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Archive for April 20, 2011

“Torna” di Konstantinos Petrou Kavafis

 –Torna

Torna sovente e prendimi,

palpito amato, allora torna e prendimi,

che si ridesta viva la memoria

del corpo e antiche brame trascorrono nel sangue

allora che le labbra ricordano, e le carni,

e nelle mani un senso tattile si riaccende.

Torna sovente e prendimi, la notte,

allora che le labbra ricordano, e le carni…

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“Alba e tramonto” di Lenio Vallati, recensione di Marzia Carocci

Bastogi Editrice collana di poesia IL LIOCORNO

Silloge poetica

Le immagini poetiche che Lenio Vallati ci propone nelle sue liriche, sono finestre a cielo aperto, ove, luce, colore, e suono, riempiono d’immaginario, ciò che il lettore legge.

Ogni sua poesia è testimonianza, di vissuto, il poeta, infatti, annota come su un diario, ogni sensazione che in lui, abbia suscitato una vibrazione emotiva, rendendola forte e decisiva in una poetica ricca di particolari quasi sensoriali.

Vedremo così i colori, udremo le voci, ci capaciteremo di quel mondo di cui il poeta con animo lieve, ci descrive.

In un viaggio così denso di emozioni, forte sentiremo quel sentimento coinvolgente che l’autore nutre per la propria famiglia e le proprie radici, non dimentica , e lo fa con note nostalgiche, quei ricordi e quei sogni ormai in volo ,gli stessi voli che spesso restano rasenti al terreno.

Da “Vorrei volare”

…ma sono solo un uomo

con le sue solitudini immense,

un uomo

con i suoi ridicoli voli radenti

un uomo

con la sua commoventeumanità.

Lenio Vallati, l’uomo, che è in lui, sente la consapevolezza dei propri limiti, e con umiltà,accetta quello stato che ogni essere umano ha: il margine di confine!

Una poesia che diventa canto, un’eloquenza che conquista e che racconta storie dal cuore dove non c’è retorica e finzione, dove l’ego prende forma e dice.

Lenio Vallati ha ricevuto decine e decine di primi premi, sia nella poesia che nella narrativa.

Con il libro “Un criceto al computer” edito dalla Ibiskos editrice, ha conseguito il primo posto al Premio Internazionale Mondolibro ed al Premio Andrea da Pontedera;

Un secondo posto al Premio “Prato un tessuto di cultura”

Inoltre Lenio Vallati è stato eletto nell’ambito del Premio “Belmoro” di Reggio Calabria, “Poeta e scrittore dell’anno”.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“Anzol”, di Haria, Rupe Mutevole Edizioni, 2006

“Tutti i sentieri non tracciati confluiscono ad Anzol, perché Anzol è il centro di un labirintico sogno non segnato sulla carta del Destino.”

Un incipit che non nasconde l’ombra di curioso mistero e di fatalità che ripercuote le pagine del lungo racconto della città di Anzol. “Anzol”, edito nel 2006 presso la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Letteratura di confine”, è un interessantissimo viaggio nella mente della visionaria autrice Haria. La seconda edizione di “Anzol” è del 2010.

“Anzol” consta di tre parti suddivise in paragrafi. Si inizia con “La prima sorte” (sei paragrafi), seguono “La seconda sorte” (sette paragrafi) e “L’ultima sorte” per un totale di ottanta pagine. È caratteristica la presenza dell’elenco dei personaggi del racconto, in realtà sono le personificazioni presenti e non i “reali” personaggi che s’incontrano nella lettura. Le personificazioni sono: Il Destino, La Sorte, La Scelta, La Piana, La Nebbia, Il Gaigo, Il Gioco degli Strati, L’Azzardo, Il Mercato, Anzol, I Soldi, L’Ot, Il Rio Gemello del Cen, Il Suolo, Il Vento, Gli Intrichi, Il Tempo, Gli Uomini. Figurazioni che raggruppano lo svolgimento delle varie nascite della città di Anzol.

Anzol è una piana limitata da rovi. Ne “La prima sorte” inizia la saga della città. Cena, la veggente, si nasconde nella piana per evitare il mondo degli uomini, un mondo crudele e governato dalla violenza e dall’ignoranza. Quando una coppia con una donna incinta entra nella piana, Cena decide di prendere con se la donna e di lasciar ai limiti della piana il suo compagno. Al momento della nascita Cena lascia la piana per altre erranti visioni ed i due restano ad Anzol con il loro bambino che sarebbe divenuto, per profezia di Cena, il fondatore della città. Così avvenne. La coppia ebbe anche altri figli e la vita scorreva ad Anzol libera dalle regole degli uomini. La natura è stata la padrona sino all’arrivo di altre persone che decisero di stanziarsi nella piana.

Ot, figlio di Drusca, per caso riesce ad inventare una bevanda che inebria ed incupisce la mente nonché riscalda nei gelidi inverni. La bevanda prende il nome del suo creatore così come la locanda nella quale si poteva bere l’ot. L’oteria diventa una vera e propria droga per gli abitanti, anche i bambini ne possono accarezzare il fluido nella loro mente. Ma come in tutte le comunità, Anzol muta o meglio gli anzolani mutano e dagli stranieri che arrivano riescono a prendere soltanto i difetti, così si lascia il baratto per il denaro, per il soldo.

“Lulla, al suo ultimo giorno di mercato e di vita rifletté: “I soldi invecchiano i sogni e soffocano l’anima delle cose. Chissà da dove vengono”. Smontò il suo banco, distribuì le pentole, le pignatte, i tegami e si incamminò guardando con tenerezza il fare della sera.”

Il Tempo veniva calcolato in stagioni e ben presto con il cambio di potere in “tempi”, i mesi in “aspetti” e le giornate in nove momenti e mezzo. I soldi divennero “falchi” per il signore Falco di Piana. Le mutazioni che avvengono ad Anzol sono continue e celeri, sotterfugi e mistificazioni, uccisioni macabre, prese di potere da parte delle streghe che nascondono la città in labirinti nebbiosi, abitanti originari che preferiscono addentrarsi nella nebbia.

“Falco smise di ridere, si alzò, fece un passo avanti e rovinò a terra travolgendo brocche, tavoli e panche. Luna era nata, Falco era morto, Anzol sbigottiva nel caos.”

Ne “La seconda sorte” e “L’ultima sorte” si incontrano altre due ricostruzioni della città dall’originaria piana. La distruzione arriverà puntualmente anche nelle altre prove, e tornerà l’ot, la nebbia ed il vento. Anzol è una sorta di labirinto per gli usi e costumi, tutto si ripeterà sino a che saranno gli uomini ad abitarlo, sino a che non si ascolterà Il Destino e La Sorte.

“< Il passato non dovrebbe mai tornare. Ma puoi aprire un banco a fianco del mio, se ti va >, rispose Itta.”

Lascio link utili per visitare il sito dell’autrice, della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine

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“Tre volte invano”, di Emiliano Poddi, recensione di Nadia Turriziani

Tre volte invano
Emiliano Poddi
Instar.libri
Euro 13,50
Pg. 174

“Tre volte invano” è la vera storia di Emiliano Poddi, classe 1975, autore del libro e pugliese di nascita.

Un ragazzo che cresce nel basket (entrambi i genitori sono ex giocatori di basket), con la vera passione per il basket. Passione che solo chi pratica questo sport con amore vero può descrivere con così meticolosa attenzione.

I luoghi, le sensazioni, gli odori descritti sono gli stessi che si assaporano o si odiano, a seconda delle situazioni, nella realtà agonistica.
Le sue giornate, come quelle di coloro che hanno la vera passione per il basket, scorrono al ritmo degli allenamenti e delle partite.
I suoi traguardi si chiamano finali di interzona…Campionati nazionali.
Le sue paure sono i responsi “degli osservatori”.
La sua gioia…le partite. I contatti fisici con gli altri giocatori. I punti che prendono vita sul tabellone. I tiri da tre ben riusciti.
Purtroppo però, nella gestione della vita può accadere di tutto. Come in quel giorno lontano quando sul tabellone luminoso, il tempo che fino a poco prima scorreva veloce si ferma irrimediabilmente a 2 minuti e17 secondi dalla fine…

Emiliano voleva “diventare” e basta.
Sul campo lui voleva diventare vento puro. Voleva trasformarsi in qualcosa di invisibile con gli avversari abbattuti dal suo spostamento d’aria. Voleva diventare un nuovo numero rosso sul tabellone luminoso invece di quel maledetto 2 e 17.
Ce l’ha messa tutta.

