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Gli Egizi (parte I)

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Circa cinquemila anni fa, nel IV millennio a.C., la civiltà del popolo egizio, nato e diffuso sulle sponde del fiume Nilo, raggiunse un elevato livello di sviluppo, pressoché in contemporanea con la crescita delle contigue civiltà dei Sumeri, degli Assiro-Babilonesi, dei Fenici e degli Ebrei, ubicati nelle zone dell’Asia occidentale, le quali erano incrementate in opportune comunità organizzate e indipendenti tra loro, costituite da città-stato come ad esempio per la Sumeria, a differenza dell’Egitto che assumeva invece l’impronta di una vera nazione compatta e ben salda che, pur vantando l’estensione di un vastissimo territorio, preferì rimanere ancorata lungo un esiguo lembo di terreno fertile conteso all’arido deserto grazie all’influenza delle acque del prodigioso fiume, esteso ancora oggi per oltre mille chilometri.

Trentuno dinastie monarchiche, testimoniate da antichi scrittori e vasti ritrovamenti archeologici, si susseguirono durante l’arco di trenta secoli suddividendo l’intera epoca in quattro principali periodi estremamente importanti: Antico Regno (dal 2850 al 2052 a.C. – dalla I alla X dinastia), Medio Regno (dal 2052 al 1570 a.C. – dalla XI alla XVII dinastia), Nuovo Regno (dal 1570 al 525 a.C. – dalla XVIII alla XXVI dinastia), Bassi Tempi ( dal 525 a.C. al 395 d.C. – dalla XXVII alla XXXI dinastia e dominazioni straniere).

Il popolo degli Egizi era suddiviso in una gerarchia strettamente prestabilita, dotato di enorme tenacia nelle abilità tecniche e grande raffinatezza nei costumi, considerando oltre tremila anni di potere gestito esclusivamente, tranne sporadiche interruzioni temporanee, dai Faraoni, i quali imponevano la loro egemonia, incentrata sulle tradizioni ferree, manifestata da rigide imposizioni che, in qualche modo, si riflettevano anche sul costume e sull’abbigliamento. La suddivisione in classi distingueva essenzialmente tre categorie in ordine di importanza sulle quali dominava la figura del monarca, il faraone: la classe elevata dei principi, dei sacerdoti e degli architetti; la classe distinta dei militari; la classe intermedia del popolo composta prevalentemente da operai, artigiani e agricoltori. Ad essi si aggiungeva una numerosa categoria inferiore, denominata degli impuri, costituita prevalentemente da schiavi, spesso asiatici e negri. Il dominio del potere era regolato da due enormi forze paritetiche: la religione, poiché il re faraone era considerato un dio vivente sulla Terra, e la tradizione, inviolabile e insostituibile neppure sotto l’influenza dei traffici e delle sporadiche invasioni occasionali. Infatti dai reperti si riscontrano saltuari cambiamenti del costume durante tutto il periodo faraonico.

Il popolo nilotico era fortemente legato al credo dell’aldilà, convinto che l’onorare i propri defunti con un equipaggiamento appropriato serviva a condurli nel luogo di riposo durante il loro viaggio ultraterreno, ragion per cui le tombe erano gremite di oggetti e arredi di vario genere, generalmente preziosi, tra i quali gioielli, cosmetici, vesti, ma anche utensili e ammennicoli adatti alla vita quotidiana.

Il clima caldo e secco non é dissimile da quello della Mesopotamia, ma fondamentalmente risulta meno umido e quindi più proficuo alla conservazione dei manufatti.

La geometria era una deduzione matematica prevalentemente utilizzata nelle varie raffigurazioni mediante la sistematica rappresentazione delle linee geometriche, spesso visibili nei solchi dell’aratro, nella pianura della terra e nei fusti delle palme, come nel disco del sole, in rappresentanza della somma divinità dal quale si irradiano i raggi di luce vitalizzanti, collocato al vertice del triangolo, considerato un simbolo sacro, il cui lato base simboleggiava la terra, a testimonianza delle varie piramidi dalla tipica forma triangolare.

Lo stile dell’arte egizia é pressoché spontaneo nei movimenti, nonostante conservi una propria caratteristica originale prestabilita a schemi piuttosto fissi, specie all’inizio della civiltà, e scevro da influenze esterne. Il senso estetico era fortemente avvertito e la natura, in tutte le sue forme, specie e caratteristiche, rappresentava un’inesauribile fonte d’ispirazione. L’arte egizia trova la sua completa rivelazione nel mero simbolismo, trasfigurato dalla realtà tradotta in chiave poetica e ideale, ampiamente diffusa nelle iconografie, derivante da un elevato valore della spiritualità, manifestato altresì nell’espressione ideografica. L’uso della scrittura geroglifica risulta oggi un’immensa fonte d’informazione per gli archeologi che ne studiano costantemente la cultura, le tradizioni e le usanze, poiché gli Egizi avevano l’abitudine di trascrivere gli eventi più significativi del loro vissuto che, grazie all’ausilio delle pitture murali, delle sculture, dei manufatti e dei reperti del vestiario, hanno consentito di apprendere tutti gli aspetti salienti della vita condotta nell’antico Egitto faraonico durante quei tremila anni di storia del fantastico periodo dinastico. Ma, come in ogni civiltà intensamente legata alle convenzioni, l’artista delle pitture murali era costretto all’osservanza di taluni regole prestabilite e quindi condotto all’uso di una linea prettamente stilizzata dato che anche la figurazione artistica  tendeva a compiacere il dio piuttosto che a divulgare una mera rappresentazione realistica.

a cura di Marius Creati

 

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