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Archive for April 19, 2011

“I’m a Vampire!” di Giuseppe Giulio

I’m a Vampire

A vampire like a cat
speed face with his light

He is immortal like Anubi
with his gold brown eyes

There is a grain of truth
overtake your dreams
over my age

Lights and shadows
the hereafter of my god
a shadow next to me

The immortal drink
speed and strenght

I’m a vampire…are you afraid?

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“Candele” di Konstantinos Petrou Kavafis

Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

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Marocco Solare, Marocco senza Nucleare

April 19, 2011 Leave a comment

Un collettivo contro tutti i progetti nucleari in Marocco, denominato ”Marocco Solare, Marocco senza Nucleare“, creato dal Dott. Ghizlane Ghallab è attivo da circa un mese nel reame. Il collettivo, che ha avuto origine su Facebook conta 130 membri effettivi e collabora con l’Associazione Planète Citoyenne nell’ottica di organizzare un dibattito il 25 maggio prossimo, per sensibilizzare la popolazione ad una ferma opposizione su tutti i progetti nucleari in corso nel paese. In effetti, il governo conta di costruire una centrale nucleare tra Safi e Essaouira che sarà pronta nel 2022, con l’obiettivo di portare la parte nucleare nella produzione energetica nazionale al 7/8% nel 2025. Il bando del concorso sarà lanciato tra il 2011 e il 2014 ma la realizzazione di questo progetto ha suscitato un dibattito nazionale sul nucleare voluto da Saïd Mouline, direttore genrale dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili e per l’efficacia energetica (ADEREE). “Dei pourparles sono stati avviati con differenti esperti mondiali ma senza mai pensare ad un dibattito nazionale sul soggetto”, aveva dichiarato a suo tempo Mouline con rammarico. Dopo l’appello, una risposta è stata data dal professore Chakir El Mahjoub della Facoltà di Scienze all’Università di Kénitra e membro del Morocco Association for Nuclear che ha dichiarato: ”Dotarsi di una tecnologia nucleare a scopi pacifici  non puo’ essere che benefico per il Marocco”. Stessa campana per Tarek Bardouni dell’Università Abdelmalik Saadi di Tétouan che ha dichiarato in un intervista che “il nucleare è la sorgente di energia più pulita, io sono per lo sviluppo del nucleare in Marocco”. Reagendo a queste affermazioni, il Dottor Ghallab ha risposto con un articolo titolato “Siamo seri” dichiarando: “Si dice che il nucleare è energia pulita perchè non produce CO2, e gli scarti che produce? Dove li metteremo? Ricordatevi tutti che siamo solo gli affittuari di questo paese meraviglioso”. Dopo questa querelle è nata l’Associazione Marocco Solare, Marocco senza Nucleare. Prima mossa una lettera aperta alla ministra dell’Energia, delle miniere, dell’acqua e dell’ambiente, Amina Benkhadra, che ad oggi non ha ancora ricevuto risposta. Nel frattempo, il Comitato continua la campagna di sensibilizzazione per creare una vera opposizione al nucleare, richiamando a se degli esperti in nucleare, esperti in energia solare, il ministero dell’Energia, l’Ufficio Nazionale Elettricità, la MASEN (agenzia marocchina per l’energia solare) e i giornalisti. In attesa di una verifica, il collettivo cerca di spronare lo sviluppo dell’energia solare, un cantiere che il governo ha già lanciato dandosi come obiettivo di produrre 2.000 MW di energia solare entro il 2020. E’ iniziata la battaglia per un Marocco Solare, con la speranza di un Marocco senza Nucleare.

Fonte: My Amazighen

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Booktrailer Poetica Coazione di Federico Li Calzi

La poesia è l’arte che maggiormente materializza con una sola parola un’intera vita trascorsa ad immaginare. Per sua definizione la poesia trasmette immagini al lettore. Come poteva quindi la poesia non apprezzare l’incontro con il video e, con la possibilità di mostrare una visuale per poi contorcersi nuovamente a se stessa con la sua complessità di animo?

Il booktrailer è così un invito a fare conoscere il libro, la carta stampata e non, come un vantaggio visivo e con un punto di vista da prendere in considerazione. Un punto di vista da approvare, da contraddire, da condividere, da confutare.

Il booktrailer della raccolta di poesie “Poetica Coazione”, edita nel 2009 dalla casa editrice Tra@art e scritta da Federico Li Calzi, è un ottimo esempio di “punto di vista”. Saranno poi i fruitori ad approfondire appena poco più di un minuto di immagini e parole, frasi che riportano alla riflessione non solo sul libro presentato ma sulla poesia in toto.

“Cosa accade quando la poesia incarna il ritmo dei ricordi…

…e quando i ricordi sono legati a dei luoghi?

Un messaggio lasciato in questi luoghi…

…che diventano luci e colori.

Dal creatore di suoni nelle parole, Federico Li Calzi…

…una storia senza tempo e di sentimenti universali.”

Ricordi e luoghi senza tempo che si accavallano senza la possibilità di allineamento statico. Le parole compaiono nello schermo mentre una giovane donna cammina sfiorando con i suoi piedi nudi la sabbia, dietro una vastità d’acqua. Non è importante chi sia questa figura, il suo movimento ondeggiante ricorda il trascorrer del tempo ed il passaggio delle correnti stilistiche.

“Poetica Coazione” è una sorpresa invitante per il lettore. La musicalità delle parole delle liriche presenti nella raccolta sbalordisce per la sua naturalità e per l’estrema forza espressiva e visiva. Sentimenti che ricordano un foulard bordeaux che slegatosi dal collo di una bella donna vola via per la strada, in uno scandaglio di movenze corredate di fascino e stile. Ogni verso, in questo modo, è come uno spostamento che costruisce la lirica con il suo andamento fluido e circolare.

È possibile veder il booktrailer di “Poetica Coazione” sul sito youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=FJdIOd5YKys

Il booktrailer è stato realizzato dalla Faster Keaton Produzioni (faster.keaton@gmail.com) che ha realizzato per lo stesso autore anche una poetrytrailer (video poesia) “Narcotici i tuoi occhi” (http://www.youtube.com/watch?v=a450Oua9hmo&feature=related).

Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:

http://www.federicolicalzi.it/

http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di “Poetica Coazione”