Per tre volte invano lui ci ha provato.
Una prima volta nel vecchio pallone di Marra dove, dopo un canestro indimenticabile, per la prima volta sui tabellini non era più una virgola ma un numero.
La seconda volta nel nuovo pallone, quando finalmente era “diventato”, firmando con la sua prestazione indiscutibile, il suo trasferimento per Roma, questo se a quel maledetto 2,17 dalla fine non fosse accaduto l’inevitabile.
Una terza volta in sala operatoria, quando le speranze di tornare un giocatore di basket erano riposte nelle mani miracolose del dottor “M”, il dio del ginocchio.
Immagina ancora sé stesso con il numero 10 (Emiliano Poddi n. 10) sui campi di basket.

Immagina e sogna di vincere…Immagina…
Fino a quando per una strana equazione matematica tutta la sua vita diventa un umiliante, rabbioso…zero.
Toccante la dedica alla propria madre alla quale per la prima volta racconta i suoi veri sentimenti, la sua rabbia, i suoi sogni…
Un giorno lontano era “diventato”…

…“e invece ora, a starmene qui seduto, con gli occhi chiusi, uno schermo davanti ed il passato dietro le spalle, tutto quello che sento è il languore di un’assenza, il pallone che mi sfugge dalle mani e io che lo inseguo e allungo la falcata, tendo le braccia verso di lui tre volte invano.”
Libro ben scritto. Scorrevole e semplice anche nelle descrizioni meticolose degli ambienti e dei sentimenti. Per chi ama il basket è una ventata di aria fresca.

Emiliano Poddi è nato a Brindisi nel 1975. Scrive per la radio e per il teatro. “Tre volte invano” è il suo primo romanzo.

Nadia Turriziani

Fonte: Oubliettemagazine

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“Lampi” di Silvia Cammarata, prefazione di Marzia Carocci

BASTOGI EDITORE

Prefazione di Marzia Carocci

Silvia Cammarata, ci prospetta nove racconti scritti con una maestria degna di autori dai nomi altisonanti dove luoghi, personaggi, odori e colori diventano magicamente percettibili.

Le storie incantano e incatenano il lettore che presto si fa protagonista per vivere il sogno che l’autrice ci propone. Un sogno nella fantasia.

Passaggi e intrecci ben incatenati che mai perdono di senso e di mordente.

L’eterna lotta del bene e il male, la debolezza umana, la forza interiore, i difetti e i pregi dell’uomo in una magia e in un tempo senza tempo, in luoghi che ci riportano alle memorie di cavalieri, di dame e di Re di terre sconfinate e viaggiatori del tempo.

Un percorso nella fantasia che s’insinua visiva fra le righe dove la giovane scrittrice,

sapientemente, ci espone con un linguaggio fluido e accattivante, un idioma mai obsoleto e antiquato dove la parola si trasforma in immagine e rappresentazione.

In un periodo dove la fantasia, la voglia di viaggiare con la mente è spesso abbandonato, Silvia Cammarata ci regala qualcosa che rimarrà nel cuore, con i suoi personaggi, la sua morale e quella positività che lascia insinuare alla conclusione di ogni racconto dove tuttavia non viene mai perso di vista il buono e il cattivo di ogni uomo , che è recipiente dai mille sentimenti dove il dolore, la rabbia ,la felicità e la debolezza faranno da cornice, perché in fondo, ogni fiaba, ogni racconto, ha sempre uno sfondo di verità, bella o cattiva che sia.

Una scrittrice fuori dai canoni, una mente che sa come coinvolgere il lettore in una lettura che fa sentire la “voce” e il “respiro” dei protagonisti in uno scenario di colore e di eterna voglia di volare …

Written by Marzia Carocci

apollinaire.mc@libero.it

Fonte: Oubliettemagazine

“Ermanno” un film di Fabrizio Marrocu, 2009

– Come fanno ad abbandonarti… –
In aperta campagna, due uomini si muovono, forse alla ricerca di qualcosa, all’apparenza senza una meta precisa. Sembrano un cacciatore e una preda designata, ma non tutto è come sembra. Un’opera sperimentale e decostruita, sorta di riscrittura heavy delle teorie del montaggio ejzenštejniane.

(Sergio Di Lino, redattore capo di http://www.cinemavvenire.it)

“Ermanno“ è un mediometraggio di Fabrizio Marrocu, ha una durata di 50 minuti, ed è stato girato tra Dicembre 2008 e Gennaio 2009 in cinque giorni non consecutivi con una telecamera amatoriale.
Il regista ha dato agli interpreti una completa libertà d’azione nei confronti di tempi, battute e situazioni, limitandosi a seguirli nei loro gesti e registrando ogni cosa in vista di una ricostruzione a posteriori.
Il metodo di lavoro utilizzato è lo stesso di “Paolo“, il primo episodio di una sorta di trilogia sull’antieroe, un approccio di tipo improvvisativo che lascia libertà di scelta e costruzione sia all’attore che al regista-operatore all’interno dei territori dell’estemporaneo.
Una tabula rasa delle regole della messinscena operata in virtù dell’ottenimento di punti di vista alternativi sul perché delle azioni attraverso la contemplazione dell’azione pura, e mirante a un approfondimento della psicologia e della finitudine di personaggi che diventano così vettori di un’esperienza di visione anteposta alla loro fisicità.
– Il film digitale così inteso -, scrive il regista – ci aiuta a concepire il prodotto cinematografico indipendente come conseguenza di un’orchestrazione di atteggiamenti improvvisativi di tipo ambientale operata da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’atto filmico. L’unione insomma dell’improvvisazione ragionata di attori, operatore di macchina e aiutanti in relazione all’ambiente circostante, alla situazione e al comportamento degli attori. –
In “Ermanno“ abbiamo due personaggi di cui non sappiamo niente. Tutto ciò che abbiamo sono le loro azioni e una ricostruzione che avviene man mano che li accompagniamo nel loro girovagare. I dialoghi sono prossimi allo zero, ma qualcosa ci fa capire che si tratta di una sorta di caccia, di ricerca tra l’uno e l’altro.
– La vita non contempla la chiarificazione di ciò che accade. – scrive il regista – In tutto questo ci chiediamo quale sia lo scopo della caccia. “Ermanno” è anche questo: il travaglio e la catarsi di entità ridotte dalla società di massa a contenitori di liquidi non meglio identificati, e la purificazione dell’atto crudele attraverso lo svilimento dell’apatia e dell’impotenza insite nel vittimismo. –

Fonte: Oubliettemagazine

“Un Pasticciaccio” in scena al Teatro Studio Uno di Roma

Nel vivo e multietnico quartiere di Torpignattara trova la sua sede il Teatro Studio Uno, un luogo in cui l’Associazione La cattiva strada lavora ormai da anni cercando di “ritrovare” l’essenza del teatro e renderlo fruibile a tutti; come scriveva Grotowski: “Non è il teatro a essere indispensabile ma superare il confine tra te e me, venirsi incontro, cosicché non ci si perda nella folla, o in mezzo alle parole, o tra le tante dichiarazioni, o tra i nostri pensieri, per quanto belli ed esatti possano essere”.

Proprio nel voler ridefinire il rapporto con lo spettatore, verrà messo in scena lo spettacolo Un Pasticciaccio (liberamente ispirato a “Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda) che, proprio come il testo di Gadda, immerge chi ascolta in una storia fitta di dialetti e incomprensioni, che taglia la nostra realtà quotidiana molto da vicino, rivelandocene gli strati sovrapposti, le incoerenze e le debolezze, che sono la nostra umanità.

Liliana Balducci è stata uccisa, le indagini cominciano oggi stesso. “Un pasticciaccio” è la storia, in due puntate, di questo delitto e del tentativo di risolverne l’enigma.

Lo spettacolo è una commistione di generi, con il pretesto del poliziesco si innesca la storia: già da subito la linea narrativa però si disfa nei sogni di voluttà del protagonista, si inerpica lungo la stretta via degli indizi alla ricerca di una soluzione.

La pièce segue uno sviluppo narrativo che si basa su un intrico di immagini e personaggi che non offriranno risposte ma piuttosto versioni contrastanti dei fatti. Infatti, proprio come il romanzo, il giallo non avrà una soluzione e non vi sarà la scoperta del colpevole; poiché secondo la concezione di Gadda, la realtà è troppo complessa e caleidoscopica per essere spiegata e ricondotta a una logica razionalità, la vita è un caos disordinato, un “pasticciaccio” di cose, persone e linguaggi.

Il regista Lorenzo Montanini, quindi, adatta il testo pur mantenendosi fedele all’opera originaria, ne conserva l’uso dei dialetti e la commistione tra commedia e tragedia, che nello spazio di pochi minuti si affiancano l’un l’altra, si alternano e si intrecciano; il comico diviene come una percezione intuitiva dell’assurdo, ancora più terribile perché non offre via di scampo.

Lo spettacolo è per un massimo di 15 spettatori a sera, a pianta centrale, tutti raccolti in una piccola stanza. Lo scopo è offrire a ogni spettatore un racconto “personalizzato“, dare la possibilità a chi vi assiste di creare un proprio percorso e una propria prospettiva all’interno dell’opera, donando, così, a ognuno diversi punti di vista, un’esperienza volutamente differente da chi siede loro accanto.

regia: Lorenzo Montanini

ass. alla regia: Velia Viti

con: Marco BilanzoneEleonora CucciarelliAlessandro Di SommaMaria Antonia Fama,Lucia NicoliniEleonora TurcoDiego VendittiSonia Villani

DAL 19 APRILE AL 1 MAGGIO “UN PASTICCIACCIO” (spettacolo per 15 spettatori)

dal martedì alla domenica

doppia replica ore 19:30 e 21:45

24-25 aprile riposo

biglietto + aperitivo 13 €

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

TEATRO STUDIO UNO

Via Carlo della Rocca, 6

info e prenotazioni:

349 4356219- 328 8350889

lacattivastrada@gmail.com

L’Orchestra Italiana del Cinema con Nicola Piovani al Beijing Film Festival

Quale evento principale della prima attesa edizione del Beijing International Film Festival la prestigiosa compagine si esibirà nella cerimonia di apertura in diretta televisiva e in un doppio concerto sinfonico-multimediale alla “GREAT HALL OF THE PEOPLE” in Piazza Tiananmen

PECHINO 
National Centre for The Performing Arts (NCPA) – 23 aprile 2011
The Great Hall of The People – 26/27 aprile 2011 (con la partecipazione straordinaria del  Maestro Nicola Piovani)

Una grande occasione per far conoscere la musica delle colonne sonore italiane all’estero, soprattutto se a diffondere un pezzo della nostra cultura è un organico di ben 82 eccellenti professori d’orchestra, per la maggior parte sotto i 30 anni, che arriveranno a Pechino alla fine del mese per inaugurare con una diretta tv sulla televisione di stato cinese CCTV (cerimonia di apertura) e due concerti, la prima attesa edizione del Beijing International Film Festival , kermesse internazionale promossa dal Governo di Pechino.

Si tratta dell’Orchestra Italiana del Cinema, prima compagine sinfonica italiana interamente dedicata all’interpretazione ed esecuzione del repertorio di musica per film: una formazione diretta dal Maestro Daniele Belardinelli (già con Abbado e Sinopoli) e costituita dalle migliori giovani forze musicali, rigorosamente selezionate con audizioni presso i prestigiosi studi di registrazione Forum Music Village di Roma , storica sede della colonna sonora fondata alla fine degli Sessanta da Luis Bacalov, Ennio Morricone, Piero Piccioni e Armando Trovajoli.

Il progetto, fortemente voluto da Marco Patrignani , presidente dell’Orchestra Italiana del Cinema e direttore artistico dell’iniziativa, ha come obiettivo la promozione e la rappresentazione dello straordinario patrimonio artistico della colonna sonora italiana. Scopo dell’O.I.C. è anche quello di recuperare e restaurare le partiture dei capolavori del grande schermo grazie alla collaborazione con Enti, Associazioni, Fondazioni ed Archivi pubblici e privati, oltreché autorevoli maestri trascrittori.

A Pechino l’Orchestra si esibirà in tre giornate: il 23 aprile interpreterà una sintesi del suo repertorio all’interno della cerimonia d’apertura del festival trasmessa dal National Center for The Performing Arts (NCPA), autentico gioiello di tecnologia e design, che andrà in onda su CCTV – canale 3 , la più grande rete televisiva della Cina Continentale con oltre un miliardo e duecento milioni di telespettatori attraverso i suoi 19 canali televisivi. Il 26 e 27 aprile l’Orchestra sarà invece protagonista di un doppio concerto sinfonico-visuale all’interno di The Great Hall of The People di Piazza Tiananmen, storica sede del governo cinese in grado di ospitare contemporaneamente circa 9700 persone.

Straordinario ospite d’onore dell’Orchestra Italiana del Cinema, in prima assoluta sul territorio cinese, il Premio Oscar Maestro Nicola Piovani che aderendo con grande entusiasmo al sostegno del progetto, dirigerà l’organico in due suites tratte dalle colonne sonore da lui composte per i film La voce della luna e Ginger & Fred di Federico Fellini e dal pluripremiato La vita è bella di Roberto Benigni.

L’organico darà vita a Cinematology, un concerto-evento unico nel suo genere, arricchito dalle proiezioni di veri e propri affreschi digitali e contenuti inediti dedicati alle composizioni in programma, elaborate da Stefano Fomasi, e dal suggestivo gioco di luci sul palcoscenico firmato da Pepi Morgia. Uno spettacolo che coinvolgerà emotivamente il pubblico cinese in uno show sinfonico visuale.

Il programma, quale omaggio al grande cinema internazionale, porterà in scena alcuni tra i più significativi temi del grande schermo tratti da celebri film quali La dolce vita, Amarcord, 8 e 1/2, Il Padrino, E.T., Guerre Stellari, Schindler’s List, Momenti di Gloria, Via col vento, Colazione da Tiffany, 2001 odissea nello spazio, Luci della ribalta, Ladri di biciclette insieme ad alcune composizioni del cinema cinese tra cui The Red Detachment of Woman, concretizzando così lo scambio culturale tra i due Paesi.

Solista dell’orchestra in alcuni brani del repertorio sarà invece Mauro Maur, storica prima tromba del Teatro dell’Opera di Roma e già solista per Ennio Morricone, accompagnato dalla pianista canadese Francoise de Clossey, Premio Oder 2008 alla Carriera.

L’evento, considerato uno dei momenti più importanti di scambio culturale tra Italia e Cina del 2011, è un’iniziativa promossa dall’Orchestra Italiana del Cinema, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero dello Sviluppo Economico, con la collaborazione della Fondazione Italia Cina e il supporto  della società Smit Textile Spa.

Si ringrazia per la collaborazione nella ricerca ed acquisizione del materiale d’Archivio la Fondazione Federico Fellini e il Centro Sperimentale di Cinematografia – Divisione Biblioteca Luigi Chiarini .

L’Italia, grazie alla collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e della Biennale di Venezia, partecipa alla manifestazione con i seguenti film: Sorelle Mai, L’uomo che verrà, La bellezza del somaro, Puccini e la fanciulla, La solitudine dei numeri primi.
Ospiti d’onore della rassegna i registi Marco Bellocchio, Paola Baroni e Paolo Benvenuti.

Maggiori informazioni al sito www.orchestraitalianadelcinema.it

CINEMATOLOGY

Staff

Marco Patrignani Artistic Director, Executive Producer
Paolo Petrocelli Orchestra Manager Executive Producer
Astra Redler Production Manager
Roberto Volpe Public Relations Manager
Giovanni Pulcioni Stage Manager
Giuseppe Lorenzoni Librarian
Vittorio Pasquale Librarian
Salvatore Frammartino Librarian
Antonio Bolettieri Librarian
Stefano Fomasi Video Projection Designer
Pepi Morgia Light Designer
Fabio Venturi Sound Engineer
Gabriele Conti Assistant Sound Engineer
Emanuele Bevilacqua Stage Sound Engineer

ORCHESTRA ITALIANA DEL CINEMA

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Marco Patrignani President
Paolo Petrocelli Vice President
Jason Piccioni Executive Member
Daniele Belardinelli Executive Member