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Lei beve…? Racconto surreale di Maria Savasta

March 25, 2011 Leave a comment

Oggi mi sono alzata presto, devo fare un milione di cose; no, non un milione, ma tantissime cose sì.
Forse ho le traveggole, sarà stata la cena pesante di ieri sera. No non può essere, mi pizzico e sono sveglia; pure tutto è diverso: la mia casa sembra inserita in una favola grigia o meglio argentata o forse è più giusto lunare.
Insomma non ci sono più pareti ne soffitto: o perlomeno ci sono, ma sono fatte di nuvole. Anche i mobili e i lampadari sono nubi fluttuanti, è come se il cielo fosse sceso in casa mia, non solo in una stanza, e non è sopra di me, ma io sono in lui, tutto è diventato cielo: ci ha assorbito.
Bello penso, così potrò passare attraverso i muri senza aprire le porte. Cammino decisa e spedita e … boom, batto il capo contro il muro.
Ahimè, è una falsa nube, una caligine di pietra e sassi. Cammino con precauzione, devo uscire necessariamente, non vedo la porta: ohibò, saranno venuti i ladri stanotte e me l’hanno scardinata. Va bene, ci penserò dopo: al mio rientro chiamerò un fabbro e un falegname e mi farò fare una porta super blindata, a prova di ladri e parenti, solo io dovrò poterla aprire.
Poi, poi … sarebbe conveniente buttare a mare il fabbro, perché se gli salta il grillo di venire di notte a rubarmi …?! Meglio stare sicuri.
Boom …!!! batto con tutte le mie forze nella porta che non c’è, ho due bernoccoli in fronte e le nocche indolenzite. La mia porta è diventata di legno trasparente, o meglio anch’essa è caliginosa.
Assurdo, tutto assurdo. Qualcuno ha fatto una ‘mavaria’ mi sembra di vivere in una favola nera.
Con mille precauzioni esco, tutto è cambiato, la strada è attraversata da enormi gradoni; la Chiesa di fronte è tutta bella, spiritualizzata, sembra fatta di fiocchi di nuvole e piume d’ali d’angeli.
Resto incantata a guardarla con un piede alzato pronta a salire o scendere gli enormi gradoni che portano ad essa.
“Signora, signora che fa?”
-E che vuole questo qui? Che gli interessa? Oh bella, guarda che ora devo raccontare i fatti miei agli estranei.-
Poggio con precauzione il piede cercando di prendere la giusta misura del gradone, non mi è chiaro se è all’ingiù a all’insù: devo salire o scendere …?!
“Signora, dico a lei. Non può intralciare il lavoro”
-Questo ha voglia d’attaccare bottone. Mai dar retta agli sconosciuti …! – Me l’hanno insegnato da piccola e ho una buona memoria. Faccio finta di non sentire e mi accingo ad attraversare la scala, sì perché a ben guardare questa scala non va ne in giù, ne in su: è una scala buttata a terra come ponte che collega i due marciapiedi, ha dei grandi scaloni chiari e bisogna saltellare come bambini che giocano “a zoppetto” da uno scalone all’altro se non si vuol cadere nel vuoto.
“Signora, ma che fa? Si fermi.” Mi sento prendere per un braccio. Non può attraversare ora, non vede gli operai che rinfrescano le strisce?”
-Gli operai … le strisce … ma di cosa parla?
