nature betwixt man and angels, as were daemons thought to be of old)   hanno un aspetto etereo – che però all’occorrenza è capace di mostrarsi simile agli uomini – e hanno la capacità di apparire e svanire a loro piacimento (intelligents studious spirits, and light, changeable bodies -like those called astral- […] they can make them appear or disappear at pleasure). Secret Commonwealth edizione 1815.jpg Intellettualmente sono estremamente intelligenti e curiosi e vivono organizzati nel sottosuolo all’interno delle cavità terrestri,   cavità da cui possono entrare e uscire grazie alla natura aerea dei loro corpi. La loro civiltà, continua il testo, era estremamente evoluta e fiorente già da molto prima che l’uomo abitasse la terra e le sue tracce sono ancora presenti sulle high mountains della Scozia. Ciò che però sembra colpire di più l’interesse del reverendo sono gli strani racconti di coloro che affermarono di essere stati ‘trasportati’ via dalle fate. Alcuni dei suoi intervistati, infatti, riferivano, di essere stati trasportati istantaneamente , durante l’incontro con le fate, in luoghi pieni di luce dove le lampade emanavano una luce perenne che   si alimentava senza combustibile (having for light continual lamps and fires, often seen without fuel to sustain them) e dove occasionalmente alcuni rapiti avevano osservato questi esseri mentre infliggevano atroci tormenti ad altri esseri umani ([…] for the hideous spectacles seen among them, as the torturing of some wight). Per lo più i rapiti, secondo Kirk, erano donne, alcune addirittura incinte, ma anche i bambini spesso erano vittime di queste misteriose sparizioni. Il fatto curioso, che però si ricollega ad alcuni particolare degli odierni casi di abductions, è che al posto della persona “rapita” veniva lasciato un “clone” esattamente identico all’originale che restava in casa finché la persona non fosse stata riportata indietro. (Women are yet alive who tell they were taken away when in child-bed to nurse fairy children, a lingering viracious image of theirs being left in their place – like their reflection in a mirror -). Tra l’altro questi esseri pare che utilizzassero una specie di “bacchetta magica” che, rivolta contro un uomo, poteva immobilizzarlo con un “lampo” senza creare, specifica il testo, danni fisici permanenti (These arms have somewhat of the nature of thunderbolt, subtly and mortally wounding the vital parts without breaking the skin). Le loro armi, osserva Kirk, sembravano costruite con una tecnologia superiore alle capacità umane (cut by arts and tools beyond human). Curiosamente alcune delle ferite inferte da questi dispositivi furono anche rinvenute direttamente da Kirk sui corpi di alcuni animali da bestiame (of wich wounds some i have observed in beasts and felt them with my hands). C’è forse un legame con le cosiddette “cattle mutilations”, ovvero mutilazioni animali, registrate ai giorni d’oggi su centinaia di capi di bestiame in tutto il mondo? Difficile stabilirlo con certezza, ma è curioso notare che gli animali esaminati da Kirk, così come nei casi odierni, risultavano privi di liquidi e sangue. Esattamente come nei casi di cattle mutilations studiati oggi! Il reverendo, però, volle essere più chiaro sulle possibili intenzioni di questi esseri. “Questi esseri – scrisse – non sembrano essere consapevoli del male che possono infliggere (They do not all the harm which appearingly the have power to do , no are they perceived to be in great pain) e tra l’altro non comunicano tra di loro se non emettendo uno strano sibilo che però si tramuta istantaneamente nella lingua locale nel momento in cui si trovano di fronte ad un essere umano (They apparel and speech is like that of the people and country wich they live […] they speak but little and that by way of whistling)”. Ma il reverendo Kirk ci tiene ad illustrare anche il loro sistema filosofico. Essi non credono in nessun Dio e non hanno una religione. La loro filosofia si basa sulle seguenti idee: niente può morire; tutte le cose si evolvono ciclicamente in modo che ogni volta si rinnovano e migliorano; il movimento è l’unica legge che regola l’universo. Molte altre sarebbero le cose da dire su questo intrigante trattato, ma forse è bene lasciare il piacere della ricerca e della scoperta come sempre al lettore.
In ogni caso l’opera di Kirk, sia che venga considerata solo un semplice affresco delle tradizioni popolari della Scozia del XVII secolo, sia che venga utilizzata, come già fece il celebre fisico e ufologo francese Jacques Valleé, per interpretare alcuni dei moderni casi di “incontro ravvicinato” con esseri extraterrestri, resta una pietra miliare per lo studio del folklore nordico, soprattutto perché a partire da essa iniziò il lavoro di tanti altri studiosi delle tradizioni e delle leggende scozzesi. Kirk ebbe infatti il merito grande di spingersi (pur con i suoi mezzi limitati) oltre le credenze del suo tempo per tentare di certificare quella che lui era convinto fosse una realtà da investigare e comprendere e che per la sua epoca era considerata solo una fantasia popolare.
Un esempio di uno spirito, se vogliamo, molto moderno e contemporaneo, che ci stimola a riflettere anche sul modo in cui noi tutti ci rapportiamo a determinate tematiche considerate “di frontiera” dalla scienza ufficiale. In Italia l’opera di Robert Kirk è stata tradotta e pubblicata solo nel 1980 ( Il regno segreto, a cura di Mario M. Rossi,Milano , Adelphi) in un’edizione che però non tiene in alcun conto l’ipotesi ufologica e che quindi non riesce a “leggere” in questa chiave alcune sfumature dell’indagine compiuta da Kirk. Consiglio dunque di leggere, se possbilie, il testo di Kirk in una delle edizioni pubblicate in lingua originale, per esempio quella gratuitamente disponibile su internet all’indirizzo http://www.sacred-texts.com/neu/celt/sce/ .

