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Archive for April 22, 2011

Fotomanipolazioni di Leszek Bujnowski

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Leszek Bujnowski è un fotografo polacco, che pratica il filtraggio digitale e la manipolazione fotografica. Codesta selezione espone il suo stile esclusivo, misterioso, inquietante, oscuro, spesso surreale e freddo, ma  di una tendenziale strana bellezza. Un portfolio molto bello per completare l’universo paragonabile a Jonathan Andrea, Jim Kazanjian e Filip Dujardin.

by Marius Creati

Categories: Fotografia Tags:

Machinima, filmare negli ambienti tridimensionali dei videogames

Se siete appassionati di videogames, sicuramente avrete visto almeno una volta un machinima. Cos’è un machinima? In parole povere, un machinima è un filmato girato interamente usando il motore grafico di un gioco. I machinima più diffusi sono video divertenti, che talvolta prendono in giro gli stessi protagonisti del videogioco, o semplicemente dei veri e propri trailer creati dai videogiocatori. Ma andiamo più nel dettaglio…

Cos’è un machinima?

Secondo la definizione di Wikipedia:

  • Machinima è un’abbreviazione di machine cinema o di machine animation, sono entrambe intese come un insieme di tecniche e come un genere di film (film creati da tali tecniche). Come prodotto tecnico, il termine concerne il rendering di “computer-generated imagery” (CGI) usando in tempo reale giochi interattivi con un motore grafico 3D.

Sostanzialmente, i machinima sono dei filmati realizzati utilizzando gli ambienti tridimensionali dei giochi, i cui attori sono gli stessi personaggi giocabili. Solitamente quindi, i machinima sono prodotti usando le risorse disponibili nel gioco, adattandole a nostro piacimento mediante l’uso di particolari strumenti facilmente utilizzabili. Spesso i machinima vengono paragonati ai film, poichè condividono le stesse tecniche cinematografiche, non a caso molti autori di machinima si dedicano a volte alla direzione di cortometraggi cinematografici.
Il primo machinima fu realizzato da un ragazzo americano nel 1996, dedicato al primo Quake: utilizzò il motore grafico del gioco con l’intento di omaggiare l’abbandono di id Software da parte di John Romero, co-fondatore della software house e grande autore di videogiochi.

Come produrre un machinima

In questo paragrafo vi spiegheremo brevemente come realizzare un machinima, seguendo pochi ma fondamentali passaggi.

  • Decidi che tipo di machinima realizzare. Potresti realizzare una piccola/grande serie di episodi, un cortometraggio, una parodia o persino un lungometraggio. Ricorda però che la lunghezza del video varia a seconda del genere di machinima prodotto, nel caso della parodia, ad esempio, ti consigliamo di non superare i 7 minuti di durata.Scegli il gioco su cui si baserà il tuo machinima.
  • Scegli il tuo videogioco preferito o quello che pensi sia il migliore per il tipo di machinima che vuoi creare.
  • Scrivi il “copione” del tuo machinima, dai sfogo alla creatività ideando una trama e scegli il cast dei personaggi.
  • Registra le scene per il tuo machinima dal gioco scelto. Per la registrazione ti consigliamo programmi come Fraps, ma il nostro consiglio è quello di utilizzare un PVR, possibilmente in HD, che ti permetterà di registrare in alta definizione su PC.
  • Invita amici e parenti e chiedi loro di doppiare i personaggi del machinima. Non solo servirà ai fini della realizzazione, ma sarà anche divertente! Dopo aver registrato le voci per i personaggi, ricorda di sincronizzare l’audio con il movimento dei personaggi del gioco.
  • Usa un software di video-editing per montare le scene del tuo machinima. Puoi utilizzare qualsiasi programma per il tuo machinima, andrebbero benissimo software come Final Cut e iMovie per Mac o Premiere Pro e Movie Maker per Windows. Personalmente ti consigliamo di scaricare e utilizzare Machinima Studio, un software creato apposta per il montaggio dei machinima, scaricabile gratuitamente per Windows cliccando qui. Machinima Studio mette a tua disposizione anche i vari strumenti utilizzati solitamente durante i montaggi dei machinima, come la scelta delle angolazioni, uno script editor e altre funzioni molto utili.

Dopo aver seguito correttamente questi pochi passaggi, avrete realizzato il vostro machinima, che potrete pubblicare sui vari social network o su YouTube.

Fonte: Skimbu

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7 segreti per mantenere giovane l’intelletto

Raramente posso condividere con i lettori di Skimbu argomenti che riguardano il mio campo di studi, ossia la psicologia. A volte non sono cose che interessano, a volte sono troppo complicate (e io fatico a semplificare) e altre volte ancora l’argomento è troppo noioso per essere condiviso. Ci sono però piccole cose che scopro e che ritengo sia importante poter diffondere come ho fatto, per esempio, con l’articolo su Neuropage. Questa volta prendo spunto dai miei studi di Neuropsicologia per svelarti 7 segreti per mantenere giovane il tuo cervello.

Le funzioni cognitive

Prima di cominciare ad elencare i 7 segreti, vorrei fare una precisazione. Per essere più sintetico e semplificare il concetto, te li ho presentati dicendo che servono a mantenere giovane il tuo cervello, ma tecnicamente si tratta di mantenere le tue funzioni cognitive efficienti.
Le funzioni cognitive sono quelle capacità intrinseche del tuo cervello che ti permettono di interpretare e gestire le informazioni, che ti permettono insomma di relazionarti con l’ambiente in cui vivi. Per essere ancora più chiaro, stiamo parlando di funzioni cerebrali che diamo tutti per scontate come la memoria, l’attenzione, il linguaggio e persino la percezione attraverso i cinque sensi.

Nonostante i nostri lettori siano di solito molto giovani, credo sia importante essere consapevoli dei comportamenti che, a lungo andare, ci permetteranno di avere ancora una mente attiva.

I 7 segreti

  • 1. Esercizio aerobico. Lo so, sembra qualcosa di scontato e soprattutto qualcosa che riguarda il corpo, più che il cervello. Invece è importante per due ragioni: 1) il cervello È una parte del corpo e non è da considerarsi separamente 2) aiuta a migliorare la circolazione, in tutto l’apparato circolatorio (cervello compreso).
  • 2. Attività mentale. Svolgere continua attività mentale non eviterà la degenerazione cerebrale, ma sicuramente rallenterà il processo e diminuirà sensibilmente la possibilità di sviluppare qualche forza di demenza.
  • 3. Mantenersi socialmente attivi. Non è banale come può sembrare. L’isolamento non stimola le vostre funzioni cognitive, mentre stare con altre persone sì. Quindi dall’adolescenza alla vecchiaia ricordati di passare del tempo con gli altri invece che chiuderti in casa da solo a giocare con una console (si può giocare anche insieme)!
  • 4. Imparare cose nuove. Uno studio, per esempio, ha dimostrato che imparare a suonare il piano, anche in età avanzata, rende il cervello più reattivo anche a lungo termine. Quindi non smettete mai di apprendere cose nuove. Mantiene giovani!
  • 5. Ridurre lo stress. Non è per niente scontato. Personalmente trovo la meditazione il miglior modo perchè ti permetterà, a lungo andare, di migliorare la consapevolezza di quello che fai e di mentalizzare maggiormente, ossia di essere più consapevole delle tue emozioni e quindi di gestirle meglio.
  • 6. Una dieta sana. Non mi dilunguo e mi limito a citare Giovenale (Satire, X, 356): “Mens sana in corpore sano”.
  • 7. Pensare giovane. Non è una cosa da poco e non è nemmeno facile. Significa essere capaci di non arrendersi al tempo. Molti dei nostri lettori sono fan della Apple e, per quelli che non crederanno alle mie parole, voglio ricordarvi un celebre discorso di Steve Jobs, uno di quelli che tutti dovremmo ascoltare almeno una volta. Il discorso è quello del 2005 tenuto alla Standford Univerisity che contiene una dei consigli più preziosi di sempre: “Stay young, stay foolish!”.

Fonte: Skimbu

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“Paura a parte” di Sebastiano Zanolli, Franco Angeli Edizioni

“La motivazione a partecipare ai processi decisionali sta nel nostro patrimonio genetico.
Fare parte del problema o fare parte della soluzione.

Cambiare atteggiamento e cominciare a passare i secchi d’acqua anche quando l’incendio sta attaccando la casa a due isolati dalla nostra.”

“Limitare o eliminare la paura sul luogo di lavoro” un capitolo che palesa le paure della maggioranza dei dipendenti e il loro tendenziale atteggiamento di remissione nei confronti dei superiori. Si ha paura del licenziamento, si ha paura dei propri pensieri perché si pensa di essere in un certo qual modo “inferiori” ed, invece, con il silenzio si agisce in modo negativo rispetto a se stessi e rispetto agli altri.

“Paura a parte”, edito nel 2006 dalla casa editrice Franco Angeli Edizioni nella collana “Trend”, è la terza pubblicazione dell’autore Sebastiano Zanolli(Bassano del Grappa, 1964). Sebastiano Zanolli è laureato in Economia, attualmente ricopre l’incarico di Amnministratore Delegato di 55DSL, società streetwear del gruppo Only The Brave ( Diesel). Ha pubblicato cinque libri di interesse socio-culturale, il primo nel 2004 “La La grande differenza. Una mappa utile per raggiungere le proprie mete”; il secondo nel 2005 “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane. Creare reti di relazione per affrontare il caso di ogni giorno”; il quarto nel 2008 “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” e nel 2010 il quinto “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis.”. “Paura a parte” è corredato del sottotitolo: “Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario.”

“Paura a parte” consta di 120 pagine e vede la prefazione di un grandissimo discesista italiano Kristian Ghedina che affronta la tematica della paura in relazione alla sua professione. È interessante notare come l’autore si interessi dei pareri esterni al suo operato, il suo grande occhio indagatore è in espansione ed ogni tematica intrapresa trova in ogni pagina nuove vie da percorrere. I capitoli sono undici ed ognuno è presentato da un titolo esplicativo e da una citazione inerente al testo. La tematica trattata è la paura e l’ansia nei nostri giorni, la paura di perdere il posto di lavoro, l’ansia dei rapporti sentimentali, la paura della guerra, la paura degli altri, la paura che ammutolisce la creatività, la paura che limita l’intelligenza, la paura che genera la mancanza di comunicazione fondamentale per la crescita dell’individuo.

“Un approccio più, diciamo, umano, che ci conduca ad alcuni condizionamenti ‘sentimentali’ che scatenano la paura e che ho trovato spesso in autori che di ispirano a mistici indiani.

– Il primo è il senso di vergogna.
– Il secondo è quel sentimento che deriva dagli shock emotivi che subiamo.
– Il terzo è la cicatrice lasciata dagli episodi in cui si è stati abbandonati.

La vergogna consiste in una sensazione d’inadeguatezza del nostro essere e in un conseguente calo di fiducia nelle nostre capacità.”

Sebastiano Zanolli affronta una tematica forte di coinvolgimento per il pubblico dei lettori con una prosa amichevole; seguire pagina per pagina “Paura a parte” ricorda una chiacchierata con un amico che non si vede da anni e che racconta le sue esperienze con aneddoti istruttivi ed in nessun caso scontati. Paura, ansia, vergogna sono elementi presenti in ogni essere umano ma non sono permanenti e si possono eliminare affrontando le cause di questi stati d’animo, Sebastiano, grazie ad esperienze proprie ed altrui ed a controprove, delinea un percorso per riconoscere le ragioni di sviluppo di questi modi d’essere negativi per la vita quotidiana.

“So che esistono due antidoti a queste paure.

Il primo è l’onestà di riconoscersi i primi responsabili della propria salvezza.
Il secondo la capacità di allacciare alleanze e collegamenti con altri individui nella stessa posizione per difendere interessi comuni.
In assenza di questi antidoti, si rischia di essere carne da macello di fronte ala concentrazione di potere e di ricchezza nelle mani di pochi.”

Vi lascio il link del sito di Sebastiano Zanolli per maggiori informazioni e curiosità:
http://www.sebastianozanolli.com/cms/

Ed il link per ordinare “Paura a parte” e le altre sue pubblicazioni:
http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=144

Link recensione “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”:
http://oubliettemagazine.com/2011/03/03/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis-di-sebastiano-zanolli-franco-angeli-edizioni/

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Sebastiano Zanolli

Fonte: Oubliettemagazine

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Cesare Pavese

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

22 marzo 1950

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“Figlio d’Ebrei” di Kostantinos Petrou Kavafis

 – Figlio d’Ebrei

Fu pittore e poeta, corridore e discobolo,
Iante d’Antonio, bello come Endimione,
Cara alla sinagoga la sua gente.

“Quelli sono i miei giorni più preziosi,
quando abbandono la ricerca estetica
e lascio l’ellenismo ardito e bello,
con la sovrana cura
delle bianche, perfette, corruttibili membra.
Allora sono quello che vorrei
essere sempre: figlio d’Ebrei, dei sacri Ebrei.”
Dichiarazione troppo ardente. “Sempre
figlio d’Ebrei.”

Non fu così. Non fu così. Ché l’Arte
e l’Edonismo d’Alessandria l’ebbero
loro figlio iniziato, consacrato.

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“Ed è subito sussulto” di Giovanni Tavcar

Giovanni Tavcar

Emozionanti versi malinconici di sussurri lirici che lasciano spazio ad immediate sensazioni.

La poesia di Giovanni Tavcar è dirompente e diretta, si apre al lettore e fa intuire l’immediato, senza orpelli o inutili fraseggi.

Lo stile è serrante e ci porta chiaramente ad un’evoluzione emotiva dove l’invisibile prende forma e movimento nell’immaginario.

Giovanni Tavcar, sa usare la parola senza mai cadere nella retorica e riesce attraverso una semantica ricca di particolari , di sfaccettature e con un buon ritmo a regalarci l’emozione di una poesia che “parla” e che “respira”.

Il poeta ci accompagnerà per mano nel suo esistenzialismo dove è costruito un muro fatto di paure, di dubbi, di certezze e costatazioni.

Attraverso le liriche contenute in questo volume, ci troveremo spesso di fronte ad uno specchio dove saranno riflesse anche le nostre introspezioni, e questo perché Tavcar ci parla di quelle emozioni che sono presenti da secoli nella memoria dell’uomo, perché debole, impotente, perché semplicemente “umano”.

Da “Basta così poco”

La quiete dei cieli in rovina

accende speranze inesistenti,

nei graffi delle solitudini stellate

perisce l’invenzione dei sogni…

Versi che sono un walzer di parole, dove non serve la musica quando questa è nel verbo stesso; la poesia è fiaba della vita, qualunque essa sia!

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“L’umiltà del poco” di Giulio Maffii

“L’umiltà del poco” di Giulio Maffii

analisi sulla poetica dell’autore a cura di Marzia Carocci

La poesia di Giulio Maffii, è un caleidoscopio d’immagini, di suoni e di colori.

La parola dirige diligentemente il pensiero del lettore che si lascia trasportare in balia alle emozioni e scenari immaginati.

Sfondi che parlano di vita, di tempo, di nostalgie.

I versi musicano un ritmo serrante, incessante, come incessante è il tempo,il movimento della vita stessa.

L’uso delle figure retoriche è una costante, segno di sapienza nello scrivere e nell’illustrare, una maestria che il poeta dimostra nella costruzione tecnico-letteraria.

Non vi è segno di retorica nella sua lirica, né banalità o linguaggio obsoleto; tracce di vita si elevano fra le righe, portando in superficie, l’introspezione dell’autore,un uomo attento che sa soffermarsi nell’essenzialità scarna e priva di orpelli; in essa sa nutrirsi.

Giulio Maffii, fa della parola un pennello e dei versi, i colori riuscendo a fare dell’invisibile il visibile e rendere la nicchia della sua anima uno scenario di vissuto dove ogni essere umano può specchiarsi.

Una lettura dei sensi, dove i passaggi della vita terrena, diventano simbiosi di ognuno,perché stessi sono gli ostacoli, i desideri, le paure, il… sogno.

Maffii unisce il suo al nostro pensiero per farne un solo cammino, quello dell’uomo che vive nel tempo ch’è eterno.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“Musica dell’anima” di Mary Di Martino, Libreria Editrice Urso Avola

L’Anima è il luogo  dove possiamo trovare tutte le risposte per rinascere e ricreare  una vita autentica e dignitosa

È piacevole e confortante scoprire che, proprio a una spanna da te, esiste uno spirito letterario, magari, senza averlo sospettato per una serie di motivi plausibili, non ultimo la vita convulsa e frenetica dei giorni nostri.

Per chi, come me, è appassionato di poesia e letteratura, questa scoperta è una sorta di riconciliazione con l’umanità, che sembra sprofondata, in questo scorcio di inizio secolo, nell’effimero volgente alla stupidità diffusa.

Poetare è come uscire da un porto delle nebbie dall’aria greve e asfittica per approdare in un’isola felice dove poter respirare un’aria aprica…

Se la poesia è “bella”, dunque, nondimeno lo è la scoperta di una sua neofita.

Nel caso in ispecie, ho scoperto una poetessa, mimetizzata in un “sottobosco scolastico”, che è pieno oggigiorno di pruni e rovi, dove spesso virtude e conoscenza latitano e cui nomi strani sono dovere, dottrina e sapere.

“Musica dell’anima …luogo e scrigno dell’Umanità” è un florilegio di 29 poesie (comprensive di lettera e canzone), pervase da una freschezza espressiva che non fa venire meno la percezione di una profondità di pensiero e di uno spessore culturale non comune. Un’aggettivazione raffinata conferisce una certa classe artistica che fa pendant con la classe femminile che le ha prodotte con la spontaneità di una fonte rupestre. Sono 29 lampi del cuore e dell’intelletto, che mostrano un’aria poetica corredata di un ritmo incalzante, mai convulso; si bevono tutto d’un fiato, senza singhiozzi.

Il lettore assorbe il messaggio e lo fa suo. Non è la poesia dell’autrice, non è la poesia assimilabile a questo o a quell’autore, ma dell’umanità stessa, che si interroga per giungere, in campo metafisico, ad una risposta soddisfacente ai mille perché della vita, per trovare l’arcano principio di tutte le cose che quasi sempre, lasciandoci confusi e disorientati, ci sfugge o svanisce.

Leggendo le liriche si respira un’aura volontaristica di esistenza, d’affermazione quasi dispotica del vivere per la vita, non per la farsa. Non una sdolcinatura, nessuna concessione alla sterile e vietaretorica, ma schioppettate di verità che bucano la bruma di ipocrisia untuosa che caratterizza il mondo odierno. È un inno alla vita, l’affermazione della superiore armonia morale e spirituale dell’uomo che vive lottando, gioendo, piangendo, perdendo e vincendo. Si avverte, quasi scandita, una tensione passionale, mai ferina, tanto meno stucchevole, dell’uomo che vive tra gli uomini, dell’uomo che vive la sua vita nel suo tempo, ma che crede nel suo passato e ha fiducia nel suo futuro.

La poesia non ha, infatti, una collocazione temporale, perché l’essenza di verità che emana abbraccia l’intera storia dell’umanità. I versi trasmettono al fruitore una musicalità dolce ed arcana, una flebile e subliminale melodia e lo conducono verso le terre dell’ignoto e del mistero del mondo interiore, facendolo galleggiare smagato in una nuova dimensione di lucida autocoscienza, intesa come attività riflessiva del pensiero che consente di avviare, appunto, un processo di introspezione rivolto alla conoscenza degli aspetti più profondi dell’essere.

“Il Tempo”, poesia veramente notevole, rappresenta, in un certo senso, la summa della poetica dell’autrice, in quanto esprime la sua filosofia della vita: un mix ben riuscito di corporeità (Esseri cosmici vaganti nello spazio dell’universo infinito…) e spiritualità (L’anima, antenna invisibile, veicolo sottile e immortale…).

“Inno alla Natura” è una preghiera alla Natura. Si intravede un paradigma di «panteismo trascendente», che tende a risolversi nella concezione più generale, secondo cui Dio è immanente alla Natura e non solo si disvela, ma si realizza anche nelle cose. A tal proposito, nel Vangelo apocrifo di Tommaso si legge: Io sono la Luce: quella che sta sopra ogni cosa; io sono il Tutto: il Tutto è uscito da me e il Tutto è ritornato in me. Fendi il legno, e io sono là; solleva la pietra e là mi troverai.