“Signora sta bene?”
Certo che sto bene, non ho 20 anni, ma non sono nemmeno Nonna Abelarda.
Perché mi tengono per il braccio? Di cosa parlano? Che vogliono da me? Io devo solo passare dall’altra parte, devo sbrigare le mie faccende.
“Signora, collabori, deve rispondere se non vuole passare guai. Lei beve?”
Che domanda …! – certo che bevo, almeno un litro e mezzo al giorno –
“E stamani ha bevuto?”
-sicuro, inizio la mattina e finisco la sera-
“Capito, dobbiamo avvisare suo marito. Ricorda il numero di cellulare?
-no, ma non l’ho cancellato: è qui, memorizzato nel mio.
”Me lo dia”
-guardi che non gli risponderà.
“Perché? Forse ha litigato e vedendo il suo numero non risponde? Tranquilla, chiamerò col mio”
-No, dove si trova lui non gli danno il permesso di rispondere al telefono, ne tanto meno di venire a prendermi-
“E’ in carcere? No problem, ho conoscenze, dovunque sia risponderà, parola mia.”
Comincio ad innervosirmi: -non è in carcere, dove si trova lui sono molto più rigorosi, una volta arrivati non possono mai più tornare indietro-
“E’ in un’isola? In un bagno penale? Ma che cavolo ha combinato …?!
-Ha avuto l’infelice idea di morire con un infarto. … –
“Ah … ora capisco tutto: lei beve perché è disperata”
-Non sono disperata –
“non è disperata? Allora è felice che sia morto?”
-Non sono felice che sia morto. Lo fui
“Fu felice …?!”
-No, fui disperata-
“Non è disperata, non è felice, lei è semplicemente un’ignava viziosa. Qui ci vuole il palloncino”
-il palloncino …?! –
“Sì per la prova etilica. Mi capisce signora? Ora chiamo i cugini”
-Mi dispiace per lei, i miei cugini non risponderanno, sono nel nuovo mondo.
“sono morti anche loro?
-no, sono in Australia.
“ma che ca… m’interessa dei suoi cugini, io parlo dei miei, quelli dell’arma. Ho finito i palloncini e sono certo che loro li hanno.
Ma guarda un po’ che questo mi vuole ammazzare.
-le piace giocare con i palloncini? Alla sua età? Si vergogni.
“il palloncino non è per me, ma per lei”
-non lo voglio, non ho l’età —
“lei è proprio andata. Non appena arriva il palloncino, lei lo deve gonfiare, dobbiamo vedere quanto alcool ha nel sangue”
-e chi ce lo ha messo nel mio sangue …?! Io uso l’alcool solo per le punture e mi fa schifo anche l’odore-
“ma non ha detto che beve?
-certo, ma bevo solo acqua, per il resto nisba, non bevo niente di niente, nemmeno la coca cola, sono astemia.
“lei prima ha detto che beve, passerà dei guai, per dichiarazione mendace.
“palloncini, palloncini colorati, tutti belli tondi o sagomati. Sono qui, l’uomo dei palloncini. Non li volevate voi …?”
Si era avvicinato a noi un uomo tutto tondo, anche il suo viso era tondo e rubizzo, indossava un cappotto a due code tutto liso ai gomiti, era felice: trascinava un carrettino pieno di leccornie e teneva in mano un mazzo di bellissimi palloncini colorati di tutte le forme e dimensioni
Lo guardammo straniti.
Il campanile della Chiesa angelicata batte le ore.
Oh Dio … m’è saltato il turno.
Ora chissà quando mi chiameranno per l’intervento di cataratta …!

