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Archive for March 28, 2011

“Una carogna” di Charles Baudelaire

Una carogna

 

Ricordi tu l’oggetto, anima mia,

che vedemmo quel mattino d’estate così dolce?

Alla svolta d’un sentiero un’infame carogna

sopra un letto di sassi,

 

le gambe all’aria, come una femmina impudica,

bruciando e sudando i suoi veleni,

spalancava, con noncuranza e cinismo,

il suo ventre pieno d’esalazioni.

 

Il sole dardeggiava su quel marciume

come volendolo cuocere interamente,

rendendo centuplicato alla Natura

quanto essa aveva insieme mischiato;

 

e il cielo contemplava la carcassa

superba sbocciare come un fiore.

Il puzzo era tale che tu fosti

per venir meno sull’erba.

 

Le mosche ronzavano sul ventre putrido

donde uscivano neri battaglioni

di larve colanti come un liquame

denso lungo gli stracci della carne.

 

Tutto discendeva e risaliva come un’onda,

o si slanciava brulicando:

si sarebbe detto che il corpo gonfio

d’un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.

 

E tutto esalava una strana musica,

simile all’acqua corrente o al vento,

o al grano che il vagliatore con ritmico movimento

agita e volge nel vaglio.

 

Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno:

schizzo, lento a compiersi,

sulla tela (dimenticata) che l’artista

condurrà a termine a memoria.

 

Dietro le rocce una cagna inquieta

ci guardava con occhio offeso,

spiando il momento in cui riprendere

allo scheletro il brano abbandonato.

 

– Eppure tu sarai simile a quell’immondizia,

a quell’orribile peste,

stella degli occhi miei, sole della mia natura,

mia passione, mio angelo!

 

Sì, tu, regina delle grazie,

sarai tale dopo l’estremo sacramento,

allora che, sotto l’erba e i fiori grassi,

andrai a marcire fra le ossa.

 

Allora, o bella, dillo, ai vermi

che ti mangeranno di baci,

che io ho conservato la forma e l’essenza divina

di tutti i miei decomposti amori.

 

da Spleen e Ideale de “I Fiori del Male”

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Booktrailer e Poetrytrailer

Il Booktrailer è un filmato artistico dall’aspetto simile a quello di un videoclip musicale o di un trailer di film. Il Booktrailer è utilizzato per pubblicizzare un libro edito o prossimo alla pubblicazione.
È una forma di promozione innovativa che vede come veicolo di distribuzione principale la rete Internet ma che riesce a plasmarsi bene anche in altre occasioni di conoscenza del libro (presentazioni, festival, rassegne, concorsi letterari o dedicati, tv).
Attraverso l’uso di un linguaggio simile a quello cinematografico si prefigge di stimolare la curiosità verso il prodotto editoriale, in maniera particolare per far fronte al problema della poca visibilità spostando l’attenzione verso forme di divulgazione alternative, così da avvicinare un pubblico più vasto.
La forza del Booktrailer rispetto alle tradizionali tecniche di marketing editoriale, risiede nell’uso di un linguaggio diverso e di grande immediatezza comunicativa, che rende possibile condensare in una manciata di minuti il messaggio di un libro grazie al medium più fruibile per eccellenza, il video, e attraverso Internet la possibilità di una sua diffusione più capillare, immediata ed invogliante.
Anche la Poetrytrailer, simile ad una video poesia ma con uno stile riconoscibile e votato alla diffusione del prodotto letterario, sarà ben presto un attributo distintivo di ogni raccolta di poesie attenta alla comunicazione intermediale. L’esplicitazione in formato video delle liriche alle quali si vorrà dare una maggiore rilevanza come portavoci della stessa pubblicazione.
Vi lascio il link del Concorso Letterario Nazionale “Oubliette” che vede come premi ai primi classificati un booktrailer del valore di 1,000 euro ed una poetrytrailer del valore di 500 euro:
http://oubliettemagazine.com/concorsi/

Fonte: Oubliettemagazine

 

“An American Hauting”, stregoneria e superstizione, diretto da Courtney Solomon, 2005

March 28, 2011 Leave a comment

La stregoneria nel cinema ha sempre interessato un vasto target di spettatori, quando poi un film viene pubblicizzato con l’indicazione: “Tratto da una storia vera” c’è una buona probabilità della riuscita di audience. Questo però non è accaduto con “An American Haunting”.

“An American Haunting” è una pellicola del 2005 diretta da Courtney Solomon. Il regista canadese è nato il 1 settembre del 1971, è il fondatore della After Dark Films, casa produttrice specializzata in film horror. Nel 2000 ha scritto e diretto il film “Dungeons & Dragons”. Annualmente organizza il festival del cinema horror Horrorfest.

La pellicola non ha avuto molto successo ed anzi è stata stroncata dalla critica e dal pubblico ma in verità non si merita assolutamente tutta questa negatività. Il soggetto parte da una leggenda sviluppata in un romanzo “The Bell Witch: An American Hauting” scritto da Brent Monahan, questi eventi trattano della formazione della leggenda della strega Bell. Dal romanzo alla sceneggiatura, però, ci sono delle notevoli differenze di significato, forse perché la leggenda della strega Bell è del 1800 e quindi alcune tematiche erano fin troppo scottanti per poterne discutere mentre ora la violenza domestica e la pedofilia sono notevolmente documentati.

“An American Haunting” si apre nell’epoca contemporanea e troviamo madre e figlia nella casa che fu della famiglia Bell. Un incubo spaventoso sveglia l’adolescente e quando la madre si reca nella sua camera a causa delle strazianti urla vede una bambola con il viso spaccato a metà ed una sorta di vecchio plico. La donna, curiosa, inizia a leggere e da qui inizia un lungo flashback che occupa la quasi totalità della pellicola. La lettera risale al 1848 ma le vicende narrate sono precedenti alla data: 1817 e 1818. A scrivere la lunga storia è un insegnante che ha potuto conoscere la storia della formazione della leggenda dal vivo, era infatti uno dei protagonisti della vicenda.

Nel 1817 la famiglia Bell abitava in una grande villa sulla collina, Mr. Bell (interpretato da Donald Sutherland) aveva comperato una vasta quantità di terra da una donna, Kate Batts (interpretata da Gaye Brown), esercitando l’usura. Kate Batts era considerata a detto di tutti una strega ma all’udienza di accusa per usura i funzionari della Chiesa punirono Mr. Bell. Non soddisfatta però la donna spaventò la famiglia maledicendo Mr. Bell e la pupilla Elizabeth Bell (interpretata da Rachel Hurd-Wood).

Poco tempo dopo il processo iniziarono ad accadere stranezze in casa Bell. Mr. Bell continuava a vedere un aggressivo lupo nero ed ossessionato da questo usciva la notte con il suo fucile ed il figlio maggiore per stanarlo, ma solo l’uomo riusciva a vedere l’animale feroce. Iniziarono anche gli strano incubi di Betsy, così erano soliti chiamare la bella Elizabeth. Gli incubi però peggioravano e divennero qualcosa di diverso, qualcosa di demoniaco e non più del mondo degli umani. Oltre alle continue allucinazioni e crisi di panico post sveglia, Betsy era oggetto di maltrattamenti fisici ad opera di un’entità invisibile. Fu chiamato il parroco ed il suo insegnante per documentare e capire gli eventi ma non si arrivò altro che alla conclusione di stregoneria da parte della strega Kate Batts.

L’entità entrava la notte nella camera di Betsy, mentr’ella beatamente dormiva, per strattonarla, sollevarla da terra, schiaffeggiarla ed abusare di lei sessualmente. Tutti nella casa vedevano queste scene strazianti e nulla si poteva fare perché appena qualcuno interveniva per fermare l’entità, questa si scagliava ancora più pesantemente sulla ragazza inerme e senza forze per contrastare qualsiasi violenza. Ma in realtà chi è questa entità? Il finale shock de “An American Haunting” rivela un grande interessamento del regista nei confronti delle questioni etiche e sociali ed un monito per tutte le famiglie.

Nel cast: Donald Sutherland, Sissy Spacek, James D’Arcey, Rachel Hurd-Wood, Matthew Marsh, Thom Fell, Thorn Theny, Gaye Brown, Sam Alexander, Miquel Brown, Vernon Dobtcheff, Shauna Shim, Madalina Stan.

Vi lascio il link diretto per visionare il trailer di “An American Haunting”:
http://www.youtube.com/watch?v=WxcfXDBqpUQ

Fonte: Oubliettemagazine

 

“Afona del tuo nome” di Teodora Mastrototaro

“Ma esisterà/ un’altra vita/ dopo la poesia?”
L’incipit de “Afona del tuo nome” è una sorta di dedica del libro, una dedica alla poesia stessa,  un interrogativo che non può ricevere responso alcuno ed al quale in realtà l’autrice non riuscirebbe a rispondere essendo la poesia stessa vita e non vita.
“Afona del tuo nome” è stato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice Edizione La Vallisa, nella collana di poesia “L’airone” curata da Daniele Giancane. L’autrice è Teodora Mastrototaro e questo è il suo debutto nel mondo della letteratura in versi, un buon debutto, abbastanza particolare che vede il nascere di uno stile proprio ed un incedere tenace e promettente.
La silloge di poesia è stata tradotta e pubblicata in lingua inglese nel 2010 da Jack Hirschman con il titolo “Can’t voice your name”, una notevole soddisfazione per l’autrice.
“Afona del tuo nome” consta di 106 pagine suddivise in introduzione del curatore della collana, liriche ed indice. Sono esattamente 100 le poesie partecipanti della silloge della Mastrototaro, una completezza e rotondità che è conforme ad un’esaltazione del concetto di poesia stessa.
“Di metallo le parole. Spezzate./ Nel rigurgito del tempo.”
“Ho richiamato il cane.// Mi ha riportato un pezzo di te/ che avevo seppellito/ indigerito/ dietro il mio intestino.”
La tematica principale di “Afona del tuo nome” è la fine di un rapporto amoroso che strugge l’io soggetto delle liriche, un rapporto che non ha giornate di sole, un rapporto terminato da diverso tempo ma nel quale ancora le parole fredde e pesanti riecheggiano nella mente e nel ricordo dell’io. Si nota nella Mastrototaro un particolare utilizzo della figura retorica, quale la metafora e la metonimia. L’intestino è visto come un giardino sul retro, giardino che generalmente atto a nascondere dagli estranei, dai passanti ma che occasionalmente è utilizzato anche come ripostiglio all’aperto per oggetti che non servono. L’uomo in questione, in questo caso, è qualcosa che “non funziona” e che dopo essere stato seppellito – indigerito – ricompare all’io sotto forma di frammento portato dal cane.
“Indifeso./ Indifeso ti lavi la bocca/ e mi lavi le mani.// Bevi da me lo sperma/ lasciato negli anni perché/ ripulita/ io possa baciare le stelle/ e farci l’amore.// Stella a sei punte sono io.// Cinque è il mio corpo./ Una è la tua fronte.”
Importante firma stilistica è la concezione della punteggiatura nella sola partecipazione del “punto” come pausa sintattica. Una sorta di simbolo che spezza lo stesso verso e che può presentarsi come chiusura di un concetto o come sublimazione dello stesso. Così come non si può non notare la partecipazione del “verso vuoto”, una momento di straniamento dell’io stesso che vaga alla ricerca della soluzione della sua sofferenza, una soluzione che in realtà non è interessato a cercare.
“ “splash”// Nell’acqua/ affonda quel sasso/ che lanci da te./ Mano tremante/ abbandona nell’aria.// E affonda nell’acqua/ … “splash” … il sasso/ che lanci da te./ Mano tremante/ abbandona nell’aria.// E i cerchi ingoiano/ di te la tua volontà.// -Addio- tu gli dici/ tremando./ -Addio- tu mi dici tremando.// Sasso che/ affonda nell’acqua/ sono/ e fa “splash”./ Voce tremante/ abbandona nell’aria.// Mi inginocchio/ sulla tua unghia./ Del pollice. Dove/ confessi i dispiaceri.// Ingerita continuerò/ la mi preghiera/ sotto i tuoi denti./ Che sono lo stridere/ nevrotico dei giorni.// E poi nella tua pancia// attenderò le mille me.”
“splash” è l’unica lirica di tutta la silloge che non presenta la caratteristica di brevitas che invece domina tutti gli altri componimenti. Il poetare della Mastrototaro è un getto di rappresentazione mentale accompagnato da figure precise che si plasmano con il racconto dell’amore perduto. Il corpo ed in rilievo la pelle, le vene, le arterie, l’urina ed  i reni appartengono ad una simbologia della perdita e dell’elaborazione del lutto che l’io soggetto compie durante lo scorrere del tempo. E saranno sintagmi come “impiccare la fragranza”, “mi spello il tuo profumo”, “falena appettibile” a costruire una fortificazione retorica di protezione e risoluzione della perdita.
“Parlami dall’oltretomba dell’affetto.”
“Scolpisco/ lisca di pesce e/ mattonelle/ di passi/ camminati male.// Nell’assurdo delle cose.”

Written by Alessia Mocci

Fonte: Oubliettemagazine

 

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“Cieli di Terra”, raccolta poetica con quattro autori, Rupe Mutevole Edizioni

“Anime in volo:/ io sono falco/ e tu l’aquila reale/ siamo caduti in volo/ ed in quell’immensità/ ci siamo scontrati, feriti/ ma l’amore, quello vero/ ci ha curati./ Abbiamo curato le nostre anime e poi le nostre ali/ ora siamo liberi di volare/ io nel tuo cielo/ tu nel mio/ ed ora quel cielo è tutto nostro/ è l’infinito/ e con noi porteremo tutti coloro che amiamo/ e insieme voleremo/ e insieme supereremo le bufere/ fino a ritrovare il nostro mondo/ dove c’è musica e poesia.” “Anime in volo” – Cristina Pelucchi
La metafora del volo come libertà del verso poetico. La Pelucchi contorna il suo pensiero con le grandi anime del cielo, l’aquila ed il falco, così che anche loro da eterni rivali possano dopo lo scontro guardare avanti e cercare di ricostruire. Così avviene per la poesia: dopo lo scontro di idee si riesce ad amalgamare diverse parole per esplicitare il proprio pensiero.
“Cieli di Terra”, edita nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Poesia e Vita”, è una raccolta di poesie di 74 pagine divisa in 4 sillogi. Ogni silloge ha un diverso autore ed abbiamo “Birbenbiree” di Valentina Franco, “Arterie” di Salvatore Gurrado, “Schegge di vite al tramonto” di Giustino Mucci, “La luce nei diamanti” di Cristina Pelucchi. “Cieli di Terra” è un’occasione di scambio culturale, i quattro autori palesano le loro poetiche solidificando la vera ambizione della poesia: la comunicazione. La prefazione è a cura del giornalista e critico letterario Alessandro Spadoni.
“Rintoccano le campane/ la chiesa del paese/ scandisce le parole/ non più suono ma labiale.// Assordante tintinnare nel giorno festivo/ i vecchi paesani campeggiano le panche/ gli abiti sgualciti;/ i giovani, scesi dalle macchine lucenti/ i piedi freneticamente lenti/ su misura gli abiti/ simboli d’una modernità apparente.” “Anacronismi” – Giustino Mucci
Un forte simbolismo traspare dalla lirica di Giustino Mucci. “Anacronismi” rivela sin da primo verso una nostalgica sensazione che non si esaurisce con l’ultima parola ma che permane salda nella mente, quasi come se quel rintocco di campane sia un reale ricordo di ogni lettore. La sensazione di essere entrambe le categorie, i vecchi ed i giovani, addolcisce la carica di cianuro dell’ultimo verso.
“ Ti recupero in un sogno,/ ricordava la mia calma,/ dopo te ne vai,/ ti lascio andare./ Un’altra vita nel sogno./ nei giardini della mia infanzia rubata./ Un insolito destino./ Colori attraverso le finestre aperte./ L’attimo della morte,/ che visse nel respiro più vivo./ Ti recupero nel sogno di questa pagina,/ ti avvolgo in qualche modo./ Ti trattengo, ma rimani in questi due modi,/ mi piace volerti bene così da sveglio.” “(Nel mio sogno svanito)” – Salvatore Gurrado
E con Gurrado ci spostiamo, invece, nell’intimità di un uomo con se stesso. La lucidità con la quale l’autore vive il sogno desta nel lettore una sana complicità. Il punto di forza  è la punteggiatura precisa ed impellente quasi che la musicalità della poesia fosse la protagonista stessa del pensiero, fosse per l’appunto lo stesso respiro.
Nella silloge “Birbenbiree”, Valentina opta per la soppressione dei titoli. I versi sono fluidi e ruvidi allo stesso tempo, notevole l’uso retorico della personificazione e della metafora. La poca punteggiatura e la caratteristica brevitas rendono le liriche dotate di un fascino antico.
“È me che/ vuoi/ in quest’ultimo/ bacio./ È me, che/ tradisci./ In questo cerimoniale/ parole di velluto/ non vedo l’Oltre./ Voglio l’ardore/ di quelle fiamme/ poi sparirò/ Senza far rumore./ Guerra e pace/ Dentro il mio sentimento./ Amore ed odio: la sentenza./ Plumbea piuma/ cela/ L’imbroglio./ Solo sangue piangono i tuoi occhi/ non voli più.” – Valentina Franco

