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Archive for May 31, 2011

Marocco, giovani vs giovani

May 31, 2011 Leave a comment

I marocchini iniziano ad uscire in massa per manifestare contro i manifestanti del Movimento 20 Febbraio…un movimento che, apparentemente, inizia ad infastidire la gente, i commercianti e gli stessi componenti di alcune Associazioni, con le loro continue manifestazioni, marce e sit-in, che non finiscono mai, creano disagi. In effetti, moltissime persone hanno preso l’iniziative di manifestare contro le manifestazioni e la collera verso il Movimento 20 Febbraio inizia ad ingrandirsi giorno dopo giorno. A Rabat centinaia di commercianti, imprenditori e ristoratori hanno manifestato davanti al Parlamento brandendo degli striscioni e bandiere con su scritto “Non toccate il mio commercio” o “No all’anarchia e al disordine”. E’ da chiarire il fatto che questa moltitudine di manifestazioni hanno paralizzato il commercio nelle principali arterie delle città, creando caos e confusione tra i cittadini. Un commerciante della medina di Marrakech ha dichiarato qualche giorno fa che dall’inizio delle manifestazioni del Movimento 20 Febbraio, le vendite sono in caduta libera, oltre il 50%, specialmente durante i week-end, giorni di grandi fatturati. Secondo il commerciante le manifestazioni, che si svolgono in prevalenza il sabato e la domenica, creano disagi e le persone restano nelle loro case mentre i commercianti abbassano le loro saracinesche. Le manifestazioni anti-manifestazioni ribadiscono il concetto, chiarissimo, che nessuno ha il diritto di prendere la parola in loro vece. Il Movimento 20 Febbraio si trova in una situazione di forte impasse, anche per l’affollamento nelle loro marce/sit-in  di gruppi salafisti che poco c’entrano con le rivendicazioni dei giovani, e creano nell’opinione pubblica marocchina una mancanza di fiducia che si sta generalizzando in tutti gli strati della società civile. E’ dell’altro ieri la manifestazione spontanea voluta da centinaia di giovani commercianti e imprenditori casablanchesi del quartiere Sbata, contro il Movimento 20 Febbraio che ha monopolizzato per due settimane la loro zona per i sit-in, crendo notevoli disagi agli abitanti. Gruppi di giovani del quartiere, tutti con la bandiera nazionale del Marocco, scandendo slogan contro le marce non autorizzate, hanno dimostrato tutto il loro risentimento verso i giovani del Movimento. Giovani contro i giovani, è urgente aprire un dialogo, per evitare prese di posizioni scorrette e per trovare un accordo democratico sullo svolgimento delle manifestazioni, che rivendicano dei diritti fondamentali per tutto il popolo marocchino.

Fonte: My Amazighen

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Pubblicità, come fanno a persuaderci?

Ogni anno le catene di commercio più famose, i supermercati e molti politici spendono migliaia di euro per preparare una campagna pubblicitaria. Anche se nessuno ci pensa, quando si inizia una pubblicità (o una propaganda) vengono assunti degli esperti in psicologia per trovare i trucchi migliori che possono “ingannare” il nostro cervello.

Questo articolo è stato scritto con l’aiuto di Light.

I diversi tipi di pubblicità:

Con il termine pubblicità si intende quella forma di comunicazione a pagamento, diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, Internet), che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi. Le origini della propaganda risalgono agli antichi Greci ed anche ai Romani; tuttavia la pubblicità viene definita tale solo dopo l’invenzione della stampa.

“…che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi…”

Ma come fanno le pubblicità a persuaderci? Iniziamo a suddividerle in due macro-categorie

  • Emotive
  • Logiche

Questi due tipi di pubblicità hanno diversi scopi, o meglio, sono utilizzati per diversi tipi di prodotti.

Le Pubblicità che sfruttano la parte emotiva del nostro cervello:

Le pubblicità “Emotive” sfruttano, appunto, le nostre emozioni per indurci a comprare un prodotto.

Questo genere di pubblicità si basa:

  • Sul nostro bisogno di sentirsi parte di un gruppo.
  • Sul legame alla famiglia.
  • Sul nostro canone di bellezza

Spesso indossare alcuni vestiti, piuttosto che utilizzare degli stessi prodotti , unisce gruppi di ragazzi. Ma non solo, un prodotto costoso può indicare il nostro livello sociale: noi siamo invogliati a comprarlo per dimostrare quello a cui possiamo arrivare.