Per una lettura serena e divertente.

Fonte: Oubliettemagazine

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“Poetica Coazione” di Federico li Calzi, recensione di Teodora Mastrototaro

COAZIONE:

1) Limitazione della libertà altrui ottenuta con la forza. Costrizione.

2) Forma di nevrosi che si manifesta con tendenze ossessive.

3) C. elastica: in meccanica, stato di un solido in cui esistono tensioni interne non sollecitate dall’esterno.

(da: Il Dizionario Della Lingua Italiana)

POETICA COAZIONE: Libertà che si manifesta quando le tensioni interne … si trasformano.. in poesia. (di Teodora Mastrototaro)

Il giovane poeta Federico Li Calzi, con un salto temporale, non appena si inizia a leggere la sua raccolta di poesie “POETICA COAZIONE”, teletrasporta il lettore, come se fosse questi una particella di luce, alla stagione più calda ed apparentemente più gioiosa dell’anno: l’estate.

Il lettore, da qualsiasi luogo stia leggendo, riappare sulla superficie di un pianeta lontano ed assolato. Il lettore “salta” la stagione che sta vivendo e non intendo solo stagione come periodo che divide l’anno ma anche come metafora della vita.

La calda estate che ci presenta il poeta diventa metafora delle stagioni della vita.

Immagini che sanno di sole, che sanno di caldo. L’atmosfera e l’aria che si respirano durante la lettura delle prime poesie della silloge sono presentate attraverso una scrittura malinconica.

Esiste una differenza tra ciò che è descritto ed il come.

La stagione più bella è la mano malinconica del poeta. Che l’estate sia in verità un addio? D’altronde: “L’estate è una cosa che m’hai dato”, “è riflesso di cose morte”, “come estate finita, d’una infanzia perduta”, “l’estate persa sulle tue parole”.

Il poeta entra a punta di piedi nella nostra stagione più malinconicamente bella mettendoci a conoscenza della sua.

Il poeta si rivolge a noi e lo fa attraverso la sua amata.

La poesia italiana ha da sempre avuto come ispiratrice la figura femminile. Questa è stata trattata diversamente a seconda della mano dell’autore ma per lo più per i poeti è sempre stata il simbolo della loro soggettiva visione della vita e della loro personale poetica. Ricordiamo Beatrice, Laura, Angelica, Silvia. E le donne dei poeti Saba, Montale, Campana. L’importanza della donna per questi ed altri autori fa comprendere quanto la figura femminile in poesia fosse fondamentale perché su di lei i poeti facevano congiungere i sentimenti ed i loro pensieri, come se tra le braccia della donna l’uomo con il suo tutto si senta protetto e beato. Anche per il giovane Federico Li Calzi la figura femminile diviene il carnale mezzo che muove la sua poesia.

Una figura, la donna che ritroviamo in “Poetica Coazione”, che a poco a poco ci appare. Prima è evanescente poi sempre più chiara. Una figura femminile che cambia la sua forma. È donna ma è anche cielo “le nuvole si fanno cielo e il cielo diventa te.” , è custode di vita “la vita è un ricordo chiuso nel tuo foulard”. La donna diventa la dolce causa per cui la notte soffre perché rimasta senza le stelle “Misera la notte ha perso anche te”, la notte non è più. La notte non è più nulla. “la notte ha perso il suo fascino” perché non basta più a quella stessa donna che era “la chiusa campagna, l’aperta speranza, il greto imbrunito sotto l’albero di noci.”

Il poeta affianca la figura della sua donna che impariamo a conoscere durante la lettura, alla notte. Come se lei fosse un dolce vampiro che succhia il sentimento dalla penna del nostro giovane autore.

Il ripetuto riferimento alla notte rende ossessiva l’immagine della sera e sarà questa stessa a rifiutare la Lei che con tanta passione il poeta le cuce addosso. La notte, così, cancella il volto dell’amata, diventa vuoto e il poeta in quel vuoto cerca di dimenticare l’amore.

Fin dalle prime poesie diventa riconoscibile lo stile dell’autore. La sua mano leggera, il suo continuare ad entrare in punta di piedi non solo nel singolo lettore e nella sua estate ma anche ritornare a punta di piedi e delicatamente all’interno di una storia ambientata in una notte.

Che questa sia non soltanto uno spazio di tempo tra il sole che muore e il sole che sorge ma anche uno spazio di tempo della nostra vita?

L’estate e la notte poi si congiungono “La notte ci ha mancato, sorpresi a redimere il tuo peccato.//L’estate muta sulla tua fortuna, lascia volto nell’aperta campagna” per lasciare spazio all’arrivo dell’inverno e all’ancora presente notte.

Con l’inverno subentra anche una visione più distaccata del poeta nei confronti di ciò che lui stesso osserva e mette in poesia. Il TU che inizialmente aveva permesso a noi di prendere a cuore la meravigliosa storia d’amore, diventa “LA DONNA” . Il TU nei confronti della quale ci eravamo affezionati perché quasi adottata lei come simbolo dell’amore e delle stagioni, diventa ERMINIA, diventa una RAGAZZA CURIOSA. Il poeta si distacca dal suo intimo per poetare una passione che non gli appartiene direttamente ma che forse diventa ricordo attraverso il corpo di sconosciuti.