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.poesiaevita.com/
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993
Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine

 

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Poetica Coazione, di Federico Li Calzi, Tra@art, 2009

“…Unire i nostri fatti è un/ bersaglio che dobbiamo,/ un responso che manchiamo.// A noi che siamo un giorno/ in più, o uno in meno, mutilati,/ multistrati desiri orgiastici.// Ripensare a ciò che avvenne ora,/ è fatto che non dà prova,/ effetto che riprova/ l’esito finale.”
Esiti finali, la lirica sottopone il lettore a dura prova nel suo contorcersi all’interno di se e dei suoi versi. L’andamento poetico rivela due soggetti distanti fra loro, due soggetti che si affaticano per ritrovarsi e per, nello stesso tempo, allontanarsi. L’accezione temporale è scissa e rivela la realtà e l’impossibilità di questa nel pensiero a posteriori di ciò che avviene nel presente.
“Poetica Coazione”, edito nel 2009  dalla casa editrice Tra@art, è il debutto in letteratura dell’autore Federico Li Calzi. Federico ha dimostrato con questa prima pubblicazione di voler cambiare le regole del gioco e di poter essere al passo con i tempi. Infatti, “Poetica Coazione” ha tutti i diritti riservati all’autore, e questo ha fatto in modo di operare in modo diverso rispetto alle altre pubblicazioni in Italia. Federico ha donato ben 500 copie alla Biblioteca di Palermo e ha disposto il download gratuito della silloge direttamente dal suo sito internet.
Qualcuno si potrebbe chiedere il perché questa scelta che pare di primo acchito molto ardita? Il perché è semplice: conoscere il mondo internettiano permette la promozione diretta, cioè dare la possibilità agli utenti di conoscere il versificare dell’autore senza dover obbligatoriamente comprare il libro.
“Poetica Coazione” consta di una curatissima prefazione a cura di Nuccio Mula, il quale molto formalmente riesce a pennellare i graffi poetici dell’autore con similitudini dotte ed interessanti di altri poeti che nel corso della storia della letteratura hanno inciso avanguardie e stili, e la silloge che vede una novantina di liriche che intraprendono un percorso temporale ben preciso, dal 2005 al 2009.
La silloge è velatamente divisa in tre parti fluide. La prima parte vede un forte rapporto sentimentale ormai caduto da tempo immemore, la seconda racconta di un amore giovanile, e nella terza si riprende con il primo rapporto che pare aver istinto di se ma non in presenza.
“Non c’è più alito/ sul quel corpo.// Non c’è più gioco/ che sveli/ come dei capelli/ si svolga la magia.//
Non è fantasia del giorno/ è un piacere al tramonto,/ parlare sui prati.// L’uomo che ignora/ quel corpo/ (che pure ha una carne/ e un respiro)/ non sa di avere davanti/ una donna/ dai fianchi più forti,/ che potrebbe/ tirare a sé ogni uomo,/ più che la forza/ delle sue braccia/ possenti.//…”