Fonte: Oubliettemagazine

“Kavafis, insospettabile sublime” di Alvar Gonzales-Palacios

Molti anni fa mi capitò di visitare una grande mostra su Marcel Proust al museo Jacquemart –  André a Parigi: gli oggetti e i mobili che gli erano appartenuti mi lasciarono perplesso e lo stesso senso di sorpresa ebbi osservando le fotografie che raffiguravano gli ambienti in cui lo scrittore era vissuto. Arrivai alla conclusione che Proust era refrattario alla bellezza – a una certa bellezza, ovviamente -, a tutto quello che avesse a che fare con l’ararredamento. Eppure, leggendo le sue sontuose descrizioni di interni, lo si direbbe un gran- de conoscitore di opere d’arte: vetri, mobili, stoffe non aveva- no segreti per il suo occhio? Niente affatto: Proust, come molti scrittori, sapeva scrivere e superbamente descrivere con la fantasia ciò che in realtà non conosceva bene. Che importanza ha? Non era uno storico dell’arte, grazie a Dio. Certo, ogni volta che vedo nella memoria il patetico lettino borghese del più geniale snob che sia mai esistito sento un colpo al cuore ma cosl era.
Lo stesso accadeva con il maggior poeta greco della stessa epoca, Costantinos Kavafis (1863-1933). Discendente da una famiglia greca di Costantinopoli residente ad Alessandria, Kavafis, come accadde ad altìi suoi connazionali di quegli anni, imparò l’inglese prima della propria lingua ed ebbe, come prima meta del suo mestiere, a decidere in quale greco avrebbe scritto. E senza stare qui a. discorrere di lingua popolare, o demoticista, e lingua colta, o katareusa, basti dire che egli coniò un idioma per proprio uso, succinto, magistrale. Su di lui è noto da alcuni anni quel poco che c’era da sapere per quanto, come aveva già detto il più famoso scrittore greco contemporaneo, il premio Nobel Giorgio Seferis, “egli non esisteal di fuori delle sue poesie”. Sappiamo, così, è vero, che le sue stanze alessandrine, su cui si potrebbero costruire tanti sogni, erano molto modeste, colme di cianfrusaglie, di paccottiglia da vetrina e di quei mobili fatti in Egìtto e in Siria verso la fine dell’Ottocento, orridamente intarsiati di madreperla. Incenso, whisky e candele completavano un’atmosfera che forse si adattava alla voluttuosa malinconia del poeta, alle sue ironiche meditazìoni storiche: Kavafis fu – la biografia di Robert Liddell lo dimostra (Kavafis, Crocetti, 1998, pagg. 246, L. 26.000, 13,43), – un genio racchiuso  nel corpo di un uomo affettato e puntiglioso che trascorse la vita nel polveroso Ufficio dell’lrrigazione di un ministero egiziano ai tempi degli inglesi. D’altra parte il romanziere a cui dovette l’inizio della sua fama in Europa, E.M. Forster, scrisse come egli fosse “un gentiluomo greco con un cappello di paglia, fermo ad un angolo insignificante dell’universo”. Il resto è il miracolo dell’arte: Vuole questo dire che la storia della sua vita sia senza interesse ? Si potrebbe rispondere affermativamente, e comunque non è la quotidianità a farci capire il senso della sua opera, contenuta in centociquanta brevi poesie. Queste strofe non hanno spiegazione, scorrono come l’essenza dì sentimenti e dì fatti vissuti ieri o mille anni fa, lucidamente distillati dai ricordi, mummificati come un insetto in un grumo di ambra.
I sentimenti costituiscono il punto più delicato del suo universo. E già stato notato come nelle opere d’arte estremamente raffinate resti spesso latente un’ombra dì cattivo gusto. Nelle poesie di Kavafis è valida questa tendenza, soprattutto nelle liriche erotiche: a ben pensarci, che dicono, parlando alla lettera? Il poeta ammira un’opale per metà grigia e rammenta dei magnifici occhi di quel colore, visti vent’ anni prima. Si amarono un mese, poi l’ amato andò a lavorare, magari a Smirne: si saranno sciupati, quegli occhi, se è ancora vivo. Niente di più banale di un povero ragazzo con begli occhi grigi, invecchiato o morto. Ma, proprio in questa banalità,con queste poche parole si trasmette una sensazione struggente, il tempo che passa, la vita che si perde. La chiusa è sublime: “serbali tu com’erano, memoria,/più che puoi, memoria, di quell’amore mio/ recami ancora, più che puoi, stasera”.
Liddell spiega il metodo di lavoro del poeta che proprio in questi versi dovrebbe risultare facile – si fa per dire – a intendere. Kavafis non scriveva mai le sue poesie di getto, dall’inizio alla fine; lavorava su molte nello stesso tempo, per anni. Per ognuna di loro preparava una serie di versioni, correggendo una dopo l’altra, in piccoli blocchi di carte sovrapposte. Giungeva poi il giorno in cui decideva quando la versione finale, dopo altri tagli e aggiunte, era pronta: un mosaico ricomposto più volte -.,con le stesse tessere. Il  tempo dunque non aveva molta importanza e ciò che era accaduto trent’anni prima, finiva col confondersi con quanto aveva visttuto.
Antonio ad AIessandria o un generale a Bisanzio. Seferis ha spiegato questi tropismi “non si è mai sicuri, quando lo si legge, se un giovane che lavora nella povera bottega di un fabbro nella AIessandria di oggi non si recherà la sera in una di quelle taverne in cui gozzovigliavano i sudditi di Tolomeo Làtiro”.
Questa idea così chiara serve a dimostrare come il senso del tempo in Proust abbia molto in comune con quello di Kavafls – epppure nulla parrebbe più lontano. Ambedue, forse loro malgrado, furono toccati dalle idee di Bergson (anche se qui non saprei indicare la strada). È bene anche citare un passo del saggio magistrale che Marguerite Yourcenar ha dedicato al nostro artista: “senza dubbio, vista l’importanza accordata al ricordo, è questa lucida serenità che dà a Kavafis il suo aspetto così greco di poeta vecchio, agli antipodi del poeta adolescente dei romantici e ciò nonostante la vecchiaia occupi nel suo universo il luogo che altrove è riservato alla morte”. La vecchiaia, e ancora l’antichità, tutto finisce per collegarsi in un prodigioso museo di sensazioni, di idee, soprattutto di ricordi che accomunano gli uomini lungo i secoli. In passato della grande città rendeva il suo presente tollerabile. Kavafis, rivivendo la superba visione di marmo dell’ età dei Tolomei attraverso le sue stesse ideazioni, finì per diventare il simbolo della città, il suo genius loci. Questa sua deificazione risulta definitiva nei romanzi di Lawrence Durrell, apologia di estreme passioni in un’ Alessandria letteraria dove nulla contava “tranne il piacere, ossia l’opposto della felicità”. Kavafis presiede quell’ambiente rarefatto dove tutto arrivava troppo presto o troppo tardi – tempo come inutile convenzione o impulso lirico trasformato in poesia. ” Negli ultimi anni la sua opera riceve non poca attenzione in Italia: da un celebre articolo di Eugenio Montale a un intervento di Vittorio Sereni, a due quaderni di traduzioni di Nicola Crocetti che si affiancano ad altre di Margherita Dalmati e di Nelo Risi, a quelle,squisite, di Filippo Maria Pontani, alla biografia del Liddell. Furono molti gli italiani vissuti in Egitto fra gli ultimi due secoli, primo fra tutti Giuseppe Ungaretti che di Kavafis fu amico: “a volte, nella conversazione lasciava cadere un suo motto pungente, e la nostra Alessandria assonnata, allora in un lampo risplendeva lungo i suoi millenni come non vidi mai più nulla risplendere”. La sua visione di un’antichità fatta propria, la sua tenerezza verso i giovani diseredati che destavano il suo eros, rammentano la sensibilità di un altro italiano, lo scultore napoletano Vincenzo Gemito che, pur senza condividere le stesse inclinazioni, seppe reinventare moduli classici e tradurre in bronzo la carne degli adolescenti. E anche a lui non manca un’ombra morbosa che tende, qua e là, a raggiungere smalti e dolcezze fin troppo ricercati. 

Fonte: Il Sole 24 Ore, 18 novembre 2001


“La grande differenza” di Sebastiano Zanolli, Franco Angeli Edizioni

“Da leggere come un romanzo che ad ogni pagina lascia un segno tangibile, utile, trasformabile in azione.

Non un tedioso manuale d’istruzioni, ma lo sviluppo logico di una riflessione basata su fatti concreti.

Su ragionamenti e nozioni, esempio e sensazioni.”

Un “romanzo” sulle scelte concrete della vita, un manuale che non istiga all’idolatria di se stessi ma piuttosto allo sviluppo delle possibili scelte che ognuno di noi può intraprendere. Durante la vita ci si sofferma sul “mi piacerebbe fare” come se fosse solo fantasia ma se si trasforma il “vorrei fare” in “voglio fare” si ha già in mano una scelta, una nuova proposta per l’esistenza e per provare ad essere soddisfatti.

“La grande differenza”, edito nel 2003 dalla casa editrice Franco Angeli Edizioni nella collana “Trend”, è la prima pubblicazione dello scrittore, manager e formatore Sebastiano Zanolli(Bassano del Grappa, 1964). Un esordio nell’editoria che viene sottolineato dalle numerose ristampe, ben quindici. Un esordio che ha visto la nascita, nel 2005, del secondo libro “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane. Creare reti di relazione per affrontare il caso di ogni giorno”; del terzo nel 2006 “Paura a parte. Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario”; del quarto nel 2008 “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” e del quinto nel 2010 “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis. Puntare sul proprio talento quando tutto sembra non funzionare”.

“La grande differenza” consta di 111 pagine comprendenti la dedica dello scrittore, uno scritto di Maurizio Marchiori (Ex Vice Presidente Marketing Diesel U.S.A.), la prefazione di Mascia Selmo (coach certificato, esperta di filosofia e lingue orientali e nuove tecnologie per la comunicazione), introduzione, quindici capitoli e conclusione. Ogni capitolo è introdotto da una citazione pertinente con il corpo dello stesso ed è concluso da un utilissimo riepilogo denominato “Concetti chiave”. Lo stile prosastico è colloquiale e trascinante, sin dall’introduzione Sebastiano presenta se stesso come figlio, padre, marito, manager e scrittore sostenendo che è possibile avere più “doveri soddisfacenti” nella società se si utilizza una mappa, un criterio logico di azione e di comprensione della realtà che ci sta attorno.

“Lo stress trova una vasta gamma di cause anche nei piccoli problemi chiamati anche induttori di stress.

Sono tanti, più di quanti sono gli esseri umani.

Pensateci. Il collega che fa scattare in continuazione il meccanismo della penna, il rumore dell’auto davanti alla nostra casa, il capo che ci chiama per una riunione sempre cinque minuti prima della fine della giornata, il bambino che ci tiene svegli la notte prima di un importante avvenimento professionale.”

Come combattere lo stress? Come interpretare i segnali giusti per pianificare le nostre priorità? Come fissare nuovi obiettivi? Come stabilire ciò che potrebbe darci soddisfazione congiungendo il campo professionale e le passioni?

No, “La grande differenza” non è un libro che assicura gloria e ricchezza ma bensì trasmette un metodo di conoscenza per trovare la serenità e l’armonia nella vita a seconda delle aspettative di ciascun lettore.

“ Non voglio improvvisarmi psicologo dell’umanità, ma per certo questa inclinazione a compiacere il prossimo, soprattutto quando riveste i panni di un superiore, gerarchico o funzionale che sia, non è necessariamente buona nel processo del raggiungimento degli obiettivi.

Anche la nostra autostima ne risente e alla lunga credo ne soffra pure l’organizzazione per cui si lavora.”

Vi lascio il link del sito di Sebastiano Zanolli per maggiori informazioni e curiosità:

http://www.sebastianozanolli.com/cms/

Ed il link per ordinare “La grande differenza” e le altre sue pubblicazioni:

http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=144

Link recensione “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”:

http://oubliettemagazine.com/2011/03/03/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis-di-sebastiano-zanolli-franco-angeli-edizioni/

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Sebastiano Zanolli

Fonte: Oubliettemagazine