“La notte il ragazzo cammina lungo il viale marino/… / Lei indugia il suo passo, pensa al ragazzo/…/ più tardi si guardano uguali/…/ la stretta è carnale./…”

“Al crepuscolo due ragazzi rimangono in spiaggia. Soli all’abbaglio del mare si guardano uguali, mentre il vento respira nei corpi.”

La malinconia nei confronti di quegli sguardi che hanno la capacità di ridurre l’intero tempo un minuscolo ed intenso tempo di felicità. Si riappropria l’autore del suo tempo. Si riappropria il poeta della sua felicità, anche se sottoforma di un ricordo. “A noi che siamo un giorno in più, o uno in meno, mutilati, multistrati desideri orgiastici”.“Cosa taglia in due la sorte di noi?” . Forse la realtà è la speranza. …

La sua donna continua ad esistere, a scavare dentro la sua mente e l’unico modo che il poeta ha per renderla immortale è la poesia e grazie alla poesia lui stesso diventa immortale: “la Musa impedisce di morire; la Musa lo fa beato in cielo” (Orazio)

E se la poesia esiste è perché esiste la parola. Parola, termine molto presente all’interno di questo libro. Termine presente nella maggior parte delle composizioni.

La parola parla di ciò che il poeta con le parole ci vuole parlare. Questo gioco è un mio omaggio per sottolineare l’importanza del termine per il nostro autore. E lui stesso scrive:

“Ho scritto parole per te/…/ parole riluttanti, tenere, pronunciate/…/le parole voluttuarie han scritto bendaggi per te./…/ Ho continuato a scrivere parole inutili per te/…/ parole danno vita alle memorie./… Scriverò ancor parole per te/… scriverò parole sul tessuto dei tuoi capelli./…”

“La parola è un ala del silenzio” dice il poeta Pablo Neruda, e Federico Li Calzi risponde :”…. Parole// Così un’ala che fugge dalla palizzata.”

Durante la lettura seguiamo una storia attraverso i versi. Come quando unendo i nei sul corpo della propria amata l’uomo traccia una mappa su quel corpo che lo condurrà all’amore o all’abbandono, così Federico Li Calzi traccia sul corpo della sua ispirazione la mappa che lo porta alla consapevolezze che : “Ma tu sei un capriccio che più non importa” “Anche le tue forme sono svanite nell’ansito della mente” “Le immagini scolorano il presente più del passato, e i ricordi, … dissolvono il passato più del presente.”

Notte, estate, campi, terre, pini, fiume, albero, acqua, frutti, vento, mari, sapore di legna, cielo, nuvole, la foce dei Platani, pioggia, notte, inverno, campagna, spiaggia, selciati, questi e altri termini, ripetuti ed alternati tra di loro nelle diverse composizioni, ambientano la poesia in un giardino incantato, una sorta di atmosfera fatata. E’ questa l’impressione che avverto leggendo e rileggendo “Poetica Coazione”. Atmosfera che però contrasta con la realtà della vita che qui è decritta in versi e ancora più forte si fa la differenza tra ciò che è descritto ed il come. Questo rende riconoscibile l’autore, anche, cioè, per le atmosfere che evoca nelle sue composizioni.

Federico Li Calzi scrive “Dobbiamo lasciarci le sere in cui il mondo svanisce” e mi chiedo se lui ha lasciato se stesso ora che il suo mondo d’amore è svanito dentro i suoi versi.

Written by Teodora Mastrototaro

Vi lascio il link della biografia di Federico Li Calzi:

http://oubliettemagazine.com/2011/02/16/federico-li-calzi-vita-opere-e-critica/

Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:

http://www.federicolicalzi.it/

http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

Fonte: Oubliettemagazine

Categories: Carta Tags:

Latro Lamp, la fotosintesi che ci regala corrente elettrica

Spesso si parla di energie rinnovabili e di solito lo si fa con la tendenza a pensare in grande, ossia su scala nazionale se non mondiale. C’è però qualcuno che ha deciso di pensare anche in piccolo e di cominciare a rivoluzionare il mondo dell’energia da un oggetto comune. Sto parlando della Latro Lamp, una lampada che funziona grazie alla fotosintesi delle alghe.

