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Archive for April 1, 2011

I Sumeri (parte I)

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Due furono le grandi popolazioni che apparvero nelle valli del Tigri e dell’Eufrate nel IV e III millennio a.C.: gli Accadi a Nord e i Sumeri a Sud. A partire dalla più remota civiltà di Sumer, per secoli convissero nei territori della Mesopotamia avvicendando tra loro supremazia e prestigio sotto l’egida di grandi re, nonostante il loro costante isolamento iniziale in quanto semplici comunità dedite all’agricoltura e all’allevamento ovino e bovino, finché, successivamente all’avvento dei Gutei, un popolo barbaro di origine nomade, la popolazione sumerica, ormai dedita ai grandi traffici commerciali, ebbe il predominio sull’altra diffondendo in tutta l’area mesopotamica la sua influenza culturale e le sue abitudini, tra le quali il culto del vestire, già radicate dai primordi del loro insediamento.

Tutte le informazioni ottenute sui costumi di questa antica civiltà sono frutto di una conoscenza recepita dagli studi effettuati sui ritrovamenti archeologici reperiti nelle tombe di personaggi della nobiltà, quindi statue e bassorilievi, in cui i morti venivano sotterrati con tutti i loro averi affinchè potessero usufruirne nella loro vita futura, segno di prosperità per i medesimi, poiché essendo il territorio molto fertile e ricco d’acqua sarebbe stato impossibile recuperare indumenti soggetti all’erosione del tempo e sopravvissuti alla distruzione dei millenni. Anche se tali reperti sono estremamente stilizzati gli studiosi sono riusciti a identificare la presenza di un tipologia del vestire sumero dalle fogge ben definite. Complessivamente si individua uno stile prettamente semplice caratterizzato da forme ritenute povere ipotizzando che, secondo le varie testimonianze riportate, l’abbigliamento fosse una delle prerogative meno importanti su cui soffermarsi, sia per la raffinatezza dei gusti spesso sofisticati, specie nei monili d’oro, sia per l’acuto ingegno testimoniato dalle enormi risorse tecniche che consentirono la costruzione di edifici perfetti e la produzione di macchinari altamente progrediti.

Per entrambi i sessi il vestire sumero consisteva in una gonna lunga e pelosa sino alla caviglia, stretta in vita e avvolta intorno ai fianchi, realizzata in un tessuto a fiocchi, ciocche o frange definita propriamente a falpalà, mentre il torso rimaneva completamente scoperto. Potrebbe probabilmente trattarsi di pelle di pecora o montone con i ciuffi di lana rivolti verso l’esterno. I riccioli della lana erano disposti a balze regolari e sovrapposte, tagliati e pettinati.

Alcuni frammenti di tessuto rinvenuti nelle tombe fanno supporre invece che il materiale usato non fosse in realtà pelle, in considerazione del clima abbastanza caldo, ma kaunakès, un tessuto dalla trama annodata con ciuffi di lana, che potevano far alludere a ricci e probabilmente realizzato con un procedimento simile alla confezione dei tappeti.

a cura di Marius Creati

 

Intervista di Alessia Mocci a Gigliola Biagini ed al suo “Come ombre liberate dalla luce”, Rupe Mutevole Edizioni

“Il dialogo tra i due moriva piano piano in uno sciocco cerimoniale e Alina si raggelò. Continuava a non capire, ma sentì l’anima contorcersi in uno spasimo doloroso.
– Allora, ci vediamo presto…
Andrea aveva fretta di concludere, di venir fuori dall’imbarazzo che lo teneva stretto per la gola.
– Sì, ci vediamo…”

“Come ombre liberate dalla luce”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è una romanzo toccante ed istruttivo sui comportamenti umani. L’autrice, Gigliola Biagini, è alla sua seconda pubblicazione, nel 2009 infatti esordisce con “Profumo dell’anima” pubblicato da Sovera Edizioni. Protagoniste del romanzo una donna e la figlia, Iris ed Alina. Una vita difficile, nel silenzio di ricordi sepolti, Iris perse la madre da ragazza e questo ebbe ripercussioni sulla sua vita a livello sociale ed emozionale. Alina non ha mai conosciuto il padre, frutto di un’avventura nella quale Iris conobbe per la prima volta l’amore.
Gigliola Biagini è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione e su “Come ombre liberate dalla luce”. Buona lettura!

A.M.: “Come ombre liberate dalla luce”. Come nasce questo titolo?

Gigliola Biagini: Il titolo “Come ombre liberate dalla luce” nasce pensando a certi piccoli demoni che albergano la nostra anima, insidiosi e misteriosi come ombre maligne, spesso ignorati, reietti per paura di affrontarli. Ombre che possono condizionare la nostra esistenza e quella di chi ci è accanto e che solo la consapevolezza può riuscire a dissolvere. Occorre avere il coraggio di guardare questi demoni negli occhi, accarezzarli per il verso del pelo senza averne troppa paura, provando ad addomesticarli come piccoli gatti selvatici. Ecco allora che la consapevolezza diventa la luce capace di sbaragliare le ombre. Il titolo è la metafora che funge da chiave di lettura del romanzo o almeno questo era il mio intento.

A.M.: Iris ed Alina. Una situazione difficile. Puoi illustrarci il rapporto madre-figlia con cinque aggettivi?

Gigliola Biagini:

  • “Autentico” perché è un rapporto tra due persone che si stimano, che si amano al di là dell’essere madre e figlia.
  • “Amorevole” perché permeato da gesti delicati e pieni di cura.
  • ” Interscambiabile” perché la figlia Alina è una ragazzina pronta e profonda e la madre Iris invece conserva ancora tratti e contraddizioni di una bambina.
  • “Solidale” come dovrebbero essere i rapporti tra donne di ogni generazione.
  • “Empatico” perché fatto anche di istinto, di gesti immediati, di calore fisico.

A.M.: Leonardo ed Iris. Il silenzio sovrasta questo rapporto, questo mistero. I tuoi personaggi sono totalmente frutto della tua fantasia oppure sono persone che hai conosciuto realmente?

Gigliola Biagini: I miei personaggi sono ispirati dalla vita reale che respiro intorno a me, che poi introietto ed elaboro con il mia capacità di sentire. Non è fantasia. Mi piace indagare nel cuore delle persone, scavare nella loro anima, provare a raccontare cosa si può nascondere anche dietro alle esistenze più semplici, dimesse, prive di appariscenza. Ogni esistenza è il risultato di eventi piccoli e straordinari che possono dare vita ad un romanzo.

A.M.: Quanto è maturata la Biagini scrittrice di “Profumo dell’anima”?

Gigliola Biagini: Per me è difficile dirlo, forse un lettore attento potrebbe fare questa analisi. Io sono in continua evoluzione ed i miei scritti riflettono in pieno il periodo che vivo di volta in volta. Sono anche un’ anima inquieta che attraversa spesso momenti di malinconia. A volte mi abbandono al lirismo della poesia che comunque abita in me, oppure posso scrivere in maniera lucida, distaccata quasi cinica. Dipende dal momento. Io scrivo solo su ispirazione e quindi è chiaro che il mio stile possa risultare diverso in ogni lavoro. Nessuno di noi credo sia o bianco o nero e se si scrive in maniera spontanea non ubbidendo a nessuna logica contrattuale e di mercato si può mostrare ogni sfumatura, ogni profumo o miasma dell’anima.

A.M.: Prosa e poesia. Chiuderesti mai la porta ad una delle due strutture?

Gigliola Biagini: Prosa e poesia sono due strutture diverse che mi appartengono come ho già detto. Credo di sapermi esprimere meglio in prosa ma qualche volta saggio il volo della poesia con umiltà s’intende.

A.M.: Come ti sei trovata con la casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

Gigliola Biagini: La casa editrice Rupe Mutevole mi piace molto. Il rapporto con gli editori è diretto e cordiale e la veste grafica elegante. Penso che abbia i numeri per crescere e distinguersi nel panorama italiano della piccola e media editoria. La consiglierei senza dubbio.

A.M.: Hai qualche novità editoriale per il 2011?

Gigliola Biagini: Sto scrivendo il terzo libro…credo che possa essere pronto per uscire all’inizio del 2012. È una storia suddivisa in tre parti. Ogni parte è un piccolo romanzo. Si parla di vita, di dolore, e d’amore…I protagonisti sono un uomo ed una donna. Percorsi diversi che finiranno per convergere in una passione amorosa…

Aspettiamo dunque il 2012 per la nuova pubblicazione di Gigliola ed intanto invito alla lettura dei suoi primi due romanzi.

