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Archive for April 8, 2011

I Medi e i Persiani (parte I)

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Alla fine del VII secolo a. C. la civiltà assira venne sopraffatta e sconfitta dall’unione di due civiltà assoggettate precedentemente, i Medi e i Babilonesi, i quali a sua volta furono sconfitti cinquant’anni più tardi, nel mezzo del VI secolo a. C., dall’esercito dei Persiani guidati da Ciro il Grande, il medesimo fondatore della famosa dinastia degli Achemenidi.

Si hanno pochissime testimonianze sul periodo di dominazione dei Medi sul territorio mesopotamico nel periodo intermedio tra le due grandi dominazioni, ma è certo che il popolo persiano nutrì un grande rispetto per questa civiltà, ad esso sconosciuto,  assimilando molte delle loro idee e delle loro abitudini.

In origine i Persiani erano un popolo prettamente montanaro proveniente dalla zona dell’odierno Turkestan,  dedito all’agricoltura, alla pastorizia e alla metallurgia. In seguito alla conquista del vasto territorio si resero conto che l’abbigliamento adottato era assolutamente inadeguato in rappresentanza del nuovo dominio, così diedero inizio ad un vertiginoso cambiamento delle fogge, in balìa di uno stile prettamente eclettico, mescolando le caratteristiche peculiari delle varie precedenti civiltà dominanti della Mesopotamia, assimilate mediante la grande vittoria riportata sul popolo medo-babilonese.

Il contributo elargito da parte dei Medi al nuovo popolo presidiante è enorme, basti pensare che la civiltà persiana adottò la veste d’onore, l’abito indossato dal re e dal suo seguito durante le cerimonie, proprio da questa promettente civiltà, la quale contribuì a lungo nell’arricchire la conoscenza e l’ampollosità del popolo persiano, che da popolazione prevalentemente nomade e povera di contenuti riuscì ad evolversi divenendo un grande impero longevo e potente. Ma, in contropartita, il contributo distribuito nei confronti dei popoli assoggettati è egualmente notevole poiché, in quanto montanari e cavallerizzi, i Persiani erano abituati a confezionare vesti aderenti e indumenti in pelle. In realtà essi erano abili nel taglio e nel cucito ed erano in grado di definire i vari contorni del corpo in un modello. Sommariamente furono i primi sarti della storia del costume e questo permise loro di adeguarsi pienamente ai nuovi materiali più leggeri usati in quei luoghi appena conquistati.

Si devono ai Persiani la confezione dei primi pantaloni lunghi e delle prime giacche con maniche inserite, finora sconosciuti.

a cura di Marius Creati

 

“Have a bath of light” di Manuela Quatipua Collu

“Have a bath of light“, foto di Manuela Quatipua Collu

I never feel so much myselfas when I’m in a hot bath.
The Bell Jar, Sylvia Plath, 1963
Dalle parole di Manuela:
“Agosto,
sottotetto espressionista all’ombra delle torri bolognesi:
primo esperimento di foto notturna e luce naturale, solo candele.
Autoscatto comodo con controller remoto.
mi piace divertire il mio ego facendogli credere di essere l’Unica per me.”

Contatti Manuela Quatipua Collu:

http://quatipua.tumblr.com/

ALL RIGHT RESERVEDThis photo CANNOT be reproduced, copied, edited, published, transmitted in any way without my permission.
TUTTI I DIRITTI RISERVATIQuesta foto NON PUO’ essere riprodotta, copiata, modificata, pubblicata, trasmessa in ogni modo senza il mio permesso.

