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Lo sfruttamento dei giacimenti gasiferi dell’Artide

Il XXI secolo sarà il secolo dell’Artide dove, secondo gli esperti, è concentrato il 35 % delle risorse mondiali non ancora scoperte di idrocarburi. Nella parte dell’Artide che appartiene alla Russia (si tratta di oltre 5 milioni di chilometri quadrati) più di 4 milioni sono promettenti dal punto di vista delle risorse di petrolio e di gas. Secondo le previsioni degli esperti, già nel prossimo decennio proprio le risorse di idrocarburi della piattaforma continentale della Russia cominceranno a svolgere il ruolo principale sul mercato energetico mondiale.

Le prospettive dello sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas dell’Artide sono state discusse a Mosca ad una conferenza internazionale organizzata dall’Istituto “Adam Smith”. Intervenendo al forum il rappresentante dell’Agenzia Energetica Internazionale Chris Besson ha detto, in particolare: “Nei grandi giacimenti della Siberia Occidentale l’estrazione di gas comincerà a ridursi. Anzi ce ne sono già i primi segni. Il problema è se lo sviluppo dei nuovi giacimenti possa svolgersi in modo assai rapido da poter compensare la mancante quantità del gas per via della riduzione della sua produzione in altri giacimenti. Secondo noi, il loro sviluppo non sarà rapido ed occorrà fare non pochi sforzi  per compensare la mancante quantità del gas  nei tradizionali giacimenti”.

In parte tale opinione è giusta. I grandi giacimenti della Siberia Occidentale vengono sfruttati già da alcuni decenni. Al tempo stesso la base di risorse  della Siberia Orientale per il momento viene sfruttata in modo insufficiente. Non a caso la Russia ha avviato lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella Penisola di Jamal, è prossimo lo sfruttamento dei grandi giacimenti della piattaforma continentale dell’Artide. Le Società russe per il momento non hanno esperienza sufficiente e nuove tecnologie per il lavoro sulla piattaforma continentale artica. Quindi, occorrono partner stranieri con le loro tecnologie e i loro investimenti. Ma lo Stato dovrà condividere i rischi con il settore imprenditoriale, ossia creare le condizioni per lo sfruttamento delle risorse locali.

Dice Anatoly Dmitrievsky, direttore dell’Istituto di studi sui problemi del petrolio e del gas presso l’Accademia delle Scienze russa: “Esistono vari rischi. Investendo i suoi capitali una Società deve prevedere i rischi. Lo Stato non deve assumersi il rischio di estrazione del petrolio e di pozzi vuoti, qualora sia stato effettuato un calcolo errato”.

C’è anche un altro problema importante: a quali condizioni le società straniere sono pronte a partecipare allo sfruttamento dei giacimenti della piattaforma continentale artica?

Dice Anatoly Zolotukhin, direttore dell’Istituto di studi sulle tecnologie di estrazione del petrolio e del gas in Artide: “Tra le Società ci deve essere la concorrenza nel campo delle tecnologie e della responsabilità corporativa. Il pacchetto di proposte integrato che una Società può offrire allo Stato deve essere scrupolosamente studiato”.

Per il momento il più vasto ed avanzato è il progetto per lo sfruttamento del mega-giacimento gasifero di Shtokman con le sue risorse di circa 4 mila miliardi di metri cubi di gas sulla piattaforma continentale del Mare di Barents. Alla sua realizzazione oltre alla Russia partecipano anche la Società norvegese Statoil e la società francese  Total. Il gas naturale di questo giacimento sarà convogliato per il gasdotto  Nord Stream verso i paesi europei. Il progetto prevede anche la trasformazione di una parte del gas e l’esportazione del gas naturale liquefatto in varie regioni del mondo.

Fonte: La Voce della Russia

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