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Archive for April 3, 2011

I Sumeri (parte III)

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Il carattere della semplicità non distoglieva il popolo sumero dall’interessarsi al proprio aspetto esteriore.

Secondo Erodoto (500 a.C.), “i Sumeri amavano dipingere il volto con piombo bianco e rosso vermiglio. Sia gli uomini che le giovani donne si arricciavano i capelli e li profumavano con fragranze oleose. Mantenevano morbida la pelle con la pietra pomice e utilizzavano oli profumati per le aspersioni del corpo. Le donne solitamente usavano una mistura di incenso, cedro e cipresso in acqua per massaggiare la pelle, che  dopo una corroborante abluzione rimaneva morbida e vellutata”.

Il trucco sugli occhi era in uso per entrambi i sessi in tutta l’area della Mesopotamia e del mare Mediterraneo, come dimostrano varie statuette scoperte nell’antica città di Ur e Mari, e con gli occhi pesantemente contornati di nero.

La pulizia personale era eccessivamente scrupolosa, in quanto precisa e minuziosa. Gli uomini radevano i capelli ostentando una barba molto curata priva di baffi. Probabilmente l’uso della barba, segno di enorme saggezza, soprattutto nelle prime civiltà sumeriche era un mirabile vezzo esibito soltanto da pochi eletti. Nelle raffigurazioni in bassorilievo il popolo è sovente rappresentato con testa rotonda, naso sporgente e sottile, testa e mento rasi.

Le acconciature femminili assumevano varie fogge, spesso dai volumi e dai tagli molto complessi, tanto da far pensare all’ausilio di vere parrucche. In effetti capigliature posticce di vario genere con sostegno sono state rinvenute nella tomba di Ur, una delle più remote città della storia antica. Altra esilarante raffinatezza sumera è riconducibile all’oreficeria. Abili artigiani e maestri d’arte di ineguagliabile bravura realizzarono i gioielli dell’antichità, tra i più belli e i più lavorati finora ritrovati durante i vari ritrovamenti archeologici. Considerevoli sono i monili preziosi della principessa sumera Pu-Abi, vissuta nella metà del III millennio a.C., rinvenuti nella tomba della sovrana, la cui salma adorna di collane, braccialetti d’oro, orecchini cavi semisferici, lapislazzuli e corniole, era munita di un’acconciatura ornata da file di foglie di gelso, realizzate in oro leggerissimo, e di fiori a sbalzo cosparsi di lapislazzuli, provvista di una guarnizione di sette fiori sbocciati, anch’essi realizzati in oro, tempestati da incantevoli pietre preziose, posizionati nella sommità del copricapo, visibilmente caratterizzanti il pregevole gioiello.

La perfezione nella ricerca dei dettagli preziosi si contrappone alla mera semplicità della confezione delle vesti. Questa caratteristica plasma un’immagine apparentemente scarna del popolo sumero, che in realtà dispone di un’elevata finezza nei gusti e una notevole eleganza nei disegni realizzati, ovviamente del tutto assenti nel costume base.

a cura di Marius Creati

 

Aforisma di Anaïs Nin

“L’amore è abbastanza grande da includere una frase letta in un libro, la linea di un collo visto e desiderato tra la folla, un viso amato e desiderato visto al finestrino di un metrò che sfreccia via. È grande abbastanza da includere un amore passato, un amore futuro, un film, un viaggio, la scena di un sogno, un’allucinazione, una visione”.

 

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