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Archive for April 18, 2011

“Itaca” di Konstantinos Petrou Kavafis

Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l’emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

(1911 – Konstantinos Kavafis)

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“Miniature” di Simone Pansolin, recensione di Marzia Carocci

Simone Pansolin MINIATURE

Salvatore Sciascia Editore 2009 euro 12,00

Silloge poetica

Si tratta di un prezioso scrigno di “miniature poetiche”; Simone Pansolin è un giovane artista, musicista e poeta nato nel 1983 a Genova.

Pagine ricche di immagini poetiche dove ogni descrizione, ogni passaggio è intrinseco di suono, di colori, di calde note liriche in un linguaggio denso di “movimento” che spesso è assente in alcune poesie “formali”.

Da “L’aria in città profuma”:

L’aria in città profuma d’asciutto dopo la pioggia,e di muffe.

Le pozze d’acqua, nitide come specchi,sembrano strappi nel lastricato aperti su un mondo nascosto,là sotto i tanti acquerelli colorati che affondano nella cornice opaca del suolo(…)

In queste poche frasi tratte da una sua lirica possiamo certamente definire la scrittura dell’autore,”Prosa -poetica” dove le forme espressive hanno un movimento e in questo caso anche l’odore, diventa sensorio nella lettura, tanta è la capacità d’espressione del giovane Simone Pansolin.

Essenza pura la poetica dell’autore che riesce a dare un messaggio d’espressione molto marcata e regalare il senso di compiuto, all’interiorità dove, tramite la sua scrittura ci rende visibile ciò che lui vede, nell’intima profondità della sua anima.

Miniature, è un mosaico, un caleidoscopio d’immagini che pezzo dopo pezzo compongono l’introspezione di un giovane uomo, attento alla vita e a ciò che circonda il nostro vivere.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

apollinaire.mc@libero.it

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“Il calore dei ricordi” di Giovanni Formaggio, recensione di Marzia Carocci

Recensione a Giovanni Formaggio “ Il calore dei ricordi”

a cura di Marzia Carocci

Silloge poetica

Collana “le schegge d’oro”

Casa ed. Montedit

La poesia di Giovanni Formaggio, ha il dono del canto, l’autore sa come aprire l’immaginario di chi s’appresta alla lettura delle sue incantevoli liriche.

Un poeta che sa soffermarsi sui vari aspetti della vita e lo fa senza uso di retoriche .

I suoi versi ci portano al ritmo e alla musicalità che solo la poesia vera può regalare; Giovanni Formaggio, attraverso i suoi occhi e la sua interiorità, ci culla con parole lievi come carezze, accompagnate da un buon uso della figura retorica:

_…distillerò le mie lacrime di stelle.

…in silenzio tra pietre che trasudano secoli di memorie.

Oppure nel verso… “l’arenarsi delle nostre anime all’infinito…

Frasi che da sole, sanno di poesia.

L’autore non fa mancare alla sua silloge, un titolo ben appropriato “il calore dei ricordi”, quello stesso calore che rigo dopo rigo , passo dopo passo, sentiamo sulla nostra pelle, brivido d’emozione che lentamente ci stupisce, ci incanta e ci consola.

La pubblicazione del volume, è stata realizzata con il contributo del “Club degli autori”, in quanto il poeta, si è classificato primo al concorso letterario “il club dei poeti 2008” per la sezione poesia.

Un poeta che riesce a dare valore alla parola ed al pensiero che rende visibile, data la maestria tecnica ed emotiva che gli compete.

Il lettore entra in empatia immediata fin dal primo verso con l’autore, sentendosi partecipe alle emozioni che sono le stessa che la vita ci propone con i suoi alti e bassi.

Una lettura che è viaggio dell’anima,dove la poesia viene innalzata per tornare ad essere “musa “ ispiratrice dei sensi.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

“Facebook Caffè”, Autori vari, recensione di Nadia Turriziani

Libro: “Facebook Caffè, il luogo dei pensieri.”
Casa editrice: Editore R.E.I.
Autori: Autori vari da facebook
Pagine : 224
Costo: 14,00 euro (formato e-book euro 8,00)

Cinquanta gli autori selezionati su FB, il più importante social network del momento. Persone comuni, impegnate, colte, con interessi personali ed a volte con attività altamente culturali, in una fascia di età che va dai 23 agli oltre 50 anni.

Diciannove uomini e trentuno donne dal nord,dal centro e dal sud, isole comprese per un totale di 65 racconti scritti sulla base di un incipit da rispettare: un bar, un cameriere che non parla più, quindi nessuna parola, ma un caffè e i propri pensieri. Per una lunghezza massima di 4.000 battute a racconto.

Da qui ogni autore ha dato libero sfogo alla propria creatività ritrovando in parte se stesso ed i propri pensieri.
“Pensieri che agitano il cuore, che rattristano, che rallegrano. Episodi e momenti di vita sbalzati come schizzi su una pagina bianca. Reperti di vita vissuta. Ognuno scopre la propria intimità, ognuno intuisce i propri stati d’animo, ognuno condivide le proprie emozioni in un’inaspettata complicità con se stesso.”

Questo il miracolo di Facebook. La Edizioni REI ha creduto in loro e dopo una accurata selezione, li ha pubblicati nella prima Antologia in assoluto dal titolo: “Facebook Caffè, il luogo dei pensieri.”

La pubblicazione dell’antologia nasce dall’idea di Loredana Costantini supportata da Italo Degregori amministratore della casa editrice “Edizioni R.E.I.”. Sono state stampate inizialmente 1.000 copie che dall’uscita in libreria del libro, il 9 marzo 2010, ad oggi sono state tutte vendute.

Viste le richieste pervenute anche dalla Francia e stato dato il via alla traduzione in francese dell’antologia, con previsione di uscita del ibro oltralpe verso la fine di maggio 2010.

Written by Nadia Turriziani

Fonte: Oubliettemagazine

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“I Preludi”, Teatro – Il trionfo dell’amore, Pietro Nigro

April 18, 2011 1 comment

Pietro Nigro

“I PRELUDI” (dagli scritti giovanili)

Volume IV

Teatro “il trionfo dell’amore” (atto unico)

Estate 1958

PREFAZIONE

Quello che istantaneamente colpisce chi si addentra nella lettura di questo atto teatrale, è l’immediata possibilità all’immagine che il lettore percepisce.

Pietro Nigro, ha infatti il dono della spontaneità e un’estrema facilità a rendere l’immaginario estremamente visivo.

Fin dall’antichità, il teatro rappresenta “la realtà” nella scena, testimone di drammi, comicità, romanticismo: una forma d’arte particolarmente emozionale, in quanto il testo prende forma con la voce, il movimento, la posa del personaggio che dimostrerà un carattere proprio e sarà così portatore di emozioni e immaginazioni.

Attraverso il linguaggio della commedia si riesce a trasmettere,l a passione, il desiderio, l’enfasi, tutti gli ingredienti che il nostro autore sa proporre con estrema naturalità,grazie alla padronanza di un linguaggio percepibile e facilmente comprensibile da tutti.

Nella commedia, l’introspezione diventerà realtà attraverso la gestualità e il dialogo, l’autore renderà materiale ciò che la sua mente ha, con la fantasia e l’estrosità, saputo creare e quindi proporre.

La commedia in questione ci aggrada particolarmente poiché dimostra come l’amore, sentimento primordiale nell’uomo, riesce sempre a trionfare, nonostante ostacoli e imposizioni; un messaggio quindi positivo che lo scrittore ha saputo ben interpretare nel suo atto unico.

Pietro Nigro, con maestria e competenza, riesce a rendere un fatto apparentemente semplice, costruito con un orchestrazione particolarmente geniale.

Pochi i personaggi, una coppia di amici, le rispettive ragazze e due coppie di genitori che vogliono organizzare un matrimonio di convenienza., il tutto raccontato con una forma chiara e diretta,motivo per il quale, la commedia viene immediatamente compresa e stimata.

Pietro Nigro è portato fin dalla tenera età alla passione per la poesia, per i racconti e le riflessioni, un autore eclettico ,amato e considerato dalla critica;un letterato che lascia in ogni suo scritto una modernità notevole.

Nel 1985 gli è stato assegnato il Premio “Pirandello”per la letteratura a Taomina.

Nella sala del Cenacolo di Montecitorio gli è stato conferito il premio “La Plejade 1986”per la produzione letteraria e poetica già riconosciuta a livello critico.

Il 23 Novembre 1996 a Palermo,a Villa Niscemi, il sindaco Leoluca Orlando gli consegnò il primo premio del 22° premio Internazionale di poesia Sicilia.

Numerosi altri premi ed encomi.

Un erudito del nostro tempo che ha saputo spaziare con intelligenza, padronanza ed estrema semplicità, attraverso varie forme di letteratura, regalandoci, riflessioni, poesie ed emozioni teatrali.

Questa commedia è un ulteriore gioiello della sua produzione.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

“La fotografia” di Ugo Mulas, Einaudi

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Può darsi che alla base di queste mie divagazioni ci sia quel bisogno di chiarire il proprio gioco, così tipico degli autodidatti, che essendo partiti al buio, vogliono mettere tutto in chiaro, e conservano rispetto al mestiere conquistato giono dopo giorno un certo candore e molto entusiasmo.

Ugo Mulas

Per comprendere al meglio un autore nulla di meglio che osservarne le opere, leggerne i pensieri. Nulla di diverso si fa davanti ad un’icona della fotografia come Ugo Mulas, in questo caso davanti al libro La fotografia e in particolare la sezione riguardante il lavoro con i vari artisti, prettamente americani. Com’è ovvio, essendo un fotografo l’autore del libro, si tratta di un libro fotografico, ma non solo. È un libro fatto di parole, tante, di pensieri che svelano la personalità di Mulas, rendendo così più chiaro il suo stile e più semplice la lettura critica delle opere.

La prima considerazione che mi viene in mente è che tra le righe vien fuori tanta sincerità: sincerità nel raccontare i dubbi riguardo l’atteggiamento da tenere durante i lavori, il rivalutare le proprie scelte sino a modificarle; la sincerità nell’ammettere la delusone per certi risultati ottenuti non all’altezza delle aspettative, come nel lavoro su Calderi; la sincerità nello spiegare come nasce la foto della mano di Lucio Fontana, che pare portare a compimento l’ennesimo taglio su tela, ammettendo candidamente la scelta a tavolino dello scatto, utilizzando un’opera precedentemente compiuta.

Seguendo il filo di questi pensieri si perde quasi interesse per le foto, volgendo l’attenzione ai suoi racconti, scritti in uno stile che non è proprio del giornalismo, ma neanche quello di un personaggio che vuole autocelebrarsi. In poche parole, nessun onanismo, ma una narrazione dei fatti, del perché parte in America, delle amicizie coltivate strada facendo. È il 1964, dieci anni dopo il suo primo vero lavoro alla Biennale di Venezia Mulas parte in America, negli States, non per lavoro ma: “per una mia necessità, perché la nessuno mi aveva mandato ( ) più stordito che convinto, poi mi sono entusiasmato, perché non si trattava soltanto di prendere contatto con una certa pittura, quanto di entrare nel mondo dei pittori..di essere testimone () nel momento in cui capitava”. L’obiettivo era semplice: “essere un testimone, non farsi influenzare dall‘affetto per i soggetti“; ma non andò proprio così, tant‘è che nell‘introduzione si può leggere: “mi rendo conto che le fotografie scattate in America sono una presa di coscienza e non una registrazione, una presa di coscienza come lo è una qualsiasi operazione conoscitiva”.

Così già nella prima parte dell’opera s’intuisce quali binari seguirà il libro. Dalle parole traspare un atteggiamento quasi amatoriale, moti di stupore di fronte a gesti e abitudini degli artisti, ragionamenti spesso introspettivi, delle volte anche lacunosi, non dunque un esercizio di stile. Lentamente si delinea l’aspetto del lavoro riguardante gli artisti: si hanno una serie di foto che non sono totalmente documentariste ne totalmente artistiche, ma mirano semplicemente a cogliere l’elemento distintivo di ogni soggetto, ciò che lo caratterizza e lo rende unico. Ragion per cui, per rappresentare Newman, sceglie di evidenziarne un dettaglio di un quadro, che può apparire se letto superficialmente fuori luogo e poco di poco conto, ovvero una porzione che riporta firma e data di inizio-fine lavoro: un dettaglio di fatto significativo ed esaustivo , che mostra la meticolosità adottata dal pittore.

Ma non solo, queste scelte sono spesso lo spunto per piccole riflessioni, come quella riguardante Johns, ritratto mentre con una mano dipinge una cartina geo-politica degli Usa e nell’altra una cartina vera e propria; un contrasto che scaturisce da due elementi (cartina dipinta e cartina vera e propria) che Mulas così commenta: “l‘apparente rifiuto della fantasia, per cui l‘oggetto che sta dipingendo è da lui verificato di continuo, e, allo stesso tempo, come il quadro che sta dipingendo sia un‘altra cosa da ciò su cui la verifica avviene”; una contraddizione che mostra ulteriormente come un’artista può assumere un metodo rigoroso nonostante il risultato finale non lo dia a vedere.

Sono frequenti queste considerazioni, la constatazione di come ciò che si associa alla fantasia e spesso al gioco, cioè l’arte, sia frutto di un lavoro non di rado fortemente disciplinato. Perfino in Warhol è presente in qualche modo tale elemento. Il suo studio è descritto come una grande sala, un paese dei balocchi in cui muovono i loro passi i personaggi più disparati, un luogo dove si entra senza bussare e dove chiunque sviluppa opere e progetti di diversa natura. Il tutto soltanto all’apparenza alla rinfusa, senza nesso, senza logica, ma il filo è mosso, secondo Mulas, dallo stesso Warhol, all’insaputa di chi entra li. Un’influenza che sente lo stesso Mulas, un senso di responsabilità che nasce proprio di fronte alla più completa disponibilità del maestro della pop-art alle sue richieste.

Voler dunque comprendere il soggetto pare il vero interesse, conoscerlo, riportando la scoperta dentro lo scatto. Manca così l’egocentrismo di chi vuole utilizzare il soggetto amò di manichino, come un soggetto-oggetto senza personalità. Al contrario è l’intimità dell’anima che viene colta da Mulas, o almeno questo è l’obiettivo. Vien da se che questo non è mai stato e mai sarà cosa facile, tant’è che non gli è stato sempre possibile: troppo difficile se non impossibile delle volte non far pesare la propria presenza.

Alcune considerazioni sulla fotografia stessa risultano interessanti: “ davanti alla fotografia ci si trova spesso davanti ad un pensiero senza linguaggio, inespresso” così che uno stesso scatto sia utilizzato e/o interpretato in diversi modi; si serve qui dell’etologo Kohler: “Anche usando le parole l‘immagine del pensiero può solo trasparire non mostrarsi nella sua medesimezza”, aggiungendo che, dopo aver osservato in diversi modi il soggetto e aver scelto lo scatto, il fotografo “non avrà che espresso una parte del sul suo pensiero”; dentro “lo studio di un pittore, sento di dover lasciare fuori le mie idee precostituite() lavorare..su ciò che l‘artista mi mostra.

E quando mi scordo di questo è la macchina che mi chiama alla realtà; questo è il limite e il vantaggio del fotografo rispetto al critico”. Raccontando l’artista tenta di abbandonare il se per comprendere l’altro, finendo per capire anche se stesso. È chiaro infatti che l’atteggiamento di Mulas è figlio del suo modo di essere, com’è per qualunque fotografo in fin dei conti; così il non voler influenzare la scena è qualcosa di significativo, descrive già una parte di Mulas. Un disegno della personalità dell’autore che trova poi completezza e conferma un po’ in ogni pagina, sia essa scritta o impaginata con una foto. Un osservatore curioso, discreto, delle volte quasi ingenuo in certi ragionamenti, ma privo di quell’egocentrismo solito dell’artista e privo dell’arrivismo del giornalista.

In chiusura una parte della paginetta riguardante Pistoletto, un frammento estrapolato forse in maniera sbagliata dal suo reale contesto e significato, ma capace di riassumere un po’ Ugo Mulas:

Il limite alla mia fotografia, il far sentire dove questa finisce, restituisce ogni cosa al gioco delle parti: altrimenti l’ambiguità sarebbe totale.

Written by Roberto Montis

Fonte: Oubliettemagazine

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“Preghiera alla poesia” di Antonia Pozzi

Preghiera alla poesia

 “Oh, tu bene mi pesi

 l’anima, poesia:

 tu sai se io manco e mi perdo,

 tu che allora ti neghi

 e taci.

.

Poesia, mi confesso con te

 che sei la mia voce profonda:

 tu lo sai,

 tu lo sai che ho tradito,

 ho camminato sul prato d’oro

 che fu mio cuore,

 ho rotto l’erba,

 rovinata la terra –

 poesia – quella terra

 dove tu mi dicesti il più dolce

 di tutti i tuoi canti,

 dove un mattino per la prima volta

 vidi volar nel sereno l’allodola

 e con gli occhi cercai di salire –

 Poesia, poesia che rimani

 il mio profondo rimorso,

 oh aiutami tu a ritrovare

 il mio alto paese abbandonato –

 Poesia che ti doni soltanto

 a chi con occhi di pianto

 si cerca –

 oh rifammi tu degna di te,

 poesia che mi guardi.”

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Grande Fratello, “Big Brother is watching you”

Innanzitutto una premessa, questo articolo non è ne contro il Grande Fratello ne a favore, personalmente non lo guardo, ma credo che questo articolo sia interessante per tutti, favorevoli e contrari. Non tutti infatti sanno che il nome del reality show Grande Fratello deriva da un personaggio di nome Grande Fratello presente in 1984, un romanzo di George Orwell.

Big Brother is watching you

È questa l’immagine che ha reso famoso il Grande Fratello, è questa l’immagine da cui derivano tutti i loghi con l’occhio del Grande Fratello. Tutto, inclusa questa immagine, nacque da George Orwell, scrittore che nel 1949 pubblicò il romanzo 1984, un libro molto interessante in cui assistiamo ad una guerra perenne tra poche grandi potenze del mondo: Oceania, Eurasia ed Estasia.

Grande Fratello nel romanzo

E nel romanzo che ruolo ha il Grande Fratello? È il dittatore dello stato totalitario Oceania, l’immagine che vedi qui sopra è la propaganda fatta dal Grande Fratello, che serviva principalmente per ricordare agli abitanti che lui era al vertice di ogni decisione, che lui era il capo supremo e che la popolazione era sempre sotto lo stretto controllo delle autorità. Nel libro si è creato un grande dubbio poi: il Grande Fratello è un personaggio reale (cioè si tratta di un personaggio del libro?), questo perché dalla lettura del libro si deduce più che il Grande Fratello sia un simbolo creato dalla maggioranza del Governo oceanico. Quindi non è detto che sia stato nel romanzo un vero personaggio.
Ci sono altre cose interessanti riguardanti questa figura, ma ho deciso di trascriverle dalla pagina di Wikipedia.

Quando Winston Smith chiede esplicitamente a O’Brien, durante la tortura, se il Grande Fratello esiste, egli gli risponde “Tu non esisti” (il che preconizza il suo destino: essere ucciso e cancellato dagli archivi come se non fosse mai esistito), di fatto non rispondendo alla domanda. In questo caso rimane anche l’ulteriore dubbio che nemmeno O’Brien lo sappia.
Nel libro del ribelle Emmanuel Goldstein è presente questa frase: «Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell’amore, della paura e della venerazione, tutti sentimenti che è più facile provare per una singola persona che per una organizzazione.»[1] Secondo Goldstein, quindi, il Grande Fratello potrebbe essere solo un’icona, una personificazione del Partito.
Nella propaganda del Partito il Grande Fratello viene presentato come una persona reale, uno dei fondatori del Partito stesso insieme allo stesso Goldstein. La descrizione fisica del Grande Fratello ricorda il dittatore sovietico Joseph Stalin mentre Goldstein ricorda l’antagonista del dittatore sovietico: Trotsky.

Dunque Grande Fratello era un simbolo, che poneva la popolazione sempre sotto pressione. Anche se, come dice la pagina di Wikipedia, oggi Grande Fratello è diventato una espressione che esalta eccessivamente l’autorità dei governi sulla popolazione.

Il reality Show

Dunque abbiamo scoperto che il reality show Grande Fratello deriva il suo nome dal Grande Fratello di Orwell, il significato è lo stesso, infatti come già saprai anche nel reality i partecipanti sono posti sempre sotto il controllo di telecamere.

Fonte: Skimbu

Marocco, grazia reale ad un italiano

April 18, 2011 Leave a comment

E’ uscito dal carcere di Casablanca, in Marocco, Abou Elkassim Britel, il cittadino italiano originario del Marocco e residente a Bergamo detenuto dal 2002 perché vittima di una extraordinary rendition (la cattura, eseguita clandestinamente, di un “elemento ostile” sospettato di essere un terrorista). Il re del Marocco, SAR Mohammed VI, gli ha concesso la grazia che più volte, nel corso degli anni, avevano sostenuto anche un centinaio di parlamentari italiani ed europei. Abou Elkassim Britel fu rapito illegalmente dalla Cia nel marzo del 2002 con l’accusa di associazione eversiva. Da un’inchiesta della magistratura italiana Elkassim risultò del tutto estraneo a qualsiasi ipotesi di reato. Tuttavia fu processato in Marocco e incarcerato. “Nel 2007 e 2008, a capo di due delegazioni parlamentari, ho potuto incontrare Elkassim Britel nel carcere di Casablanca raccogliendo direttamente la testimonianza dei soprusi e delle violenze subite a seguito del rapimento operato dai servizi segreti statunitensi“, spiega Ezio Locatelli, ex parlamentare e oggi segretario provinciale di Rifondazione comunista a Bergamo. “Il mio auspicio è che dopo una esperienza allucinante patita al di fuori da qualsiasi parvenza di legalità e di rispetto dei diritti umani, Elkassim Britel possa tornare al più presto agli affetti familiari e a riprendere il corso di una vita normale“.

Fonte: My Amazighen

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“Infinito” di Marius Creati

– Infinito –

Vaga il mio pensiero attonito

all’udir dell’infinito leopardiano

assente a tutto ciò che accade intorno.

Infinito.

Intoccabile. Inviolabile. Indescrivibile.

Mira lo sguardo perplesso all’orizzonte,

ma la mente sola nel pensier s’immerge

mentre l’occhio limitato, del deserto piano,

non può vedere oltre.

Vasti spazi, quiete, silenzi

odo mirar chiudendo gli stanchi occhi

abbandonati al sogno dell’umana storia.

L’infinito non vuol dire infinito,

ma indefinita immagine

alla quale chiosa l’uomo non sa dare.

da Poesie della Giovinezza,

Marius Creati     16 febbraio 1990

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