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Archive for May 11, 2011

“Viaggio all’alba del millennio” di Massimo Maugeri, Perdisa Pop

Viaggio all’alba del millennio si presenta come un’originalissima miscellanea di generi, di toni e registri stilistici: una raccolta peculiare, in cui ogni racconto si collega all’altro per dare forma a un unico grande affresco.
Un bizzarro viaggio in aereo racconta l’ansia da attentato terroristico; una tragedia consumata all’interno delle pareti domestiche tratta il tema dell’incomunicabilità tra familiari; i preparativi di un matrimonio rivelano alcune nevrosi contemporanee.
Si va poi dagli incontri virtuali nelle chat erotiche a una lettera folle che un’assassina scrive al commissario che l’ha arrestata.
E ancora: una comica conversazione telefonica tra una nonna e un nipote, un giovane in coma, un ridicolo dialogo sull’immigrazione clandestina e uno scambio di battute che ha come oggetto la schizofrenia, per finire con un racconto dai tratti grotteschi, che ha per protagonisti un gruppo di giovani e una Catania trasfigurata, e ricollega tutti i racconti precedenti per agganciarsi infine al primo, in una struttura circolare.
Leggere questo libro è come guardare in uno specchio deformante. Maugeri unisce il grottesco al drammatico, lo scherzo alla suggestione, per mostrarci gli anni in cui viviamo attraverso le nostre nevrosi, le ansie e gli inganni della mente.
La sua scrittura scompiglia le identità, rimescola le carte e altera la visione, dando forma a un libro magnetico, diverso, in grado di raccontare il caos del nostro tempo come non lo abbiamo mai letto.
Massimo Maugeri, catanese, collabora con molti magazine e quotidiani. Ha scritto:Identità distorte (Prova d’Autore, 2005; premio Martoglio), Letteratitudine, il libro (Azimut, 2008) e, insieme a Simona Lo Iacono, La coda di pesce che inseguiva l’amore(Sampognaro & Pupi, 2010). Ha curato Roma per le strade (Azimut, 2009).
Ha ideato e gestisce il sito www.letteratitudine.blog.kataweb.it

In libreria dall’11 maggio 2011.

Collana Corsari // Diretta da Antonio Paolacci //Perdisa Pop //

euro 15,00 // pagine 224 // Isbn 978 88 8372 526 5 //

Fonte: Gruppo Perdisa Editore

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“La casa natale” di Yves Bonnefoy

La casa natale

Mi risvegliai, era la casa natale,
la schiuma s’abbatteva sulla roccia,
non un uccello, soltanto il vento ad aprire e chiudere l’onda,
l’odore dell’orizzonte da ogni parte,
cenere, come se le colline celassero un fuoco
che altrove divorava un universo.
Passai nella veranda, la tavola, la credenza.

Bisognava che entrasse tuttavia, la senza-volto

che sapevo scuotesse la porta

del corridoio, dell’angolo della scala buia, ma invano,

così alta era già l’acqua nella sala.

Giravo la maniglia, che resisteva,

quelle risa dei bimbi nell’erba alta,

quei giochi degli altri, sempre gli altri, nella loro gioia.

– da Le assi curve (Mondadori, 2007) –

.

La maison natale – 

Je m’évellai, c’etait la maison natale,
l’écume s’abattait sur le rocher,
pas un oiseau, le vent seul à ouvrir et fermer la vague,
l’odeur de l’horizon de toutes parts,
cendre, comme si les collines cachaient un feu
qui ailleurs consumait un univers.
Je passai dans la véranda, la table, le buffet.
Il fallait qu’elle entrat pourtant, la sans-visage
que je savais qui secouait la porte
du couloir, du coté de l’escalier sombre, mais en vain,
si haute était dejà l’eau dans la salle.
Je tournais la poignéè, qui résistait,
ces rires des enfants dans l’herbe haute,
ces jeux des autres, à jamais les autres, dans leur joie.

– da Les planches courbes  (Mercure de France, 2001) La maison natale –

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“Rime del cuore morto” di Sergio Corazzini

Rime del cuore morto

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso
come il cuore di Cristo, ora sei morto;
t’accoglie non so più qual triste orto
odorato di mammole e d’incenso.
Uomini, io venni al mondo per amare
e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti
vostri e ho cantato tutti i vostri canti!
Io fui lo specchio immenso come il mare.
Ma l’amor onde il cuor morto si gela,
fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!
Come un’antenna fu il mio cuore umano,
antenna che non seppe mai la vela.
Fu come un sole immenso, senza cielo
e senza terra e senza mare, acceso
solo per sé, solo per sé sospeso
nello spazio. Bruciava e parve gelo.
Fu come una pupilla aperta e pure
velata da una palpebra latente;
fu come un’ostia enorme, incandescente,
alta nei cieli fra due dita pure,
ostia che si spezzò prima d’avere
tocche le labbra del sacrificante,
ostia le cui piccole parti infrante
non trovarono un cuore ove giacere.

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“Triste Vagabondo ( a Rimbaud )” di Leonardo Bano

Triste Vagabondo ( a Rimbaud ) –

bianco albero,
saldo e ben piantato,
viso d’angelo esiliato
verso mondi all’uomo sconosciuti,
morbosa vita,
37 anni,
per imparare a camminare;
memoria d’un giovane poeta affranto,
precoce genialità familiare.

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Yohji Yamamoto a Londra, retrospettiva londinese dedicata al talento del radical fashion

Il tocco audace di Yohji Yamamoto raggiunge la favolosa città di Londra, dove si apre, presso il Victoria and Albert Museum, la grande retrospettiva dedicata a uno dei geni più talentosi del radical fashion.

