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Archive for May, 2011

“Un Uomo Da Marciapiede” di John Schlesinger [1969]

May 31, 2011 Leave a comment

I had a dream

Un giovane ragazzo texano [John Voight] appena arrivato a New York cerca di guadagnarsi da vivere facendo marchette, ma finisce con legare la propria vita a quella di un malconcio personaggio randagio [Dustin Hoffman].

Un Uomo Da Marciapiede non è un lungometraggio dalla tecnica esaltante però è un film che potremmo definire onesto. I personaggi sono due dei tanti perfetti sconosciuti che affollano le strade di una grande metropoli, sono persone comuni che combattono ogni giorno contro la cruda sfortuna che attanaglia ogni individuo della società.

Il biondo mascherato da cowboy è un sempliciotto che si trasferisce dalla campagna alla grande città sperando di poter trarre profitto dalle sue presunte abilità da tombeur de femmes. E’ un illuso, uno come tanti. Come chi sogna l’inarrivabile macchina sportiva o come gli italiani che andavano a cercare fortuna in America. E’ umile d’animo ed è un gran sognatore, ma questo a New York di certo non aiuta.

La componente onirica è palesata nella rappresentazione tramite vari momenti di flashback e visioni che non sono altro che sogni ad occhi aperti ed è importante al fine di restituire un senso globale di innocenza sia al personaggio che all’intera condizione umana, come se la via per la felicità passasse da una sana dose d’infantilità lontana dai pregiudizi prolificanti nelle città.

Il vagabondo personaggio interpretato da Dustin Hoffman è l’altra faccia dell’adattamento dell’uomo all’ambiente societario nel quale si cala, freddo, apparentemente distaccato e basilarmente egoista. Ma più passano i minuti e più la necessità di sopravvivenza svanisce altrove per lasciar posto al suo sogno, alle sue fantasticherie, all’utopica idealizzazione della Florida, terra di donne e sconosciuti pronti a darti la possibilità per una nuova vita.

Quando il film uscì nelle sale nel ’69 venne vietato ai minori e subì molte critiche per via di alcune scene [davvero poco] spinte e soprattutto per il tema trattato dell’omosessualità e, più in generale, di un disagio societario all’epoca non ancora accettato da tutti.

Ciò che però sostiene l’intera pellicola sono temi ben più profondi e radicali che semplici immagini di nudo.

Un Uomo Da Marciapiede è un film ancora assolutamente attuale. La disillusione nei confronti della società contemporanea è un tema dominante nell’opera che ha facilmente fatto presa sui molti giovani che nel ’69 non nutrivano la benché minima fiducia nel sistema. Le possibilità di lavoro erano assenti, le relazioni fra persone sconosciute erano altrettanto aleatorie e osteggiate da una qualche paura del prossimo…

In compenso si può intravedere l’appiglio per una visione ottimista della vita, nella figura dell’amico, colui che pur non avendo nulla è felice di condividerlo, colui che è pronto a sacrificare la propria vita per aiutarti a inseguire un sogno.

La rivoluzione sessantottina portava avanti questi ideali, la gente sperava veramente in una nuova società basata sull’unione fra le persone, ma le cose andarono poi diversamente introducendo subdolamente le radici capitaliste in strati ben più profondi della società. Ma questo non si sapeva ancora, e nel ’69 la disillusione poteva ancora essere velata da precari ottimismi.

D’altronde malgrado le vicende narrino del rapporto di condivisione amichevole fra i due protagonisti, ciò che emerge a un livello d’interpretazione ancora precedente sembrerebbe essere l’antitetica solitudine ancorata all’illusorietà dell’aspettativa nei confronti della società.

Poco importa, il film è godibile e a tratti strappa anche qualche sorriso, soprattutto legato alla “ingenua” interpretazione di Voight.

Memorabili sono le scene dal montaggio parallelo ejzenstejniano che oltre ad essere evocative contengono un’ironia tale da dover essere obbligatoriamente evidenziate nel momento di un’analisi formale di opere come Una Pallottola Spuntata, dove l’ambiguità non è esplicitata dall’immagine in sé ma dalla giustapposizione di più immagini apparentemente slegate fra loro che assumono tutt’altri significati se relazionate.

Un Uomo Da Marciapiede è quindi un film che ha segnato un’intera epoca e che garantisce tuttora buoni spunti di riflessione.