Fonte: Misterobufo

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Soqquadro Factory, mostra presso la Galleria Metamorfosi Arte di Reggio Emilia

June 2, 2011 Leave a comment

Sabato 4 giugno 2011 si inaugura alle ore 18.30 presso la galleria Metamorfosi in Piazza Antonio Fontanesi 5/A a Reggio Emilia, la mostra Soqquadro Factory degli artisti:

Turi Angilella, Maurizio Bono, Elisabetta Fontana, Cinzia Li Volsi, Nadia Misci Conter, Roberto Perocco, Roberta Peverelli.

La mostra è dedicata ad artisti che hanno recentemente lavorato con l’associazione Soqquadro.

DURATA: dal 4 al 18 giugno 2011
INAUGURAZIONE: sabato 4 giugno ore 18.30
ORARI: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 10.00/13.00 e 16.00/20.00
LUOGO: galleria Metamorfosi
INDIRIZZO: Piazza Antonio Fontanesi 5/A – Reggio Emilia
CURATRICE: Marina Zatta
INFO: tel. 0522.1710432, cell. 333.7330045
@mail: soqquadro@interfree.it – info@galleriametamorfosi.it
http://www.soqquadro.euhttp://www.artemetamorfosi.it

Soqquadro è un’associazione culturale che opera particolarmente sul territorio romano dall’ottobre del 2000. In questi anni, sotto la direzione artistica di Marina Zatta, ha realizzato circa centocinquanta mostre d’arte in spazi pubblici e privati. Nel tempo gli artisti che hanno esposto con Soqquadro hanno superato la soglia dei cinquecento aderenti e tra essi figurano pittori, scultori, performer, fotografi che si esprimono in diverse espressioni d’arte, dall’informale al figurativo, dall’astratto alla pop art, dal surreale al concettuale, tutte le correnti di ricerca artistica contemporanee sono state rappresentate nelle esplorazioni espositive di Soqquadro.

Da un anno Soqquadro ha iniziato una fruttuosa collaborazione con la galleria Metamorfosi di Reggio Emilia e l’incontro tra Marina Zatta e Anna Paglia, vivace curatrice dello spazio Metamorfosi, ha dato viva a quattro precedenti esposizioni, che hanno tutte riscosso un buon successo di pubblico.

Con questa quinta mostra Soqquadro chiude l’anno lavorativo prima delle vacanze estive dedicando l’esposizione ad alcuni degli artisti che hanno recentemente collaborato con l’associazione.

Turi Angilella definisce queste foto “quadri fotografici” perché non sono una pura e semplice riproduzione della scena che gli si pone davanti agli occhi. Le foto esposte e quelle che sta realizzando su altre tematiche, seguono un percorso che si avvicina a quello che si intraprende nel compiere un’opera d’arte dipinta. Sono fotografie  –  senza trucchi, mai corrette al computer se non nel bilanciamento del bianco e nero, realizzate lavorando sui tempi e diaframmi, con gli ISO, sul movimento – che evocano immagini fantastiche, surrealiste. Le immagini diventano fuggevoli, la transitorietà si nasconde ad ogni angolo e quella magica evanescenza di cui sono pervase trasforma la parola “fine” in “cosa succederà dopo”. Forme simboliche di un linguaggio in cui la luce intrappolata diventa guida nelle penombre dell’esistenza.

L’opera di Maurizio Bono , “Petrolio” nasce dall’idea che noi tutti siamo figli delle macchine e di ciò che le muove, rapiti da ingranaggi che troppo spesso ci rendono soli in mezzo a gente sola. Petrolio evidenzia la solitudine di chi è schiavo di un sistema che lascia pochi margini alla libertà: non è un inno alla libertà, ma rappresenta coloro che la cercano.

Elisabetta Fontana è interprete dell’universo informale attraverso percorsi dell’anima, di rielaborazioni materiche e interiori che la portano a far uscire le sue creazioni allo scoperto. Trova nella pittura il canale espressivo per comunicare la sua interiorità attraverso opere d’arte dal particolare impatto visivo.

Clivo (pseudonimo di Cinzia Li Volsi) opera nell’ambito della Fiber art : ha realizzato arazzi, sculture, rilievi tessili, installazioni. Oltre alle tecniche tradizionali, la sua ricerca include sperimentazioni personali di materiali e procedure. I materiali, naturali ma anche d’uso quotidiano, di scarto e di recupero (pluriball, incarti di caramelle, lattine…) sono scelti per le loro potenzialità espressive e di contenuto: alludono, evocano, raccontano, talora denunciano.  L’attività artistica coincide con una sorta di artigianalità spirituale, la magia del gesto primo, atavico, che assume la materia e le dà un’anima. La riflessione sulle urgenze delle problematiche ambientali ha ispirato diverse opere.

Per Nadia Misci Conter la pittura, e soprattutto i colori, sono la sua vita. Attraverso di loro cerca di esprimere i sentimenti che in questi ultimi anni la stanno accompagnando, con la stessa naturalezza di un bambino che scopre il mondo. E se nel rosso vede il passato, nel blu i desideri sfumati, nel verde vede la speranza di un mondo migliore…

Roberto Perocco, influenzato da teorie materialistiche e relativiste, sviluppa la propria ricerca attorno al rapporto Uomo-Natura in bilico fra possesso e appartenenza, Filosofia e Scienza; non esprime messaggi intelligibili, ma piuttosto provoca, isola e sospende dei momenti, situazioni e fenomeni, ora oggettivandoli,ora ponendoli in equilibrio.
Considera il linguaggio un mezzo espressivo con limiti superabili dall’arte. La sua produzione non rimanda a nessun messaggio, sfugge ad una interpretazione univoca e si propone come fenomeno che ne induce altri come reazioni fisiche, mentali, emozionali.

Roberta Peverelli  in questa mostra espone tre opere in cui la Natura è al centro dell’esplorazione dell’artista;  Abyss è un viaggio negli abissi più remoti della coscienza dove non c’è luce e gli oggetti e le forme appaiono indistinti. Star Implosion nasce per l’influenza sull’artista per il cielo stellato e rappresenta la fine di una stella che cade in un buco nero. Infine Sea Wish esprime il desiderio di una natura incontaminata, così com’è stato in passato, mentre la realtà di oggi è mutata e l’azzurro intenso del mare appare offuscato da cupi colori che avanzano dall’orizzonte.

Fonte: Artevista

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Nasa ossequia l’addio a Spirit, il robot che per oltre sei anni ha lavorato su Marte

La Nasa dice addio a Spirit, il robot che per oltre sei anni ha lavorato su Marte, inviando a Terra informazioni considerate preziose per sapere qualcosa in più sul pianeta rosso: da troppo tempo non risponde più ai comandi, i segnali per raggiungerlo da oltre 15 mesi non hanno risposta, dunque non c’è altra via che abbandonare nuovi tentativi. Il rover Spirit era stato lanciato il 10 giugno 2003 e arrivato sul pianeta rosso il 4 giugno 2004, per sei anni ha inviato sulla Terra informazioni uniche. Ma dal 22 marzo del 2010, dunque più di un anno fa, la Nasa non è più riuscita a stabilire alcun contatto. Ieri, dopo oltre un anno di “accanimento terapeutico” nel tentativo di rianimare le batterie (che vanno a energia solare), i responsabili del progetto MERA-A (Mars Exploration Rover-A) hanno deciso di abbandonare. In base alle informazioni ricevute al Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa a Pasadena, è verosimile che Spirit sia rimasto definitivamente intrappolato e che le sue batterie siano ormai irrecuperabili. Inutile cercare di ristabilire un contatto, tanto più che la missione è stata un successo.

Il robot ha infatti funzionato per un tempo 20 volte superiore alle aspettative, riuscendo a coprire sul suolo marziano una superficie di quasi 7 chilometri, 10 volte in più di quanto calcolato all’inizio della missione.

«Grazie a Spirit – ha detto il responsabile del progetto, John Callas – oggi per noi Marte è un luogo un po’ più familiare di quanto non lo fosse prima. Non è più così distante e misterioso di quanto lo era nel 2003». Spirit e il gemello Opportunity erano stati paracadutati sui due emisferi opposti di Marte nel gennaio del 2004. Il loro obiettivo era quello di raccogliere la prova che miliardi di anni fa Marte era molto più “bagnato” di quanto non appaia oggi. Dotati di sei ruote, alti circa 1,5 metri per 180 kg di peso, hanno avuto due “vite” ben diverse: Spirit è atterrato in un cratere, ha dovuto scalare una montagna alta quanto la Statua della Libertà, e ha avuto fin dall’inizio problemi tecnici.

Opportunity è invece atterrato su una distesa pianeggiante e ha potuto coprire finora quasi 30 chilometri. I due robot per anni hanno lavorato con gli scienziati della Nasa a Terra. «è con grande tristezza che dobbiamo dire addio a Spirit – ha detto Callas – e credo che anche Opportunity oggi (ieri, ndr) sia un po’ triste». Il rover resterà solo a operare su Marte in attesa che sul pianeta sbarchi Curiosity, il robot di nuova generazione messo a punto dal Mars science laboratory della Nasa e che dovrebbe essere lanciato fra novembre e dicembre. Più grande e potente, sarà il più avanzato robot mai realizzato per penetrare i misteri del pianeta rosso, considerato il nuovo, vero obiettivo delle ricerche spaziali della Nasa per il prossimo ventennio.

Fonte: Ufoonline


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“Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (2010)

June 2, 2011 Leave a comment

 

Et in terra pax è un film di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini del 2010, con Maurizio Tesei, Ughetta D’Onorascenzo, Michele Botrugno, Fabio Gomiero, Germano Gentile, Simone Crisari, Riccardo Flammini, Paolo Perinelli. Prodotto in Italia. Durata: 89 minuti. Distribuito in Italia da Cinecittà Luce a partire dal 27.05.2011.

L’estrema periferia romana fa da sfondo a tre storie prima parallele e, successivamente, legate fra di loro dal filo rosso della droga e della criminalità. Marco, dopo cinque anni passati in carcere, torna a casa sforzandosi di cercare una vita normale e lontana dai traffici illeciti che avevano causato il suo arresto. Il tentativo di dimenticare il suo passato e di iniziare una nuova vita è destinato al fallimento: l’uomo si lascia convincere dai suoi ex compari, Glauco e Mauro, a riprendere a spacciare. Marco si ritrova di nuovo a convivere con la delinquenza ed inizia a vendere cocaina sulla panchina di un piccolo parco che per lui diverrà una sorta di isola dalla quale gli è possibile osservare le vite altrui, riflettere su se stesso e metabolizzare gli eventi che lo porteranno al suo inutile sacrificio finale. Sonia, studentessa universitaria, lavora nella bisca di Sergio. Il suo tentativo di studiare e di rendersi indipendente economicamente viene vanificato dalla dura realtà che la circonda. L’illusione di trovare la comprensione di Sergio, menefreghista e insensibile, e l’amicizia di Marco, si mescola alla stanchezza e alla rassegnazione. La terza storia riguarda tre ragazzi, Faustino, Massimo e Federico. Diversi fra loro ma costretti ad un’amicizia che li rende apparentemente invulnerabili, i tre si trovano invischiati in una serie di eventi concatenati che li porteranno a scontrarsi non solo fra loro, ma anche con la dura realtà della strada. Un motorino scambiato per un po’ di cocaina porta le tre storie ad intrecciarsi drammaticamente. I protagonisti, una volta incontratisi, lasceranno dietro di loro una scia di fuoco, sangue e violenza.

Per fiondare tra le rovine di un’umanità che viene risucchiata dalla periferia romana e dalla criminalità italiana. Per non perdersi l’esordio coraggioso di Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, che sono riusciti a superare mille ostacoli finanziari realizzando un film figlio di Pasolini, Garrone e Sorrentino e portando in sala una storia cupa da lasciare senza fiato.

Fonte: Movieplayer.it

California, spiaggia di vetro a Mendocino

Il luogo è Mendocino, uno dei più belli della California anche se meno blasonato. La spiaggia di Mendocino dal 1959 al 1967, era diventata una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto, luogo in cui veniva gettato ogni tipo di immondizia. Ma negli anni ‘70 la popolazione decise di ripulire almeno parzialmente la spiaggia nella quale però rimasero dei frammenti di vetro e cocci di ogni tipo. Al resto ci ha pensato il mare che per tutti questi anni ha modellati i vetri frantumati rimasti sul posto rendendoli tondeggianti e innocui per coloro che vi camminano sopra. Ma Madre Natura non si è limitata solo a questo miracolo, ha fatto ben altro: Infatti essendo ormai la spiaggia formata da vetri modellati e sassi, quando ci batte il sole si generano dei fenomeni di riflessi luminosi dai colori fantastici e ciò ha iniziato a richiamare numerosi turisti incuriositi. La spiaggia di Mendocino nel 2003 è stata dichiarata area protetta dallo stato della California.

Carla Liberatore

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“Giudizio universale” di Paolo Villaggio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Giudizio universale – Paolo Villaggio

Collana: Varia
Pagine: 160
Prezzo: Euro 15,00

“Dottor Padre Eterno! Quell’evento incredibile! Ci siamo! È tutto finito!”

Il Padre Eterno si sforza di trovare una voce autorevole, ma tradisce una nota umana: “Io che ho la facoltà di prevedere tutto non… sono disorientato…”.

“Padre Eterno, scusa se ti do del tu…ma è successo quello che avevi previsto ancora prima della Creazione.”

“E cioè?”

“Meteoritegigantescospaccatoterra!”

L’antefatto di questa storia l’hanno scritto e raccontato in tanti – un meteorite si schianta sulla Terra, il genere umano si estingue – ma in pochi hanno descritto ciò che avviene dopo. Il dopo, secondo Paolo Villaggio, assomiglia molto a un tribunale. Ci sono i giudici – Dio, Gesù, Buddha, Maometto, le divinità indiane e diversi intrusi –, c’è un segretario – la Colomba – e ci sono i “chiamati in giudizio” – l’umanità intera. All’inizio, certo, c’è confusione, parecchia confusione. Ogni divinità vuole prevalere, avere la prima – o l’ultima – parola, stabilire la supremazia in base alla conta dei fedeli. Ben presto, però, il Giudizio comincia, non c’è tempo da perdere. In rigoroso ordine alfabetico, uomini e donne vengono invitati a esporre la bontà o meno del loro operato terreno. Paolo Villaggio compone alla sua maniera un rocambolesco ritratto di famiglia dell’Umanità. Con dissacrante ironia, con spassosa scorrettezza, con vibrante saggezza. E sullo sfondo, tra i Grandi, un piccolo ragioniere spintona per farsi largo, perché anche lui ha qualcosa da dire.

Come un cronista appassionato e curioso, Paolo Villaggio assiste alla “chiamata” e alle “testimonianze”, concentrandosi sui personaggi più noti della Storia. Da Maria Antonietta a Hitler, da Leonardo da Vinci a Cristoforo Colombo, da papa Wojtyla a Zinédine Zidane.

Fonte: Giangiacomo Feltrinelli Editore

“Le nebbie del passato” di Andrea Marchetti

“Le Nebbie del Passato”, il primo romanzo di Andrea Marchetti, uno scrittore originario dei Castelli Romani. Il titolo è esemplificativo della storia narrata, degli ambienti descritti e dei personaggi che caratterizzeranno questo libro ricco di suspence e di magia. Il filo rosso che lega la tram raccontata dall’autore è costituito dalla figura del protagonista, il Maresciallo Leonardi, “un figlio del popolo” come ama definirlo Marchetti, che trascorrerà la sua esistenza a fare i conti con un passato imbarazzante. Il passato di quella Seconda Guerra Mondiale che aveva distrutto gli ideali di almeno una generazione, che si riflette nel successivo dopoguerra, in quelle ferite morali e materiali che il Maresciallo Leonardi vede ancora aperte nella fase di ricostruzione che vive.

LA TRAMA:

La vicenda si svolge tra le pietre di un paese antico, Montebello, un piccolo spazio fisico che, come i tanti piccoli paesi e borghi italiani somigliano al Paradiso Terrestre, collegato ai grandi centri e alla civiltà da un’unica strada provinciale. L’apparenza di un mondo tranquillo e la ritrovata vivacità di una comunità uscita distrutta dalla guerra, come avvenuto per tutta l’Italia, viene però squarciata dalle inquietudini del Maresciallo Leonardi, per un passato che non comprende e che sempre con più forza ruberà la sua anima per tutta la vita.

Sente, infatti, che oltre a questa apparente serenità, le nebbie che calano spesso sul paese simboleggiano quelle di un passato ancora tutto da indagare ed esplorare. Il rincorrersi delle giornate del Maresciallo Leonardi per fare luce sulle verità che la sua coscienza aspetta da tempo, scandiscono in un costante crescendo la sua ansia e la sua brama di arrivare alla conoscenza. “Le Nebbie del Passato” sono un noir, che indaga attraverso il suo protagonista sul ‘senso del peccato’, quasi a dare un significato profondo al ‘senso della vita’, all’andare oltre le apparenza del quotidiano, per scardinare pregiudizi e arrivare a capire, attraverso l’introspezione, che in fondo, molto spesso, dietro le storie degli uomini si celano arcani misteri che nessuno ha il coraggio di sfidare.

L’AUTORE:

Andrea Marchetti, nasce a Marino il 27 febbraio 1966. Attualmente vive e lavora a Grottaferrata. La sua passione per la letteratura, in particolare per i gialli classici d’autore, Simenon in testa, lo hanno spinto a dare alle stampe la sua prima opera: “Le Nebbie del Passato”. Diplomato al liceo scientifico, con qualche esame all’università di Lettere e Filosofia, Marchetti è un appassionato di storia, soprattutto del periodo che va tra le due Guerre Mondiali. Ama le poesie di Prevért, nel loro rincorrersi di luci ed ombre della quotidianità, di semplici frasi rubate dall’alfabeto di tutti, rese immortali perché folgoranti nel dare risalto alle contraddizioni del presente. Adora viaggiare per i piccoli borghi del centro Italia, pieni di costumi e di usanze, che a detta dell’autore «stanno via via scomparendo, e con esse una parte importante della nostra storia nazionale, delle nostre tradizioni popolari».