La famiglia è considerata molto importante da tutti noi; mostrare un prodotto che può essere utilizzato da tutta la famiglia, come ad esempio un videogioco, è sicuramente uno stimolo per comprarlo e sentirsi sempre più uniti.

Infine ci sono tutte le migliaia di pubblicità sui prodotti di bellezza: da sempre ci si cura l’aspetto esteriore in ogni minimo dettaglio per imitare il nostro canone di bellezza, di perfezione.

Le Pubblicità che sfruttano la parte logica del nostro cervello:

Le pubblicità “Logiche” si basano sulla presentazione dei dati tecnici. Vengono utilizzate per tutti i prodotti che non hanno nessun tipo di legame con le emozioni.

Ad esempio i prodotti per la pulizia della casa sono pubblicizzati in questo modo. Si presentano i “dati tecnici” e soprattutto si cerca di persuadere il cliente che deve “fare meno”: il prodotto si occupa di disinfettare e pulire, bisogna semplicemente svitare il tappo.

Tra le due possibilità è di sicuro più efficace la pubblicità che “sfrutta” le emozioni.

Al Supermercato…

Ovviamente anche al supermercato, il luogo dell’acquisto per eccellenza, si utilizzano gli annucci pubblicitari, anzi, dei veri e propri trucchi per invogliare a comprare!

Sono riuscito a trovarne due tra i più utilizzati:

  • Per rilassare i clienti si utilizza la musica in filodiffusione.
  • Per invogliare a comprare si sparge del profumo in tutto il centro commerciale.

…e le Vetrine?

Anche le vetrine sono molto importati per indurci a comprare: per allestire una vetrina bisogna considerare più di ogni altra cosa l’associazione tra i colori e quello che si vende nel negozio.

Infatti ogni volta che vediamo un colore il nostro subconscio  lo associa ad una funzione ben precisa:

  • Il Giallo e il Rosso attraggono immediatamente la nostra attenzione.
  • Il Blu ci rassicura; ci fa sembrare un prodotto affidabile e testato.
  • Il Verde lo associamo immediatamente ai prodotti sanitari (la croce delle farmacie è verde).
  • Il Nero è il colore per eccellenza dell’ eleganza e della raffinatezza.
  • Il Marrone è usato per tutto ciò che riguarda la case e il comfort.

(Esistono delle regole sulla scelta del colore anche per il design!)

Conclusioni:

Insomma, per pubblicizzare un prodotto bisogna tenere conto di cosa fa, a chi è rivolto e magari pensare anche uno slogan facile da ricordare, originale e che riassuma tutte le sue qualità. Ma  soprattutto non sottovalutare mai il potere della pubblicità!

Fonte: Skimbu

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“La Morte e La Fanciulla” di Roman Polanski [1994]

May 31, 2011 Leave a comment

II. Angoscia: andante con moto

La Morte e La Fanciulla è un film di Polanski. Non c’è alcun dubbio.

La storia narrata è quella di una donna che per puro caso s’imbatte a distanza di anni nell’uomo che, a suo dire, in gioventù aveva abusato di lei. Ma questa volta è la donna a impugnare una pistola.

Tutto il film è racchiuso qui: nei tre personaggi che si trovano a dover condividere un’unica stanza.

E’ un thriller psicologico oppressivo, che toglie l’aria senza essere claustrofobico, che vive sull’ambiguità del riconoscimento della vittima e del carnefice.

Il ruolo dello spettatore è quello rappresentato dal terzo personaggio, il marito di lei, preso in mezzo in una situazione che affonda le radici molti anni prima e della quale può essere partecipe soltanto tramite i racconti degli altri due. Gli altri due, invece, giocano una battaglia sullo sfinimento dell’altro, accusandosi e negando ciò che per l’altro è evidenza.

Come di consueto nei film del cineasta polacco è difficile distinguere la vera natura dei personaggi in scena, tanto per lo spettatore quanto per i personaggi stessi, continuamente rimbalzati fra il ruolo di accusatore e accusato, di ricattatore e ricattato.

In questo caso tutto è girato in una sola stanza, escludendo ogni via d’uscita dalla schiacciante situazione e permettendo allo spettatore di seguire i dialoghi, le espressioni del volto e le movenze, come stessimo assistendo a una pièce teatrale [dalla quale è infatti tratto il soggetto] o a un film d’inizio ‘900. Non esiste infatti la maliziosa complicità nel conoscere in anticipo l’identità del colpevole come avviene nel cinema hitchkockiano e in particolare nel suo “monocamera” Nodo Alla Gola, bensì viviamo la pellicola come personaggi interni all’ambiente ma estranei ai fatti, come fossimo nella giuria di un tribunale, e non a caso il marito di lei è proprio un avvocato e parte della trama simula lo svolgimento di un processo.

Ciò che viene posto davanti ai nostri occhi è una serie di violenze e soprusi tanto psicologici quanto fisici al fine di ottenere una personale giustizia che svii al lacunoso sistema legale tradizionale. Nel fare questo però lo spettatore è ignaro della verità e non può fare altro che affidarsi al racconto folle e violento di lei, oppure al continuo proclamarsi innocente dell’accusato.

Questo sistema di violenza fatto di piccole torture e reclusione di uno o più personaggi richiama molto da vicino quanto lo stesso Polanski seppe inscenare nel 1966 in Cul De Sac, altra opera angusta e asfissiante. Là fu un castello isolato, qui una villa nel mezzo del nulla, ma poco cambia. L’evento esterno al nucleo familiare è la variabile in grado di turbare profondamente [irrimediabilmente] gli equilibri dei personaggi in causa.

E anche la repressione annosa della protagonista è qualcosa di già visto in Polanski in Repulsion del ’65. Da una memorabile Catherine Deneuve si passa a una grintosa Sigourney Weaver, l’istinto omicida è molto diluito e meno adolescenziale, ma la donna come veicolo d’una attraente morte è simile.

Oltretutto sarebbe opportuno notare come il Roman Polanski accusato nella vita reale di stupro riproponga ancora una volta nei suoi film proprio il tema dello stupro e della sadica violenza sulla tanto ammirata donna. In Repulsion è la donna stessa a porsi come roccaforte sulla quale ogni uomo tenta di raggiungere la cima della torre più alta per prendere così in dono il suo corpo, mentre in Per Favore, Non Mordermi Sul Collo l’ossessivo impulso sessuale fa parte un po’ di tutti i personaggi, culminando nei reiterati tentativi del padre di possedere carnalmente la figlia e nel vero e proprio rapimento della giovane Sharon Tate per mano [e bocca] del vampiro di turno. In Rosemary’s Baby il misterioso bambino parrebbe essere addirittura prodotto della violenza perpetrata dal diavolo in persona, mentre in Chinatown è l’amore incestuoso padre-figlia a rievocare il tema dello stupro.

Non voglio assolutamente pronunciarmi in merito alla vita privata del regista, però qualcosa che lo attrae in tutto ciò, credo esista. Un istinto animalesco di possesso. Altrimenti sarebbe come dire che Bunuel e Tarantino non sono feticisti, perlomeno nelle intenzioni.

D’altronde è proprio l’assuefazione al potere a emergere prepotentemente ne La Morte e La Fanciulla in entrambi i personaggi in causa.

Al fianco della già citata Sigourney Weaver recitano Stuart Wilson e Ben Kingsley, perfetto nella parte.

Ciò che intacca leggermente il film è una sceneggiatura non preponderante, anche se scorrevole, a tratti forte per uno spettatore molto sensibile, e una fotografia sufficiente ma niente più.

La Morte e La Fanciulla è un film che autocelebra il cinema polanskiano indagando ancora una volta sugli aspetti più repressi nell’essere umano. Peccato la narrazione porti a esiti un po’ troppo scontati…

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Moria delle api, onde elettromagnetiche causa probabile del fenomeno allarmante

Già da qualche anno si sta discutendo di questo strano, inquietante e preoccupante fenomeno della moria delle api. La faccenda desta preoccupazione perché questi insetti sono una pietra miliare in tutto l’ecosistema della terra e contribuiscono al suo equilibrio in maniera piuttosto importante, tanto più che se scomparissero del tutto, per il genere umano non ci sarebbe futuro alcuno. Da uno studio di Daniel Favre, un ex ricercatore della Swiss Federal Institute of Tecnology, è emerso che le api impazziscono letteralmente quando si trovano vicino ad un telefono cellulare. Il ricercatore ha infatti condotto una serie di esperimenti piazzando dei telefoni cellulari sotto le arnie proprio per studiare gli effetti sullo sciame. L’esperimento è stato pubblicato anche sulla rivista scientifica Apidologie e traccia una serie di comportamenti di questi insetti quando nelle vicinanze si trova un telefono cellulare in stand-by. Favre ha poi notato che mentre il telefono è in azione, ossia durante una chiamata, le api iniziano a ‘sciamare’, ovvero prendono ad avere un comportamento come se dovessero spiccare il volo da un momento all’altro ma non riescono ad innalzarsi volando e ciò accade anche se la telefonata dovesse durare 20 ore. Praticamente impazziscono. La ricerca ha quindi ha portato Favre a credere che una delle cause principali della moria delle api in tutto il mondo è determinata proprio dalle onde elettromagnetiche. Sul fenomeno della moria di questi insetti inoltre pare ci siano altre teorie altrettanto valide come quelle che chiamano in causa i pesticidi, la perdita dell’habitat naturale e un non ben identificato parassita nelle colonie degli insetti.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

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“Corpo Celeste” di Alice Rohrwacher (2011)

May 31, 2011 Leave a comment

Corpo celeste è un film di Alice Rohrwacher del 2011, con Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Yle Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia. Prodotto in Italia. Durata: 98 minuti. Distribuito in Italia da Cinecittà Luce a partire dal 27.05.2011.

Marta ha 13 anni, è appena tornata a vivere con sua madre a Reggio Calabria dalla Germania, dove è cresciuta. I suoi avevano lasciato l’Italia in cerca di lavoro, quando Marta era bambina. Ma ora il lavoro in Germania non c’è più e la madre, sola, ha deciso di tornare. A Reggio Marta si confronta con un mondo sconosciuto diviso tra ansia di consumismo “moderno” e resti arcaici. Chiamata a fare la cresima, Marta cerca nella parrocchia le risposte alla sua inquietudine. Troverà un luogo vuoto e soltanto l’incontro finale con un vecchio sacerdote isolato saprà ridare a Marta il senso di ciò che bisogna realmente cercare nella vita.

Per addentrarsi nel piccolo mondo di una tredicenne che si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto col quale deve confrontarsi e fare i conti mentre sta crescendo. Per scoprire l’abilità di Alice Rohrwacher, sorella dell’attrice Alba, per la prima volta dietro la macchina da presa, pronta a raccontarci una storia del Sud Italia tesa tra il misticismo e l’ironia.

Fonte: Movieplayer.it

“Sussurri e Grida” di Ingmar Bergman [1972]

May 31, 2011 Leave a comment

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La nuvolosa alba della coscienza tramontante

Se Persona può essere considerato il film registicamente più azzardato di Bergman, Sussurri E Grida potremmo definirlo come la sua opera più intima.

Purtroppo però questo non è un film definibile.

È davvero un’espressione estemporanea che non può essere facilmente paragonata ad altre opere, malgrado svariati richiami alla pittura siano da tener presenti.

Partendo già solo dall’analisi della superfice dell’immagine incontriamo difficoltà interpretative. E’ per bocca dello stesso regista svedese che apprendiamo che «Tutti i miei film possono essere pensati in bianco e nero, tranne Sussurri E Grida». Tutto il film è infatti giocato sulla totale e onnipresente preponderanza del rosso. Un rosso sangue che è sulle pareti, sul pavimento, nelle dissolvenze. È ovunque. E a questo, si alternano soltanto il bianco dei vestiti e il nero degli arredamenti.

E’ il rosso dell’anima e della carnalità.

Ma proprio l’ossessiva ricorrenza tritonale fa di questa pellicola una pellicola esattamente paragonabile ai precedenti bianco e nero di Bergman. Luci e ombre sono gestite come in Persona.

D’altronde a dirigere la fotografia c’è sempre il solito fedele Sven Nykvist che, qui più che mai, si dimostra insuperabile sotto ogni aspetto. Tanto l’ombra quanto la luce hanno una loro presenza materica che definisce ambienti e personaggi esattamente come fanno abbigliamento e arredamento, perché in questo film tutto è materia e tutto è psiche. e tutto è anima.

I prodigi luministici non sono infatti fini a sé stessi, bensì sono atti a scavare a fondo dentro ai personaggi. Vanno così tanto a fondo che non è un gentile scavare con le mani una piccola buca nel terreno, ma un picconare a due braccia per frantumare l’apparenza del sé.

La trama è presente, ma è secondaria. È sottomessa anch’essa all’indagine intima dei rapporti intra e inter personali, e non è comprensibile fino perlomeno dopo aver superato la metà della visione del film.

Film che si caratterizza anche grazie a immagini forti, di una violenza psicologica che trova sfogo nella carne. La scena nella quale una straordinaria Ingrid Thulin si infila un pezzo di vetro nell’organo genitale è quanto di più vicino e distante possa esserci da quanto William Friedkin farà un anno dopo nella famosa scena del crocefisso ne L’Esorcista. In Bergman non c’è la sola dissacrazione dei fondamenti religiosi ma emerge il godimento perverso della mai sopita necessità umana della ricerca della libertà dalle repressioni imposte dalla società. E’ la felicità nel riscoprirsi animali, essere viventi che antepongono l’istinto alla ragione, anzi, ancor meglio, che hanno provato le deprimenti condizioni che la ragione detta nel porsi e che quindi viene coscientemente repressa e subissata.

Fondamentali per la resa psicologica dei personaggi sono i numerosi primi piani, cifra stilistica di Bergman che qui raggiunge il suo apice massimo suscitando nello spettatore un senso d’imbarazzante instabilità che, seppur con altri fini e altri modi, per l’aggressività nei confronti dello spettatore potremmo affermare che è qualcosa che non si vedeva dai tempi de The Great Train Robbery di Porter del 1903.

Ogni volto è un paesaggio, come una tela bruciata di Alberto Burri, è luogo di apparizione dell’anima. E solo una visione forzata e ripetuta può permetterci di vedere ciò che solitamente non vediamo.

Il primo piano capolavoro e prolungato della eccezionale Liv Ullmann di fronte allo specchio è scena da antologia, ma tutti gli altri primi piani non sono da sottovalutare. Soprattutto quelli che si impongono come apparizioni sullo schermo, delimitati da più che significative assolvenze e dissolvenze in rosso.

E se la grandezza di quest’opera è data dalla genialità visionaria di Bergman e dalla mirabolante fotografia di Nykvist capace di portare la diegesi luministica a risultati che potrebbero far rileggere in chiave meno anticipatoria i funambolismi tecnici di Kubrick in Barry Lyndon, non bisogna assolutamente tralasciare la stupefacente interpretazione delle quattro donne uniche protagoniste della scena dall’inizio alla fine del film. Alle già citate Ingrid Thulin e Liv Ullmann si devono affiancare i nomi della sbalorditiva Harriet Andersson nei panni della morente Agnes, vera e propria figura catalizzatrice di paure, angosce e amori delle sue coinquiline, e di Kari Sylwan la domestica della casa, figura materna nell’animo e visivamente vicina alle modelle dipinte da un George de la Tour o da qualche pittore scandinavo del XIX secolo.

Anzi, l’influenza che alcuni dipinti hanno esercitato in Bergman per la realizzazione di questo film appare evidente in più punti.

L’utilizzo del colore è estremamente espressionistico anche se, a mio avviso, più che qualche pittore fauve alla Matisse, sarebbero da menzionare le rosse pareti de Le Café De Nuit che Van Gogh dipinse nel 1888, anno già avanzato per la sua breve ma intensissima carriera, che si inserisce proprio nel discorso bergmaniano di una ossessiva e ineludibile concatenazione fra instabilità psichica e repressione della e nella carne.

Per le ambientazione e le atmosfere invece chiamerei in causa il densissimo pittore danese Carl Vilhelm Holsoe e la sua connazionale e coeva [stesso anno di morte, il 1935] pittrice Anna Ancher punto cardine della cosidetta Scuola di Skagen.

Sussurri E Grida è tutto ciò ed è molto altro ancora, ma l’infinita limitatezza della parola non può e non deve ostacolare la nostra percezione. E di fronte a quest’opera, si percepisca!

Danilo Cardone

Fonte: Cinefobie

Ochate, città segreta o borgo maledetto

Borgo maledetto ma anche luogo di contatto tra la Terra e le civiltà aliene. Ad Ochate è successo di tutto: Ufo, suicidi e sparizioni …

Ochate, che in italiano significa “Porta segreta”, è un piccolissimo villaggio abbandonato situato nel Condado de Treviño, un comune spagnolo della comunità autonoma di Castiglia e León. E’ davvero poco distante da noi, eppure sembra lontano anni luce dal resto del mondo: qui si sono verificati presunti fenomeni paranormali e apparizioni decisamente insolite. Molti concordano: la città sembra essere la terra di contatto tra genere umano e civiltà aliene in ragione degli eventi che si manifestarono in questo luogo.