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

“Brandelli” di Rolando Giancola, Albatros Il Filo

Brandelli – Rolando Giancola

Prezzo: €11.50
978-88-567-2047-1

“Queste poesie hanno una cosa in comune: non hanno niente in comune, nemmeno il fatto di non avere niente in comune”: queste le criptiche – e forse istrioniche – parole con cui Rolando Giancola descrive e ci introduce alla sua prima silloge edita, Brandelli. Un gioco sornione che rifiuta la logica, una realtà effimera che ci travolge e coinvolge, oppure solo una illusione abbagliante che vive negli occhi di chi legge: quale tra queste è per l’autore la definizione di poesia? Forse ci risponderebbe “sì, è proprio così, se vi pare”, invitandoci quindi a cercare altrove la risposta. Brandelli è, infatti, una raccolta di poesie che potrebbe essere senza dubbio definita un libro per spiriti liberi, in cui le composizioni, pur mantenendo il proprio ruolo di espressione dell’Io lirico, finiscono talvolta col mascherarsi da aforismi, in un gioco delle parti nel quale il lettore viene coinvolto, alla ricerca di chiarimenti sul senso e sulla motivazione dei componimenti, che si presentano spesso disorganici e quasi contraddittori tra loro. Se infatti l’autore cerca di infondere vita e mordente alle poesie per mezzo del suo vissuto e del suo sentire, è poi compito di chi legge continuare a fornire vigore a quella piccola e fragile meraviglia che è provare un’emozione, qualunque essa sia. (dalla prefazione)

Rolando Giancola è nato a Isernia il 28 ottobre del 1987. Diplomato in Lingue, collabora con il free press napoletano “Hyde Park” e con “Il Caudino”, mensile di Cervinara. Studia Comunicazioni, recita in teatro con il CUT. (diretto da Lino D’Ambrosio) ed è al suo primo libro pubblicato.

In copertina: Roberta D’Andrea, Spada.

Fonte: Albatros Il Filo


“Mara come me” di Marco Salvia, Cooper

Libro: MARA COME ME
Autore: Marco Salvia
Casa editrice: Cooper, di Emanuele Bevilacqua
Pagine: 170
Prezzo: 13 euro

Marco Salvia

Mara come me

Un romanzo shock ispirato al caso di cronaca della Comunità Incontro, fondata da Don Pierino Gelmini, in attesa di processo per molestie sessuali su 12 ospiti della comunità.

“Presentato come romanzo vista l’indisponibilità dei testimoni a fornire le loro generalità pubblicamente, è in realtà una trasposizione letteraria di fatti violenti realmente avvenuti in diverse comunità terapeutiche”.

Fonte: Cooper Editore

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‘Slut Walk’, meretrici in marcia per l’emancipazione delle donne

Sono state migliaia le donne che hanno preso parte al primo ‘Slut Walk’ (slut in inglese significa ‘puttana’), dando vita così alla prima cosiddetta marcia delle puttane. Tale curiosa manifestazione è stata messa in piedi per affermare il diritto delle donne di vestirsi come vogliono, anche in maniera provocante e senza dover avere paura di subire violenza sessuale. Dietro al nome ironico e provocatorio della marcia, c’è dunque un fine ben più elevato che ha comunque uno scopo nell’autodeterminazione delle donne. A Melburne erano in 3000 e le marce proseguiranno nei prossimi giorni anche a Brisbane, Canberra, Adelaide e Sydney.

Carla Liberatore

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“Guerra II” di Leonardo Bano

Guerra II
Sauro che m’osservi
Non temere
Del mio dolce sospiro;
Trarro‘ Visioni.

Sguazzi nel deserto
ove metallici oggetti
Piovono, fuoco
Oltre il mare.

Tentar di cogliere
Il giusto progetto
Il vero senso
Di tanta violenza;

Precipitate potenti
Sotto velieri sanguinosi,
portate le disgrazie
nelle case dei vostri figli.

Sauro che guardi
Il sole scomparire su
D’un ombra assai vorace,
dai denti inossidabili.

La natura si ribella
Dei sacrilegi umani,
dagl’arcani progenitori
e dalla prole maledetta,
e piangon le donne
che imbracciano i fucili
di sabbia e di legno,
odor di morte.

strazianti momenti
a guardar la gente,
che attonita
e sbigottita muore.

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“Dolore” di Marzia Carocci

Dolore

“Pianti che slabbrano il silenzio,
che graffiano la carne,
orbite vuote,affossate
su volti scarniti
di bimbi già vecchi
di corpi secchi e nudi,
e mosche sulla pelle.

Brucia furtivo l’odio della guerra,
sanguinano lacrime di madri
nel silenzio che lento si dissolve
tra spari e preghiere.

L’alito della vita
si consuma fetido
nello spettrale soffio di polvere
che copre
i corpi senz’anima riversi….”

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“The Housemaid” di Im Sang-soo (2010)

May 30, 2011 Leave a comment

The Housemaid è un film di Im Sang-soo del 2010, con Jeon Do-yeon, Lee Jung-jae, Yoon Yeo-Jung, Seo Woo, Park Yi-kyung, Ahn Seon-yeong, Hwang Jeong-min, Moon So-ri, Kim Jin-ah. Prodotto in Corea del Sud. Durata: 106 minuti. Distribuito in Italia da Fandango a partire dal 27.05.2011.

