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“Ermanno” un film di Fabrizio Marrocu, 2009

– Come fanno ad abbandonarti… –
In aperta campagna, due uomini si muovono, forse alla ricerca di qualcosa, all’apparenza senza una meta precisa. Sembrano un cacciatore e una preda designata, ma non tutto è come sembra. Un’opera sperimentale e decostruita, sorta di riscrittura heavy delle teorie del montaggio ejzenštejniane.

(Sergio Di Lino, redattore capo di http://www.cinemavvenire.it)

“Ermanno“ è un mediometraggio di Fabrizio Marrocu, ha una durata di 50 minuti, ed è stato girato tra Dicembre 2008 e Gennaio 2009 in cinque giorni non consecutivi con una telecamera amatoriale.
Il regista ha dato agli interpreti una completa libertà d’azione nei confronti di tempi, battute e situazioni, limitandosi a seguirli nei loro gesti e registrando ogni cosa in vista di una ricostruzione a posteriori.
Il metodo di lavoro utilizzato è lo stesso di “Paolo“, il primo episodio di una sorta di trilogia sull’antieroe, un approccio di tipo improvvisativo che lascia libertà di scelta e costruzione sia all’attore che al regista-operatore all’interno dei territori dell’estemporaneo.
Una tabula rasa delle regole della messinscena operata in virtù dell’ottenimento di punti di vista alternativi sul perché delle azioni attraverso la contemplazione dell’azione pura, e mirante a un approfondimento della psicologia e della finitudine di personaggi che diventano così vettori di un’esperienza di visione anteposta alla loro fisicità.
– Il film digitale così inteso -, scrive il regista – ci aiuta a concepire il prodotto cinematografico indipendente come conseguenza di un’orchestrazione di atteggiamenti improvvisativi di tipo ambientale operata da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’atto filmico. L’unione insomma dell’improvvisazione ragionata di attori, operatore di macchina e aiutanti in relazione all’ambiente circostante, alla situazione e al comportamento degli attori. –
In “Ermanno“ abbiamo due personaggi di cui non sappiamo niente. Tutto ciò che abbiamo sono le loro azioni e una ricostruzione che avviene man mano che li accompagniamo nel loro girovagare. I dialoghi sono prossimi allo zero, ma qualcosa ci fa capire che si tratta di una sorta di caccia, di ricerca tra l’uno e l’altro.
– La vita non contempla la chiarificazione di ciò che accade. – scrive il regista – In tutto questo ci chiediamo quale sia lo scopo della caccia. “Ermanno” è anche questo: il travaglio e la catarsi di entità ridotte dalla società di massa a contenitori di liquidi non meglio identificati, e la purificazione dell’atto crudele attraverso lo svilimento dell’apatia e dell’impotenza insite nel vittimismo. –

Fonte: Oubliettemagazine

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