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Archive for March 13, 2011

Intervista di Alessia Mocci a Vincenzo Di Michele ed al suo “Guidare oggi”

“Guidare oggi”, edito nel 2010 dalla casa editrice Curiosando Editore, è il nuovo lavoro di Vincenzo Di Michele. Il titolo esplica il contenuto dell’opera e riporta ad un genere letterario “utile” a livello cognitivo e pratico. Infatti “Guidare oggi” presenta svariate nozioni di guida che normalmente non vengono neppure prese in considerazione quando si svolgono le lezioni per ottenere la patente. Vincenzo Di Michele ha ben pensato di raggruppare le sue competenze in materia realizzando un libro di forte interesse per chiunque sia in possesso di patente. L’autore è stato gentilissimo nel rispondere ad alcune domande per conoscere meglio “Guidare oggi”. Buona lettura!

A.M.: Chi è Vincenzo Di Michele?

Vincenzo di Michele: Scrittore e giornalista pubblicista romano. Laureato in Scienze Politiche ha pubblicato numerosi testi sulle disposizioni legislative, ed, in particolare, sulla normativa del Codice della Strada scrivendo peraltro sulle riviste di settore a carattere nazionale. È proprio da pochi mesi  è in libreria il libro “Guidare oggi” sulla sicurezza stradale. Ho scritto anche altre opere, a tal conto , visionare il sito http://www.vincenzodimichele.it

A.M.: Quando e perché hai iniziato a scrivere “Guidare oggi”? Come ti è venuta l’idea?

Vincenzo Di Michele: Perché il libro “Guidare oggi”? Proprio perché, a volte, le normali nozioni di guida non sono più sufficienti.  Inoltre, il libro vuole essere anche e soprattutto,  una preziosa testimonianza ed un monito affinché non succeda ad altri ciò che è successo alle numerose vittime della strada. A tal proposito attraverso alcune storie estratte dagli opuscoli dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, il lettore è sollecitato ad una ponderata riflessione sulle possibili conseguenze che si potrebbero ingenerare, in seguito alle  possibili violazioni alle norme del Codice della Strada.

A.M.: Qual è il target di lettori che secondo te comprano ed apprezzano “Guidare oggi”?

Vincenzo Di Michele: Posto che vengono affrontati argomenti –  peraltro in conformità al Principio ” Quel che nessuno vi ha mai detto sule regole stradali ” –   come : – il trasporto su strada delle barche e gommoni attraverso il carrello porta imbarcazioni, al trasporto di bagagli od attrezzature sportive quali windsurf, bombole subacquee, canne da pesca.- la circolazione su strada dei Camper, delle auto o S.U.V che trainano una roulotte od un rimorchio, con tutte le problematiche derivanti dall’abbinamento.-  le Assicurazioni che  in virtù del contratto stipulato possono non essere tenute a pagare il danno provocato nonché  argomenti attraverso i quali, si eviterà il rischio di pagare con la propria tasca.  – Spiegazioni, su come evitare tamponamenti avvalendosi del concetto della “distanza di Sicurezza”.- Suggerimenti pratici sia sull’abbigliamento che sulla condotta di guida di motocicli e ciclomotori, ed in particolare, sui pericoli e rischi correlati al trasporto dei bambini sulle due ruote. Pertanto, i miei lettori, saranno tutti quelli  che avranno interesse ad avere una  miglior conoscenza specifica di tali argomenti.

A.M.: Secondo te, quale criterio dovrebbe osservare una casa editrice con i loro autori?

Vincenzo Di Michele: La casa editrice di “Guidare oggi”, è Curiosando Editore di Firenze, e si caratterizza per la vocazione anticonformista, la piena libertà delle scelte, l’originalità delle proposte e l’orizzonte a 360 gradi, con una particolare attenzione agli autori esordienti.
Alla narrativa letteraria ed ai generi che possono dare vita a bestseller – l’avventura, il thriller, i libri d’azione, il fantasy – Curiosando Editore vuole accostare la saggistica, i libri di giornalismo, arte, archeologia, divulgazione scientifica e tutto quello che può interessare anche piccole nicchie di mercato, proprio perché vuole dare voce a tutti.

A.M.: A chi è dedicato il libro Guidare Oggi?

