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Archive for May 13, 2011

Mortal Kombat – Legacy: Ep. 4 – Kitana & Mileena (Part 1)

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Ilian Rachov a colloquio con Marius Creati – tra arte e design di lusso

Torna il mirabile artista contemporaneo Ilian Rachov a parlare di se, in questo frangente dedicato, raccontando le sua varie collaborazioni con il mondo del design e, in modo più concentrato, della moda. Ilian Rachov, grande interprete dell’arte moderna, dall’impronta tipicamente rétro per i suoi meravigliosi dipinti dai quali riaffiorano tendenze e stili estrapolati da un glorioso passato artistico, ha lasciato il suo segno tangibile disegnando per alcuni anni i fantastici disegni e bozzetti che hanno contraddistinto la prestigiosa maison Versace. Elementi ispirati al Barocco, al Rococò e a una serie di stilemi artistici di varia natura, formattati accuratamente in un eclettismo tipico della grande casa di moda, in seguito perseguita anche in altri ambiti collaborativi…

Intervista a cura di  Marius Creati

M.C.: Ricordi l’esordio delle tue collaborazione con il mondo della moda? E’ stata una ricerca accurata dal principio oppure una casualità opportuna degli eventi?

Ilian Rachov: Ricordo bene la telefonata che ho ricevuto dall’ufficio stile di Versace. Pensando che si trattasse di uno scherzo, non gli ho dato peso e addirittura non sono andato all’appuntamento. Poi dopo la seconda telefonata il giorno dopo la data dell’appuntamento… mi sono reso conto che era vero… Certo mi sono sempre interessato della moda in generale. E una delle massime espressioni d’arte oggi.

M.C.: Il doversi confrontare con la praticità dei tempi e dei metodi del design ha mai suscitato in te paure intrinseche?

Ilian Rachov: Non ho mai avuto nessuna pressione da parte di Versace ne riguardo i tempi di consegna dei disegni, ne riguardo il tema dei disegni o delle collezioni. Mi hanno sempre lasciato piena libertà di creare quello che mi piaceva di più anche quando certi disegni erano diversi dallo stile Versace in generale.

M.C.: E’ possibile che possa sussistere, secondo te, un valido riscontro tra l’arte pittorica e la fashion art? Esistono parametri di condivisione tra le due parti?

Ilian Rachov: Certo, l’Alta Moda si é sempre ispirata all’Alta Arte. Basta vedere le creazioni dei grandi stilisti dal mito Gianni Versace a John Galliano o altri stilisti dei nostri tempi. Dalle semplici stampe di opere d’arte sui tessuti fino a abiti che sembrano delle sculture contemporanee. La Moda è sempre stata incollata all’Arte. Anche nei secoli passati il modo di vestire è stato molto influenzato e anche ha influenzato l’Arte.

M.C.: Quali emozioni ha scaturito l’essere parte integrante della Maison Versace durante gli anni delle tue varie prestazioni stilistiche?

Ilian Rachov: Creare per Versace è stato un sogno per me. Oltre che io stesso ero un grandissimo fan di Gianni Versace, il fatto che creando una cosa sai che poi sarà vista dal mondo intero e che sarà indossata da persone come Elton John, Madonna, Christina Aguilera oppure Jennifer Lopez… ispira molto, sai? Ancora trovo online foto di grandi star che magari hanno avvolto intorno al loro collo un foulard che ho disegnato io. Oppure andando in giro per il mondo vedo in qualche albergo dei tessuti o dei cuscini o ad essa Las Vegas addirittura dei tappeti di Versace che ho creato io stesso con la mia mano nel mio piccolo studio a Torino. Questo mi fa sempre effetto.

M.C.: Hai un ricordo vivo del grande couturier Gianni Versace?

Ilian Rachov: Personalmente non ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere di persona Gianni Versace. Sono arrivato dopo, penso nel momento giusto per dare un tocco molto simile al suo per le collezioni casa in un momento quando le sue idee stavano scomparendo… come purtroppo sta accadendo anche con le nuove collezioni della Versace Home.

M.C.: Come riesci a tradurre il tuo stile pittorico in un dettaglio puramente stilizzato?

Ilian Rachov: Io nasco come un pittore che ha cominciato la sua attività artistica dipingendo icone bizantine, un’arte molto decorativa e poco pittorica. Dopo, evolvendo, ho cominciato a diventare più pittore in senso stretto. Creare elementi decorativi per le stampe di Versace per me è stato come ritornare un po’ indietro nel tempo utilizzando però tutta la qualità e la conoscenza nella storia dell’Arte acquisita durante gli anni passati nei musei italiani e non solo. Praticamente ho applicato la mia arte decorativa e il mio senso maniacale nei dettagli, cosa tipica degli artisti iconografi, con la mia grande passione per l’arte barocca unendo tutte e due le cose con lo stile rock and punk che li rende più contemporanei. Ed è questo lo stile che è piaciuto a Versace.

M.C.: Come hai vissuto il porre in discussione l’arte pittorica ridimensionata in un elemento tipicamente alla moda? E’ possibile definirlo un “traguardo emblematico” per la tua crescita professionale?

Ilian Rachov: Si, il mio lavoro nel campo della Moda e del design è sicuramente un traguardo emblematico per la mia crescita come artista. Ha liberato in me molte cose e sono felice di averlo fatto e di continuare a farlo anche adesso con le cose che creo per me stesso.

M.C.: Come si é evoluto il tuo percorso stilistico dopo la rimarchevole parentesi ambientata in casa Versace?

Ilian Rachov: Ho imparato moltissimo creando per Versace. Ho fatto delle ricerche nel campo del design, della moda, della ornamentazione che per conto mio non avrei avuto ne il tempo ne la voglia di fare. Sicuramente questo ha lasciato un segno nella mia evoluzione stilistica e anche culturale.

M.C.: Esiste oggi un Ilian Rachov ampiamente impegnato anche nel design di stile?

Ilian Rachov:  Ha ha ha… L’Ilian di oggi cerca piuttosto di rimanere Ilian.. .anche se certe volte questo non gli conviene… Io sono un artista, qualcuno mi ha dato una dote, forse me la sono meritata, oppure mi è stata data in prestito o in comodato d’uso. Dire che sono pienamente impegnato con il design e molto presuntuoso. Sono pienamente occupato con la mia crescita come artista e il design e lo stile ne fanno parte integrale dell’essere tale. Trovo limitanti le definizioni come stilista, designer, pittore, scultore, ecc. L’arte ha molti modi per esprimersi, non è detto che se uno fa lo stilista non possa essere scultore o pittore. Basta vedere alcuni dei grandi stilisti che sono anche bravissimi pittori o cantanti e viceversa.

M.C.: La pittura rimane pur sempre il tuo “cavallo di battaglia”?

Ilian Rachov: La pittura per adesso è il mio cavallo di battaglia per vari motivi della mia esistenza fin ora. Non è stato un mio sogno dall’infanzia fare il pittore anche se sono felicissimo di farlo. Però dicono che i sogni ogni tanto si avverano… Chissà cosa ci riserva il futuro??

Versi di Yves Bonnefoy

“Il chantera longtemps s’ éloignant dans les branches, l’ombre viendra lever le bornes de son cri”.

