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I Babilonesi (parte II)

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In realtà, nella storia della Mesopotamia sono scarse le informazioni attestanti il tipico costume femminile, che si presume seguisse le fogge dell’abito maschile, ma da una statua risalente al periodo di Gudea è possibile intuire almeno genericamente l’impostazione di base. In effetti per le donne un rettangolo di stoffa veniva sontuosamente drappeggiato in modo aderente sul busto, in modo da avvilupparne doverosamente le forme che, incrociato sul dorso all’altezza delle scapole, in prossimità della base del collo saliva da dietro sopra le spalle rivestendole completamente, appena scivolato sulle braccia semi-scoperte, per poi penzolare mollemente in avanti fino in vita diviso in due lembi e coprenti, ciascuno per lato, il seno. Esiste una seconda versione, forse più ricercata poiché meno convenzionale, rinvenuta attraverso il ritrovamento di una statua di età posteriore ritraente un’antica donna elamita, che prevedeva altresì il drappeggio del rettangolo di tessuto, il quale dopo aver coperto doverosamente il seno, una volta diviso sulle spalle, anch’esse coperte, ricadeva sui due lembi  separatamente, uno liberamente sul schiena e l’altro sul davanti coprente il lato destro. La stoffa era fissata in prossimità della spalla sinistra con una spilla. L’uso del fermaglio per fissare un abito come principale accessorio esornativo anziché piegarlo elegantemente evitando l’impiego dell’apposito gioiello non rientrava nella consuetudine di questo periodo specifico. Un’altra caratteristica essenziale dell’abbigliamento muliebre riscontrato su questa statua era l’uso di un corpetto indossato al di sotto del tessuto avviluppato sul corpo, ma anch’esso di difficile reperibilità storica a causa di insufficienti conferme provenienti da ulteriori ritrovamenti archeologici, nonostante questo modo di abbigliarsi è sopravvissuto nelle zone dell’India dall’antichità fino ad oggi.

Una nota caratteristica dell’abbigliamento babilonese di entrambi i sessi furono le molteplici guarnizioni a frange sviluppate nel pieno della civiltà imperante di Babilonia che, disposte simmetricamente sulle vesti, creavano un gioco di colore divertente e variopinto nei colori spesso alternati nelle tonalità del rosso, dell’oro, del grigio e del bianco. Il colore infatti risulta la caratteristica più appariscente adottata dai babilonesi, riscontrabile nelle varie pitture murali caratterizzanti questo periodo dell’arte parietale antica. Anche in tal caso, secondo le testimonianze di sculture in bassorilievo risalenti al XXII secolo a.C., l’abito maschile spesso si distingueva da quello femminile per la disposizione del tessuto sulle spalle che, come consueto, rimaneva solitamente scoperto sul lato destro per il sesso maschile mentre copriva letteralmente entrambe le parti per quello femminile.

La tipologia dell’abito lungo prettamente talare, drappeggiato o frangiato, era strettamente riservata alla nobiltà babilonese, mentre servi e musicisti indossavano semplici gonne di lino, ampie e mediamente lunghe, prese in prestito dai precedenti sumeri.

Anche per i babilonesi, come per i loro predecessori, la cura del corpo era di fondamentale importanza, infatti essi conservarono gran parte delle caratteristiche peculiari sumere. L’acconciatura maschile era di grande rilevanza e gli uomini amavano particolarmente la barba, indice di nobiltà e quindi di elevata distinzione. Per entrambi i sessi i capelli erano disposti accuratamente sopra il capo, ma ondulati e trattenuti da appositi copricapi, legati da appositi nastri per le donne che lasciavano ciocche cascanti disposte volutamente in risalto rispetto al sesso maschile che li conservava, in modo più accurato, nella zona posteriore del cranio.

L’uso delle tiare indossate sul capo per adornare la propria immagine in rappresentanza del dio glorificante era un lusso permesso soltanto ai principi e alle principesse di elevata estrazione, tra le quali è da summenzionare quella tipica a corne multiple ripiegate all’interno verso l’alto munita di una sorta di palla sferica nella sommità.

Da non dimenticare inoltre l’uso smodato di profumi per le aspersioni del corpo e l’uso ornamentale di vari gioielli di finissimo pregio, tra cui diademi, collane, braccialetti di varia fattura e splendide pietre preziose di vario colore.

a cura di Marius Creati

 

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