L’idea è geniale: invece di attaccare la lampada alla corrente, ci soffiamo dentro!
La Latro Lamp è stata sviluppata l’anno scorso dalla Stanford University (California, USA) in collaborazione con i ricercatori della Yonsei University (in Corea del Sud) ed il designer Mike Thompson; quello che fa sostanzialmente è sfruttare la corrente elettrica prodotta dalla fotosintesi delle alghe.
Questi scienziati hanno usato una tecnica pionierista che ha permesso loro di inserire elettrodi d’oro larghi 30 nanomenti nei cloroplasti (gli addetti alla fotosintensi) di alcune cellule algali che hanno permesso di scoprire e tracciare il segnale elettrico prodotto dalle alghe durante la fotosintesi. Una piccolissima scarica elettrica che gli ha permesso di ideare una lampada ecologica e dal funzionamento quasi banale.

Per funzionare la lampada con le alghe ha bisogno di 3 cose:

  • Sole
  • CO2 (anidride carbonica)
  • acqua

Tutto ciò che dobbiamo fare è esporre al Sole la lampada e soffiarci dentro per fornire alle alghe l’anidride carbonica; in questo modo comincerà il processo di fotosintesi e la lampada si illuminerà fornendoci la luce necessaria. Dovremmo anche ricordarci di aggiungere l’acqua, attraverso un apposito buco che servirà anche per l’eliminazione dell’ossigeno.

Se stai per chiedermi: e la notte? Come faccio senza sole? Semplice: i ricercatori hanno progettato una batteria che raccoglie l’energia prodotta in eccesso dalla fotosintesi e vi permette di usarla quando cala il sole.
Ovviamente le alghe non sopravvivono da sole; è necessario nutrirle e averne cura altrimenti moriranno e addio luce!
Per ora la lampada è in fase sperimentale e quindi non disponibile all’acquisto ma è sicuramente un’idea innovativa che vale la pena tenere d’occhio.

Fonte: Skimbu

 

Standard & Poor’s e il Marocco

March 25, 2011 Leave a comment

Che Standard & Poor’s continui a credere, notizia di ieri,  nella solvibilità del Marocco è un ottima notizia. Non perchè le agenzie di quotazione siano diventate gli oracoli dei tempi moderni, tutti conosciamo bene le loro responsabilità della crisi finanziaria ingiusta che ha scosso il pianeta, ma da queste analisi emerge la positività degli sforzi di democratizzazione e dello sviluppo politico fornito dal Marocco. Perchè? In primis perchè il Marocco anche se è stabile e anche se non sta vivendo insurrezioni o guerre civili , è perseguitato, come altri paesi in ebolizzione, come un paese a rischio. Infine, tutte le manifestazioni nel nostro paese, anche pacifiche, anche ben gestite dagli organizzatori e dalle forze dell’ordine, sono drammatizzate dagli osservatori, notoriamente chi è alla ricerca sfrenata di sensazionalismi. Un colpo mal dato di un poliziotto diventa immediatamente, un crimine contro l’umanità suscettibile di essere inserito all’ordine del giorno dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Bisogna avere rispetto per le vittime  di questi veri crimini. Lo stato marocchino non è angelico, lontano a pensarlo: il suo passato recente  mostra che è capace di essere il contrario,  ma le raccomandazioni dello IER  ne sono il riconoscimento formale. Ma nessuno deve dubitare o far dubitare, giusto per militantismo, per illuminazione religiosa o per ostinazione malata, delle decisioni prese dal capo di stato durante il suo discorso del 9 marzo scorso, che vanno tutte nel senso della modernizzazione del sistema politico marocchino e della sua democratizzazione. Ma infine, il mondo intero scruta il Marocco! Nessuno potrà tollerare un effetto di annunci senza futuro, o non si accontenterà di una mistificazione che svuoterà il discorso reale del suo contenuto fondatore.  Per questo tutti i marocchini dovranno aiutarsi in questo formidabile periodo, legittimo di immaginazione e di creatività politica, per preservare la sua credibilità economica, il solo motore di impiego, e la sua capacità di attirare gli investimenti, solo fattore di crescita, di prosperità e, più tardi, di ridistribuzione.
Editoriale Aujourd’hui le Maroc – Khalil Hachlimi Idrissi