Fonte: Oubliettemagazine

 

“Infinita Tristezza” di Michele Sabatino

“Infinita Tristezza“, acrilico su tela
“Infinita tristeza bate en mi corazón è l’inizio di una canzone di Manu Chao ed è diventato anche il pretesto per accomunare un’animo ad un tempo inquieto e pallido come era il mio. La mia pittura parla di me,della mia anima e le storie che scaturiscono da questi gesti sono quasi sempre autobiograiche.
C’è un senso di positivo alla fine di tutto questo percorso pittorico,dove la tristezza è vista come melanconia,preludio di gioie del cuore che non avresti potuto captare in una situazione di calma piatta apparente. Ho amato dare assonanza alle sfumature dei colori e sono quelli che ho percepito in quel momento da un fluire spontaneo… “
Michele Sabatino (Infinita tristeza -Michele Sabatino acrilico su tela 80x 60)

 

Visita il sito di Michele per ulteriori informazioni e curiosità:
http://www.michelesabatino.wordpress.com

Fonte: Oubliettemagazine

 

Categories: Figurativa Tags:

“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”, di Sebastiano Zanolli, Franco Angeli Edizioni

“La creatività è un grande strumento che accompagna e sostiene le vie del talento.
Siete talentuosi perché avete creatività.
Mentre potete avere talento ma mancare di creatività.
E finirete nel mucchio dei talenti sprecati.
Può essere, a volte i talenti vanno a chi non li userà.
Un peccato per tutti.
La creatività è alla radice del processo di autorealizzazione.”
Creatività, talento, autorealizzazione. Parole che ormai sono nella bocca di tutti ma che si perdono in accezioni antiche oggetto d’attenzione per riuscire a conoscere il genio che si nasconde dentro ognuno di noi, quella qualità speciale che il più delle volte non si nota a causa della vita frenetica o della noia che assale le giornate.
“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”, edito nel 2010 presso la casa editrice Franco Angeli Edizioni nella collana “Trend”, è la quinta pubblicazione di Sebastiano Zanolli. Sebastiano nasce nel 1964 a Bassano del Grappa (VI), si laurea in Economia e sfrutta la sua laurea come Direttore Generale di Diesel Italia, filiale italiana di Diesel, ed attualmente ricopre l’incarico di Amministratore Delegato di 55DSL, società streetwear del gruppo Only The Brave ( Diesel). Ma Sebastiano ha sempre coltivato la passione per la scrittura, una passione che viene notata dal pubblico dei lettori nel 2004, anno della sua prima pubblicazione “La grande differenza. Una mappa utile per raggiungere le proprie mete”. Questa prima conferma è seguita da “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane. Creare reti di relazione per affrontare il caso di ogni giorno” nel 2005; “Paura a parte. Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario” nel 2006; “Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza” nel 2008.
“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” consta della nota introduttiva scritta da Donatella Rettore e di dodici capitoli di lunghezza variabile per un totale di 112 pagine. Ogni capitolo si apre con una citazione che riprende metaforicamente il contenuto del libro e che, quindi, prepara artisticamente il lettore al pensiero di Sebastiano. Il quinto capitolo è stato scritto da Bruno Viano, psicologo del lavoro ed amministratore di Insight Italia Srl.
Attraverso spunti letterari, filosofici, d’attualità, sportivi, sociologici, antropologici, cinematografici, l’autore cerca di risolvere alcuni dubbi del lettore sull’essenza del talento e sulle possibili direzioni di questo. Siamo in un mondo che è già mutato e che continuamente muta. Sebastiano, con questa sua pubblicazione, ci illustra alcune regole per facilitare la comprensione di ciò che si può fare se solo si ha la forza di volontà e le conoscenze adatte. Perché, ovviamente, si tratta di conoscere:
“Se solo leggiamo 10 pagine al giorno (circa 20 minuti), in un mese possiamo leggere un tomo di 200 pagine, riposandoci nei week-end.
Su base annua, riposandoci anche tutto agosto e dicembre, potremmo leggere dai 10 ai 15 libri relativi a una data materia di nostro interesse, il che farebbe di noi dei veri esperti del settore.
È una maniera per costruire quell’alternativa di cui parlavamo.”
E, Sebastiano parla di alternative in “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”, alternative alla noia, al lavoro che non ci soddisfa, al lavoro che non riesce a farci pagare l’affitto e le bollette. Badate bene che questo non è un testo miracoloso che risolverà tutti i problemi dopo la lettura ma è piuttosto un testo che informa sulle concepibili vie da percorrere, sul come iniziare, sul come capire dov’è la punta del nostro iceberg. Lo stile di Sebastiano è colloquiale, semplice, diretto, chiaro ma con un’attitudine letteraria di un certo spessore ed una sana ironia che non guasta mai.
“Quando sei tu a non sapere che talento hai? Succede spesso, forse il motivo per cui molti hanno in mano un libro così è proprio questo.
Forse non è sempre semplice ed evidente come per i campioni sportivi più famosi o per i musicisti o i cantanti, forse non è qualcosa per cui siamo preparati, ma è necessario riflettere e mettere in conto un po’ di considerazioni sul tema.”
Vi lascio il link del sito di Sebastiano Zanolli per maggiori informazioni e curiosità:
http://www.sebastianozanolli.com/cms/
Ed il link per ordinare “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” e le altre sue pubblicazioni:
http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=144
Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa di Sebastiano Zanolli

Fonte: Oubliettemagazine

 

Architecture as a piece of nature

SPAZIOFMGPERL’ARCHITETTURA

MILANO, VIA BERGOGNONE 27 – WWW.SPAZIOFMG.COM – INFO: 02 89410320

 

PRESENTA LA MOSTRA

Architecture as a piece of nature

Sou Fujimoto, Akihisa Hirata e Junya Ishigami

Film di Maris Mezulis

A CURA DI

LUCA MOLINARI e SIMONA GALATEO

con NAOMI SHIBATA e AI KITAZAWA

Orari

11-17 aprile – h. 10.00-20.00

19-29 aprile – Martedì – Venerdì/h. 14.00-19.00

INGRESSO LIBERO

Inaugurazione con gli studi

Lunedì 11 aprile – h. 18.30


In occasione del Fuorisalone, Sou Fujimoto, Akihisa HirataJunya Ishigami, Leone d’’Oro  all’ultima Biennale Architettura di Venezia, sono ospiti della galleria milanese di Iris CeramicaFMG Fabbrica Marmi e Graniti. Dall’11 al 29 aprile SPAZIO FMG PER L’ARCHITETTURA (v. Bergognone 27 – ang. Via Savona) va in scena con Architecture as a piece of nature, mostra a cura di Luca Molinari e Simona Galateo con Naomi Shibata e Ai Kitazawa che presenta l’eccellenza della nuova generazione giapponese ritratta dal video-artista Maris Mezulis. “Un appuntamento che unisce tre eccellenze internazionali su un tema di forte attualità in una terra colpita da calamità naturali e disastri ecologici. Architecture as a piece of Nature vuole offrire uno spunto di riflessione per un’architettura di ricerca a favore dell’ambiente” Commentano i curatori Luca Molinari e Simona Galateo.

“Negli ultimi vent’anni l’architettura giapponese ha visto fiorire la “young generation” di cui Kazuyo Sejima, Jun Aoki e Shigeru Ban sono i principali esponenti. Recentemente una nuova generazione di architetti nati dopo il 1970 si è affermata a livello internazionale con uno sguardo diverso caratterizzato da un approccio flessibile e da un’ardita propensione verso la natura, la tecnologia e gli spazi dell’abitare. Architecture as a piece of nature è dedicato a questo nuovo scenario a partire dal lavoro Sou Fujimoto, Akihisa Hirata e Junya Ishigami, principali esponenti della young generation di oggi”. Commenta la curatrice Naomi Shibata.

Da sempre attento ai fenomeni urbani per ritrarre i cicli vitali degli spazi dell’abitare, il regista Maris Mezulis ha saputo cogliere in una video-installazione lo spirito dell’architettura giapponese di nuova generazione. Immagini e interviste di tre giovani eccellenze contemporanee, raccontano teorie e ispirazioni per una nuova architettura con un focus su tre progetti: la Final Wooden House di Sou Fujimoto, l’Apl House di Akihisa Hirata e il KAIT – Kanagawa Insitute of Technology di Junya Ishigami.

Secondo Sou Fujimoto il futuro dell’architettura è nell’archetipo della caverna ovvero spazio funzionale primitivo non strutturato che prescinde a chi lo abita e stimola azioni di adattamento successive. Fino ad oggi ha dominato l’architettura-nido, ovvero il progetto abitativo artificiale nato per isolare dall’ambiente naturale esterno. Oggi l’architettura-caverna è in grado di stimolare nuovi usi e costumi dell’abitare nel pieno rispetto dell’ambiente. Esempio concreto di questa filosofia è la Final Wooden House a Kumamoto, modulo in legno di cedro totalmente integrato con la natura circostante e strutturato internamente al fine di ricreare nuovi stimoli e azioni abitative.

Come l’uomo è parte di un sistema più grande anche l’architettura deve essere in sintonia con l’ambiente; da questi presupposti Akihisa Hirata ha progettato Alp House a Tokyo, un complesso di edifici multifamiliari in sintonia con le forme e l’andamento ondulato del territorio circostante. Secondo Hirata, promuovendo il riconoscimento dell’architettura come parte di un ordine più grande è possibile raggiungere un nuovo tipo di libertà.

Junya Ishigami racconta il progetto per il KAIT – Kanagawa Insitute of Technology: minimale, leggero e quasi trasparente, l’edificio è in piena sintonia con la filosofia del progettista secondo il quale l’architettura non deve essere intesa come struttura artificiale che ci separa dall’ambiente naturale. Oggi l’architettura e le opere dell’uomo hanno preso il sopravvento sulla natura. Dato che il confine tra spazio artificiale e naturale sta diventando sempre più ambiguo, un nuovo ambiente comincia a prendere forma. È necessario quindi concepire l’architettura per questo nuovo ambiente.

Architecture as a piece of Nature racconta un approccio giovane e innovativo, una prospettiva diversa che condivide però la necessità comune di rispettare e tutelare il territorio in cui viviamo. Per un futuro sostenibile è necessario che progettisti, aziende e committenti si impegnino a costruire secondo natura. Iris CeramicaFMG Fabbrica Marmi Graniti, da sempre sono attenti all’ambiente, come dimostra l’impegno all’innovazione ecologica con il materiale eco-attivo e antibatterico ACTIVE Clean Air & Antibacterial Ceramic™ e la diffusione di architetture responsabili attraverso mostre e incontri allo SPAZIOFMGPERL’ARCHITETTURA.

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“A Nudo” di Diego Dalla Palma, Sperling & Kupfer

pagg. 200/ euro 17,00 / 2010

978882004961
Postfazione di Gian Antonio Stella

DIEGO DALLA PALMA SI RACCONTA “SENZA VELI”.

LA SUA FORZA E’ NELLA SINCERITA’ CON CUI SA APRIRSI E SVELARE LA PROPRIA INTIMITA’, SENZA IPOCRISIE O RETICENZE

L’AUTORE

Diego Dalla Palma, tra gli esperti d’immagine più famosi del mondo, nasce a Enego (Vicenza) nel 1950 e si forma artisticamente a Venezia. Dal 1968, a Milano, ha operato come costumista e scenografo in Rai e in teatro. Nel 1978 ha diversificato la propria attività, creando una linea di prodotti per il trucco, rivoluzionaria nella concezione. Da allora ha scritto sui più autorevoli mensili e settimanali italiani; ha condotto trasmissioni radiofoniche e televisive; ha pubblicato libri sulla bellezza e una serie di video su immagine, stile e seduzione. Negli ultimi anni si è imposto come originale opinion leader e scrittore molto amato dal pubblico, con tre libri, tutti usciti per Sperling & Kupfer con grande successo: La bellezza interiore (2006), Per amarsi un po’ (2007) e Accarezzami, madre (2008), di cui A nudo rappresenta il seguito ideale.

IL CONTENUTO

Da alcuni anni Diego Dalla Palma ha iniziato un dialogo intenso con i lettori, offrendo nei suoi scritti molti spunti di riflessione, provocazioni e punti di vista anticonvenzionali, che nascono sempre dall’esperienza diretta, dal racconto di momenti e fasi cruciali della sua vita. Accade anche in A nudo, forse il suo libro più crudo, scabroso, ma anche il più sincero e viscerale. Un percorso autobiografico in cui, partendo dall’infanzia, rievoca vicende toccanti e drammatiche, fondamentali per la sua esistenza, cogliendo nel dolore che spesso le ha segnate la spinta decisiva per rialzare la testa e andare avanti. Per non arrendersi nemmeno nei momenti più cupi, quando vivere sembra una parola priva di significato. Non è stato facile riemergere dal baratro, per Diego: le cadute, le umiliazioni, i tradimenti lo hanno ferito, marchiato a fuoco, eppure ogni volta, con sofferenza e insieme determinazione, ha resistito, ha fatto appello alle sue risorse interiori e, sostenuto da una sua particolare forma di fede, ha creduto fino in fondo nell’amore. La sconfitta può tramutarsi in un trionfo se sappiamo imparare dai nostri errori.

“Non c’è dolore che non trovi nell’amore la sua soluzione. Sono ancora convinto che l’amore, qualsiasi forma d’amore, sia il motore di queste nostre brevi, fragili esistenze.”

Da anni Diego Dalla Palma intesse un dialogo intenso con i lettori, ricco di riflessioni, provocazioni e punti di vista anticonvenzionali, tutti scaturiti dalle sue esperienze di vita. Questo è forse il suo libro più crudo, scabroso, ma anche il più sincero e viscerale. Un percorso autobiografico in cui, partendo dall’infanzia, rievoca vicende toccanti e drammatiche, fondamentali per la sua esistenza, cogliendo nel dolore che spesso le ha segnate la spinta decisiva per rialzare la testa e andare avanti. Per non arrendersi nemmeno nei momenti più cupi, quando vivere sembra una parola priva di significato. Non è stato facile riemergere dal baratro, per Diego: le cadute, le umiliazioni, i tradimenti lo hanno ferito, marchiato a fuoco, eppure ogni volta, con sofferenza e insieme determinazione, ha resistito, ha fatto appello alle sue risorse interiori e, sostenuto da una sua particolare forma di fede, ha creduto fino in fondo nell’amore. La sconfitta può tramutarsi in un trionfo se sappiamo imparare dai nostri errori e ogni volta crescere, maturare: non è una lezione – a Dalla Palma non interessa fare il maestro. Piuttosto, è una confessione a cuore aperto, un esporsi “senza veli né trucchi” (lui, grande esperto dell’immagine) davanti al mondo e, più ancora, davanti alla sua coscienza. Il risultato è in queste pagine, dove la tenerezza, la passione, l’ardore si alternano al tormento e alla rabbia in un cammino verso l’instancabile ricerca della propria verità.

Fonte: Sperling & Kupfer

“Accarezzami, madre” di Diego Dalla Palma, Sperling & Kupfer

2008
pp. 200
978882004603
Pag. 200

Euro 16,00

Uscita: 7 ottobre 2008

LE PAROLE CHE OGNI FIGLIO  VORREBBE DIRE A SUA MADRE. LE PAROLE CHE OGNI MADRE  VORREBBE ASCOLTARE DA SUO FIGLIO.

CONTENUTO

In questo libro Diego Dalla Palma compie un percorso a ritroso nel tempo, rievocando la figura della madre Agnese e il suo rapporto con lei. Un legame intenso, in cui al reciproco, profondo affetto si sono intrecciati contrasti e conflitti, spesso generati dalla mancanza di quella tenerezza di cui Diego ha sempre sentito il bisogno e che invece Agnese – per carattere ed educazione – gli ha più volte negato. Negli anni, tuttavia, lui ne ha rivalutato gli insegnamenti e la preziosa lezione morale, comprendendo che una madre può amarti moltissimo, anche se non ti accarezza. E soprattutto imparando, grazie al suo esempio, a tenere duro, specialmente di fronte alle prove più difficili e dolorose, e a guardare avanti, con coraggio e dignità. Una testimonianza toccante, in cui l’autore racconta di sé senza reticenza o falsi pudori, conducendoci per mano nel mondo semplice di un bambino – e poi di un ragazzo – cresciuto sui monti dell’Altopiano di Asiago, tra fatiche e sacrifici, ma con la voglia di realizzare i suoi sogni. Diego ce l’ha fatta, sostenuto anche dall’incoraggiamento della madre, che gli ha così regalato la sua «carezza» più lunga e incancellabile.

Diego Dalla Palma, compiendo un percorso a ritroso nel tempo, rievoca la figura della madre Agnese e il suo rapporto con lei. Un legame intenso, in cui al reciproco, profondo affetto si sono intrecciati contrasti e conflitti, spesso generati dalla mancanza di quella tenerezza di cui Diego ha sempre sentito il bisogno e che invece Agnese, per carattere ed educazione, gli ha più volte negato. Negli anni, tuttavia, lui ne ha rivalutato gli insegnamenti e la preziosa lezione morale, comprendendo che una madre può amarti moltissimo, anche se non ti accarezza. E soprattutto imparando, grazie al suo esempio, a tenere duro, specialmente di fronte alle prove più difficili e dolorose, e a guardare avanti, con coraggio e dignità.

Diego Dalla Palma, tra gli esperti d’immagine più prestigiosi del mondo, nasce a Enego nel 1950 e forma la sua carriera artistica a Venezia. Nel 1968, a Milano, ha operato come costumista e scenografo in Rai e in importanti teatri. Nel 1978, ha diversificato la sua attività, inaugurando il Makeupstudio e creando una linea di prodotti per il trucco, rivoluzionaria nella concezione. Da allora ha scritto sui più autorevoli settimanali e mensili italiani; condotto trasmissioni radiofoniche e televisive; pubblicato libri sulla bellezza e una serie di video su immagine, stile e seduzione. Avendo differenziato il concetto di base legato alla sua professione, Diego Dalla Palma è diventato un significativo e singolare opinion leader, consultato e apprezzato dai principali mezzi di comunicazione. Per Sperling & Kupfer sono già usciti due suoi volumi di grande successo: La bellezza interiore (2006) e Per amarsi un po’ (2007).

Fonte: Sperling & Kupfer

“Per amarsi un po'” di Diego Dalla Palma, Sperling & Kupfer

Un libro di riflessioni sulla felicità, l’amore e il lavoro, le relazioni: brevi densi capitoli che senza salire in cattedra mostrano come sia possibile vivere un’esistenza autentica.

Diego Dalla Palma riflette sul rapporto con noi stessi e con gli altri, allo scopo di migliorarlo e vivere con maggiore serenità e consapevolezza. Per riuscirci bisogna imparare ad amarsi un po’: solo così, infatti, saremo in grado di voler più bene ai nostri simili, rispettare la natura, orientare le nostre scelte in armonia con il bene comune, trasmettere valori positivi alle future generazioni. Queste considerazioni si snodano lungo numerosi, brevi capitoli, dedicati ciascuno a un tema che gli sta particolarmente a cuore e, spesso, basati su esperienze personali. Perché Dalla Palma non sale certo in cattedra impartendo lezioni di vita, ma si mette in gioco direttamente, raccontando di sé, dei propri errori, delle proprie piccole (e grandi) vittorie, delle proprie delusioni e soddisfazioni.

2007
pp. 216

978882004292

Fonte: Sperling & Kupfer

“La bellezza interiore” di Diego Dalla Palma, Sperling & Kupfer

Una riflessione sul potere della bellezza di dare gioia, ma anche un’autobiografia dell’anima che racconta il percorso di uno degli esperti d’immagine più prestigiosi.

Famosissimo guru dell’immagine e del glamour, Diego Dalla Palma intraprende in questo libro una riflessione sulla bellezza: forte dell’esperienza che gli deriva dal dialogo ininterrotto con le migliaia di lettrici delle sue rubriche su importanti riviste, Diego ha scritto “un viaggio alla pari. Per tentare di conoscerci e conoscere. Per amarci un po’ di più. Per cercare quella bellezza interiore che tanto idealizzo e sostengo sempre (quasi maniacalmente)”. Dalla paura di invecchiare al disagio di chi si sente sempre “inadeguato”, dalle manie delle diete alla dipendenza dai modelli televisivi, dall’indifferenza verso i più poveri e deboli a chi spreca denaro per rifarsi la faccia (e il resto)¿ il volume propone numerosi quesiti su temi che coinvolgono la sensibilità comune e altrettante considerazioni che Diego offre, richiamandosi al proprio vissuto umano e professionale.

2006
pp. 224
978882004016

Fonte: Sperling & Kupfer