Questa località non è raggiungibile in automobile. Per arrivare è necessario percorrere a piedi un tratto di strada non asfaltata e occorre farsi guidare dalla sua torre cittadina, una delle poche costruzioni non in rovina. Tutto il resto sono cumuli di macerie, mura crollate, case senza tetti. Poco distante è anche presente una necropoli medievale, con tombe scavate nella roccia. Ad aver causato l’abbandono della città furono le misteriose epidemie che qui si sono verificate nel corso del XIX secolo.

La leggenda dei fenomeni paranormali ebbe inizio negli anni ottanta, a causa di un articolo pubblicato dal giornale Mundo Desconocido intitolato Luces en la puerta secreta. In quel periodo comparve, per la prima volta nella zona, un UFO. Molti esperti obiettarono che la foto fosse un falso clamoroso, ma la stessa Universidad de Bilbao non poté dimostrare con certezza la falsità dell’immagine.

La stampa spagnola si è occupata spesso di Ochate, ed ha raccontato di tutta una serie di accadimenti davvero impressionanti e succedutesi nella piccola città. Epidemie selettive, morti improvvise, sparizioni misteriose di uomini e animali, luci e suoni di origine sconosciuta. Nel 1947 si tramanda che un uomo notò una luce nella notte: era un medaglione di materiale ignoto, raffigurante la Vergine Maria. E poi arrivò la grande foto del 1981 che tal Prudencio Muguruza scattò e che fece il giro del mondo.

Nel 1987 due compagnie dell’esercito, mentre qui si addestravano, si trovarono improvvisamente immersi in un banco di nebbia che si abbattè su di esse isolandole. Pochi mesi dopo un uomo raccontò di due creature alte quasi tre metri che si aggiravano per il borgo. Per non parlare del suicidio dell’investigatore privatoossessionato dai misteri di Ochate, avvenuto proprio in quel periodo. Fandonie o verità? Non spetta a noi dirlo, ma una passeggiata per le sue vie potrebbe risolvere l’arcano. O avete paura?

Francesco Salvatore Cagnazzo – Nexta

Fonte: Libero Viaggi

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“La Ragazza di Camden” di Salvatore D’antona, Demian Edizioni

La Ragazza di Camden Salvatore D’antona, pp. 152, € 13,00, 2011 – Isbn 978-88-95396-48-4

David Shop è un vecchio cuoco che ha un banco di sandwich nel mercato di Camden Town. Una sera viene chiamato dalla polizia per riconoscere il cadavere di una donna con la mano mozzata. David riconosce la donna e decide di raccontare una storia, questa storia. Lo fa perché è custode di un segreto appreso una sera a cena proprio dalla donna assassinata. E’ il segreto di una vita vissuta pericolosamente in uno stato di semi incoscienza. E’ il segreto di un altro omicidio che ha segnato per sempre la vita di un’altra donna.
David spera che lasciando queste pagine qualcuno possa leggerle e capire cosa è successo. Lo fa per rispetto alla memoria e per amore di una verità che non ha avuto il coraggio di rivelare quando avrebbe dovuto.
Questa è la storia di Miss Hugs, la signora degli abbracci, e di Bea, la poetessa di Monteriggioni.
Questa è la storia di tutti coloro che conservano un segreto e sentono crescere dentro il rimpianto di una verità.
Questa è la storia di tutti coloro che attraverso il racconto della propria vita e ascoltando le storie degli altri giungono al perdono verso se stessi e verso gli altri.

SALVATORE D’ANTONA è nato a Napoli nel 1965.

Ha pubblicato L’incanto di nuvola pannaCome un arancio amaro eSantinillo. La tenacia di un successo, tutti con questa casa editrice.

Fonte: Demian Edizioni


Giappone, possibile eventuale rischio sismico

Il Giappone si sa che è una terra in cui il rischio sismico è il più alto al mondo, ma una ricerca pubblicata sulla rivista ‘Science’, asserisce che è in agguato il rischio di un altro fortissimo terremoto. I dati provengono da alcune analisi che sono state condotte sulle caratteristiche del terremoto verificatosi l’11 marzo che ha avuto una magnitudo di 9.0 Richter e causato lo tsunami che ha raso al suolo un’intera città. Uno dei ricercatori che ha partecipato alle analisi, Mark Simons del California Institute of Technology, avrebbe ricostruito i movimenti della crosta terrestre che sono stati provocati dal terremoto di marzo, attraverso i dati forniti dal GPS e li ha confrontati con quelli derivati dai grandi terremoti che si sono verificati negli anni passati. Secondo Simons e gli altri ricercatori, il terremoto che ha colpito il Giappone è stato più forte di quanto ci si potesse mai aspettare poiché lo scivolamento delle placche sembrava aver accumulato una quantità di energia modesta rispetto a quella invece sprigionata. Nel sud dello stato nipponico, affermano i ricercatori, pare che vi sia una zona più attiva sismicamente, che sarebbe capace di sviluppare un terremoto di violenza inaudita, infatti i loro studi si stanno concentrando proprio in quell’area dove sussiste la faglia attiva di Tohoko sulla quale potrebbe essersi trasferito lo strss generato dalla rottura avvenuta nella parte nord, ossia a Sendai. Simons teme che in quel punto possa verificarsi un terremoto forse anche più forte e soprattutto il timore è quello che possa avere l’epicentro localizzato in mare, ciò comporterebbe il generarsi di uno tsunami talmente devastante da non essersi mai registrato prima. Tale preoccupazione è derivata anche dal fatto che i rilevamenti emersi dal terremoto dell’11 marzo, hanno fatto registrare uno spostamento della crosta terrestre di 4 volte superiore a quello pronosticato. La ricerca viene completata nel suo quadro generale anche dai rilevamenti fatti dalla Satoshi Ide dell’Università di Tokio che ha ricostruito un modello di rottura provocata da movimenti derivanti da posizioni opposte, come nord-sud, per l’appunto, la quale genererebbe un meccanismo collegato anche al generamento di tsunami che rende un esito poco confortante in quanto i terremoti precedenti potrebbero essere l’avvertimento di un sisma capace di generare un’onda eccezionale.

Carla Liberatore

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Bellaria Film Festival, il programma della 29ma Edizione – (2- 5 giugno 2011)

La 29a edizione del BFF si svolgerà dal 2 al 5 giugno 2011 e sarà diretta per la prima volta dal regista e autore Fabio Toncelli.

Il filo conduttore di questa edizione sarà il documentario in tutte le sue articolazioni e tecniche, Dalla Radio al 3D, un percorso che abbraccerà tutte le sezioni del Festival: dai radiodocumentari della sezione Radiodoc arriveremo ai seiworkshop del BellariaDocLab, tenuti da esperti del settore, che descrivono le nuovissime tecnologie di ripresa e l’uso del 3D. Il BFF ospiterà  l’anteprima per il pubblico del primo documentario italiano in 3D, Foibe di Roberto Olla, prodotto dalla Rai, un’appassionata e dolorosa testimonianza dell’orrore dello sterminio di massa nelle foibe del Carso durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ereditando le formule delle edizioni precedenti, le sezioni competitive saranno quest’anno due:Concorso Italia Doc, per cui sono stati selezionati dodici lavori – comitato di selezione ha dovuto scegliere fra centinaia – fra di essi ci sono diversi inediti ma non solo. Questo perché è stata eliminata la pregiudiziale dell’anteprima sulla base di una scelta precisa: voler fornire agli autori una possibilità in più di presentare un ottimo prodotto e non di intralciarne la diffusione. Non sono stati neanche posti limiti di genere e il risultato è una panoramica del documentario italiano in tutte le sue sfaccettature.

La giuria composta da: Giulio Scarpati, Alberto Crespi, Bernardo Iovene, Etra Palazzi e Gianfranco Pannone assegnerà il premio al miglior film, pari a 5000 euro. La menzione speciale Casa Rossa verrà assegnata invece da un gruppo di studenti del DAMS di Bologna insieme a Paolo Angelini.

Il Concorso Crossmedia doc è dedicato ai documentari che utilizzano una pluralità di piattaforme espressive, ovvero tutte le nuove forme di filmmaking con particolare attenzione ai media digitali. In palio un premio di 2000 euro assegnati da una giuria di professionisti del settore e una menzione di merito.

Con la rassegna Panorama Internazionale si vuole dare la possibilità al pubblico del BFF di assistere a sei fra i più bei documentari stranieri dell’ultimo periodo, provenienti da USA, Svezia, Israele, Regno Unito, Danimarca e Corea.

Film imperdibili, alcuni dei quali candidati agli Academy Awards che, nonostante i prestigiosi riconoscimenti, non sono mai arrivati nelle sale italiane. Ci appassioneremo insieme al destino dell’indecifrabile autista e guardia del corpo di Bin Laden in The Oath, all’incredibile costruzione di un sito definitivo dove depositare scorie nucleari in Finlandia in Into Eternity, all’indagine sulla vera identità del più famoso graffitaro del mondo in Exit Through the Gift Shop e alla vita dei disperati che ogni giorno demoliscono i relitti di immense navi arenate sulle secche del Bangladesh inIron Crows. In programma anche l’anteprima italiana di Love During Wartime di Gabriella Bier, accolto benissimo al Tribeca Film Festival solo poche settimane fa, sulla osteggiata e appassionata storia d’amore fra una ballerina ebrea  israeliana e un artista palestinese musulmano.

Radiodoc è una rassegna di audio documentari realizzata con la collaborazione di Radio3 e di Audiodoc a cura di Elisabetta Parisi.

Ascolteremo tre programmi di radio documentari, “Il microfono leggero”, a cura di Audiodoc, “Il microfono del mondo” con Annamaria Giordano, conduttrice di Radio3Mondo e “Il microfono e l’autore” condotto da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, dove verranno proposti radio documentari di scrittori e/o attori: Giosuè Calaciura, Gianpiero Rigosi, Ascanio Celestini, Ciprì e Maresco, e Fabio Geda.

E ancora alla radio è legata l’apertura del festival con la diretta dal Cinema Astra, nelle mattine del 2 e del 3 giugno, della trasmissione radiofonica più ascoltata e popolare d’Italia: Il Ruggito del Coniglio, condotta da Marco Presta ed Antonello Dose che ogni mattina, da sedici anni, documentano gli umori e il quotidiano degli italiani “normali”… cioè noi. E proprio per festeggiare con leggerezza questa presenza è stato ideato insieme agli autori del programma Cortoconiglio, un concorso fra i brevi video documentari recapitati alla redazione de Il Ruggito sul tema “La prima ora dopo il risveglio”. All’autore del documentario più divertente sarà assegnata una targa offerta dal BFF.

Ritorna la rassegna Le opere e i giorni dedicata al documentario storico, che vede quest’anno, come è doveroso nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, la partecipazione di due film dedicati al Risorgimento: Ma che storia… di Gianfranco Pannone e Concerto italiano di Italo Moscati.

Per la sezione Buon Compleanno, dedicata ai film che hanno fatto la storia del cinema italiano, il BFF celebra Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta, di cui quest’anno ricorrono i cinquant’anni dall’uscita e dalla premiazione, al festival di Venezia, come Migliore Opera Prima nel 1961. Un’opera che godremo nella copia restaurata dalla Cineteca del Comune di Bologna.

Durante gli incontri con gli autori: Michelangelo Frammartino ci racconterà come il suo documentario Le quattro volte sia diventato un successo internazionale e riceverà uno speciale riconoscimento da Cinemaitaliano.info.

Enrico Vaime porterà testimonianza della collaborazione con il suo amico Ennio Flaiano, prima della proiezione de Il meglio è passato il documentario dedicato a Flaiano di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi.

La D.E-R.-Documentaristi Emilia Romagna, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Regione, lancerà l’importante iniziativa Cibo per l’anima, con una serie di spot autoprodotti da documentaristi e videomaker sulla cultura intesa come risorsa fondamentale per il benessere dell’intera collettività e come settore produttivo cruciale nel nostro paese.

Tra i tanti ospiti del Bellaria Film Festival ci saranno: : Paolo Angelini, Sergio Basso, Maurizio Bracci, Giosuè Calaciura, Marzia Coronati, Andrea Cocco, Alberto Crespi, Steve Della Casa, Vittorio De Seta, Antonello Dose, Michelangelo Frammartino, Fabrizia Galvagno, Annamaria Giordano, Bernardo Iovene, Elise Melot, Italo Moscati, Enza Negroni, Roberto Olla, Etra Palazzi, Max Paiella, Gianfranco Pannone, Elisabetta Parisi, Gory Pianca, Marco Presta, Gianpiero Rigosi, Giancarlo Rolandi, Gianfranco Rosi, Giulio Scarpati, Marino Sinibaldi, Enrico Vaime, e tanti altri…

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