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“Gioco di opposti” di Michele Di Lieto, Demian Edizioni

Gioco di opposti – Michele Di Lieto, pp. 184, € 15,00, 2011 – Isbn 978-88-95396-43-9

Osvaldo è un professore di lettere in pensione che per arrotondare lavora come correttore di bozze. Venanzio è un medico ginecologo, un uomo che ha fatto delle donne e del piacere la sua ragione di vita. Uno è single, anzi “celibe non sposato”. L’altro ha tre mogli, cinque o sei figli legittimi e una quantità idefinita di figli naturali. La vita di Osvaldo è segnata da problemi di salute, dalla solitudine e da una certa pacata rassegnazione. Quella di Venanzio è un turbinio di gonne, di gambe e di lenzuola. Tutti e due sono stati molto amati. Il primo dai suoi studenti, il secondo da un universo femminile in continuo movimento, dove solo una cosa rimane costante: il sesso. Sembrerebbero due personaggi totalmente antitetici, eppure, per uno strano gioco delle parti, il destino li unisce in un incredibile intreccio, in cui alla fine si fondono personaggio reale e personaggio inventato e soprattutto non si sa più chi è il creatore dell’altro. Romanzo, questo Gioco di opposti, che si caratterizza per l’unità dello stile, una diffusa ironia e una singolare forza descrittiva.

MICHELE DI LIETO (1940) è un giudice in pensione. Entrato assai giovane in magistratura, è stato Sostituto Procuratore a Potenza, Pretore ad Agropoli e ad Amalfi, Consigliere alla Corte di Appello di Salerno. Smessa la toga nel 1999 a iniziato a scrivere romanzi, articoli, saggi, in cui la vicenda autobiografica, all’apparenza nascosta, fa sempre da sfondo alla storia narrata. Ha pubblicato: Il pretore soppresso (2001), Il sigillo violato (2005), Tsunami (2007), tutti con Guida editore di Napoli. Con decreto 2 giugno 2000 è stato insignito dell’onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.

Fonte: Demian Edizioni

Festival di Essaouira 2011, un inno all’Africa nera

Ogni anno, il Festival Gnaoua di Essaouira onora l’eredità musicale di una comunità le cui radici si spingono sino alle credenze ancestrali più profonde. Storia, riti mistici e strumenti musicali: piccolo giro d’orizzonte sull’essenziale della musica Gnaoua. Tutto inizia da una storia tra il Marocco e l’Africa nera. Il sultano Ahmed El Mansour, di ritorno da una spedizione nel reame Songhai (sud del Senegal, Tchad, Mali) rientrò nel paese alla fine del XVI° secolo con le sue carovane cariche di ori e migliaia di schiavi, che si installarono in seguito, la più parte, nella regione di Mogador. Le tradizioni di questi primi Gnaoua sono state ibridate poi con le influenze locali arabo-musulmane e berbere, che ritroviamo oggi nella loro musica, di base  africana. Musicanti terapeuti, organizzati in confrerie, gli Gnaouaguaritori dei mali del corpo e dello spirito, nel corso di cerimonie notturne, o Lila, si librano in danze di possessione al ritmo della musica e dei canti. All’incrocio tra il culto pre-islamico dei “djinns” (spiriti) e le credenze animiste, questi rituali esoterici sono coordinati da una Mqadma, veggente capace di designare le cure utili alla guarigione. La confreria di Essaouira è la più attiva del paese ed è la sola a disporre di una Zaouia, centro  religioso e santuario di preghiere: la zaouia di Sidna Bilal. Annunciato dai tamburi (ganga), il Maâlem è il capo cerimoniere, il predicatore, colui che evoca gli spiriti e canta giocando con i guembri. Questo strumento centrale, basso tradizionale a tre corde, è costruito in legno di fico e pelle di cammello. Gli altri musicisti, cantanti e ballerini, fanno suonare nelle loro mani i crotali, o “qraqeb”, doppi cimbali che assomigliano a delle grandi nacchere, il cui ritmo lancinante, ripetitivo e metallico si accompagna al gesto della rotazione della testa, creando nelle loro menti  uno stato di trance. Che si sia sensibili o no a questa dimensione mistica, la musica tradizionale gnaoua reinvia alle origine ritmiche del blues, del rock e del soul. Alla ricerca di nuove “percezioni” alla fine degli anni ’60, artisti come Hendrix o i Led Zeppelin si sono infatuati dello charme gnaoua che venne integrato in diverse loro composizioni. Queste prime fusion furono in qualche modo annunciatrici dei più spettacolari incontri musicali che si assistono dal 1998 sulle scene del Festival di Essaouira. Per la sua edizione 2011, il Festival celebrerà le sue origine con un ritorno alla sorgente ispiratrice e all’Africa nera, un messaggio antico e mistico della prima ora, dedicandolo a tutti queglischiavi del Senegal, del Mali, della Guinea: i “Guinée-aoua”, come si dice in arabo. Dal 23 al 26 giugno prossimo, Essaouira si trasformerà in una piccola Woodstock e prenderà il via il  14° Festival Gnaoua Musiche dal Mondo. In programma quest’anno, jazz, maître vaudou e breakdance. Jazz con i Racines Haiti o ancora Tigran Hamasyan, 23 anni, virtuoso del piano, che improvviserà una fusion con il Maâlem Mustapha Bakbou. Poi l’Africa, certamente, con una fusion tra il Maâlem Kbiber di Marrakech e Baba Sissoko, il più grande artista della musica maliense, con la sua troupe Mali Tamani Revolution. Artisti di jazz americani (Reginald Washington, Ari Hoening), il sassofonista della Guadalupa Jaques Schwarz-Bart (alias Brother Jaques), Erol  Josué, cantante e maître vaudou, e molti altri ancora, riuniti nello stesso gruppo dalle sonorità incomparabile.

