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I Sumeri (parte II)

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La gonna a balze era un privilegio della nobiltà e dell’esercito, mentre si suppone che il popolo si vestisse usando lo stesso indumento privo di fronzoli, confezionato o con pellame ovino rigorosamente tosato oppure con un tessuto basico sprovvisto di riccioli voluminosi. Un esempio lampante del costume tipico lo si può notare dallo “Stendardo reale di Ur”, datato circa 2400 a.C., nel qual si descrivono in modo esauriente i costumi popolari della società sumera, e in particolar modo di agricoltori, pescatori, musicanti e soldati.

I metodi praticati per la lavorazione del pellame erano in prevalenza la concia grassa, eseguita con oli essenziali specifici, e la concia minerale eseguita mediante l’impiego dell’allume potassico, ma si usava anche la concia vegetale tramite l’uso del tannino, estratto dalle noci di galla. Le pelli venivano colorate in nero, bianco e rosso.

Il costume militare era simile a quello civile, visibile nella famosa “Stele degli Avvoltoi”, in cui il re Eannatum è raffigurato a capo delle sue truppe. All’indumento basico della gonna a falpalà si aggiungeva un mantello ugualmente confezionato a balze che cinto sulle spalle, dalla spalla sinistra, scendeva diagonalmente sul petto lasciando il braccio destro completamente libero. L’elmetto, a copertura del capo, aveva l’aspetto di parrucca con false basette e una crocchia retrostante fermata sopra la nuca. Notevole esempio è l’elmo di Mus-kalam-shar, realizzato in oro martellato e finemente cesellato, un tipico copricapo militare indossato dai nobili e alti dignitari. Le milizie spesso indossavano una gonna della stessa fattura leggermente più corta da quelle più ordinarie, probabilmente una mirabile strategia per agevolare i movimenti durante le incursioni belligeranti, un mantello legato in prossimità del petto e un elmetto in cuoio aderente sul capo e legato a soggola con una stringa.

Nel periodo di maggiore splendore le donne appartenenti alle famiglie più ricche indossavano tuniche di lino molto lunghe e leggere, adornate di gioielli e pietre preziose e cosparse di profumi.

Considerando il clima torrido della regione mesopotamica, i Sumeri camminavano solitamente scalzi e, solo all’apice della loro civiltà iniziarono ad indossare i sandali, realizzati inizialmente con materiali di origine vegetale per poi passare alla pelle. Sottoposti alle stagioni piovose, in seguito adottarono i primi calzari chiusi, ulteriormente elaborati dalle civiltà posteriori.

a cura di Marius Creati

 

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