“Petali di Vita” tratta il tema dell’infinito. Camminare oltre i/ confini naturali/ del mondo, in un/ presente invisibile,/ senza tempo… sono cinque versi che esprimono chiaramente un anelito al superamento delle categorie dello spazio e del tempo, quindi, dei limiti della vita. La forza evocativa della immaginazione consente di spaziare nell’eterno e di rifugiarsi nell’infinito per raggiungere l’immortalità metafisica dell’anima. Leopardi c’è riuscito. Leopardi è il nostro Maestro.

Nella “Innocenza perduta” il divenire dell’esistenza è vissuto come momento fuggevole che l’essere, perduto il candore dell’innocenza, non potrà più recuperare. Serpeggia un sottile velo di malinconia misto al pessimismo della ragione.

In “Alito di Vita” c’è la conferma: la Vita è rappresentata come ..un perenne chiaroscuro, che non dà scampo ed è come …un labirinto segnato dal fatale destino E, tuttavia, l’autrice ci indica l’Amore come via d’uscita dal labirinto, una sorta di filo d’Arianna, che ci potrà salvare dal nichilismo di un’esistenza a senso unico. Questo Amore, nell’accezione platonica, insieme alla ricerca incessante del bene e della verità, è inteso come una panacea e come la luce di un faro che ci indica l’imbocco di un porto.

“La Vanità delle sorti umane” è una lirica che tratta il tema delle illusioni. La vita stessa dell’uomo… di invisibili brandelli di Ego vestito… su per la via dell’inganno… è  una corsa disperata verso il nulla, un susseguirsi di atti sconnessi e senza valore… che termina con la vecchiaia e la morte. È, comunque, un invito a vivere bene il tempo, a vivere con gioia il presente e a non credere o sperare in cose che sono destinate, prima o poi, a scomparire.

Il Fiore della Vita” e “Ai cari estinti” trattano, con immagini diverse ma identica emozione, il tema della fragilità umana e del transeunte passaggio terreno.

Con “A una persona molto speciale” tocca con discrezione e tenero pudore il tema dei sentimenti affettivi: è una lettera al padre defunto rimata con commozione misurata perché mediata dalla consapevolezza dell’ineluttabilità della morte che, come una spada di Damocle, ci accompagna costantemente.

L’accorata lirica “I semi della Speranza” ha un taglio didascalico. L’autrice leva alto e solenne il grido evangelico dell’Amore universale; manifesta un pervicace ottimismo della volontà, che si sostanzia nella speranza che la granitica roccia del disimpegno si frantumi e sparga il seme del bene e della libertà in questo atomo del male.

L’“Arcobaleno degli oppressi” è una poesia di denuncia di grande intensità; come un torrente in piena le immagini poetiche travolgono il lettore con la loro forza evocativa e tracima la pacataindignazione dell’artista, che rifiuta lo sterile ruolo degli onesti con il bavaglio. Il sentimento della solidarietà per l’uomo che soffre supera gli angusti confini del proprio particulare nazionale per abbracciare l’umanità intera e levare un grido di dolore anche quando il malanimo degli oppressori colpisce in luoghi remoti non solo geograficamente, ma anche culturalmente. L’alterna storia delle vicende umane ci pone spettatori passivi delle tragedie di popoli che l’un contro l’altro combattono un’assurda lotta per la sopraffazione dell’uomo sull’uomo, ma è qui il discrimine tra l’impegno civile di un animo sensibile e sodale e la superficialità di chi conduce una vita ad interim.

In un mondo dominato dalla ricerca continua del vacuo, dell’effimero, di una penosa superficialità, di un doloso disimpegno, del consumo scellerato, usata come narcotico per lenire l’insoddisfazione strisciante che serpeggia nella vita dell’uomo e come viatico nella tragica corsa verso il baratro del nulla, l’autrice ci suggerisce “Il Tesoro dentro di noi” per superare di slancio quella che io chiamo lamenata della vita

L’Anima è il luogo dove possiamo trovare tutte le risposte per rinascere e ricreare una vita autentica e dignitosa. È la sua ricetta poetica: sta a noi assorbirla o respingerla.

Fonte: Libreria Editrice Urso Avola

“Come ombre liberate dalla luce”, Gigliola Biagini, Rupe Mutevole Edizioni

“Se non fosse stato per il brontolìo delle pentole sul fuoco e il ticchettìo dell’orologio, sarebbe sembrata disabitata. Il pranzo si svolse in assoluto raccoglimento. A fine pasto Iris lavò i piatti, spense il fornello del minestrone e si sdraiò sul divano in compagnia di un libro. Faceva molto caldo, ma i vecchi muri tenevano le stanze in penombra della casa, al riparo dall’afa.”

Una casa che non parla, una casa in silenzio, un silenzio che nasce dal passato, da eventi che non sono oggetto di discussione perché troppo dolorosi, ferite ancora aperte e sanguinanti. Iris, madre della protagonista di “Come ombre liberate dalla luce”, perse la madre da giovane e negli stessi giorni ebbe un incidente che le cambiò la vita, che fece di lei una donna mite, solitaria ed estremamente riservata, anche con la figlia.

“Come ombre liberate dalla luce”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”, è il secondo libro dell’autrice Gigliola Biagini. Gigliola (1964) esordisce in letteratura con “Profumo dell’anima” nel 2009 con la casa editrice Sovera Edizioni.

“Come ombre liberate dalla luce” è dedicato al figlio dell’autrice Andrea, “A mio figlio Andrea, giovane virgulto, speranza dell’uomo nuovo”, e consta di 118 pagine divise in breve introduzione, dodici capitoli di diversa estensione (“Papaveri rossi”, “Fame d’amore”, “Palomella e l’agnellino”, “Ah l’amore!”, “Eterno riposo”, “Lieta amicizia?”, “Ti odio!”, “L’insostenibile leggerezza…”, “Vegliati da una…”, “Luci e ombre”, “Manlio Fantera”, “Cecilia”) ed indice.

“Come ombre liberate dalla luce” è un romanzo che opera in un bacino vastissimo di lettori, in quanto non si propone come esclusivo ma inclusivo di opinioni e diversità. È adatto ai giovani, infatti, la protagonista è una ragazzina di nome Alina, figlia di Iris. Alina vive con la madre ed il nonno materno Leonardo, praticamente cresce nel silenzio di un rapporto che, dopo la morte di Cecilia, madre di Iris, non è riuscito a creare un filo conduttore che potesse avvicinare i due, forse troppo simili di carattere.

“La morte ammantò di pace la penombra della stanza satura di un lezzo insano. Iris si alzò di scatto dalla sedia e suonò il campanello per chiamare il soccorso, poi aprì la finestra e come se fosse riemersa da un abisso soffocante, buttò fuori il fiato e ispirò aria fresca a pieni polmoni. Arrivarono un’infermiera e il medico di guardia che auscultò il cuore a Leonardo mentre lei continuava a guardare fuori, immobile ed assente, come fosse altrove.”

Leonardo muore portandosi dietro i suoi segreti ed i suoi pensieri sull’essersi ritrovato giovane, senza moglie, con una figlia da crescere, una figlia che diventa una ragazza madre. Leonardo va via velocemente senza far penare il suo corpo e mente dalla malattia. Alina ora vive solo con la madre e con il ricordo di un’infanzia dedicata ai giochi con il suo migliore amico Andrea, un amico che con l’adolescenza si è allontanato per questioni che oltrepassano l’amicizia ed entrano nel cancelletto fatato dell’amore. Una metafora per la vita quotidiana che nasconde ombre, germogli di pensieri che non saranno mai pronunciati e che quindi restano lontani dalla luce.

“Non avrebbero smesso mai di baciarsi. Interi pomeriggi passati a scambiarsi il sapore, appallottolati dentro un unico giubbotto, a cavalcioni dei sedili di marmo dei giardini o in piedi appoggiati a un muretto. Spesso il sole, commosso, si faceva largo tra le nuvole indisponenti e regalava a quell’amore senza riparo, un raggio più caldo.”

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine