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I Medi ed i Persiani (parte II)

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Gran parte delle testimonianze rinvenute dal passato sulla civiltà persiana provengono dalle città di Susa e di Persopoli, che al tempo fu il più grande centro dell’impero.

Nel VI secolo a.C., periodo di importanza cruciale per indicare l’inizio dell’impero persiano nascente, la veste risulta estremamente semplice rispetto al costume assiro, ma dalla linea più sciolta e dal movimento delle vesti e dei drappeggi più morbido, consistente in due rettangoli di tessuto cuciti lateralmente dalla vita in giù, verso l’orlo, lunghe maniche voluminose sfruttanti abilmente l’ampiezza del tessuto, solitamente decorate pesantemente, e una fessura lasciata aperta in alto per consentire il passaggio della testa. L’indumento era trattenuto da una cintura allacciata al di sotto del torace. Un tipico esempio è visibile nel fregio di mattoni vetrificati, rinvenuti nella città di Susa (foto parte I), raffiguranti gli arcieri della guardia reale, nel quale è facilmente intuibile il modo di abbigliarsi dell’epoca, ma possibilmente percepibile la vastità dei colori adottati nel vestiario e la magnificenza dei tessuti raffigurati. Si notano inoltre disegni geometrici e rosette nelle decorazioni e la predominanza del giallo, del marrone, dell’ocra, del porpora e del blu nell’uso del colore. Gli indumenti delle classi sociali elevate erano semplicemente ritoccate per apparire più eleganti e raffinate.

In seguito l’abbigliamento di base si evolve diventando piuttosto articolato rispetto al passato. I Persiani adottano la kandis assimilata dal popolo assiro, ma abilmente modellata e cucita in modo da risultare più aderente sul busto, dai colori vivaci e variegati, caratterizzata da ampie maniche lunghe a saio, un’evoluzione anch’esse del precedente indumento assiro, nelle quali solitamente aggiungono un inserto di tessuto a forma di cono sezionato, dal gomito verso il basso, sul lato esterno di ciascun lato. Al di sopra indossano un soprabito talare più semplice lungo fino alla caviglia, una sorta di kandis più elementare, spesso con i lembi gettati sulle spalle e indossato senza infilare le braccia nelle maniche. Una novità assoluta rispetto alle civiltà precedenti era l’uso di calzoni, ovviamente aderenti, chiamati anaxyrides, in realtà particolari brache indossate al di sotto delle due tuniche e  infilate negli stivaletti alti fino alla caviglia o nei semplici calzari chiusi rasoterra.

L’indumento militare rispecchia pienamente la medesima foggia, ma con alcune lievi sfumature. Una lunga e ampia kandis di lana è indossata come sopravveste, con le maniche ampie a saio, dal gomito verso il basso, semplicemente scivolata sul corpo o addirittura ampiamente drappeggiata dalla vita in giù per conferire maggiore ampiezza nei movimenti; una seconda kandis sottostante indossata al di sopra dei calzoni, dalla linea più diritta e sciancrata e con maniche aderenti. Brache a guisa di calze indossate sotto le due tuniche. L’esercito persiano era composto da un miriade immensa di soldati, suddivisi per etnia, dai costumi militari dai colori variopinti: i Medi indossavano tuniche scarlatte di media lunghezza adorne d’oro, gli Arabi preferivano lunghi camici di lana, gli Assiri adottavano una divisa più sobria con tuniche corte al ginocchio protetti da corazze di lino imbottite ed elmo scintillante, gli Etiopi erano coperti di pelli ferine e armati di clava, i Colchi abiti succinti dal casco di legno, i Traci simile divisa militare dal berretto di pelo di volpe. Durante le battaglie i fanti persiani coprivano il petto con corazze di metallo a difesa del torace, le gambe e i piedi protetti dai calzoni di cuoio e combattevano con uno scudo di vimini, un corto giavellotto, un arco con frecce e un pugnale sospeso alla cintura.

Una sottigliezza importante da non dimenticare in riferimento al costume persiano è riscontrabile nel comportamento di estrema raffinatezza dei singoli individui, i quali per primi adottano l’uso di guanti, mutande e calze.

a cura di Marius Creati

 

  1. Zohra GORINE
    April 10, 2011 at 12:09 am

    Ciao, la lettura dei tuoi testi e un piacere, vorrei tradurne alcuni se questo potrebbe essere possible in francese , sarebbe un bel esercito per imparare altri nuovi termini dell’arte nella la tua lingua, e se sei d’accordo io sono intéresseta di provare. Grazie comunque. Buona domenica. Zohra

    • April 10, 2011 at 3:21 am

      Ciao Zohra, il tuo messaggio mi lusinga molto. Si, certo che puoi, sempre che lo scopo della tua traduzione é personale e non ci sono scopi commerciali. Certo che puoi… ne sarò molto lieto.
      Anzi se vuoi puoi anche inviarmi la versione in lingua francese una volta ultimata, così magari posso imparare anch’io qualcosa nella tua lingua. Adoro la lingua francese! A presto. Buona domenica. Marius

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