Euny viene assunta come aiuto governante da una famiglia facoltosa per prendersi cura della bambina, della casa e della madre incinta. Sempre sorridente e cortese, Euny è meno esperta della collega più anziana Byung-sik, da anni al servizio della stessa famiglia e addentro alle sue abitudini e ai suoi segreti. Nonostante questo però i suoi modi e la sua disponibilità le permettono d’integrarsi fin da subito nell’ambiente familiare, stringendo un ottimo rapporto in particolare con la piccola di casa, di cui si occupa. L’equilibrio creatosi inizia a vacillare quando Hoon, il capofamiglia, seduce la ragazza e ne fa la sua amante.

Per immergersi nelle atmosfere cupe e sensuali del remake di un classico corean degli anni ’60. Per scoprire come una storia raccontata da altre angolazioni possa ribaltarsi completamente e ricostruirsi sotto una nuova luce.

Fonte: Movieplayer.it

 

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Kliuchevskaia Sopka, eruzione vulcanica a 4750 metri d’altezza in Russia

Si tratta del vulcano più alto dell’Eurasia, il Kliuchevskaia Sopka, alto quasi 5000 metri. I primi ad accorgersi dell’eruzione sono stati gli abitanti di Kliuci, un villaggio distante 332 km dal vulcano. La popolazione ha potuto ammirare gli spettacolari colori dei lapilli lanciati in aria con violenza e la lava che scende dalla montagna mischiandosi con la neve, rendendo agli occhi di chi lo ha osservato uno spettacolo unico nel suo genere. Gli esperti dicono che non al momento non sussistono rischi per le popolazioni dei pochi e radi villaggi della zona circostante.

Carla Liberatore

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Mortal Kombat – Legacy: Ep. 7 – Scorpion and Sub Zero (Part 1)

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Growth-Prix Pictet, mostra presso la Galleria Carla Sozzani di Milano

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GROWTH Prix Pictet

 Christian Als , Edward Burtynsky, Stéphane Couturier, Mitch Epstein, Chris Jordan, Yeondoo Jung, Vera Lutter, Nyaba Leon Ouedraogo, Taryn Simon, Thomas Struth, Guy Tillim, Michael Wolf

Inaugurazione giovedì 9 giugno 2011

dalle ore 17.00 alle ore 20.00

In mostra dal 10 giugno al 31 luglio 2011

martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30

mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00

lunedì, ore 15.30 – 19.30

IL PRIX PICTET 

Il Prix Pictet è un premio internazionale di grande prestigio dedicato alla fotografia e allo sviluppo sostenibile. Questo premio, nato nel 2008 dalla collaborazione tra Pictet e il Financial Times, ha un mandato unico nel suo genere – utilizzare il potere comunicativo della fotografia per diffondere ad un pubblico mondiale messaggi di vitale importanza, in un continuo confronto con le pressanti emergenze ambientali e sociali del nuovo millennio.

Il tema della terza edizione del Prix Pictet è Growth, la crescita che, in tutte le sue forme, rappresenta una delle grandi incognite per l’umanità nel XXI secolo, dalla vertiginosa espansione delle città e il loro sempre più crescente consumo di risorse naturali, all’incessante aumento della popolazione e dei fabbisogni alimentari.

Durante la cerimonia di premiazione Kofi Annan, Presidente Onorario del Prix Pictet, ha affermato: “Negli ultimi decenni il mondo è cambiato radicalmente. E cambierà ancora, sempre più velocemente. Ci si presenta quindi un’enorme sfida: come possiamo sostenere la vita sulla terra dati gli attuali indici di produzione, consumo, riduzione delle risorse naturali e crescita della popolazione?”

I 500 fotografi che hanno preso parte a questo premio, sono stati nominati da un network mondiale di selezionatori che comprende oltre 130 tra curatori, critici, giornalisti, galleristi responsabili di esposizioni.

Il Prix Pictet è stato assegnato al fotografo Mitch Epstein per la serie “American Power”. A Chris Jordan è stato consegnato il Prix Pictet Commission, per la produzione di un portfolio di immagini da realizzare in una delle regioni dove Pictet & Cie supporta un’attività sostenibile legata al tema del premio.

La mostra è accompagnata dal catalogo “Growth” che raccoglie il lavoro dei 12 finalisti e le immagini più significative dei fotografi nominati.

 Finalisti 

 Christian Als  Danimarca

Edward Burtynsky  Canada

Stephane Couturier  Francia

Mitch Epstein USA

Chris Jordan  USA

Yeondoo Jung  Corea

Vera Lutter   Germania

Nyaba Leon Ouedaogo  Francia

Taryn Simon  USA

Thomas Struth   Germania

Guy Tillim  Sud Africa

Michael Wolf  Germania