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Archive for April 14, 2011

Celebrity poos, defecazioni da star on sale

Londra, città della bizzarria, offre sempre qualcosa di stupefacente, ma a volte si adagia su allori indicibili… Il piccolo negozio degli orrori di Viktor Wynd, appartenente alla The Last Tuesday Society, propone diversi oggetti kitsch, tra i quali alcuni rasentano il trash più eclatante, ma a volte supera davvero le aspettative… due vasi contenenti escrementi di personaggi celebri. Le celebrity poos appartengono rispettivamente alle cantanti Amy Winehouse e Kylie Minogue. Secondo la testimonianza del proprietario del piccolo store sono state raccolte dal medesimo durante i festeggiamenti organizzati dalla The Last Tuesday Society per il quale le due cantanti si sono esibite. Il corrispettivo per l’acquisto di ciascun elemento é di £200, ma é possibile annusarle per soli £5.  Per i fans più accaniti… le celebrity poso son attualmente scontate a £120. Incredibile!!!

by Marius Creati

100 oggetti d’artista, le ceramiche di Gaetano Grillo

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“100 oggetti d’artista: le ceramiche di Gaetano Grillo” in mostra dal 12 al 21 aprile durante il Fuori Salone a presso exfabbricadellebambole – via dionigi bussola 6 – Milano

La linea denominata “Mediterranea-mente” è una collezione di ceramiche realizzate dall’artista Gaetano Grillo nel cui percorso artistico il Mediterraneo è il referente culturale, mitologico e visionario che muove tutta la sua creatività. Il cospicuo curricolo della sua carriera va dalle Biennali di Venezia e di Milano alla Quadriennale di Roma, nonché alla sua presenza nei musei e nelle manifestazioni internazionali di massima risonanza.
La sua versatilità d’artista, fra pittura, scultura e scrittura, si esprime anche nella creazione di oggetti d’arte applicata ispirati alla solarità cromatica del Mediterraneo.
In questa idea di mediterraneità a tutto campo, come uno stile di vita, come uno statuto di valori, Grillo ha di recente inserito una linea di oggetti in ceramica, oggetti di uso comune che possono entrare a far parte del nostro quotidiano, di cui possiamo circondarci.
Sono ceramiche realizzate manualmente con l’antica tecnica del colaggio e dipinte con colori a ingobbio poi cristallinati; la serie bianco oro è invece smaltata e successivamente cotta a terzo fuoco a temperature ancora più alte.
La collezione è prodotta artigianalmente e dipinta a mano dall’autore che ne firma gli esemplari unici.
Mediterranea-Mente, per Grillo è un progetto artistico a trecentosessanta gradi, l’autore lo intende proprio come una sorta di way of life, ha un profilo personale su facebook http://www.facebook.com/gaetano.grillo ma anche il profilo di Mediterranea-Mente (http://www.facebook.com/profile.php?id=100000194191788) di cui si può diventare amici, o accedere al suo sito http://www.gaetanogrillo.it è possibile anche acquistare le sue ceramiche direttamente on line dal sito e-commerce (www.gaetanogrillo.com/store).

http://exfabbricadellebambole.jimdo.com 

Fonte: FuoriSalone 2011

Gli Egizi (parte IV)

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Il monile più largamente diffuso utilizzato per celebrare la solennità del costume era l’hosckh, un collare concentrico ampiamente vistoso corredato da una serie di file di pietre preziose o di palline colorate di ceramica ornanti la parte sporgente al di sopra del petto, seguendo la linea circolare del collo, e allacciato alla base della nuca. Essi erano lavorati in lamine di metallo, sovente in oro, composte con paste vitree colorate, pietre dure, coralli e smalti. L’hosckh era il tipico accessorio esornativo, usato da entrambi i sessi, indossato al di sopra dei vari indumenti, o altresì sul busto ignudo per gli uomini, e poteva assumente dimensioni diverse, dalle più minute che non superavano l’estremità della spalla alle più ampie che contrariamente ne sormontavano i lembi imitando lo stile di una moderna mantellina. Un’alternativa assai rilevante era costituita da un pettorale di metallo, il più delle volte in oro, di forma rettangolare e lavorato a traforo tempestato di migliaia di pietre preziose o di motivi in ceramica incastonati singolarmente tra loro. Questo accessorio era legato al collo mediante l’uso di una catena decorata e adornava il petto coprendone le fattezze. Su di essi venivano collocati i vari amuleti che servivano a protezione dalle avversità, a ribadire il forte legame con la tradizione e la religione. La fattura era altamente pregiata.

L’ornamento simbolico delle divinità, indossato per privilegio dai faraoni, era l’uraeus, un simbolo che rappresentava gli emblemi del Basso e dell’Alto Egitto, identificato nella testa di un cobra alato affiancato da un avvoltoio, il quale si poteva scorgere su gran parte dei copricapi e diademi reali. Analogo significato simbolico era per la tiara, un copricapo di estrema rinomanza e prestigio suddiviso in due modelli bizzarri a forma di cono o di cuneo, l’una presentava una falda che spuntava dal retro per erigersi verso l’alto mentre l’altra era acuminata sulla cima, la quale a seconda del colore, rosso per il Basso Egitto e bianco per l’Alto Egitto, esprimeva il dominio del monarca sui due regni. In alcuni casi era possibile scorgere una sovrapposizione delle tiare in un solo copricapo simboleggiante il dominio su entrambi i paesi, Nord e Sud. Da ricordare che sulla tiara del Basso Egitto era ben visibile l’insegna del faraone del Nord, il litus, una sorta di ciuffo a spirale che si intraveda sulla sommità del copricapo.

Da menzionare anche il kheperesh, un copricapo cerimonioso di colore blu diffuso, una sorta di casco costituito da minuscoli dischi circolari che si infilava sul capo, anch’esso adornato degli stessi stemmi emblematici delle tiare regali, ugualmente simbolo della regalità.

Un copricapo solenne era il nemes, una sorta di cuffia in lino che avvolgeva il capo aprendosi lateralmente ad esso in due ampie ali per poi ricadere sul petto con due falde, ciascuna per lato, e provvista di una coda serrata sul retro. Realizzato in tessuto decorato a strisce oro e blu, aveva al centro della fronte il tipico uraeus con i simboli dell’avvoltoio e del cobra.  Un esempio di grande rilevanza é la maschera funeraria del faraone Tutankhamon, realizzata sulla base dei connotati del volto del giovane monarca defunto con numerosi strati d’oro massiccio, intarsiato con pietre semi-preziose, tasselli di ceramica e presenze di lapislazzuli sul contorno degli occhi e sulle tempie.

Ma il copricapo per antonomasia era il klaft, indossato da entrambi i sessi, il quale composto da due lembi di stoffa rigata in lino in forma rettangolare che, aderenti sulla fronte e sulle tempie, scendevano sulle spalle, nascondendo o meno le orecchie sui lati, serrato sul capo da un cerchio metallico o un diadema, il cui tessuto pregiato era fornito di sottili lamine d’oro disposte orizzontalmente su linee parallele  che ne arricchivano smisuratamente la foggia.

Esistevano una serie smisurata di tiare, copricapi e diademi, specie femminili, dalle linee e fogge molto particolari che per la  straordinaria bellezza e voluminosità dovevano essere indossate soltanto durante le cerimonie solenni.

Un accessorio prettamente religioso molto particolare di notevole importanza era l’ankh, conosciuto con il sinonimo di croce ansata o croce della vita, considerato un antico simbolo sacro del popolo egizio simboleggiante la stessa vita, indossato come pendente sul petto oppure legato sul gomito o tenuto semplicemente in mano, spesso decorato con effigi di dei, rappresentava un simbolo mistico e sacrale, sovente utilizzato come amuleto poiché capace di infondere salute, benessere e fortuna.

Il popolo egizio, contrariamente, usava berretti dalla linea più semplice realizzati in cuoio o in stoffa più compatta meno pregiata.

Una caratteristica molto importante era l’acconciatura. Il popolo egizio il più delle volte aveva la consuetudine di radere completamente i capelli, a rispetto delle norme di igiene e pulizia verso le quali erano particolarmente legati, indossando al di sopra delle sontuose parrucche sovente adorne di fili d’oro intrecciati a scacchiera. Esse potevano essere addirittura tinte nei colori più disparati. Gli uomini, nonostante usufruissero della capigliatura posticcia corta, preferivano lasciare intravedere il capo rasato, magari indossando l’apposito copricapo. Un taglio particolare era rappresentato da un lungo lembo di capelli lasciato penzolare su un lato dalla testa, il quale veniva legato e adornato con appositi gioielli, paste vitree o smalti.

Nonostante gli uomini prediligevano un viso completamente imberbe e ben terso, la barba posticcia era considerata una caratteristica di elevato privilegio, a punta, ondulata e piuttosto lunga veniva esibita soltanto durante le cerimonie pubbliche solenni e le occasioni festive, collocata al di sotto del mento e trattenuta da un legaccio sottile che veniva legato dietro le orecchie. Anche la regina Hatshepsut ne usufruì, in veste di regnante, esibendo l’accessorio vistoso come emblema di potere poiché insignita del titolo faraonico. Per i dignitari e i monarchi, specie nel Medio Regno, le barbe erano più corte rispetto a quelle mostrate in pubblico dal faraone.

Un aspetto ulteriormente importante era il trucco, sobrio ed evidente per gli uomini, molto elaborato ed accentuato per le donne. Gli occhi erano cerchiati mediante una linea grossolana di color nero che delineava le palpebre sui lato superiore e inferiore, tinteggiate di ombretto verde o blu, allungandosi fino alle tempie; questo procedimento conferiva all’occhio un aspetto più grande. Le labbra venivano colorate di rosso carminio, le gote guarnite di rosso e di bianco. Le unghia delle mani e dei piedi venivano puntualmente colorate in rosso con l’henné.

a cura di Marius Creati

 

“The Hamiltons” di The Butcher Brothers, vampirismo diurno

April 14, 2011 Leave a comment

“Cosa significa essere felici?
Cosa da gioia nel mondo che ci circonda?
Mamma diceva che era la famiglia, che la famiglia è il centro di tutto anche dell’esistenza, senza di essa non c’è niente. Ci dava sempre queste risposte semplici che però erano piene di saggezza e poi morì e mio padre morì insieme a lei. Poco tempo dopo mio fratello David vendette la fattoria dov’eravamo cresciuti. Ora cerchiamo di essere una famiglia normale alla disperata ricerca del nostro posto nel mondo. Riguardo a me sto cercando di capire qual è il mio posto, proprio adesso in questo preciso istante.”
Inizia così “The Hamiltons”, con il protagonista voce narrante Francis che illustra brevemente ed in modo malinconico la sua situazione da adolescente che cerca le risposte che tutti cerchiamo, ma sotto un lato diverso da quello umano. L’introduzione è quasi sussurrata mentre immagini della famiglia felice nella fattoria si presentano allo spettatore come delle vecchie riprese, tutta la famiglia al completo è felice e si stringe nella veranda della casa.
“The Hamiltons” è un film horror indipendente del 2006 diretto da Mitchell Altieri e Phil Flores. Mitchell Altieri ha esordito nel cinema nel 2002 con “Long Cut” collaborando con Phil Flores, segue nel 2006 “Lurking in Suburbia” e nel 2008 “April Fool’s Day”. La pellicola ha vinto il Santa Barbara International Film Festival ed il Malibu International Film Festival.
Francis vive con i suoi due fratelli maggiori Wendell e David e sua sorella Darlene. Darlene e Wendell sono molto uniti, sono gemelli. Dopo la morte dei genitori, i quattro fratelli guidati dal maggiore David, hanno cambiato sei case in soli due anni. Lo straniamento che sente Francis come adolescente in cerca di stabilità è prettamente umano ma la sua persona non può partecipare degli eventi umani, va a scuola ma non riesce a socializzare perché ancora si sente in colpa per ciò che la sua famiglia è costretta a fare per esigenza.
David, come capo famiglia, ha il compito di rendere tutto semplice per gli altri fratelli, vuole  prendersene cura, l’ha promesso ai genitori, ma convive con un segreto che cerca di nascondere ai fratelli: è omosessuale. Wendell e Darlene si difendono e spalleggiano l’uno l’altro, il loro rapporto va al di là del semplice fratello e sorella: sono amanti. C’è un’altra figura che vive nel seminterrato rinchiuso dietro una porta incatenata con lucchetto: è Lenny. Lo spettatore capirà chi è Lenny solamente alla fine del film e sarà una scoperta che rimescolerà tutte le carte in tavola e tutti i giudizi su personaggi del film.
Wendell rapisce giovani e belle ragazze, occasionalmente ci fa del sesso, le tramortisce e le porta in casa per riserva di sangue. David si occupa del prelievo del sangue per il fabbisogno della famiglia ed sopprime omosessuali per appagare il suo sentimento di straniamento dal mondo e di benevola invidia per il rapporto di Wendell e Darlene. Francis è scosso, non riesce ancora a valutare il limite che divide il bene dal male, pensa che i suoi famigliari non stiano facendo la scelta giusta, il ragazzo vorrebbe vivere una vita normale come tutti ed invece deve convivere dalla nascita con questa diversità genetica che lo rende simile ad un vampiro ma con sentimenti umani.
“The Hamiltons” è un horror semplice che sfiora il drammatico, l’introspezione dei personaggi è completa, il vampirismo è visto all’interno di un gruppo di esseri uniti attraverso un vincolo di sangue, un vincolo prettamente famigliare di gestazione, infatti tutti sono nati grazie ad una regolare gravidanza e sono diurni.
Il sequel del film è: “The Thompsons: The Hamiltons 2”.
Nel cast: Cory Knauf as Francis Hamilton, Samuel Child as David Hamilton, Joseph McKelheer as Wendell Hamilton, Mackenzie Firgens as Darlene Hamilton, Rebekah Hoyle as Samantha Teal, Brittany Daniel as Dani Cummings, Al Liner as Paul Glenn, Jena Hunt as Kitty Davies, Tara Glass as Jenna Smith, Larry Laverty as Larry Davies, Joe Egender as Allen Davies, Nicholas Fanella as Lenny Hamilton, Jackie Honea as Mrs. Hamilton, John Krause as Mr. Hamilton, Nathan Parker as Hot Pants.

Fonte: Oubliettemagazine

“1″ di Edoardo Sanguineti, 1956

1

composte terre in strutturali complessioni sono Palus Putredinis

riposa tenue Ellie e tu mio corpo tu infatti tenue Ellie eri il mio corpo

immaginoso quasi conclusione di una estatica dialettica spirituale

noi che riceviamo la qualità dai tempi

tu e tu mio spazioso corpo

di flogisto che ti alzi e ti materializzi nell’idea del nuoto

sistematica costruzione in ferro filamentoso lamentoso

lacuna lievitata in compagnia di una tenace tematica

composta terra delle distensioni dialogiche insistenze intemperanti

le condizioni esteme è evidente esistono realmente queste condizioni

esistevano prima di noi ed esisteranno dopo di noi qui è il dibattimento

liberazioni frequenza e forza e agitazione potenziata e altro

aliquot lineae desiderantur

dove dormi cuore ritagliato

e incollato e illustrato con documentazioni viscerali dove soprattutto

vedete igienicamente nell’acqua antifermentativa ma fissati adesso

quelli i nani extratemporali i nani insomma o Ellie

nell’aria inquinata

in un costante cratere anatomico ellittico

perché ulteriormente diremo che non possono crescere

tu sempre la mia natura e rasserenata tu canzone metodologica

periferica introspezione dell’introversione forza centrifuga delimitata

Ellie tenue corpo di peccaminose escrescenze

che possiamo roteare

e rivolgere e odorare e adorare nel tempo

desiderantur (essi)

analizzatori e analizzatrici desiderantur (essi) personaggi anche

ed erotici e sofisticati

desiderantur desiderantur

 

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Marocco, uno sviluppo rurale è prioritario

April 14, 2011 Leave a comment

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I movimenti di protesta pacifici  in favore del cambiamento in Marocco (vedi 20 Febbraio) non hanno risparmiato le comunità rurali. Malgrado gli sforzi del governo per aiutare le campagne in questi ultimi anni, gli esperti e gli agricoltori stimano che sono necessarie misure molto più forti e performanti. Il settore continua a soffrire di molte insufficienze, in primis legate ai servizi di base in materia di educazione e di salute, oltre all’isolamento naturale che molte zone vivono da sempre. I deficit accumulati nel filo degli anni non possono essere riassorbiti in qualche anno soltanto e quindi le misure di sostegno alle regioni rurali devono essere raddoppiate, meglio ancora triplicate, per eliminare un ritardo cronico che peggiora la situazione attuale con margini di rischio sociale molto alti. Il governo ha budgettato 20 miliardi di Dh nel 2011 per accellerare i programmi esistenti, vedi il rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi di base in materia di educazione, salute, acqua potabile e elettricità, oltre ai collegamenti stradali. Secondo il ministero delle Finanze, l’obiettivo è quello di ridurre i deficit che affligono le regioni rurali, in primi piano le regioni montagnose che dispongono di entrate finanziarie estremememente deboli. Il tasso di approvigionamento dell’acqua potabile in queste regioni è aumentato del 6% in tre anni, attestandosi globalmente sul territorio al 91% nel 2010. Il tasso di copertura elettrica è del 98% su base nazionale nel 2010 contro il 93% del 2006, secono il ministero. Il ritmo di realizzazione del secondo programma nazionale delle strade rurali è stato accellerato, per portare le linee stradali annuali realizzate da 1500 km a 2000 km, per poter arrivare all’80% di copertura stradale all’orizzonte 2012 anzichè il 2015. Il governo, in questo caso, dovrà assicurare una formazione adattata alla gioventù rurale perchè possa lanciare delle attività generatrici di guadagno. Questo percorso dovrà essere concertato con gli eletti locali perchè possano usufruire di patners esterni sia a livello nazionale che internazionale, per un serio sviluppo sociale e economico della loro regione. La sensibilizzazione, in questo contesto, si impone, perchè succede spesso che molte campagne abbondano di risorse ma che purtroppo non sono intelligentemente sviluppate. Fondamentale è assicurare l’equilibrio dello sviluppo tra le città e le campagne, lottando all’unisono contro i gravi  problemi che affliggono il mondo rurale marocchino. In tutto questo, lo Stato deve garantire ai cittadini i servizi di base in una forma equa e lontana dalle speculazioni, per evitare ogni forma di malumore sociale che pregiudicherebbe lo sviluppo democratico del paese.

Fonte: My Amazighen

 

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Intervista di Alessia Mocci ad Emanuele Casula ed al suo “2012 Obama’s Burnout”

Emanuele Casula è nato a Cagliari nel 1975. “2012 Obama’s Burnout” è la sua prima pubblicazione, edita nel 2011 dalla casa editrice Robin Edizioni di Roma. Un romanzo “ non apocalittico ma sull’apocalisse” che nasce dal bisogno di confrontarsi, ascoltarsi, leggersi e dalla conoscenza che Emanuele ha potuto assimilare durante la sua permanenza in un Kibbutz ed in Africa. “2012 Obama’s Burnout” vede come protagonista assoluto un uomo, il Dottore, che cerca di migliorare le sorti del suo Paese; è accompagnato in quest’avventura di poche giornate da Abraham (il nome del capostipite dei monoteismi ndr) e soprattutto da l’Esperto, personaggio particolare che riesce a sbalordire persino lo scettico Dottore. Omicidi, catastrofi, guerre civili ed un 21 dicembre 2012 che terrorizza.

Emanuele è stato molto gentile e disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua opera. Buona lettura!

A.M.: A bruciapelo: un libro sul 2012 i lettori si devono aspettare l’ennesima catastrofe stile Hollywood?

Emanuele Casula: Apocalisse significa rivelazione di ciò che è nascosto: è proprio questo il punto. Secondo me l’uomo sta per cambiare, è prossimo a vedere la Verità presente nel cosmo, è prossimo a diventare padrone di se stesso e del suo libero arbitrio. Una guerra mondiale è l’ideale per impedire che ciò avvenga. Nel libro voglio dire chiaramente proprio questo: non aspettatevi dal Mondo Divino e Spirituale una catastrofe ma piuttosto aprite gli occhi perché sarà l’uso del nostro Libero Arbitrio a causare una catastrofe “etica” in senso positivo. Una volta aperti gli occhi la Verità apparirà semplice, inscalfibile, vicina: esterna e divina. Come immagino nel libro, per chi l’ha letto e per chi lo leggerà.

A.M.: Quando e perché nasce l’idea di “2012 Obama’s Burnout”?

Emanuele Casula: Molti collegano questo libro alla mia esperienza nel Kibbutz od a quella in Africa. Se vogliamo sì, nel senso che nei viaggi non ho fatto che appurare che davvero ogni popolo, ogni creatura ha le sue ragioni e che i casini ora li stiamo facendo noi occidentali con la nostra incapacità di capire gli altri. Andare in un altro paese significa chiedere il permesso, ascoltare e confrontarsi ma per troppo tempo siamo andati ad insegnare ciò che nemmeno noi sappiamo o pratichiamo: libertà, democrazia, religione. Il libro è nato da questo: ognuno ha da conoscere se stesso e mettersi alla prova non andare a devastare altri paesi liberi di fare ciò che vogliono.

A.M.: Il Dottore. Il personaggio principale del thriller è totalmente frutto della tua fantasia oppure ha una qualche base reale?

Emanuela Casula: Il Dottore. Eh, diciamo che il Dottore impersonifica tutte le persone che mandano avanti i nostri paesi nonostante tutto. Come dice un mio amico scozzese: l’Italia per com’è dovrebbe implodere ma evidentemente c’è gente che lavora e paga per tutti gli altri che non lo fanno. Il Dottore infatti è rispettoso delle istituzioni così come delle persone che gli ruotano intorno, soprattutto ad esempio dell’autista del truck, un uomo  costretto a guidare di nascosto nonostante il blocco stradale governativo pur di sopravvivere economicamente. Anche con gli immigrati: il Dottore non li tratta da “negri” (come paradossalmente si fa negli aiuti umanitari) ma come gente “coi controcazzi” da cui pretende molto più che venire a lavorare in occidente come schiavi. Il Dottore lavora sul ciglio di una catastrofe, se ne frega di tutto perché il suo compito vero è assolvere ciò per cui è nato, rinuncia anche a vivere come gli altri, forse all’amore: è una persona piena di difetti e problemi ma vuole solo essere sincero davanti a sé stesso, a chi ama ed al divino.

A.M.: L’esperto: un antagonista neutrale. Puoi utilizzare cinque aggettivi per descriverci questa figura?

Emanuele Casula: Mi chiedi 5 aggettivi? Io ti do cinque parole in sequenza per descriverlo: rappresenta tutto ciò che ignoriamo e che verrà rivelato. Torno col concetto di prima: l’uomo vive accanto a cose abnormi e sconvolgenti, basterebbero un paio di passaggi logici deducibili per capire che la vera follia è vivere per come viviamo, e cioè ignorando tutto.

A.M.: La guerra in Medio Oriente. Un tema scottante. È piuttosto affascinante che il tuo libro palesi ciò che nella realtà sta accadendo, pensi che con il 2012 possa davvero portare scompiglio nella popolazione mondiale?

Emanuele Casula: Su questo avrei molto da dire. Come dice il Dottore: è ovvio quello che accadrà in Iraq, è come se un premio Nobel per la Chimica unisse dei reagenti esplosivi e si stupisse dell’esplosione. Per sintetizzare te la pongo così: se degli stranieri arrivano nel tuo paese, ti prendono le ricchezze, ti mettono in carcere senza motivo, ti stuprano  chi ami, ti uccidono i tuoi figli, ti distruggono e disprezzano il tuo stile di vita, ti torturano e ti seviziano e poi quando ormai sei pieno di odio e follia ti liberano mettendoti un mitra in mano e ti dicono: ora sei un uomo libero in democrazia, che cosa fai? Dimmi tu cosa faresti. Io mi preoccuperei. Io mi preoccupo. Uso questa metafora per indicare i paesi che tutti noi occidentali (non gli americani) abbiamo devastato ed ora li mettiamo con la democrazia in mano. La democrazia richiede stabilità, pace sociale, rispetto e non terrore, vendetta e guerre civili. Anzi, la democrazia è tremenda in situazioni instabili. Ma chi sta al potere lo sa benissimo cosa ha fatto e dove stiamo andando. Io ho solo provato ad immaginare le conseguenze logiche di ciò che abbiamo fatto a quei popoli, le reazioni che avranno nell’arco di mesi non di anni. Ed ora vedrete cosa succederà quando Al Maliki formerà il governo irakeno. E provate ad immaginare adesso Israele in mezzo a queste democrazie instabili. Fate 1+1. Quanto fa?

A.M.: Social network ed editoria. Dove si arriverà?

Emanuele Casula: Piuttosto invece possiamo parlare di solitudine da una parte e dei media (compresi i social network) ed editoria dall’altra. Della nostra solitudine si cibano i media che scelgono cosa imporci in un’offerta abnorme mentre tutti noi parliamo e nessuno si ascolta. Possiamo avere anche migliaia di amici virtuali ma se i media decidono che un autore (cantante, regista, attore, scrittore etc.) è cool allora lo diventa e vende. Ma così come siamo tutti scrivono e nessuno legge. L’editoria sopravvive comunque anche solo nel pubblicare migliaia di libri per cui si copre sempre le spese. Il discorso è: se un autore fosse valido e scomodo, dal vertice l’editoria non avrebbe interesse a lanciarlo, mentre dalla base nessuno lo ascolterebbe. Quindi in ogni caso la vincono i media di potere che male che vada si coprono le spese.

A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che apprezzano una lettura come “2012 Obama’s Burnout”?

Emanuele Casula: Se il lettore non si fa scoraggiare dalla paura di leggere l’ennesima catastrofe il libro è per chi si ferma, si guarda in faccia col vicino, col collega, col partner, con se stesso e dice: ok, adesso è la terra di Latte e Miele, ma fra qualche settimana sarà un casino come in Giappone. Come possiamo non accorgerci? Continuiamo a prenderci per il culo?

A.M.: Hai già presentato ufficialmente il libro?

Emanuele Casula: Allora sto organizzando per Roma, Bologna e sicuramente Cagliari. Ben accetta qualsiasi collaborazione (qualsiasi cosa venga in mente a chi legge).

A.M.: Tornando indietro cambieresti qualcosa di “2012 Obama’s Burnout”?

Emanuele Casula: A questo punto mai guardarsi indietro anche se la tentazione è forte. L’imperfezione è insita in noi umani, l’importante è mirare a migliorarsi.

A.M.: Hai qualche novità editoriale nascosta nel tuo hard disk?

Emanuele Casula: Negli ultimi anni ho imparato solo una cosa: parlare senza fare non serve ad un emerito cazzo. Come direbbe il Dottore.

Ringraziando Emanuele per le risposte accurate e chiare vi lascio il link di una recensione di “2012 Obama’s Burnout”:

http://oubliettemagazine.com/2011/03/23/2012-obama%E2%80%99s-burnout-di-emanuele-casula-robin-edizioni/

Sito per ordinare il libro ed il link della rivista letteraria nella quale l’autore scrive mensilmente:

http://www.robinedizioni.it/2012-obamas-burnout

http://www.lunarionuovo.it/?q=node/281

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Emanuele Casula

Fonte: Oubliettemagazine

 

“Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane” di Sebastiano Zanolli, Franco Angeli Edizioni

Credo che solo il fatto di appartenere al genere umano sia condizione sufficiente per non avere timori e ritrosie nell’affermare, mostrarsi e a volte chiedere.

Quando parlo di “affermare”, mi riferisco a qualcosa di più che non al semplice “enunciare ciò a cui miro e ciò di cui mi occupo”.

Si tratta di rendere palesi i propri valori, i propri sistemi di credenze, i propri sogni, le proprie visioni, e lasciar scorrere il proprio spirito e la propria energia.”

“Lasciar scorrere il proprio spirito e la propria energia”. No, non siamo davanti ad una citazione fanatico religiosa, bensì davanti ad una pubblicazione che sta a metà tra saggio e manuale e che definisce le possibilità del mondo di persone con le quali ci definiamo e/o entriamo in conflitto, in poche parole siamo davanti ad una riflessione accurata sui nostri tempi e su uno congegno nuovo quale il Networking.

“Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane”, edito nel 2005 dalla casa editrice Franco Angeli Edizioni nella collana “Trend”, è la seconda pubblicazione di Sebastiano Zanolli (Bassano del Grappa, 1964). L’autore nel 2003 pubblica “La grande differenza. Una mappa utile per raggiungere le proprie mete” che arriverà a ben quindici ristampe, nel 2006 “Paura a parte. Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario”; nel 2008 “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” e nel 2010 “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis. Puntare sul proprio talento quando tutto sembra non funzionare”. Ciò che sorprende di Sebastiano Zanolli è la sua capacità di osservazione della realtà ed il riuscire a dare delle soluzioni realizzabili negli ambiti prefissi dal soggetto/lettore, ambiti quali la realizzazione professionale ed artistica.

Sebastiano gioca con titolo e sottotitolo, quale quest’ultimo esplicazione del contenuto del libro. In “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane” troviamo infatti come sottotitolo: “Creare reti di relazione per affrontare il caos di ogni giorno”.

Il libro consta della prefazione di Mario Silvano, diciassette capitoli ed i ringraziamenti. Ogni capitolo si apre con una citazione ad hoc di scrittori, antropologi, scienziati, politici, filosofi, economisti, un’immersione a 360° per cercare di chiarire alcuni concetti madre per spuntarla in un mondo in evoluzione costante: Internet. Il Networking, così, diviene un utilizzo conscio della rete di relazione per un miglioramento personale e globale, un processo creativo, paradigma di libertà e di incontro delle necessità proprie ed altrui in una situazione di win/win (vincitore/vincitore) e non più di win/lose (vincitore/perdente).

Esistono diversi studi che provano come l’onestà e l’integrità morale siano i veri punti di forza degli individui e delle organizzazioni.

Il Forum Comportation di Boston, studiando 341 venditori di 11 diverse aziende, scoprì che ciò che differenziava i produttori e li faceva percepire come i migliori del mercato dai clienti finali erano l’onestà e la sincerità dei venditori.

Non la competenza, non la simpatia, non l’astuzia.

L’onestà.”

Niente di nuovo? Mario Silvano, nella sua introduzione,  propone una chiave di lettura abbastanza interessante: quando si prende in mano “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane” si ha l’impressione di esser davanti ad un libro che poco può arricchire la nostra conoscenza eppure le reazioni alla sua lettura saranno: “Quanto è vero!”, “Condivido questo punto”, “Questa è una rivelazione importante”, “Questo lo sapevo, ma non sapevo più di conoscerlo” ed io aggiungerei “Avevo le nozioni ma non le ho mai combinate per cercare la soluzione perché, forse, sbagliavo domanda”.

È la forza di appartenenza che genera fiducia reciproca.

Quella forza che abbiamo perso in tanti frangenti con l’evolversi della civiltà dei consumi. Non è importante sentirsi sicuri attraverso le persone: è importante sentirsi sicuri possedendo, comprando cose.

Ecco la rivoluzione che ci ha disorientato.

Ecco il grande equivoco.

Ma le cose, i beni, da soli non aiutano. Non risolvono.

Vi lascio il link del sito di Sebastiano Zanolli per maggiori informazioni e curiosità:

http://www.sebastianozanolli.com/cms/

Ed il link per ordinare “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane ” e le altre sue pubblicazioni:

http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=144

Link recensione “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”:

http://oubliettemagazine.com/2011/03/03/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis-di-sebastiano-zanolli-franco-angeli-edizioni/

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa di Sebastiano Zanolli

Fonte: Oubliettemagazine