Recensione “Come ombre liberate dalla luce”:
http://oubliettemagazine.com/2011/03/30/come-ombre-liberate-dalla-luce-gigliola-biagini-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine

L’Arabish, la scrittura araba del Web

April 1, 2011 Leave a comment

Per scansare la sorveglianza della polizia, i giovani internauti arabi comunicano a volte per mezzo di un linguaggio composto da lettere latine e da cifre. Ingegnoso. Sabah al-khayr (Buongiorno) si scrive  ”9aba7 2l5air“. Con questo linguaggio codificatomigliaia di giovani arabi trasmettono i loro messaggi e parole d’ordine con il telefono portatile, blogs e altri canali sociali. Ribatezzato “arabizi”, “arabish”, “aralish” o ancora “canto arabo”, secondo gli usi e i dialetti, o ancora “franco-arabo”, se sono francofoni, questa scrittura è composta da una serie di lettere latine e da cifre, ed è stata creta spontaneamente dallagenerazione digitale rivelandosi poi molto efficace per deviare i controlli delle autorità. I numeri sono usati per trascrivere dei fenomeni arabi con o senza equivalenti nell’alfabeto latino (il “ayn”, senza equivalenti, è trascritto con un 3, che assomiglia morfologicamente allo scritto in arabo di ayn). Alla base di questo fenomeno, una ragione pratica: la maggioranza dei telefoni cellulari e degli ordinatori utilizzano l’alfabeto latino e siti come Facebook o Twitter non riconoscono che da poco i caratteri arabi. Questo metodo di espressione deve il suo successo anche alla sua adattazione alla conversazione scritta. Molti internauti sono dell’idea che tutto cio’ permette di chattare come si parla, esprimere le proprie emozioni con  delle esclamazioni, che non potrebbero essere trascritte in arabo classico. Da qui l’arabish (contrazione di arab e di english), che in linea di massima si usa percorti messagi (twitter), qualche frase al massimo, mentre i testi più importanti si redigono in arabo, in francese e inglese. Traspare in questolinguaggio codificato un simbolo di resistenza: l’arabo tradizionale è assimilato dai giovani alla lingua del potere. L’arabish è anche un dialetto sociale, lo slang di una generazione che condivide un orizzonte globalizzato e la volontà di emanciparsi dai codici tradizionali. I pubblicitari, sempre pronti a recepire le nuove tendenze, stanno impiegando sempre di più questa scrittura per fidelizzare la gioventù araba. Recentemente,la compagnia telefonica saudita Mobily, ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere una linea prepagata chiamandola 7ala ( per hala “piacevole al gusto, zuccherato, dolce). Pero’ questa pratica purtroppo non è appannagio solo dei giovani branchée: il forum djiadista Al-Qal3ah (La Cittadella), ospita la propaganda dell’anziano capo di Al-Qaïda in Irak, Abou Moussab al-Zarqaoui. Trasversalità politica, moda, fenomeno di massa o semplicemente un nuovo modo di comunicare, che riduce i tempi di scrittura e riformula nuovi bisogni, tecnologici e estetico-sociali.

Fonte: My Amazighen

 

 

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Aforisma di Albert Einstein

“Solo quelli che sono così folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”

“A una passante” di Charles Baudelaire

A una passante

versione italiana

 

Assordante la strada intorno a me ruggiva.

Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,

una donna è passata. Con un gesto sovrano

l’orlo della sua veste sollevò con la mano.

 

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle

d’una scultura antica. Istupidito

bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta

la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

 

Un lampo … e poi il buio ! – Bellezza fuggitiva

che con un solo sguardo mi hai chiamato da morte,

non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

 

che altrove, là, lontano – E tardi e forse mai ?

Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;

So che t’avrei amata, e so che tu lo sai !

 

 

–  À une passante

versione francese

 

La rue assourdissante autour de moi hurlait.

Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,

Une femme passa, d’une main fastueuse.

Soulevant, balançant le feston et 1′ourlet;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.

Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,

Dans son oeil, ciel livide où germe l’ouràgan,

La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair… puis la nuit! – Fugitive beauté

Dont le regard m’a fait soudainement renaître,

Ne te verrai-je plus que dans 1′éternité?

Ailleurs, bien loin d’ici! trop tard jamais peut-être!

