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Archive for March 22, 2011

“Fragile orchidea” di Wanda Allievi

Di  Wanda Allievi     “Fragile orchidea”
Wanda Allievi, affida alle sue  righe, una musica dalle note di vita, ci porta per mano a sfiorare la sua introspezione, un’introspezione delicata ma, allo stesso tempo determinata, che s’impone  in liriche dense di vissuto e sperimentato; un ricamo di parole che prendono forma nell’immaginario a chi entra in contatto con il suo mondo poetico.
Un caleidoscopio ricco d’immagini e policromie,sensazioni emotive dove ogni donna, può ritrovarsi ,una nicchia di emozioni che accomunano l’esistenza del vivere, con i suoi dubbi e verità, fra pianti e sorrisi.
Wanda Allievi è una poetessa che non usa retoriche o immagini consunte ed obsolete,non ama le banalità,ella esprime con la forza dell’animo ciò che dentro di sé vibra,lo fa con amore, rabbia, dolore,fra tenerezza e rimpianto.
L’intensità e la forza che scaturiscono dai suoi versi,fanno della sua parola un volo,un’ ascesa che vive e s’inebria di lacrime e sogni, di fantasie e percorsi dell’anima.
Passaggi dove il lettore attento coglie il respiro di una donna che ha saputo fare dell’inquietudine una certezza e della debolezza una forza immane.
Donna che è donna del tempo,dove il bene e il male, la paura e il coraggio, sono gli ingredienti di un passaggio terreno che ci impone ostacoli e sofferenze ad ogni passo.
L’autrice ci parlerà con il cuore in mano,un cuore del quale sentiremo il battito,il ritmo,perché Wanda Allievi di quel battito,di quella pulsazione ne ha fatto certezza e consapevolezza ;una determinazione di vita.
La poetessa in questa sua silloge ci regala perle  e spine, bocci di fiori e,fra tutti quanti, esploderà la tenacia e la delicatezza d’un orchidea che è sicuramente fragile, ma come ogni fiore,sboccerà di nuovo e di nuovo aliterà di effluvi e colori, quegli stessi descritti dall’autrice in questo suo  prezioso scrigno colmo di emozioni e teoremi di vita.
Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

 

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Prefazione alla poetica di Siddharta-Asia Lomartire, Carmen De Stasio

Nei versi di storie che non fanno storia …

… Nelle parole mute …

L’arte è una scelta sofferta, giacché sovente la terminologia scelta per affrontare argomenti che raggiungano il pubblico si ferma nel punto in cui lo sguardo-mente non riesce a penetrare gli interstizi di un’opera. Di una poesia. Il percorso è arduo e sovente arido o inaridito da bizzarre tendenze che mirano a sconvolgere concetti relativi a situazioni storiche che nel tempo hanno decretato la velocità progressiva e un cambiamento – talora stravolgimento – delle prospettive.

Ancora una volta siamo spettatori di un cambiamento rispetto alla innovazione sopraggiunta lentamente nel corso degli ultimi anni ed è alquanto impossibile attualmente parlare di stile del periodo, giacché non una scuola di pensiero si percepisce all’orizzonte, ma una molteplicità di proiezioni che presentano un elemento stabile di congiunzione, che si rivela nella richiesta pressante di dialogo attraverso il mezzo a sé più consono.

La poesia di Siddharta-Asia Lomartire è proiezione contemporanea al suo tempo: è un libro di immagini che rivela un parlare sommesso e sommerso, scomposizione di idee-percezioni-intuizioni, di segni metaforici che nel successivo montaggio di vibrazioni uniscono inesorabilmente l’oggettività con il segno del soggetto, avanzano lungo un percorso dal soggettivismo all’oggettivazione semplicemente incrociando destini individuali e collettivi in associazione libera, ma non disordinata.

Sono versi che parlano di storie che non fanno storia, che vivono e si nutrono di una cultura che apre nuovi varchi alla essenzialità dell’individuo, che non sono oggetto di indagine sociologica perché non urlano, non si impongono. In una scrittura dallo stile fresco si rigenerano pensamenti in un’applicazione individualmente logica, che contempla la vita nei suoi tratti fisici, ne assorbe il significato intimo e ne offre una descrizione che tiene in forte considerazione il vissuto e la proiezione personale.

I silenzi assordano come rumori della quotidiana esistenza, il cui lessico comprensibile si impregna di una significazione intimista e sofferta, ondeggia lungo percorsi fluidi di una coscienza elevatasi a consapevolezza della forza che emana dalla parola e dall’ordine stesso delle parole. Una continua, scomposta affermazione di sé che unisce la frammentarietà dei colori di un’esistenza che si affaccia ostruita e costruita dalle circostanze e che si carica di possente energia:

un abbaglio, ed un foglio bianco dinnanzi a me //……// che la mia stessa gioia non ci credeva // ………………// e le forme prendevano colore // ………(da Il foglio e il pennello)

Evidente é il tenersi dietro le quinte con un sentore di non appartenenza e un desiderio di esserci, soprattutto per sé. Fastidio e noia agiscono come veri sobillatori di un ordine intimo in cui si cerca con sforzo di organizzare la propria esistenza, di trovare uno spazio dove non ripetersi e nel quale ritrovarsi con le proprie dita, la propria testa, la propria penna non meramente per distinguersi, ma per configurarsi fuori dalla serpeggiante omologazione. Questa l’angoscia, questa la lotta, una storia di cui non si può conoscere la conclusione, rinviata ad un poi distante. Ciò che conta è il passaggio, quanta intensità sia stata evidenziata e distinguersi per se stessi e non per apparire necessariamente diversi.

La struttura eclettica e dinamica dei versi segue l’ordine dei pensieri secondo un flusso di coscienza che mescola con agilità la descrizione di momenti (autobiografici o presunti tali) con la percezione estemporanea. Il ritmo fragoroso del pensiero permea la parola di tinte sovraccariche di tensione, di spasmo violento, per poi ricongiungersi con il silenzio in un mutismo che conforta nell’inquietudine.

Timidamente nascosta in un angolo dal quale riesce a concepire le sue parole come scie di colore sparse sul foglio bianco, Siddharta si lascia trasportare non dalla verità di altro, ma da se stessa, raccontando una storia di sé, la sua evoluzione, parlandosi senza sentenze imbastite di assoluto e rinnovando ogni volta una nascita, l’approccio ad una vita come “esercizio” senza fine (quando tutto tace, non odo più i rumori che possano //- attirare la mia attenzione…..// quando tutto tace, anche i miei pensieri più non mi // accarezzano sconfitti dal silenzio // ………………….quando tutto dorme, vorrei dormire anche io (da Quando tutto tace, quando tutto dorme)

Non è questa una storia narrata? Questi versi sarebbero piaciuti ad Alfonso Gatto, a Cesare Pavese o ad Antonia Pozzi.

Immerse in un’atmosfera di profonda malinconia, le parole e la sintassi sono utilizzate con un senso di libertà e di continuità che cancella le certezze prospettiche e si incanala all’interno di percorsi silenziosi eppur roventi per porsi quesiti sul senso della (propria) esistenza. Un’indagine descritta attraverso un linguaggio comune ma che si insinua a rappresentare contesti nuovi, ardui e rappresenta l’imperfezione della visione mediante un impianto completamente assorbito dalle emozioni, rivelato attraverso paradossali similitudini, criptiche metafore che l’autrice racchiude in titoli allusivi in sospensione.

Frenetica e coinvolgente, la poesia di Siddharta si configura come un movimentato dialogo tra tutte le componenti; anche i frequenti segni grafici intervengono a costruire un ordine, mantengono il ritmo, lo interrompono non permettendo alla lettura di scorrere veloce e sfuggente. Ogni situazione diviene pretesto per aprire un varco alla riflessione e crea una tensione complessa in cui le intuizioni le costanti richieste per scrutare e conoscere oltre, per scoprire nuovi messaggi che possano alimentare il desiderio di appartenenza formulano una rima interna in cui osare leggere amarezza, disinganno, malinconia e desiderio di uscire dall’isolamento.

La parola diviene strategia per compiere il miracolo, per accompagnare l’autrice verso un mondo di intercomunicazione tra le proprie percezioni del fuori e di sé e metterle in contatto con i segni della natura. L’azione si svolge in solitudine ed è all’interno della sua stanza che cerca le risposte, tentando una sorta di compromesso tra l’io e il pensiero, con un senso di divina richiesta di trovare una porta e di creare uno spiraglio per dar senso alle cose e dunque a se stessa. Un luogo per auto-riconoscersi. In tal senso le parole assumono un effetto di spontaneità, di rabbia, di inatteso, perché permettono di fermare l’attenzione su quanto nella parola detta e sfuggita non si coglie. O non si desidera accogliere.

Written by Prof.ssa Carmen De Stasio

Fonte: Oubliettemagazine

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“Un’adolescente sulla soglia dei quaranta” di Fabiola Farina, Rupe Mutevole Edizioni

“La stazione è una metafora di me. Puoi camminare a piedi e arrivare a casa (se ci arrivi) distrutta, o sederti, usare il mezzo che viaggia per te, col compromesso però (che io definisco sempre obbligo) di pagare il biglietto. E se facessi il viaggetto senza attenermi alle regole e quindi non pagando?”