E’ la sua prima volta nella città della monarchia britannica, fulcro del galateo prettamente anglosassone; la mostra ne esplora il suo lavoro idiosincratico e innovativo. “Il tessuto é tutto'”, afferma in una dichiarazione il celebre artista, stilista e designer giapponese. Yohji Yamamoto ama seguire tutte le fasi del lavorazione del materiale, ama studiare i modelli e portare a termine l’intera collezione. Questo profondo interesse nel settore del tessile si pone al centro del suo approccio cono il mondo del design. Questa retrospettiva viene vissuta attraverso una serie di installazioni specifiche per tutto il V&A (Victoria and Albert Museum) e non solo, includendo l’abbigliamento maschile per la prima volta, creando un effetto antitetico tra il classicismo degli ambienti e le ardite sperimentazioni, le quali già molti anni prima, circa trent’anni fa, crearono stupore e ammirazione  al suo debutto parigino infrangendo gli schemi prefissati del prêt-à-porter e dell’alta moda francese.

Yamamoto diventa un fashion designer di fama internazionale nei primi anni Ottanta, contestando i tradizionali concetti della moda mentre disegna abiti che sembrano di grandi dimensioni, spesso incompiuti, giocando con le idee di ogni genere o tessuti mai adoperati nell’abbigliamento, come il feltro o il neoprene, realizzando modelli concettuali dal taglio insolito, pur conservando un dote di grande conoscenza della storia della moda e un effervescente senso dell’umorismo. Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso frequente e sapiente del nero, un colore che egli descrive come ‘modesto e arrogante allo tempo stesso’, ma alla fine non mancano esplosioni di colore evidenziati come raggi di luce nella penombra… e quindi é possibile essere catturati da una lunga veste dal taglio ad anfora di color giallo forte corredato da un grande cappello a tesa extra-large ton sur ton, da una vistosa mise zelantemente plissettata di un color rosso cremisi accentuata da esuberanti sculture tessili sul décolleté o da una deliziosa robe jupon di color bianco latte con strascico a mantello e tiara in maglia sul capo a forma di grande corona.

Lo spazio espositivo ospita nella sala principale oltre sessanta creazioni e un tempestivo intervento multi-media nel quale si rivela il suo ampio lavoro creativo. Ottanta manichini indossano i preziosi abiti senza alcun ordine cronologico, né didascalie o annotazioni, in modo assolutamente informale, tra di essi sono messi in risalto le collezioni maschili, e lasciati lì per essere ammirati come abiti scultura di un’arte intramontabile, desiderati nella fluida consistenza avvolgente dei favolosi drappeggi, esaminati con la stessa peculiare attenzione di come li studierebbe il grande maestro nipponico.

Abiti, creazioni sartoriali senza tempo, realizzati per essere indossati per anni e per sempre, senza alcuna restrizione voluta dalle tendenze di mercato o dai cambiamenti di stile.

Nella grande retrospettiva non possono mancare, accanto ai manichini adibiti dal creatore della “moda post-atomica”, schizzi, disegni, bozzetti, fotografie e video esaltanti l’immenso percorso artistico intrapreso durante la sua strabiliante esperienza, anche menzionando le jam-session con grandi artisti di varia estrazione, suggellanti il grande successo imprenditoriale corredato da ampie collaborazioni con grandi gruppi del settore.

Ma dalla sala si può attingere anche agli altri spazi dell’imponente museo, scivolando via verso altri saloni dove trovano dimora indumenti più consistenti, tra i quali cappotti dalle varie tonalità,  fantasiosi tailleur e sontuosi abiti da sera, amalgamati con cura fra le preziose ceramiche, gli antichi arazzi e i prestigiosi strumenti musicali ospitati al suo interno.

Durante l’inaugurazione il celebre Yohji Yamamoto ringrazia la madre ultranovantenne presente in sala, sua meritevole fonte d’ispirazione, oltre alle figure di Christian Dior e di Cristobal Balenciaga.

Nell’ambito della retrospettiva, il lavoro di Yohji Yamamoto si allunga ulteriormente in tutta Londra con impianti satellitari presso i siti Wapping Project.

a cura di Marius Creati

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“Gli ultimi fuochi dell’impero romano” di Giulio Castelli, Newton Compton Editori

Un solo eroe, una sola battaglia, un solo vincitore

È l’anno del Signore 458 e l’imperatore Maggioriano lancia le sue legioni alla conquista della gloria perduta di Roma. Il giovane Ascanio, preso dal fascino delle armi, decide di seguire suo zio Pietro, ministro dell’imperatore, nella spedizione che ha come obiettivo la riconquista della Gallia, della Spagna e dell’Africa. Ma, una volta raggiunto il quartier generale di Maggioriano, Ascanio scopre che è in atto un complotto… In un susseguirsi di avventure, tradimenti e scontri sanguinosi, attraverso gran parte dell’Europa e del Mediterraneo, Ascanio muterà i suoi sogni di gloria con la consapevolezza dell’imminente disfatta. Gli ultimi fuochi dell’impero romano è l’affresco di un’epoca: nell’atmosfera torbida e conturbante del V secolo il lettore si ritroverà tra i palazzi del potere a Costantinopoli e tra le strade di una Roma decadente ma ancora piena di fascino e mistero, con i suoi templi abbandonati, le sue chiese grandiose, i cristiani intransigenti, gli ultimi filosofi pagani e i ricchi nobili sempre più schiavi di un mondo dorato ormai giunto alla fine.

Dopo l’enorme successo di Imperator, oltre 20.000 copie vendute, un nuovo straordinario romanzo storico

«Straordinario e vivace affresco capace di miscelare il rigore della ricostruzione storica, fondata su un accurato studio delle fonti, con i sapori forti dell’avventura e della fiction.»
Danilo Maestosi, Il Messaggero

Fonte: Newton Compton Editori