Fonte: My Amazighen

 

Pensiero di Elias Canetti

March 25, 2011 Leave a comment

Per prendere confidenza con una città straniera é necessario disporre di un luogo appartato, un luogo su sui si può contare e dove si può restare soli quando la confusione delle voci nuove e incomprensibili diventa troppo grande. Questo luogo ha da essere tranquillo e silenzioso, nessuno deve vederci quando in esso cerchiamo riparo, e neanche quando poi decidiamo di lasciarlo. La cosa più bella é sparire in un vicolo senza uscita, fermarsi davanti ad un portone di cui si ha la chiave in tasca e aprirlo senza che anima viva ci possa sentire“.  E ancora:” Si entra nel fresco della casa e ci si chiude la porta alle spalle. E’ buio, e per un attimo non si vede nulla. Siamo simili a quei ciechi che abbiamo lasciato sulle piazze e nei vicoli. Vediamo gli scalini di pietra che portano al primo piano e sopra incontriamo un gatto. Quel gatto incarna per noi l’assenza di rumore ardentemente desiderata. Gli siamo riconoscenti perché vive: é dunque possibile vivere anche nel silenzio. Il gatto riceve del cibo senza dover gridare Allah diecimila volte al giorno. Non é mutilato e non ha bisogno di rassegnarsi a un terribile destino. E’ forse crudele, pero’ non lo dice.

Da: Le voci di Marrakech – 1954

Fonte: My Amazighen

 

Marrakech, Kilomètre 44

March 25, 2011 Leave a comment

In opposizione alla marea di libri fotografici pubblicati su Marrakech, con i suoi Riad da favola, glamour e di design, restaurati dagli europei, o i sontuosi Palais costruiti nella Palmeraie della città, Anna Favier, decoratrice di interni, in questo libro di decor e di fotografia contemporanea, ha scelto di mostrare gli interni modesti e popolari dei marocchini che vivono a Marrakech e nei suoi dintorni. Questa scelta di autenticità prima di tutto, e di rispetto della cultura marocchina cosi’ come della bellezza epurata delle case  è rinforzata dal lavoro fotografico molto moderno del giovane fotografo Pascal Martinez. Sono 150 le immagini a colori che visualizzano dei dettagli di interni come le cucine, soffitti e saloni tipici di certe regioni del Marocco. L’insieme di elementi che compongono il quotidiano di queste persone è parte integrante della storia del libro. Un universo evocato, povertà e ricchezza, sobrietà e fasto , sempre dignitoso. Come è possibile far rivivere gli odori, i rumori, i sentimenti delle cose senza cadere in un esotismo vecchio o miserabilmente patetico? Puo’ sembrare difficile ma  l’autore ha scelto di parlare con la gente senza mostrarla, come per preservarla dall’occhio della camera, accontentandosi di sostituire un discorso con una pietra, con del metallo, con un tessuto, che li circonda: una theiera arrugginita, dei fiori di plastica eternamente freschi che la proprietaria ha fieramente cambiato con un vecchio mobiletto in un mercato di bric a brac, il venerdi’, dopo la preghiera. Raccontare una pelle di montone gettata su di un letto, un jellaba appeso al muro attraverso il quale è passato il fantasma che lo indossa; un paniere sospeso ad un chiodo per scoraggiare gli scorpioni affamati; un rubinetto che esce dalla terra come un fiore sul suo stelo e poi ancora il vecchio bollitore, vecchio di mille anni, stanco dei suoi gemiti infiniti sul bracere acceso. Un libro bello, sereno, dove si dimostra che con poche cose, umili, il decoro esiste comunque.  Uno sguardo sincero e molto personale sugli interni marocchini, nè esotico, nè voyeristico. Soltanto  la Bellezza delle cose semplici, che incanta a guardarle.

Fonte: My Amazighen

 

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