“Egli canterà a lungo allontanandosi tra i rami, l’ombra solleverà i limiti del suo grido”

“L’uomo che inventò se stesso. Vita e commedia di Giacomo Casanova” di Emilio Ravel, La Lepre Edizioni

L’uomo che inventò se stesso. Vita e commedia di Giacomo Casanova

ISBN:
978-88-96052-29-7
Pagine:
348

Seduttore e libertino impenitente, spia, millantatore, giocatore dissoluto, massone, mago, avventuriero, filosofo, raffinato ed enciclopedico scrittore. Chi era veramente Giacomo Casanova? Emilio Ravel traccia un inedito e brillante ritratto del gentiluomo veneziano ispirandosi alle monumentali Memorie filtrate da un’accurata documentazione. Apprendiamo così che la forza, l’inventiva, lo spirito avventuroso, il gusto del rischio del sedicente “Cavaliere di Seingalt” provenivano da un profondo senso di inferiorità che lo perseguitò fin dalla nascita.

Figlio di una bellissima commediante e di un povero ballerino che non poteva impedire ai patrizi veneziani di aver libero accesso a camerino e camera da letto della moglie, Casanova si convinse di essere il figlio illegittimo del nobile Michele Grimani.
Si affidò allora a fantasia, coraggio e spregiudicatezza per “inventarsi” ogni giorno la sua vita, eccezionale nelle vittorie come nelle sconfitte, una vita segnata da improvvise ascese ai vertici della società del tempo e da altrettante cadute: duelli d’onore si sono alternati a imbrogli volgari, gesti nobilissimi ad azioni infami, come il libello denigratorio contro la famiglia Grimani che gli fruttò il secondo e definitivo esilio da Venezia.
Giacomo Casanova visse la sua vita come un gioco, sfidando i nobili per sentirsi loro pari, tentando di dominare il prossimo con oracoli e cerimonie misteriche, osando anche l’impossibile.
Sedusse centosedici donne ma, a differenza di Don Giovanni, si innamorò un poco di ognuna di loro: sentendosi orfano e disprezzato, cercò rifugio non solo nell’altro sesso ma anche in un simulacro di padre, nobile e generoso e in grado di proteggerlo. Finì i suoi giorni ospite di un mecenate nel castello di Dux dove, deriso e insolentito dai servi, trovò comunque la forza di scrivere quelle Memorie che lo avrebbero reso immortale.

Fonte: La Lepre Edizioni

“Seta nera” di Rafael Dezcallar, FBE Edizioni

SETA NERA

Autore: Rafael Dezcallar

Collana: La Bicicletta

Pagine: 352

Formato: 210×140

Traduzione: Fabio Badin

Prezzo: 16,00 €

ISBN: 9788863980325

In breve:

UN MONDO DI SPIE, CORRUZIONE E DENARO DOVE NULLA è CIò CHE SEMBRA E L’UNICA LEGGE è QUELLA DEL PIù FORTE

Approfondimenti:

n un lussuoso negozio di Bruxelless viene assassinato un antiquario e trafugato un prezioso tappeto originario del Nagorno-Karabakh. La pista dell’omicidio porta alla città di Baku, capitale dell’Azerbaigian, punto nevralgico per i traffici internazionali di gas e petrolio dal Mar Caspio. A Baku, l’intrigo coinvolge le compagnie petrolifere, le potenze mondiali e gli stati dell’Asia Centrale, tutti in competizione tra loro per il dominio sulla regione e il controllo dell’oro nero. In questo groviglio di interessi, influenze e guerre dormienti pronte al risveglio, il governo dittatoriale azero si mette alla ricerca dell’enigmatico tappeto rubato a Bruxelles, un pezzo unico che potrebbe riaccendere il focolaio nel Caucaso Una trama affascinante ed emozionante che si snoda tra gli scenari di guerra energetica e traffico di opere di antiquariato. Un intenso romanzo di suspance ambientato in una delle zone più esplosive del mondo, l’Azerbaigian, incrocio di culture e nido di spie posto sull’ultima riserva petrolifera del mondo. Questo territorio diventa ben presto lo scenario di una nuova febbre dell’oro nero, scatenatasi dopo la liberalizzazione del mercato da parte di un governo corrotto. Qesta eterogenea complessa realtà attrae irrimendiabilmente Juan, l’ingegnere spagnolo protagonista del romanzo, che presto rimarra sommerso nel mistero e nelle tentazioni di Baku, la capitale al centro del vespaio del Caucaso postsovietico.

Fonte: FBE Edizioni

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“The Town”, diretto da Ben Affleck, 2010

Nel mondo del cinema sempre più spesso si sta verificando, come alle origini, una mutevolezza di compiti e mestieri, infatti sempre più spesso attori diventano registi. Non solo! Ci sono casi di produttori che diventano attori e/o registi. Esperimenti, sperimentazioni artistiche, alcune vanno proprio male e l’artista perde fama e rispetto, viene ridicolizzato, altre volte invece ci troviamo a capolavori nei quali l’attore/regista riesce a dialogare con la sua organizzazione mentale.

“The Town” è una pellicola del 2010 che presenta proprio un attore, Ben Affleck (1972), che continua a cimentarsi anche nella regia non eludendo la possibilità di essere il protagonista del film. “The Town” è uscito nelle sale cinematografiche l’8 ottobre 2010 ed è stato presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2010 a Settembre.

La filmografia da attore di Ben Affleck consta di ben 38 film, la sua prima comparsa è stata nel 1992 in un celebre telefilm americano “Buffy – L’ammazza Vampiri”, inizia da subito a lavorare con l’irriverente regista Kevin Smith. La prima collaborazione sarà nel 1995 con il film “Generazione X”, segue nel 1997 “In cerca di Amy”, nel 1999 “Dogma”, nel 2001 “Jay & Silent Bob…fermate Hollywood!”. Come regista ha esordito nel 1993 con il cortometraggio “I Killed My Lesbian Wife, Hung Her on a Meat Hook, and Now I Have a Three-Picture Deal at Disney”, segue nel 2007 il film “Gone Baby Gone”, e nel 2008 il corto “Gimme Shelter”.

“The Town” è ambientato a Boston in uno dei quartieri più malfamati della città, Charlestown. Protagonisti della pellicola sono quattro amici, quattro ladri professionisti totalmente opposti di carattere ma funzionali al loro “mestiere”. Sono però soltanto due componenti del gruppetto che preparano i colpi e hanno rapporti con il “Fioraio”, il boss della zona. Doug MacCray (interpretato da Ben Affleck) è la cosiddetta mente del gruppo, il Fioraio stima il ragazzo per la sua vita pacata e rispettosa. Ben è rimasto orfano di madre quando aveva sei anni, ha vissuto con il padre, un padre ovviamente che vivendo a Charlestwon non poteva far che il malvivente.

Doug per tutta l’adolescenza è stato fuori dai guai cercando di vivere una realtà diversa da quella dei suoi vicini, ma l’esistenza è ambigua e non semplice per chi si ritrova senza madre e con un padre in prigione a vita. Così anche Doug cede, ma cede con classe, con le sue regole, senza violenza, deve rubare, deve ingannare per un futuro migliore, un futuro lontano da quel quartiere che gli ha sempre rubato il sangue dalle vene. Il migliore amico di Doug è Jem (interpretato da Jeremy Renner), sono amici di vecchia data. Jem ha scontato nove anni di carcere per omicidio, ha ucciso per salvare l’amico da morte certa e per questo motivo Doug si sente in debito verso Jem.

“The Town” inizia proprio con una rapina in banca. I quattro portano una maschera sul viso e sono organizzati sino al dettaglio, sanno ogni particolare della struttura e del tempo che occorre. Avviene l’impensabile. Doug s’innamora a prima vista della direttrice della banca, Claire Keesey (interpretata da Rebecca Hall) che viene presa in ostaggio da Jem come garanzia di fuga. Una storia d’amore segnata dal trauma della donna e dai sensi di colpa per le menzogne alle quali Doug è costretto a sottostare. L’unico pensiero di Doug è cambiare vita e poter esternare il suo vero essere.

Nel cast: Ben Affleck, Rebecca Hall, Chris Cooper, Jeremy Renner, Blake Lively, Jon Hamm, Ed O’Keefe, Slaine, Nicholas Cairis, Michael Yebba, Pete Postlethwaite, Brian Scannell, Mark Berglund, Titus Welliver, Corena Chase, Dennis McLaughlin, Owen Burke, Kerri Dunbar.

Fonte: Oubliettemagazine

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Pannelli fotovoltaici e la radiazione ultravioletta

Pannelli fotovoltaici, conosciuti più comunemente come pannelli solari, sono un buon motivo per dire “no” al nucleare! Perchè? Semplice, grazie all’effetto fotovoltaico, essi sono in grado di convertire l’energia solare in energia elettrica ed alimentare qualsiasi tipo di struttura: meccanica, elettronica ed edile (evitando dunque catastrofi o costi inutili). In questi giorni e direttamente dal Texas, ci è arrivata la conferma che un gruppo di ricercatori afferenti alla “Rice University” ha progettato un sistema in grado di sfruttare, oltre alla luce visibile, anche la luce ultravioletta! In questo articolo spiegheremo come e approfondiremo questa “validissima” energia alternativa e rinnovabile!

L’effetto fotovoltaico

Se ti stai chiedendo il perchè questo modulo costituito da silicio (materiale semiconduttore) sia in grado di acquisire i raggi solari e convertirli in energia elettrica, la risposta è dovuta all’effetto fotovoltaico. Tale effetto è infatti capace di far assorbire agli elettroni presenti sul materiale semiconduttore un certo numero di fotoni, che a loro volta portano gli stessi elettroni ad un livello energetico superiore, producendo energia elettrica. La luce solare si distingue in due diversi tipi: visibile (con una lunghezza d’onda che oscilla tra 400 e 700 nanometri) e ultravioletta, detta anche infrarossa (con una lunghezza d’onda che oscilla tra 320 e 400 nanometri). Nonostante sulla terra ne arrivi in grandissime quantità (più di un terzo dell’energai solare totale), la luce ultravioletta è per adesso inafferrabile da parte del silicio poichè non vi sono interazioni intermolecolari tra il semiconduttore e la radiazione.

Un nanometro (nm) corrisponde a 10-9 metri, vale a dire un miliardesimo di metro

Le antenne fotodiode

Ieri sono state rese note da un gruppo di ricercatori le possibilità di poter sfruttare la radiazione ultravioletta attraverso delle antenne nanometriche, cioè di una lunghezza compresa tra i 110 e 158 nanometri, posizionate sulla superficie del materiale semiconduttore (non è ancora stato confermato se si tratti di silicio o di un altro materiale plastico appositamente costruito).  Queste antenne si comportano come dei normali fotodiodi: componenti elettronici capaci di riconoscere una lunghezza d’onda e succesivamente trasformarla in una corrente di elettroni che a loro volta generano energia elettrica. Acquisendo così entrambe le radiazioni provenienti dal sole, questo nuovo sistema fotovoltaico ci garantirà una maggiore quantità di energia elettrica. Infatti un normale impianto fotovoltaico costituito da 8 metri quadri di pannelli produce 1,181 kW/h annuali di corrente lettrica. Ciò significa che grazie a questa nuova tecnologia il risultato finale raddoppierà (come minimo).

Costi ed efficienza

Il costo per la realizzazione di un impianto di medie dimensioni è di 6.500 euro circa; per quanto riguarda la manutenzione, dipende dall’azienda che si è occupata dell’installazione, si parla però di cifre medio basse. L’ efficienza è dipendente da moltissimi fattori a cominciare dalla tua posizione geografica; i valori della radiazione solare registrata a Milano (1372,4 kWh/m2 all’anno) è inferiore a quella registrata a Catania (1936,7 kWh/m2 all’anno). Chiaramente le condizioni atmosferiche sono determinanti per l’acquisizione di energia solare. In condizioni standard, insolazione pari a 1000 W/m2 e temperatura di 25° C,  l’efficienza dei pannelli fotovoltaici oscilla tra 10-12,5%. Inoltre occorre che i pannelli siano posizionati a sud per ricevere un’irraggiamento solare maggiore e l’inclinazione rispetto al suolo di 30° circa. Gli impianti hanno una durata di circa 25-30 anni.

Prospettive per il futuro

Nel perido compreso tra il 31 Maggio 2011 e Dicembre 2016, attraverso un decreto ministeriale firmato lo scorso 5 Maggio dal ministro Prestigiacomo, sono previsti incentivi per gli impianti fotovoltaici per un totale di 580 milioni al fine di produrre complessivamente una potenza di 2690 MW. Riguardo ai piccoli impianti, non vi sono limiti di incentivi di costo annuo; tuttavia è prevista una riduzione della tariffa da Giugno 2011 e per tutto il 2012. Il costo totale degli incentivi tra il 2013 ed il 2016 ammonta a circa 1,361 milardi di euro con l’obiettivo di potenza di 9770 MW. Inoltre, per gli impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell’energia, sono previsti alcuni premi: in questo caso dovrai disporre di un attestato di certificazioneenergetica dell’edificio su cui è stato installato l’impianto.

Ci sono inoltre altri tipi di vantaggi:

  • 5% per i pannelli fotovoltaici installati in zone industriali;
  • 5% per i piccoli impianti installatii da comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti;
  • 5% per impianti utilizzanti il 60% di prodotti Europei;
  • 5 centesimi di euro/kWh per gli impianti installati in sostituzione di coperture in eternit o di amianto.

L’incentivo sarà usufruibile dal momento in cui l’impianto sarà in fuzione. Se il gestore di rete ritarda l’allacciamento dell’impianto alla rete, sforando i tempi previsti dalla delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Arg/elt 99/08 e facendo perdere il diritto a una determinata tariffa incentivante, il proprietario dell’impianto riceverà un indennizzo ai sensi della delibera Arg/elt 181/10.

Conclusioni

Nonostante la poca distanza al referendum del 12 e 13 Giugno 2011, non sappiamo se sarà presente anche il quesito sul nucleare;  tuttavia è importante riflettere su quanto sia fondamentale investire sulla scienza e la tecnologia al fine di ottenere l’energia meno dannosa per il nostro pianeta. Spessso, parlando con le altre persone, ho l’impressione che si badi di più al lato estetico e non a quello pratico, che riguarda la tutela dell’ambiente e del territorio. In realtà, i tetti degli edifici coperti di pannelli fotovoltaici sembrano più moderni degli altri!

Fonte: Skimbu

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“Sabya Beach Guide” di Paolo Facini, FBE Edizioni

SABYA BEACH GUIDE 

Autore: Paolo Facini

Collana: La Locomotiva

Pagine: 216

Formato: 12x17cm

Prezzo: 12,50 €

ISBN: 978888160572

In breve:

La guida alle spiagge italiane che fanno tendenza… con oltre 200 spiagge esclusive…

Approfondimenti:

Questa guida, che comprende per ogni regione i luoghi che ci sono sembrati maggiormente meritevoli di segnalazione, è un veloce e utile strumento per chi è continuamente alla ricerca delle situazioni più cool e per chi fa della spiaggia e della moda il motivo ispiratore per apparire easy e appealing allo stesso tempo. Non più le spiagge attrezzate di un tempo, ma location poliedriche e multifunzionali, veri e propri beach club capaci di trasformarsi nell’arco della stessa giornata in solarium, palestra, beauty center, ma anche in bar, ristorante o discoteca. Punti di ritrovo da vivere dalla mattina alla notte, fino a quando la spiaggia diventa il contesto ideale per un aperitivo, una festa sotto le stelle, un drink al chiringuito o per una nuova conoscenza.

Fonte: FBE Edizioni

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MIA – Milan Image Art Fair

Tutto è ormai pronto al “Superstudio Più” di via Tortona 27 a Milano per la 1^ edizione della Fiera dedicata alla fotografia e alla video arte, ovvero MIA, acronimo di Milan Image Art Fair
Ideata dal collezionista Fabio Castelli, si distingue dal consueto mondo fieristico per la concezione innovativa di prevedere un singolo artista per ogni location espositiva e di concepire un catalogo in modo del tutto personale e appartenente ad ogni visitatore. In sostanza in ogni stand si potrà ricevere il mini-catalogo del performer, in modo che al termine della visita, ognuno di noi avrà raccolto e “collezionato” solo ciò di cui è realmente interessato, “realizzando” il proprio book.
Un comitato scientifico composto da curatori, giornalisti e critici d’arte hanno selezionato le opere fotografiche e video, organizzando una vasta gamma di eventi collaterali, tra cui convegni, workshop tematici e incontri con collezionisti e maestri del settore.
Tra gli espositori, Studio Marconi ’65 presenterà due serie di fotografie del grande maestro dadaista Man Ray, mentre a suscitare scalpore saranno le immagini dissacranti di Andres Serrano, fotografo statunitense, noto per utilizzare in molte sue riproduzioni liquidi corporei, come il sangue e il latte materno. Oppure il nostro occhio verrà ingannato da uno dei maestri della finzione, il russo Alexej Tchernyj, capace con i suoi video di confonderci e di sorprenderci.
Segnalo venerdì 13 dalle ore 14.30 alle 15.30 incontro-dibattito con lo storico dell’arte e volto conosciuto della televisione Philippe Daverio, mentre sabato 14 dalle ore 15 alle 17 ci sarà una tavola rotonda sul collezionismo fotografico, alla quale parteciperà anche il direttore artistico di MIA, Fabio Castelli.
194 artisti provenienti da oltre 20 paesi; creatività, innovazione, testimonianza storica, provocazione, sono solo alcuni dei motivi per visitare questa prima Fiera della fotografia.
MIA – Milan Image Art Fair c/o Superstudio Più, via Tortona 27 Milano

Date e orari di apertura al pubblico
venerdì 13 e sabato 14 maggio 11.00 – 22.00
domenica 15 maggio 11.00 – 20.00
http://www.miafair.it

Fonte: Noisymag

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Spazio FMG per l’Architettura, Italia per Interni – Architetture del gusto

ITALIA PER INTERNI ARCHITETTURE DEL GUSTO

 Park Associati; Vudafieri Saverino Partners; rgastudio

A CURA DI

LUCA MOLINARI e SIMONA GALATEO

SPAZIOFMGPERL’ARCHITETTURA

VIA BERGOGNONE 27 MILANO

12 maggio -10 giugno

Martedì-Venerdì – h. 14.00-19.00

INGRESSO LIBERO

 In occasione della Milano Food Week, la settimana dedicata alle eccellenze del gusto e dell’arte di stare a tavola, Spazio FMG per l’architettura, la galleria di Iris Ceramica e FMG Fabbrica Marmi e Graniti, ospita dal 12 maggio al 10 giugno ITALIA PER INTERNI – Architetture del gusto, a cura di Luca Molinari e Simona Galateo. “Per questa mostra abbiamo selezionato tre progetti di ristoranti che si distinguono per caratteristiche, atmosfere, dimensioni e sguardi decisamente inediti: THE CUBE, firmato da Park Associati per Electrolux, è un avveniristico padiglione itinerante che fino al 3 luglio si staglia sull’arco del Parc du Cinquantenaire di Bruxelles;Zur Kaiserkron di Vudafieri Saverino Partners, è invece un esempio di ristrutturazione di un palazzo storico a Bolzano che fa rivivere gli sfarzi della corte imperiale austriaca. Infine Ratanà, realizzato da rgastudio a Milano nel quartiere di Porta Nuova, sposa la natura industriale di un edificio anni venti con lo slancio contemporaneo dell’architettura circostante”  spiegano Luca Molinari e Simona Galateo.

“ITALIA PER INTERNI – Architetture del gusto è la prima mostra che il nostro Spazio dedicata a progetti di  interior design. Gli studi ospiti presentano infatti tre esempi di come l’architettura italiana possa esprimersi nella sua forma più alta anche rispetto alla progettazione di interni. Una sfida che anche Iris Ceramica raccoglie da 50 anni attraverso il suo impegno nella ricerca, nel rispetto dell’ambiente e dal 2007 anche nella divulgazione della cultura architettonica attraverso SpazioFMGperl’Architettura” commenta l’AD del gruppo IRIS Ceramica Graziano Verdi.

I PROGETTI

The CUBE è il ristorante itinerante voluto da Electrolux. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’agenzia di eventi Absolute Blue di Bruxelles, responsabile dell’ideazione e organizzazione, lo studio Park Associati, che ha curato la progettazione architettonica e d’interni, e lo Studio FM di Milano che ha disegnato il logo e la texture design del padiglione. THE CUBE è un padiglione mobile dal grande impatto visivo pensato per essere posto in scenografiche location europee. Inaugurato il 1 aprile sull’arco del Parc du Cinquantenaire nei pressi della sede della Comunità Europea a Bruxelles, è composto da un vasto open space con cucina a vista e un unico grande tavolo in grado di scomparire alzandosi verso il soffitto a formare un’area lounge per il dopocena. Nella cucina ipertecnologica si alterneranno con spettacoli di show cooking chef stellati di fama internazionale. La struttura è concepita come un modulo di 140 mq che si può adattare ad ogni situazione climatica, anche le più estreme, esprimendo sempre il massimo confort abitativo nel più alto valore estetico e materico. Per le pavimentazioni Park Associati ha scelto le lastre Black Intensity della collezione ROADS di FMG Fabbrica Marmi e Graniti che interpretano perfettamente lo spirito nomade del progetto e dialogano con gli spazi delineando nuovi percorsi sensoriali.

La raffinata ristrutturazione del ristorante Zur Kaiserkron a Bolzano realizzata dallo studio Vudafieri Saverino Partners è un esempio di come la cura e il confronto dialettico con l’esistente diventano parte integrante del progetto. L’elegante restyling è infatti mirato a conservare l’atmosfera mitteleuropea di Palais Pock, l’edificio storico che ospita il ristorante. Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino hanno saputo intervenire nel pieno rispetto dello stile barocco con arredi su misura che dialogano con il soffitto affrescato e i lampadari in ferro battuto, le pareti imbottite e specchi con divanetti d’epoca; in una paziente ricerca di equilibrio tra la pre-esistenza storica e la necessità dell’essere contemporanei. Un lavoro di ristrutturazione importante dato il grande valore storico del palazzo un tempo frequentato dall’imperatore austriaco; lo stesso ristorante Zur Kaiserkron, che in tedesco significa alla corona del re, rappresenta un punto di riferimento per la città.

rgastudio ha saputo mettere a punto un progetto che dialoga con la struttura storica dell’edificio e lo slancio contemporaneo e in piena evoluzione dell’architettura circostante. Il ristorante Ratanà situato in una palazzina dei primi anni del Novecento di Milano al centro dell’area di Porta Nuova, nasce dalla volontà di conservare l’antica vocazione industriale del luogo, originariamente un magazzino ferroviario. I materiali utilizzati sono legati alla tradizione di un tempo mentre tutti gli elementi di arredo sono “costruiti” sul posto e su misura immaginando lo spazio come fosse una piccola officina/laboratorio.

 

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