Da non perdere K’Naan, rapper di 33 anni, e il maliense Salif Keita; o ancora Between Worlds, duo irano-afgano che mixerà i suoi strumenti con la voce del maâlem Hamid El Kasri. E’ difficile citare tutti gli artisti che si produrrano in questi quattro giorni con un programma cosi’ vasto e variegato. Vi rimando al programma ufficiale, ricordandovi che sono in vendita il  pass 4 giorni a 500 dh (48 euro circa) e il  giornaliero a 200 Dh(18 euro circa).  Le scene previste per questa edizioni sono: Piazza Moulay Hassan,  Scena Méditel (spiaggia) con concerti gratuiti – Bastioni di Bab Marrakech e Dar Souri con concerti intimisti a pagamento – Zaouia Sidna Bilal dove si svolgeranno le Lila, a pagamento.

Fonte: My Amazighen

“Fiducia e Sfiducia” di Krishnananda e Amana, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Titolo: Fiducia e sfiducia – Imparare dalle delusioni della vita

Autori: Amana, Krishnananda

Traduzione: Giuseppe (Sw. Dhyan Prafulla)  Carnaghi

Collana: Universale Economica Oriente

Pagine: 208

Prezzo: Euro 8,00

“La qualità della nostra fiducia è misurata dallo stato della nostra vita: dall’amore che abbiamo per noi stessi, dalla profondità dell’intimità delle nostre relazioni più importanti, dalla gioia con cui affrontiamo la vita. Sviluppare una fiducia matura è il tesoro al termine dell’arcobaleno del lavoro interiore. Possiamo fare terapia all’infinito ed esplorare le ferite della nostra infanzia, ma a che cosa serve se non ci porta a un maggiore livello di vera fiducia? Mancherà sempre qualcosa di fondamentale. Abbiamo bisogno di alcune chiavi per usare le esperienze della vita che ci mettono alla prova così che diventino occasioni per aprire il nostro cuore anziché chiuderlo… Abbiamo bisogno di una struttura, di una comprensione che ci aiuti a riconoscere il valore delle delusioni e degli abbandoni, così che ci possano dare forza, anziché indebolire o distruggere la nostra fiducia nella gente e nella vita. Se vediamo il significato emozionale e spirituale dei nostri momenti difficili, allora possiamo contenere il dolore. Le delusioni e gli abbandoni ci sfidano a scoprire una fiducia reale e questo processo è un lungo cammino. Altrimenti le nostre ferite possono facilmente diventare terribili e insopportabili.” (dall’Introduzione)
Fiducia e sfiducia è stato pubblicato da Urra nel 2004.

La vera fiducia non viene da fuori, non si fonda sugli altri e sulla vita, ma è una risorsa interiore. Un libro che indaga sulle radici della sfiducia e sul modo di recuperare la sicurezza perduta.

Fonte: Giangiacomo Feltrinelli Editore