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Melozzo da Forlí, un percorso tra scienza prospettica e bellezza

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Una bella sorpresa questa esposizione su un artista forlivese spesso poco considerato, ma il cui ruolo si rivela fondamentale, alla fine del Quattrocento centro-italiano, per lo sposarsi dell’attenzione formale prospettica, codificata nella sua perfetta forma dall’arte non eloquente di Piero della Francesca, con l’idea della bellezza, portato al suo apice da Raffaello. Questa è la tesi del principale curatore e forse anche ideatore, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, affiancato da Mauro Natale e Daniele Benati nel compito di costruire un itinerario alla scoperta delle radici del bello ideale. Scopo raggiunto non solo attraverso un percorso completo, dalla formazione, ai grandi capolavori di Melozzo, con un intento didattico apprezzabile, ma anche approfondendo il tema della fortuna critica del pittore in una sezione introduttiva che tratta anche della precedente esposizione del 1938, realizzata in tutt’altro clima, sotto gli auspici del duce. Di questa restano come fedeli testimonianze le fotografie, i filmati e le pubblicazioni. Come anche della splendida Cappella Feo in San Biagio a Forlí, distrutta da una bomba tedesca nel 1944, alla quale sono dedicate, in una sala, le fotografie dell’Archivio Alinari e una ricostruzione virtuale su schermo.

Si sa che il limite costitutivo di una mostra su Melozzo da Forlí è che la maggior parte delle sue opere non sono mobili, limite che non era stato superato nel 1938, ma a cui oggi si è potuto far fronte grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie: è stata ricostruita in tre dimensioni la volta della sagrestia di San Marco della Santa Casa di Loreto dagli allievi della II Facoltá di Ingegneria dell’Alma Mater Studiorum Universitá di Bologna. Inoltre, il celeberrimo affresco raffigurante Bartolomeo Platina che rende omaggio a Sisto IV, giá nei Musei Vaticani, è stato portato a Forlí in occasione della mostra, e ne costituisce, accanto ai frammenti dell’abside dei Santi Apostoli di Melozzo, centro nevralgico, per la riflessione etica ed estetica sulla bellezza divina e umana.

Articolata in diverse sezioni, l’esposizione traccia un percorso organico. La prima è dedicata alle fonti della formazione del pittore e alla sua produzione giovanile, che lo vede impegnato nell’assimilazione delle opere di ambito padovano, come dimostra il primo numero, ad oggi, del suo catalogo, due sportelli sui cui è rappresentata l‘Annunciazione (e sul recto due santi resecati che rivelano affinitá col Polittico di San Luca del Mantegna), oggi agli Uffizi. Contatti con gli esiti del laboratorio urbinate, la corte di Federico da Montefeltro che vede attivi artisti come Giusto di Gand, Pedro Berruguete, Paolo Uccello e Piero della Francesca, si rilevano in opere mature di Melozzo.

Il contesto della Roma della seconda metá del Quattrocento, che pure informa la personalitá artistica di Melozzo, è al centro della seconda sezione. Lí, nella cittá papale, Melozzo realizza l’affresco del Platina e l’abside dei Santi Apostoli, le cui figure di angeli ispirarono Cesare Gnudi che le definí “di una bellezza ardente e di una forza eroica decantate col massimo trasporto”. Le ultime due sezioni sono un percorso che culmina con l’affermazione di Raffaello e che sono volte a illustrare le ricerche di Perugino, di Marco Palmezzano, collaboratore di Melozzo nella Cappella Feo, la forza espressiva di Luca Signorelli e, infine, la nuova arte di Raffaello, allievo del Perugino, che, partendo dalle medesime forme, ne rivoluzionerá i contenuti, giungendo a quella maniera che Vasari definí “moderna”.

Melozzo da Forlí

L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello
Forlí, Musei San Domenico
29 gennaio – 12 giugno 2011

Fonte: Noisymag

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