Vincenzo Di Michele: A  Manuele Murgia  ed a tutti quelli che  purtroppo sono rimasti là, distesi su quel ruvido asfalto. Manuele, mio nipote, non ancora diciottenne, è deceduto in un incidente stradale quando il libro era in corso di lavorazione.

A.M.: Ci racconti qualcosa di tuo nipote Manuele?

Vincenzo Di Michele: Era ormai ultimato , mancava solo il mio assenso per il visto di stampa  ed il libro “Guidare Oggi” sarebbe stato stampato e pubblicato. Con una trattazione analitica , da esperto in normativa stradale, avevo modellato schemi e suggerimenti per  gli automobilisti  nonché specifiche spiegazioni inerenti  le regole della circolazione stradale applicate ad un’ampia casistica, con chiari risvolti pratici ai casi più impensati. Purtroppo, non è andata così. Mai e poi mai avrei immaginato che la mia famiglia entrasse pienamente in questa immane tragedia.
Il tutto si è svolto in una telefonata per un incidente di mio nipote Manuele e di conseguenza, in una frettolosa corsa in Ospedale. In un attimo, si sono decise le sorti della sua vita . “Non basterà però tutta la vita, per dimenticare quell’attimo”. Era sempre indaffarato nelle sue molteplici attività: da studente del Liceo Classico, a quelle hobbistiche di chitarrista , scout e pallanuotista. Mancherà la sua presenza , la sua allegria e la sua vivacità fino a quelle corse a tre scalini per volta che preannunciavano il suo ritorno a casa. Mancheranno soprattutto a mia sorella Edda , dove  tra cimitero e luogo dell’incidente  è ogni giorno immancabilmente presente, per tenere compagnia a suo figlio. In realtà  mai sola,  poiché  i suoi amici e soprattutto quelli di Manuele, dando prova di vera spontaneità come solo i ragazzi sanno manifestarsi,  gli sono stati veramente vicini.
Qualcuno forse leggendomi ricollegherà il mio nome al libro “Io Prigioniero in Russia” dove ho narrato la storia di un giovane ventenne che fu mandato nel 1942 a combattere sul Fronte Russo. Era questi mio padre nonché il nonno di Manuele.
Dalle battaglie della prima linea, alle gravi malattie , alla prigionia, fino alle dure privazioni e sofferenze, fu ripetutamente miracolato.  Seppur malconcio e dopo quattro anni , mio padre, tornò a casa. Per Manuele non è andata così . Di lì a venti giorni avrebbe  raggiunto l’agognato traguardo del  18° anno di età . Ciao Manuele, ti ricorderemo con la dedica del tuo caro amico Gianluca “ Sei stato sempre  speciale e  in maniera speciale te ne vai ” .  Non vorrei poi dimenticare la tua fidanzatina Lucrezia ma credimi, ti è stata tanto vicina. E la storia di Manuele non è la sola .  Tanti altri, tanti veramente tanti sono purtroppo,  protagonisti  e tristi comparse di queste grigie storie.

Per coloro che volessero saperne di più dell’autore lascio il link diretto che riporta direttamente al suo curatissimo sito nel quale potrete seguire le novità sulle sue pubblicazioni ed eventi:
http://www.vincenzodimichele.it/
Vincenzo Di Michele è anche su Facebook:
http://www.facebook.com/vincenzo.di.michele
Lascio anche il link della biografia di Vincenzo Di Michele ed il link di una video-intervista su “Io, prigioniero in Russia”:
http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/vincenzo-di-michele-vita-ed-opere/

Fonte: Oubliettemagazine

 

Intervista di Alessia Mocci a Giovanni Beani ed al suo “Spirali Alchemiche”

Magia vista come Illusionismo, tecniche varie dell’ingegno umano per sbalordire e creare sogni nella realtà. Illusionismo e Letteratura, due forme di creazione non dissimili. Giovanni Beani esordisce nella Letteratura con una silloge di nove racconti “Spirali Alchemiche”, edito nel 2010 dalla casa editrice Cinquemarzo Editore. La poliedricità delle tematiche è mantenuta stretta da un filo conduttore interno ai racconti che stabilizza l’equilibrio primario tra scrittore e lettore.
Giovanni è stato molto gentile nel rispondere ad alcune nostre domande sul libro e sulla sua genesi intavolando un’interessante discussione sul Mentalismo e sull’Illusionismo. Buona lettura.

A.M.: “Spirali alchemiche” è la tua prima silloge di racconti?

Giovanni Beani: Non so se si tratti di una vera e propria silloge, se con tale termine si intende una antologia di testi di varia natura, perché i miei racconti, anche se apparentemente scollegati tra di loro, hanno in realtà un loro filo conduttore che poi in fondo è lo stesso animo umano. Comunque sì “Spirali Alchemiche” è il mio primo libro di racconti pubblicato.

A.M.: Quando e perché hai avuto l’idea di scrivere questo libro?

Giovanni Beani: Da tempo avevo l’idea di pubblicare qualche mio scritto, perché sono fermamente convinto che, se si scrive, lo si fa perché qualcun altro ci legga, a meno che non si scriva un diario personale, ma in questo caso si tratta di tutt’altra cosa. Oltretutto il mio modo di scrivere, perlomeno nei racconti che fanno parte di “Spirali Alchemiche”, deriva anche dal mio essere… Illusionista. Sin da bambino ho avuto una grande passione per quella che a me piace chiamare Arte della Magia (Magia intesa come quella del Prestigiatore). E l’Arte della Magia non è quella che si basa su dei trucchetti che si possono acquistare magari su Internet o con la visione di filmati su You Tube (tanto per rimanere in tema di moderna tecnologia), ma piuttosto su uno studio, serio ed approfondito, che va a toccare molti campi dello scibile umano, dalla tecnica manipolatoria alla psicologia, il tutto poi ben miscelato con certo il fine di stupire chi assiste ad uno spettacolo di illusionismo, ma anche di lasciare qualche messaggio nella mente degli spettatori. Ecco perché Arte Magica. E poiché il mio interesse principale, col tempo, si è indirizzato verso quella branca dell’illusionismo che chiamiamo Mentalismo, cioè una forma di illusionismo che si svolge essenzialmente nella mente degli spettatori e che sfrutta la psicologia, le tecniche del ricordo, il distrarre l’attenzione, ecc. mi stuzzicava molto l’idea di proporre una cosa similare con lo scritto. E le parole possono davvero riuscire ad evocare delle sensazioni, a provocare emozioni in chi legge, un po’ quello che dovrebbe essere lo scopo dell’artista dell’illusione. Stupire lasciando un’emozione nel cuore e nella mente.

A.M.: Il titolo è molto particolare. Qual è il significato esatto?

Giovanni Beani: Questo mio studio del Mentalismo mi ha portato anche a toccare gli ambiti più prettamente vicini a quel tipo  di “vera magia” che va dall’Alchimia alla Cartomanzia ed oltre. In alchimia con il termine Spirali Alchemiche si intendono otto spirali che vanno verso l’alto, ma che possono anche scendere all’interno di noi stessi, per arrivare a conoscerci. Al termine dell’ottava spirale troviamo l’oro alchemico, che potremmo intendere come qualche cosa di molto più importante dell’oro chimico, lo potremmo vedere come la conoscenza del nostro vero IO. Un percorso lungo e che gira spesso su se stesso, dandoci a volte l’illusione di tornare indietro, ma alla fine una strada fondamentale per ognuno di noi. E quindi le “Spirali Alchemiche” mi apparivano perfette come titolo per la raccolta dei miei racconti, dove, proprio come in una spirale, i protagonisti fanno giri, a volte tortuosi, per poi giungere ad un finale, che è sempre a sorpresa ed inaspettato (almeno questo è quello che mi auguro accada nella mente dei miei lettori). Poi però, dopo la sorpresa, magari rileggendo il racconto, ci si può rendere conto che l’effetto a sorpresa non è solo fine a se stesso, ma c’è altro nascosto tra le righe, a volte un’anima inquieta, altre una triste, una gioiosa… nove diversi racconti, per nove differenti storie.

A.M.: I nove racconti presenti ne “Spirali alchemiche” sono stati scritti tutti nello stesso arco temporale?

Giovanni Beani: Sono nati e cresciuti nell’arco di un paio di anni. Ma non hanno mai perso il loro spirito iniziale. Alcuni hanno preso vita da una semplice frase, letta o sentita pronunciare, altri dal volere esprimere un pensiero o mostrare una situazione particolare che mi aveva colpito e poi messi in forma di racconto. Sicuramente tutti, una volta che hanno visto la luce sul foglio di carta, sono cresciuti molto velocemente, perché in realtà si erano già formati lentamente dentro di me. Inoltre tre dei racconti presenti in “Spirali Alchemiche” sono nati per partecipare a tre differenti concorsi letterari:

“Riflettere” è stato selezionato per il premio letterario LuccAutori 2009 organizzato da Demetrio Brandi ed inserito nell’antologia “Racconti nella Rete” edita da Nottetempo;
“Nettuno” è risultato finalista nella prima edizione del premio letterario Storie di Mare indetto da Marco del Bucchia Editore e pubblicato nell’antologia “Storie di Mare/1″;
“La Golosa” è entrato a far parte della collana “Libri di Attesa” di Edizioni Cinquemarzo ideata per tentare di alleggerire il peso dell’attesa agli utenti nelle strutture sanitarie. Si tratta in pratica di una serie di libretti con un solo racconto che vengono lasciati gratuitamente nei luoghi di attesa delle sale d’aspetto delle AUSL con l’obiettivo di mitigare il tempo fermo e passivo dell’utente appunto attraverso la lettura di questi piccoli libri.

A.M.: C’è un racconto che ritieni più completo rispetto agli altri?

Giovanni Beani: Personalmente credo che ognuno sia completo per quello che vuole dire e per quanto vuole lasciare nel lettore. Probabilmente però “Nettuno” è quello che maggiormente potrebbe essere considerato completo sotto alcune aspetti “classici” della scrittura. Ma, ripeto, tutti hanno un loro perché. Infatti anche Tony Binarelli, noto personaggio televisivo ed uno dei massimi esponenti del Mentalismo italiano, scrive così sul finale della sua prefazione: “Ecco questo è Giovanni Beani: L’ILLUSIONISTA, capace di sorprendere e meravigliare con le 52 carte di un mazzo, ma di farvi sognare con i nove racconti delle sue “SPIRALI ALCHEMICHE” dove, proprio come un Alchimista d’altri tempi, mescola: amore, gioia, paura guidandovi verso la fine di un racconto talora allegra, talora triste, talora degna d’un film di Spielberg, come in STELLA.”. Poi ad ogni racconto si lega anche un’immagine, una fotografia rielaborata al computer, che l’accompagna e, forse, lo completa. Un’immagine che, come per il testo, va osservata in dettaglio… mai nulla è per caso.

A.M.: Quale pensi sia il racconto più interessante per una lettrice? E per un lettore?

Giovanni Beani: A questo non saprei rispondere. Molte delle persone che hanno letto i racconti di “Spirali Alchemiche” e che poi hanno avuto modo di farmi conoscere il loro pensiero al riguardo, grazie in particolare ad Internet ed al grande calderone di Facebook, in realtà hanno scelto, come loro preferito, ognuno un racconto differente ed, alla fine, è davvero difficile dire quale ha ottenuto maggiore consenso. E non c’è un indirizzamento specifico verso una lettrice femminile oppure un lettore maschile. Certo la dedica del libro è… “Alla Donna” perché, davvero, quale amante del mistero, cosa posso cercare di maggiormente misterioso dell’anima della donna?

Vi lascio link utili per sapere di più di Giovanni Beani e di “Spirali alchemiche”:http://www.facebook.com/?ref=logo#!/giovanni.beani?ref=ts
http://www.giovanni.beani.name/Giovanni_Beani/Benvenuto.html

Fonte: Oubliettemagazine

Muore Nilla Pizzi, la regina della canzone italiana

Con grande tristezza annuncio la scomparsa della regina della canzone italiana Nilla Pizzi, un volto celebre della televisione italiana che ha contribuito a dare un’impronta sana e vincente della melodia canora nazionale. Malauguratamente la nostra celebre artista si é spenta a Milano, ricoverata da alcuni giorni in una clinica privata presso la quale era ricoverata per un intervento. Grande interprete del mondo musicale, formidabile interlocutore del piccolo schermo, figura emblematica e di grande impatto per ciascun artista dello spettacolo ha sempre divulgato un’immagine fascinosa e seducente della sua ampia professionalità, divulgata con ammirazione e grande dedizione per la sua amata musica, conquistando l’elogio di essere considerata  uno dei personaggi più amati e rispettati dell’intero panorama artistico musicale.

Nata Adionilla Pizzi a Sant’Agata Bolognese il 16 aprile del 1919 e cresciuta a Bologna prima di intraprendere la sua brillante carriera di cantante si occupò di svariati lavori fino a giungere alle sue prime interpretazioni canore, per poi giungere al suo acclamato successo, ricordando alcuni celebri brani come Vola Colomba e Papaveri e Papere, e ai numerosi viaggi successivi mediante i quali contribuì a diffondere la melodia italiana in svariati paesi esteri.

Scompare un grande personaggio femminile del mondo dello spettacolo. Personaggi noti e tanti estimatori contribuiscono con il loro pensiero a dare l’ultimo commiato prima della celebrazione funebre che si terrà il prossimo martedì a  Milano. Stringo un caro abbraccio simbolico alla famiglia in segno di cordoglio per la morte di una donna di enorme prestigio culturale, emblema vivente imperituro per l’Italia intera che rimarrà per sempre nei cuori di tutti gli appassionati della musica italiana.

by Marius Creati

 

Uomo Primitivo (parte II)

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Nonostante si pensi che la primitiva concia potesse adottare una metodica apparentemente semplice e obsoleta, bisogna redarguire dicendo che le tecniche erano abbastanza difficili e complesse, a tal punto che l’uomo dovette superare molti ostacoli prima di trovare una soluzione ottimale.

La pelle d’animale è morbida non appena scuoiata dall’involucro di carne, ma diventa dura da trattare una volta esalati tutti i vapori corporei. L’inconveniente era di non poterne mantenere la sofficità dopo il deperimento fisiologico post-mortem per conservarne lo stato naturale. Soltanto due erano i metodi possibili utilizzati a tal scopo: immersione completa nell’acqua e, una volta riemersa, successiva percussione con un mazzuolo di legno o masticazione durevole.

Queste due tecniche venivano adottate frequentemente poiché la pelle lavorata non conservava a lungo la morbidezza desiderata, specialmente dopo le prime tempeste.

L’uomo primitivo sperimenta quindi le prime forme d’ingegno mediante la sperimentazione diretta cercando di impedirne l’indurimento. Primo tentativo tramite immersione nell’olio, o succedaneo naturale, dopo averla saputamente ammorbidita nei modi conosciuti, ma considerando l’usura e la completa asciugatura nel tempo della sostanza liquida untuosa, adotta un nuovo metodo mediante immersione nell’acqua intrisa di un estratto preso dalla corteccia degli alberi, adatto a conferire morbidezza permanente e maggiore impermeabilità. Questo fu l’inizio della tannatura, derivante dal trattamento dell’acido tannico, sostanza che si trova appunto nella corteccia di certi alberi che a contatto con l’acqua produce il suddetto acido e dal quale si ottiene la concia del pellame, procedimento attualmente usato nelle aziende concerie.

Dopo aver risolto siffatto inconveniente assai scomodo, inizia a definire delle forme concrete da avviluppare o cingere con legacci intorno ad esso al fine di valorizzare la classica coperta, finora usata come ombrello contro le intemperie e gli agenti atmosferici, in modo tale da indossarne il prodotto ottenuto. Fase successiva alla soffice conservazione della impermeabilità durevole diventano il taglio e la presunta confezione delle pelli trattate, altamente rudimentali, impiegati per modellarne le parti da assemblare per ottenere l’abito, più complesso nel procedimento, ma meno ingombrante da trasportare. Sono vari i reperti a forma di punteruoli di silice e d’osso, o altri attrezzi similari, adatti alla lavorazione del cuoio. Infatti si pensa che le pelli, una volta tagliate in presunti modelli, fossero unite da appositi lacci, perforandone gli orli mediante tali arnesi con una serie di buchi entro cui si infilava una striscia sottile di cuoio o di legaccio.

Anche se grossolani, ruvidi, malconci e possibilmente maleodoranti questa nuova tipologia di vestiario rappresentava per l’uomo preistorico un indumento resistente e sicuro.

Successivamente la confezione dell’abito primitivo si avvale di una nuova innovazione ingegnosa, l’ago d’osso o di avorio che permetteva di poter cucire, in modo più flessibile, piuttosto che legare con lacci tramite l’uso di un filo più sottile e punti meno evidenti. I primi ritrovamenti attestanti la presenza di codesti piccoli utensili da lavoro risalgono al Paleolitico Superiore.

Assolutamente da non dimenticare l’uso del colore come presunto accessorio complementare al succinto vestiario adottato dall’uomo primitivo, circa 30.000 anni fa, usato non solo per dipingere le caverne, come da testimonianze riconosciute dall’archeologia preistorica, ma altresì per decorare il proprio corpo a protezione, mimetizzazione del medesimo e per incutere timore al nemico animale o umano, a seconda delle circostanze.

Gli indumenti creati attraverso la lavorazione della pelle di animali selvatici erano ideali per nomadi che vivevano sulle montagne e per le popolazioni residenti nel Nord dove il clima era indubbiamente molto rigido, ma sicuramente diveniva meno opportuno per le civiltà stabilitesi più a Sud, nel Mediterraneo e nell’Asia Minore, in quanto scomodi e meno funzionali per praticità e intolleranza al clima.

L’inconveniente principale era nella mancanza di materia prima leggera confezionabile.

In codeste zone climaticamente più calde, i primi prototipi di vestiario sono riconducibili a leggere cortecce d’albero bagnate con acqua e cucite tra loro.

La soluzione ottimale arriva con l’avvento della lana e successivamente delle varie fibre vegetali.

Il primo metodo adottato per l’ottenimento del tessuto è la feltratura, un procedimento consistente nel cardare i fiocchi di lana, inumidirli, disporli paralleli e batterli fino all’infeltrimento, producente un tessuto omogeneo compatto e unitario. Nonostante la lunga lavorazione il materiale ottenuto era ancora troppo pesante e inadatto al clima.

Successivamente l’uomo primitivo inizia ad avvalersi delle prime forme di tessitura, che permisero di produrre i primi tessuti, piccole pezze di stoffa ottenute mediante rudimentali strutture in legno, per poi inventare i primi telai adatti a produzioni più numerose. Il telaio primitivo era un macchinario piuttosto pesante per essere trasportato da popolazioni nomadi, quindi essendo vincolato dalle dimensioni e dal peso, era utilizzato solo dalle civiltà più sedentarie.

La lana fu la prima materia, di origine biologica, ad essere tessuta con telaio, ma ben presto furono scoperti anche il lino, la canapa e il cotone, tutti materiali di origine vegetale dalle fibre più leggere, durevoli e duttili da lavorare.

La tessitura nell’antichità investe un ruolo lavorativo a carattere familiare divenendo un occupazione di ampio prestigio, persino elogiato nelle grandi civiltà nascenti della storia antica. Infatti dalle prime testimonianze tramandate dei grandi imperi dell’antichità si deduce che il tessitore, e quindi in generale la tessitura, riscontrasse un grandissimo valore come simbolo di status.

In questo frangente storico del costume emergono due tipologie di vestiario ben distinte a seconda della zona di appartenenza, Nord o Sud, in definizione di un clima differentemente esigente.

Con il perdurare dei secoli tra continue migrazioni, conquiste, rapporti commerciali e scambi furono abbattute le enormi barriere del vestiario tra i diversi popoli esistenti, ma all’inizio della nostra storia, nella prima età del bronzo, le grandi civiltà del passato vivevano in un costante isolamento volontario, talmente evidente che neppure le vie del commercio riuscirono ad influenzarne il cosmopolitismo positivamente, limitando l’approfondimento culturale degli usi e costumi tipici del periodo.

a cura di Marius Creati

 

“Blueberry” di Jan Kounen (2004)

March 13, 2011 Leave a comment

Blueberry è un film a colori di genere azione, avventura, western della durata di 124 min. diretto da Jan Kounen e interpretato da Vincent Cassel, Michael Madsen, Juliette Lewis, Temuera Morrison,Nichole Hiltz, Colm Meaney, Eddie Izzard, Djimon Hounsou,Tchéky Karyo, Vahina Giocante.
Prodotto nel 2004 in Francia, USA, Messico e distribuito in Italia da Moviemax il giorno 15 luglio 2005.
Blueberry è lo sceriffo di una tranquilla città ai confini con il territorio indiano. Tutto è messo sottosopra il giorno in cui Wally Blount, un misterioso assassino, mette a fuoco la città. Il killer cerca un tesoro indiano nascosto in una montagna sacra. Blueberry gli dà la caccia, insieme a Rumi, uno sciamano indiano con cui è cresciuto fin da bambino. I due uomini devono fermare Blount prima che questi faccia irruzione in un santuario indiano ma, nel cuore delle montagne indiane, Blueberry si trova faccia a faccia con i suoi demoni interiori…

Fonte: Movieplayer.it

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