La metafora della stazione con la sua semplicità riesce ad impressionare, nella mente del lettore, l’idea di “eliminazione del bivio” per una più semplice di “creare per ogni bivio un nuovo bivio”. Il mutamento improvviso dovrebbe caratterizzare ogni essere umano che segue le proprie inclinazioni, pagare o meno il biglietto, prendere o meno un treno, ogni scelta dovrebbe essere caratterizzata da ciò che si vuole realmente fare e non da ciò che “gli altri farebbero”.

“Un’adolescente sulla soglia dei quaranta”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un breve romanzo autobiografico di Fabiola Farina. Fabiola ha pubblicato nel 2009 con Rupe Mutevole la raccolta di poesie e racconti “L’uncino che trafigge l’anima”. Il libro consta di 80 pagine e vede l’introduzione della stessa autrice, la prefazione del Maestro Vincenzo Bianchi (candidato al Nobel per la Pace), quindici capitoli di diversa estensione ed indice. Nell’introduzione Fabiola descrive il suo racconto lungo come “autobiografico ma non autoreferenziale” donando quindi al lettore un’idea chiara di ciò che sono le pagine successive.

“Un’adolescente sulla soglia dei quaranta” è un discorso dell’autrice con il lettore, è un flusso di pensieri che si interroga sulle “regole sociali” presenti nella società italiana. Un discorso interiore che inizia con un viaggio fisico, un ripercorrere 800 chilometri in treno per allontanarsi da qualcosa e trovare altro, anche e solo una nuova domanda od una nuova consapevolezza. Fabiola ha 35 anni, e non avendo ne marito ne figli non riesce ad integrarsi nella società, perché la massa non accetta nessuna diversità non accorgendosi che ogni essere umano è sostanzialmente differente alla nascita, un essere unico. La diversità, intrinseca nell’essere umano, viene eliminata con delle costruzioni etiche e delle regole delle quali non si conoscono gli ideatori e che si presentano con un classico “non si fa” che si continua a ripetere con parole e sguardi a coloro che non rientrano nei “giusti” e comuni standard.

“La faccenda del compromesso comunque non mi ha mai convinto. Siamo sinceri, se si hanno due visioni opposte della stessa questione, uno deve cedere e l’altro matematicamente no.
Naturalmente, in soccorso alle apparenze arrivano una serie di frasi come: <smussare gli angoli> o <qualcuno cede su una cosa l’altro su un’altra> e via così.”

Lo stile dell’autrice si avvale di una prosa semplice ed ironica per creare una fluidità di discorso che permette al flusso di pensieri di esser seguito ed individuato come realistico. Dal concetto di famiglia si ottiene una disquisizione sulle regole e sulla maturità personale che va oltre la singola risposta in quanto obiettivo di Fabiola non è realizzare un’opera per dei nuovi fedeli ma far riflettere i lettori sulle visibili diversità personali, e sulla inutilità di ricercare il giusto e lo sbagliato. La conclusione di “Un’adolescente sulla soglia dei quaranta” sarà un’ottima sorpresa che non voglio svelare.

“Scatta subito il pregiudizio sociale in automatico dall’inconscio: “è un poco di buono” (se gli va bene!).
E poi dicono quella stupida frase “l’abito non fa il monaco”. Ma se la riferiamo al lato estetico, da cosa si dovrebbe riconoscere un monaco in prima battuta se non dal suo abito?
Ecco dimostrato che non si è liberi neanche di decidere che vestiti indossare perché ci sono regole anche per questo.”

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.poesiaevita.com/
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine

 

Intervista di Alessia Mocci a Claudio Galletto ed al suo “In Nome della Croce”

“In Nome della Croce”, edito nell’ottobre 2009 dalla casa editrice Cult Editore, è un romanzo reality che si snoda tra il mistery e la storia. L’autore, Claudio Galletto, inizia la stesura per un articolo su una casa di Monteferrato, ma scopre un’intricata vicenda che risale siano a Napoleone. Nasce in questo modo “In Nome della Croce”. Il libro trasporta il lettore in pagine di fatti realmente accaduti e che non hanno nulla da invidiare ai romanzi fantasy, la tensione è fortissima e la curiosità pregnante.
L’autore è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune nostre domande e non ha tralasciato di lasciarci in un profondo stato di mistero e di curiosità. Buona lettura!

A.M.: Quando nasce l’idea di scrivere “In Nome della Croce”?

Claudio Galletto: “In Nome della Croce” è il frutto di una concatenazione di coincidenze che ha investito la mia vita negli ultimi quattro anni. Un romanzo arrivato senza essere stato cercato, una trama non costruita dal nulla a tavolino ma compostasi come un enigmatico puzzle giorno dopo giorno. Per risalire all’inizio di quest’avventura bisogna fare un passo indietro nell’inverno 2005-2006. Mi era giunta all’orecchio la voce riguardante una casa, situata sulle colline del Monferrato piemontese che, gli anziani del posto sostenevano essere stata luogo di dimora di una benestante famiglia di paese la quale avrebbe intrecciato legami sempre più intensi con i protagonisti del Risorgimento, da Cavour al re Vittorio Emanuele II, senza dimenticare, prima ancora, Napoleone. Una “chiacchiera” di pochi, quasi del tutto caduta nell’oblio. Ho pensato, da giornalista quale sono, che avrei potuto scrivere un articolo di approfondimento locale, niente più. Invece è stato il punto di partenza di un travolgente vortice di eventi in cui mi sono trovato completamente immerso. Quando la storia, giorno dopo giorno, si è arricchita di elementi sempre più forti non sono più riuscito a fermare questa curiosità. Mi sono trovato ad indagare e viaggiare tra pietre preziose maledette, intrighi ed incontri clandestini e, non ultima, la storia di confische di beni religiosi che riporta indietro al Medio Evo.

A.M.: Finzione o realtà? Che cosa dobbiamo aspettarci da questa tua pubblicazione?

Claudio Galletto: “Un romanzo di finzione? Non esattamente. Personaggi, luoghi e tragedie non sono inventati. Andate sul posto e chiedete. Ma non spaventatevi delle coincidenze.” Questa è la frase che ho scelto per la quarta di copertina del romanzo. In essa è racchiusa l’essenza del romanzo e da essa partono tutte le riflessioni. Non si può certamente dire che il “In Nome della Croce” nasca da una finzione. Tutti i luoghi del romanzo sono esistenti e sono effettivamente i posti toccati dal racconto. Così per i personaggi e le vicende. E forse proprio questa realtà, di fronte ad un innegabile alone di incredulità e mistero che avvolge la trama, è fonte di interrogativi ancora più profondi…

A.M.: Quali sono i protagonisti principali di “In Nome della Croce”?

Claudio Galletto: Racchiusa in quelle tre pietre preziose, c’è una forza incontrollabile. Eccola la protagonista assoluta, il fato che muove ogni pedina, ogni attimo del romanzo. Sono stelle di una luce che sin dai tempi delle Crociate guida gli eventi e le mosse di chi ne entra in possesso. Brillano e promettono ricchezza fino a spegnersi e segnare l’ora della morte. La sepoltura di una Contessa e delle stelle assassine, in un piccolo borgo di campagna del Piemonte sabaudo, avrebbe dovuto porre fine alla dannata eredità dal passato. Ma questa convinzione si rivela solo un’illusione. Quando Napoleone torna in Piemonte la maledizione si riaccende. Le vittime sono le donne di una benestante famiglia: i Cassone. Tre donne di tre generazioni, una per ciascun gioiello. Ecco le protagoniste “umane”, le cui vicende si intrecciano con quelle di altrettanti personaggi influenti dell’Ottocento. Cosa lega Napoleone, il Conte Cavour e Vittorio Emanuele II a queste donne? La risposta va nella direzione del titolo del romanzo. Si dice infatti che la Chiesa ben conosce le stelle e le cerca ostinatamente perché sa quanto gli siano nemiche. Da dove vengono queste pietre maledette e perché si servono delle loro vittime per punire la Chiesa? Una domanda chiave che attraversa le vicende delle tre donne le quali vivono in prima persona insieme al lettore la corsa verso una fine irrinunciabile… e forse non del tutto tale.

A.M.: A livello concettuale, quali sono gli artisti che ti hanno instradato nel tuo percorso letterario?

Claudio Galletto: Quando ho capito di essere davanti ad un romanzo, questo era praticamente già realizzato. Occorreva solo più scriverlo ma il racconto esisteva già. Non ho avuto modo di ispirarmi né di cercare esempi fuori da questa storia. È stata un’esperienza letteraria a sé, tanto intensa ed indipendente dall’inizio fino alla fine. Diverso è per le altre attività che seguo, anche nella scrittura. Ricordo con piacere la ricerca simbolica ed il senso della scoperta nel Romanticismo, ma anche il brivido delle letture gotiche, e poi come dimenticare il fascino del Medioevo.

A.M.: Ci sono autori emergenti che ammiri e segui?

Claudio Galletto: Nelle mie letture mi piace spaziare e cercare nomi anche poco conosciuti. Non mi sentirei di fare nomi in particolare. Ogni romanzo che ha una sua profondità è in grado di colpire indipendentemente dalla sua “penna”. Credo sia importante partire dal racconto per scoprire l’autore e non viceversa.

A.M.: È stato complesso trovare una casa editrice disposta a pubblicarti?

Claudio Galletto: Prima di pubblicare “In Nome della Croce” non avevo idea di come muovermi nel mondo editoriale odierno. E, ho da subito imparato a conoscerlo. Questa esperienza mi ha fatto arrivare ad una conclusione: può essere anche non affatto difficile dare alle stampe un libro se gli unici obiettivi sono quelli di vederlo realizzato in poco tempo e di agitarlo dinanzi ai propri conoscenti. Una soluzione si trova, a costo di finanziare in toto la pubblicazione. Ma è – e deve essere necessariamente più difficile – se l’autore punta e vedere riconosciuto il proprio progetto più che il suo nome. Ci si scontra con la selezione, i tempi, la contrattazione. Insomma, è più complesso? Sicuramente ma il mondo è pieno di prove da superare.

Non perdetevi dunque le presentazioni di “In Nome della Croce” che come giustamente sostiene l’autore sono sempre molto fantasiose e lasciano un alone di mistero negli spettatori.

Vi lascio l’email dell’autore ed alcuni link per restare sempre informati:
info@innomedellacroce.it
http://www.innomedellacroce.it
http://www.facebook.com/?ref=logo#!/profile.php?id=683556408
http://www.facebook.com/?ref=logo#!/group.php?gid=168284388306

Intervista di Alessia Mocci a Chiara Elia ed al suo “un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile”

“Un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile”, edito dalla casa editrice Altromondo Editore, è la prima pubblicazione della promettente Chiara Elia. Chiara scrive dall’età di sette anni e ha sempre capito qual’era la sua strada: scrivere, trasmettere attraverso le parole le proprie emozioni ed i suoi pensieri. Il mestiere dello scrittore di certo non è semplice ma è la passione che anima questi personaggi per continuare in un mondo che non vede al primo posto la cultura e soprattutto la poesia. “un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile” è suddiviso in tre parti fondamentali che riflettono l’animo dell’autrice, troviamo infatti “febbraio”, “marzo”, “aprile” tre mesi e tre stati che evidenziano il cambiamento di un rapporto amoroso. Il libro è autobiografico. Chiara Elia è stata molto disponibile nell’aver accettato di rispondere ad alcune domande. Nuona lettura!

A.M.: Quando nasce la passione della scrittura in te?

Chiara Elia: Scrivo poesie da quando sono piccola.  A sette anni le pubblicavo sul giornale romano di quartiere “Il Caleidoscopio” di Giovanni Bellocchio. In quel periodo avevo iniziato a stilare per gioco anche la mia prima favola.  Durante gli anni ho continuato a scrivere, ed ora sto provando a tirare fuori i frutti dall’intimo cassetto, vediamo cosa succederà !?Già questo mi riempie di gioia, perché sento che scrivere è la mia strada e ciò mi rende serena.

A.M.: “un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile” è la tua prima pubblicazione? Che emozione hai provato quando hai tenuto in mano per la prima volta il libro?

Chiara Elia: Sì, “ un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile ” Altromondo Editore (2008) è la mia prima pubblicazione. Appena il libro mi è arrivato a casa ho provato una grande allegria e soddisfazione.  Per me era come tenere in mano un inaspettato tesoro, perché potevo vedere per la prima volta un libro vero che conteneva la mia creazione e sorriderne, mi sentivo con il cuore colmo di prima realizzazione letteraria, la pubblicazione mi irradiava una bella e particolare sensazione di libertà. Ho condiviso la grande gioia con la mia famiglia, orgogliosa di me.

A.M.: Perché utilizzare la poesia per raccontare una storia d’amore?

Chiara Elia:  I miei nonni scrivevano poesie, e credo di aver ereditato da loro la voglia di raccontare le emozioni attraverso i versi poetici. Per me la poesia è una spontanea forma di comunicazione, che mi rende accessibile la parte più profonda ed intima di me stessa. Secondo me la ricerca poetica è uno scavare negli “abissali” sentimenti, cogliendoli con le parole ed espressioni linguistiche più confacenti alle diverse emozioni. “Abissali” nel senso di intimi, non nel senso di bui-negativi. La mia “poetica” è quella di scrivere con il cuore, raccontando le mie emozioni, cercando di trovare la giusta sintesi tra parole e vari sentimenti.Non cerco rime e pleonasmi, ne strutture rigido-accademiche. Mi piace scrivere con libertà, guidata dal “sentire”.

A.M.: Un libro ed un diario. Oltre al tema dell’amore ci sono altri fili conduttori presenti ne “un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile”?

Chiara Elia:  Sì, c’è il tema dell’abbandono, del ricordo e della speranza. I mesi di febbraio, marzo ed aprile del titolo sono la metafora di tali stati d’animo, che grazie alla formula della scrittura a mo’ di diario, si legano tra loro con le date a piè pagina, dando vita ad una storia emozionante, con un inizio, una parte centrale ed una fine, che tiene il lettore attaccato al libro fino alla fine; almeno ciò è quello che mi hanno riferito le persone che lo hanno letto.

A.M.: Con “un freddo febbraio, un piovoso marzo ed un caldo aprile” hai vinto un importante premio. Ci vuoi raccontare qualcosa in merito? C’è stato qualche aneddoto particolare?

Chiara Elia: Con questo libro nel 2009 ho vinto il 1° premio poesia concorrendo al “Premio Internazionale Giuseppe Sciacca VIII Edizone”. La premiazione è avvenuta presso Città del Vaticano, nell’ Aula Pontificia dell’Università Urbaniana, al cospetto di illustri ospiti.Mi ricordo che mentre stavo entrando con la mia famigliari nell’ Aula Pontificia per presiedere alla premiazione, mio fratello Alessandro m’ha chiamato, mostrandomi chi ci stava camminando accanto: era l’onorevole Giulio Andreotti!Questa è stata per me un’esperienza molto gratificante.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Altromondo Editore?

Chiara Elia: Continuo a ringraziare la casa editrice Altromondo Editore, che per prima ha creduto in me. Mi sono trovata bene con il loro lavoro di editing e di impaginazione.Mi piace la foto della copertina del libro che hanno scelto, perché è stato un buon compromesso tra la mia idea, l’ immagine di un quadro del pittore surrealista Magritte, dove figura una finestra con i vetri pitturati di cielo e di nuvole bianche, semiaperti, attraverso i quali si intravede il buio, e la voglia di rappresentare un’idea d’ intimità piena di speranza, che già la storia del libro suggeriva da sola. Le numerose volte che ho presentato alla casa editrice le mie idee più varie, per la promozione del mio libro, questa mi ha appoggiato, fornendomi la possibilità di realizzare diversi eventi ed iniziative, pubblicizzando in questo modo il libro.

Vi lascio qualche link per conoscere meglio l’autrice e la sua pubblicazione:
http://www.facebook.com/chiara.elia.eliosnightlove
http://www.altromondoeditore.com/shop/home/detail/307

Fonte: Oubliettemagazine

 

 

Aforisma di Albert Einstein

“L’immaginazione è tutto. È l’anteprima delle attrazioni della Vita che verranno”.

“Poetica Coazione” di Marzia Carocci

Il libro di Federico Li Calzi è uno scrigno d’immagini, un contenitore di eros ed emozione oltre che un esempio di scrittura creativa.
L’autore inizierà il suo volume alla rimembranza, al nostalgico istante che più non è poiché è sfuggito, concluso.
Una malinconica ombra d’amore che ancora vibra e respira nella conca dell’anima, nel ricordo assolato di un’estate, dove il sole, le stelle, il vento, hanno catturato ogni momento, ogni unico istante, qualsiasi respiro a due anime.
Ogni enfasi d’eros, diventa idea, visione, un ossessione negli elementi stessi testimoni di un rapporto interrotto.
Un calore ormai concluso che ha lasciato traccia indelebile, quasi cicatrice sul cuore,un rapporto che diventa monologo alla ricerca estenuante di perché, al desiderio di continuità di attimi in simbiosi, ora divenuti solo ombre e parti eteree della mente.
Il poeta ripercorre a ritroso un viaggio emozionale ch’egli quasi enfatizza per il desiderio di riviverlo nella sua pienezza; lo cercherà nel sole d’estate, nella notte di stelle, nella luce della luna.
Egli cercherà nella notte e nel giorno ogni sospiro della donna che ha amato e che attraverso l’interiorità, l’emozionalità e la visualizzazione fantastica nel ricordo, cerca di rivivere, attaccato a qualcosa che è stato suo, ora solo ricordo del tempo.
– “La penna scrive sui fogli della vita, la storia di noi, fredda e tacita nelle sere di vento”_
Parole che imperano, e che dicono tutto, visione dell’introspezione, quel nero su bianco, quella penna che amica ripercorre la forza e l’intensità d’un amore che ora, freddo ed inerme , non è più scaldato da quel sole, ma in balia di un vento ch’è simbiosi di addio.
Il libro si aprirà poi ad uno scenario teatrale di episodi e flash di verità, transiti di vita resi particolarmente visivi tanto è ricca la descrizione di ogni passaggio, ogni personaggio, avrà corpo e carattere quasi da sentirne il respiro e percepirne la presenza. Una prosa che definirei “dipinto d’autore”.
Immagini, rumori, colori e voci si colgono fra le righe di Federico Li Calzi ; il lettore sarà testimone di verità, di consuetudini vissute anche sulla propria pelle dove resterà perenne il tatuaggio della vita con le sue esperienze positive e negative ch’ella c’impone.
Federico Li Calzi , ha la particolarità ed una la padronanza espressiva notevole, ogni sua descrizione, ogni suo verso  diventa caleidoscopio immaginario ,uno scenario d’impatto emotivo che è risposta ad una preparazione letteraria non obsoleta e retorica . Una lettura che lascia finalmente una traccia nuova , dove il dire, diventa detto!

Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:
http://www.federicolicalzi.it/
http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172
Written by Marzia Carocci
apollinaire.mc@libero.it

Fonte: Oubliettemagazine

 

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Troia’s Discount di Ricci/Forte, 5/10 aprile 2011 al Teatro Elfo Puccini di Milano

ricci/forte, in collaborazione con festival internazionale castel dei mondi_asti teatro_benvenuti

presentano

TROIA’S DISCOUNT

di

ricci/forte

con

Anna Gualdo_Alberto Onofrietti_Fausto Cabra_Chiara Cicognani_Giuseppe Sartori

regia

Stefano Ricci

19 marzo 2011 UDINE, Teatro Contatto Stagione 29

5/10 aprile 2011 MILANO, Teatro Elfo Puccini

Innescare il rogo di Troia per fare lampeggiare la possibilità di un eroico riscatto che svegli il torpore di un’esistenza ordinaria, precostituita, asfittica. La vampa di troia’s discount di ricci/forte si accende il 19 marzo 2011 per illuminare Teatro Contatto Stagione 29 del Css Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, andando in scena sul palco del Teatro Palamostre di Udine (seguito il 20 marzo da Wunderkammer Soap #1_Didone al Teatro S. Giorgio di Udine) e dal 5 al 10 aprile al Teatro Elfo Puccini di Milano (seguito dal 12 al 17 da Macadamia Nut Brittle e seguito dal 18 al 20 da Pinter’s Anatomy di ricci/forte).

L’Eneide di Virgilio è il pretesto usato da ricci/forte per dipanare i fili spinati entro cui lasciare brancolare un manipolo di sopravvissuti, perduti nel labirinto di un desolante paesaggio contemporaneo. Una qualunque periferia urbana è lo scenario in cui divampa la lancinante, fiabesca e impudica parabola di Eurialo (Alberto Onofrietti) e Niso (Fausto Cabra). Tutt’altro che eroi: sono bulli senza storia, sbruffoni implumi alla ricerca della prossima grande occasione, due “ragazzi di vita” di sapore pasoliniano che hanno mancato l’appuntamento con il destino.

Come due casseurs, Eurialo e Niso assaltano un centro commerciale, dando corpo a un’ingenua e inconsapevole rivolta generazionale contro lo scacco dell’immaginazione e lacerando con i bagliori di un incendio la notte metropolitana e il cuore degli spettatori. Una fine tragica al culmine di una battaglia eroica li riconcilierà con un’ipotesi di esistenza meno sterile di quella data, in cui fare attecchire un’intuizione di sentimento, scintilla salvifica e liberatoria, oltre qualunque definizione di normalità.

Su palazzoni assiepati e parcheggi in cui asfalto e automobili partecipano della stessa inadeguatezza, troneggia il pervasivo totem del consumo globale e coatto come unica possibilità e direzione per l’esperienza. Vorticano come

falene intorno alla pira del discount in fiamme non solo i due teppisti, ma anche tre figure femminili ustionate d’amore: Creusa (Anna Gualdo), spodestata regina di una corte domestica che si conta le ferite identitarie in punta di codici a barre, Lavinia (Chiara Cicognani), vittima della necessità che chiede solo la quiete di uno oblio in offerta speciale, e una Didone en travesti (Giuseppe Sartori), che prostituisce le ragioni della sua solitudine in forza di un’insaziabile certezza di amare.

Presentato con grande consenso di critica e successo di pubblico al Festival Asti Teatro, al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria e all’Underground Theatre Festival di Arad in Romania, troia’s discount è lo spettacolo-emblema del “cortocircuito tra mito e presente” che si è contraddistinto come cifra peculiare dell’approccio di Stefano Ricci e Gianni Forte, in arte ricci/forte, alla drammaturgia contemporanea.

Una ballata sui fantasmi dell’oggi, intrisa di violenza, sesso, sudore. Un atto d’accusa e un urlo blasfemo. Mescolando elementi pop, azzardi lessicali e reinvenzioni di un sapido romanesco, lo spettacolo è una sfida linguistica che prova a rinnovare la scrittura teatrale con un magma ribollente di suggestioni letterarie e inflessioni gergali, tanto mobile e imprendibile quanto è fluida l’esperienza stessa del contemporaneo.

“Oggi. Il sacrificio d’Amore di due casseurs, Eurialo e Niso. Tre donne, Didone, Creusa e Lavinia, legate dall’incontro fortuito con lo stesso uomo. In una consumistica ballata di fantasmi evocatrice di sesso. Santificazione. Contagio. Sudore. Ferite. Campionario di vite cloroformizzate, abitate da un senso di attesa che mai si realizza. Ragazzi di vita che hanno mancato l’appuntamento col destino; che hanno fallito. Protagonisti della notte. Perché resta solo quella manciata di ore senza luce, quell’attimo in cui tutto può accadere, per abbracciare con in-coscienza le tappe di un calvario. Allora, giù. Verso gli inferi. Senza fermate intermedie. Aggrappati a una zattera della Medusa che ha i contorni d’un centro commerciale. Giù, sempre più giù. Fino al grado zero della voglia di vivere. Fino a vivere, forse, per la prima volta.

Sempre più difficile raccontare il presente: vorrebbe dire sfidare i media sul loro stesso terreno. Cercare di capire il qui e ora resta l’intento; testimoniarlo attraverso forme oblique, trasversali, per restituire l’alone tragico che un testo contemporaneo dovrebbe sprigionare. L’Oggi, quindi, lo si può riferire ad una sola condizione: trattandolo come se fosse defunto. E facendogli l’autopsia. Personaggi principali di troia’s discount sono i ricordi, le immagini di fatti e cose, di esseri corporei e spirituali che già furono e che noi vediamo ripetersi, riapparire, per ricondurre in noi quel tanto di bene e male che già dispensarono in passato. Quante volte avremmo voluto dimenticare magicamente un odore, una persona, un’emozione, un’esistenza intera per cancellarli dalla nostra vita? Ma la memoria è il cane più stupido che esista… le lanci un bastoncino e ti riporta indietro tutto.”

ricci/forte

 

Udine – Teatro Contatto Stagione 29, Teatro Palamostre, Piazzale Paolo Diacono 21 19 marzo ore 21

Informazioni e prenotazioni: tel. 0432.506925

Biglietti: intero €15, ridotto €12, studenti €9

 

 

FRANCESCO STEFANINI. Opere scelte. Dipinti e pastelli 2001-2011

FRANCESCO STEFANINI. Opere scelte. Dipinti e pastelli 2001-2011

Pieve di Soligo – La rassegna è dedicata al noto pittore Francesco Stefanini, autore che indaga un paesaggio a cavallo tra barlumi di figurazione e una astrazione carica di evocazioni.
La mostra propone opere pittoriche e pastelli, che tracciano gli ultimi dieci anni della produzione dell’artista, cogliendone gli aspetti peculiari. Nelle “serre” della villa, svettano le tele di grandi dimensioni in cui si apprezza appieno la componente coloristica e il dipanarsi di una delicata luce dipinta.
In Stefanini la componente naturalistica è solo un punto di partenza. Nei suoi quadri si possono scorgere dei barlumi di realtà mutuati dalla vegetazione che avvolge i luoghi dove vive l’artista nei pressi del Montello.
Territori con cui l’artista entra in contatto profondamente, riflettendo la realtà mediante il filtro interiore ed emozionale. Ma queste immagini sono anch’esse a modo loro un pretesto, esse infatti non sono rappresentate ma evocate. L’autore non svela mai troppo, lascia sempre quel leggero senso di mistero che pervade il fruitore e sublima il fascino dei luoghi. Il tutto costruito mediante un sapiente uso dei colori. Questi non hanno rigidi impianti formali, bensì sono liberi e fluidi, cromatismi vitali che fanno della luce un vero elemento rivelatore.
Un sottile equilibrio che non può far definire Stefanini né paesaggista, né semplice astrattista. Schemi superficiali che banalizzano la ricerca dell’attimo, del silenzio e del particolare momento impresso di stati d’animo presenti nelle opere del pittore.
Negli ultimi lavori, se sento orami l’abbandono del concetto di paesaggio, in cui questo è solo accennato e si arriva a una dimensione in cui l’assetto coloristico ha la supremazia. Forse si potrebbe parlare di meta-pittura, in cui le opere sono un ragionamento stesso sul fare pittura al giorno d’oggi.

Oltre alla mostra di Stefanini sarà visitabile la personale “Marginalia” della fotografa Francesca De Pieri e l’omaggio allo scultore Toni Benetton, “Ricordando il giardino Salomon”.

FRANCESCO STEFANINI
Opere scelte. Dipinti e pastelli 2001-2011
a cura di Carlo Sala

PIEVE DI SOLIGO
Solighetto, Villa Brandolini – Centro Culturale F. Fabbri
Piazza Libertà, 7

27 marzo – 25 aprile
Inaugurazione domenica 26 marzo, ore 17.30

Orario di apertura
venerdì ore 17.00-20.00
sabato, domenica e festivi 10.00-12.00 e 16.00-20.00
Ingresso libero

info:
ph. 334 9677948
eventi@fondazionefrancescofabbri.it
http://www.fondazionefrancescofabbri.it

Evento promosso da:
Fondazione Francesco Fabbri, Pieve di Soligo
Con il contributo di:
Comune di Pieve di Soligo
Con il patrocinio di:
Provincia di Treviso