La percezione delle giornate segue ostinatamente le movenze della luce, sia questa del Sole o della Luna. L’ io poetico raggiunge un’elevazione di solitudine in absentia dell’oggetto desiderato secondo un ciclo diacronico che facilita al lettore la comprensione delle capacità di Federico.
“L’aspetto è tranquillo laggiù,/ del complesso industriale.// Bambini vi giocano ogni sera/ allo schiarire del giorno.// Il vento ne evapora/ gli odori di tutta un’epoca.// La strada è cinta da siepi,/ come un filo spirale.// La pioggia ne infanga la via/ pregnante di argille.// Mancavi tu con la tua casa:/ e inizia la pioggia/ con il suo colloquio.// L’ aspetto è tranquillo laggiù/ la tua famiglia modesta.// È arrivato il Sole, esci sul terrazzo,/ con la mano tieni il tuo bambino.// Mancavi tu in giorni come questi:/ non bastava la pioggia,/ col suo odore/ e i suoi fanghi di argille.// Mancavi tu, con la tua fronte/ e i tuoi anni,/ la tua storia incredibile vicenda/ rimasta inerte.// Per viverci mancavi tu,/ e i tuoi fanghi di argille/ in questo giorno di pioggia.”

Vi lascio il link di un’intervista rilasciata da Federico Li Calzi:
http://www.express-news.it/cultura/intervista-di-alessia-mocci-a-federico-li-calzi-ed-al-suo-%E2%80%9Cpoetica-coazione%E2%80%9D/
Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione”:
http://www.federicolicalzi.it/
Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

Fonte: Oubliettemagazine

 

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Pensiero (Io vivo dove vuole Dio) di Vaslav Nijinsky

A me non importa del posto in cui vivo. Io vivo dove vuole Dio. Viaggerò tutta la vita, se Dio così vorrà. Ho disegnato un Cristo con i capelli lunghi, senza barba né baffi. Gli somiglio, solo che lui ha lo sguardo tranquillo, mentre il mio è fuggitivo. Io sono un uomo sempre in movimento, non un sedentario. Ho abitudini diverse da Cristo. Lui amava stare fermo, io amo danzare.

da “Diari” di Vaslav Nijinsky

 

Atlante della moda, universo in movimento da Logos Edizioni

“Atlante della moda”, un volume editato dalla nota casa editrice Logos Edizioni, permette di orientarsi nell’universo eterogeneo e bizzarro del mondo della moda, attraverso un viaggio virtuale intrapreso nelle grandi metropoli della moda, divulgando mediante una serie di immagini, interviste, reportage e schede di consultazione la morfologia del costume, tendenzialmente in evoluzione costante, valorizzando il lavoro e le opere di diversi personaggi illustri della scena internazionale, tra i quali spiccano figure eccelse e stilisti emergenti. Un vero atlante della moda, davvero un viaggio portentoso nel cuore del settore dell’abbigliamento, adatto per comprendere la continua metamorfosi del concetto del vestire secondo il concept, lo stile, l’intraprendenza e il linguaggio dei nuovi fautori del look contemporaneo.

by Marius Creati

 

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