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Pittura di storia e d’Oriente, Gerôme al Thyssen-Bornemisza a Madrid

Inaugura a Madrid la prima importante monografica dedicata a Jean-León Gerôme in Spagna (1824-1904), curata da Édouard Papet, che promette di rivelarsi un altro successo del Museo Thyssen Bornemisza. Si tratta di una versione riadattata e, in parte, ridotta della esposizione del Musée d’Orsay, tenutasi nel 2010.
Il percorso, diviso al contempo per temi e momenti cronologici, offre una prospettiva completa dell’opera del pittore francese erede di Ingres e Delaroche, e, quel che piú conta, una molteplicitá di spunti per approfondimenti successivi. Quest’artista, che difese l’Accademia a scapito dell’Impressionismo, si dedicó alla realizzazione di opere di soggetto storico o mitologico, con una rifinitura stilistica che rasenta la perfezione e la resa fotografica; purtroppo rischió di cadere nell’oblio alla fine del secolo diciannovesimo, e la sua figura fu riabilitata solo dalle mostre dedicategli negli anni Settanta in Francia e negli USA.
Colpisce, nella prima sezione della mostra, dedicata agli anni di formazione, l’opera Recuerdos de Italia, (1849), che propone il tema del lavoro nei campi, trattato con una delicatezza e un ricordo classico, percepibile nella figura del bambino nella braccia della madre, che evoca un putto greco. A questa tela seguono esposti alcuni ritratti che mostrano le doti del pittore e la sua capacitá di introspezione psicologica.
É la seconda sezione della mostra che ci offre uno dei primi capolavori, la Pelea de los Gallos, dove la estrema sensualitá delle figure si manifesta in una estetica neogreca. Apprezzabile è anche il naturalismo con cui viene raffigurata la lotta tra i due galli, osservati dai due giovani.
La terza sezione è dedicata a uno dei temi piú affascinanti nella produzione artistica di Gerome, l’Oriente, sognato, immaginato, ritratto, con i suoi colori caldi e le atmosfere esotiche. È cosí che El bardo negro, (1888) mediante la sua qualitá quasi fotografica, ci offre un forte contrasto cromatico che evidenza la profonditá dello sguardo del soggetto, circondato da elementi arabeggianti, come tappeti e azulejos.
Semplicemente ipnotica è la Mujer circassiana con velo, un capolavoro per ricchezza estetica e documentale, come anche el Vendedor de alfombras en El Cairo.

Come pittore di storia fu apprezzato e stimato; sua peculiaritá è la tendenza al racconto aneddottico e, nello specifico, alla rappresentazione dell’istante immediatamente successivo al titolo proposto per l’opera. Il suo talento si lascia ammirare in Pollice verso, (1872), ove accompagna l’azione il sapiente uso di prospettive di carattere fotografico e ove le luci sono condotte a evidenziare la narrazione, come anche ne La última oración de los martires cristianos, (1863). Straordinario è il Golgota (1867) dove l’azione è suggerita dalle ombre in primo piano delle tre croci, mentre il corteo romano si allontana.
Le immagini proposte da Gerôme, tanto quelle archeologiche, quanto quelle anelanti all’Oriente, pretendono di essere reali, e sono risultato dei suoi ripetuti viaggi in Siria, Palestina, Egitto; inoltre furono capaci di diventare parte di una cultura popolare che se ne nutrí, un mondo immaginario che necessita un corrispettivo estetico offerto dall’artista. Alcune delle sue scene furono addirittura prese a modello per creare corrispondenti cinematografici in Italia e a Hollywood nei primi decenni del Novecento.

L’ultima sezione offre uno spaccato del rapporto tra scultura e pittura nella produzione di Gerôme, che creó busti o vere e proprie sculture polimateriche realizzati in bronzo, cristallo e porcellana, come il Busto de Belona (1892) o Tanagra; il suo desiderio era ricreare la policromia delle opere antiche. Colpisce l’opera pittorica Pigmalione e Galatea, che si ispira al mito di Pigmalione, che, innamoratosi della perfezione di una statua che chiamó Galatea, ottenne che Afrodite, che ascoltó le sue suppliche, la trasformasse in una vera donna. L’opera rappresenta proprio questo momento di metamorfosi, quando il bianco candore del marmo si trasforma nella carne rosata della fanciulla.
La mostra sa appagare l’occhio dello spettatore con i colori e le narrazioni di questo grande del panorama artistico francese e non nasconde la sua natura problematica, lasciando aperti tanti interrogativi e proposte interpretative, che si muovono verso il cinema o la fotografia.

Jean-León Gerôme
Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
15 febbraio 2011- 22 maggio 2011

Fonte: Noisymag

 

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