çar j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,

Ô toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!

 

To a Woman Passing By

versione inglese

 

The deafening road around me roared.

Tall, slim, in deep mourning, making majestic grief,

A woman passed, lifting and swinging

With a pompous gesture the ornamental hem of her garment,

Swift and noble, with statuesque limb.

As for me, I drank, twitching like an old roué,

From her eye, livid sky where the hurricane is born,

The softness that fascinates and the pleasure that kills,

A gleam. then night! O fleeting beauty,

Your glance has given me sudden rebirth,

Shall I see you again only in eternity?

Somewhere else, very far from here! Too late! Perhaps never!

For I do not know where you flee, nor you where I am going,

O you whom I would have loved, O you who knew it!

 

— traduzione: Geoffrey Wagner

da “I fiori del Male”

 

 

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“Ombre”, di Donatella Basili ed Enrico Basili, Rupe Mutevole Edizioni

“Per trovare se stessi/ prima serve sapere/ dove ci siamo persi./ È il balzo che raggiunge/ la scala. È vecchia e logora/ e trema ad ogni passo./ Ad ogni passo guizza e oscilla,/ ride o minaccia o si scioglie/ in un pianto vischioso,/ ectoplasma di volti/ accatastati, larve/ di vite esiliate.// Ma se sei appeso, hai la schiena/ calda del rocciatore/ vegliato dal sole che sorge.”

Il ritrovarsi, il cercare nuovamente e ripetutamente il proprio “io” con clausole di coscienza in quanto si ripercorre un filo d’Arianna che riporta all’inizio del viaggio, al luogo misterioso nel quale l’ “io” si è perduto. Donatella Basili ci offre in questo modo una possibilità, uno sguardo verso il passato senza alcun rimpianto, uno sguardo indagatore e magnanimo che vede in se stesso “se stesso”.

“Ombre”, edito nel 2005 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è una pubblicazione molto particolare che vede la mescolanza di due arti diverse ma che riescono a plasmarsi insieme: la poesia e la fotografia. Un progetto impegnativo, un progetto complesso che vede impegnati Donatella Basili ed Enrico Basili, rispettivamente per poesia e per fotografia. “Ombre” consta di 47 pagine suddivise in dedica, prefazione, corpo del libro che vede 20 fotografie e 20 liriche. Sono cinque i capitoli che racchiudono questo lavoro di comprensione e di avvicinamento: “La ricerca”, “L’ineluttabile”, “La nostalgia”, “La dignità”, “La sensualità”.

L’ispirazione della Basili nasce dalla visione delle fotografie, tutte immagini di ombre, di un “io” non specificato, una donna che cerca di mostrare se stessa attraverso la sua ombra, la donna simboleggia però l’intero genere umano. I cinque capitoli determinano un cammino di consapevolezza e di conoscenza che in primis i due autori compiono con le loro opere. Il lettore, in questo modo, è trascinato da un ritmo calzante ed emozionale che vede alla fine del percorso l’accettazione del proprio essere.

“Questa porta che non si schiude/ pesa più della Morte -/ più della Morte pesa/ il ricordo di ciò che è stato:/ l’abbraccio di Dioniso/ il dolce inganno d’un aldilà/ palese, la certezza/ di quel filo che rende senso/ all’impietoso Caso -// Non ero pronta ad essere totale./ Disse la mia nemica:/ Io resto qui sull’isola ventosa/ fino alla morte di una di noi due.// E sul mio sgomento/ chiuse la porta.”

La musicalità dei versi si ripercuote nell’immagine rapita dall’occhio di Enrico, immagine e parola riescono a descrivere un sentimento di abbandono e di ombrosa malinconia. La Morte, Dioniso ed il caso sono ricercati come figure neutre che non qualificano l’ “io”.

“Non mi farai tacere:/ parlerò cogli occhi/ o con le mani/ coi gorgoglii del ventre/ o con il sangue -/ secondo un codice.// Ecco il segreto:/ l’assenza – la presenza.// Non mi distruggeranno/ le tue sferzate:/ io so cambiare forma.// Sono maestra nella trasformazione.”

Vi lascio un link di un’intervista rilasciata da Donatella Basili:
http://www.comunicati.net/comunicati/arte/letteratura/145795.html

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.poesiaevita.com/
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine