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Archive for March 3, 2011

Intervista di Alessia Mocci a Vincenzo Borriello ed al suo “L’uomo che amava dipingere”

Borriello, autore del libro “L’uomo che amava dipingere” edito nel gennaio 2010 dalla casa editrice Aurea. La pubblicazione ha carattere prettamente sociale e si interroga su alcuni problemi quali la libertà d’espressione sia artistica sia sessuale. Protagonista del romanzo è Yassir, un giovane pittore iraniano, che si vede arrestato improvvisamente perché colpevole di aver ritratto una donna nuda in una sua tela. Pena di morte ovviamente sotto accusa di pornografia. In prigione Yassir incontrerà anche un uomo e conoscerà un altro aspetto della sua vita: l’amore. Vincenzo Borriello è stato molto disponibile nel rispondere alle nostre domande di carattere generale sia sulla sua pubblicazione sia sui suoi pensieri riguardo la politica estera iraniana. Buona lettura!

A.M.: Quando inizia la genesi di “L’uomo che amava dipingere”?

Vincenzo Borriello: La genesi in termini di stesura ha avuto inizio nei mesi estivi del 2009, non ricordo con precisione. Ma il vero inizio lo collocherei nel momento in cui vidi un reportage in TV su alcuni giovani Iraniani qualche tempo prima. Tra i protagonisti di questa inchiesta c’era anche un pittore che aveva avuto guai con la legge per un quadro che aveva dipinto.

A.M.: La tematica di “L’uomo che amava dipingere” è prettamente sociale. Che cosa pensi del governo iraniano?

Vincenzo Borriello: Si, è una tematica sociale, di denuncia sociale. Del governo Iraniano non posso pensare bene, perché è autoritario, teocratico (non per niente la forma di governo di quel paese è denominata repubblica islamica), gia le due cose separatamente, autoritario e teocratico, mi danno il ribrezzo, immaginiamole concentrate in un’unica forma di governo. Ci sono degli aspetti però che ho voluto rimarcare nel libro, ossia che l’Iran non è un paese abitato solo da fondamentalisti, ma c’è anche una grande parte di musulmani (ma ci sono anche atei, agnostici o gente con altro credo) che vivono la religione in modo più “soft” che spingono per una forma di governo laica e non autoritaria, ed in questo i moti del popolo verde ne sono la prova. Purtroppo però c’è una certa parte dell’occidente (oltre ad Israele) che spinge per dare un immagine dell’Iran esclusivamente fondamentalista e belligerante. Un Iran come una minaccia incombente. Anche per questo motivo si parla di Sakineh, ci si indigna giustamente, ma non si dice nulla di Faith Aiworo sulla quale in Nigeria pende una condanna a morte accusata di aver ucciso il suo datore di lavoro per evitare di essere stuprata; ebbene l’Italia ha pensato bene di espellerla dal nostro paese e mandarla a morire in Nigeria. Mi chiedo dove sono Carfagna e Santanchè, loro che si atteggiano tanto a paladine delle donne…ma si forse è meglio che stiano zitte, dal silenzio di certi personaggi si può solo trarre beneficio. Non so tu ma personalmente alle cazzate preferisco il silenzio, sempre meglio che parlare per emettere soltanto fastidiosi rumori vocali simili alla cacofonia.

A.M.: La nudità e l’omosessualità. Pensi che la situazione italiana sia totalmente libera? Quali sono le differenze fondamentali tra Iran ed Italia?

Vincenzo Borriello: Abbiamo tante differenze culturali all’interno dell’Italia stessa, figuriamoci tra Iran ed Italia, ma le differenze culturali sono belle perchè rendono il mondo vario e tutti dovremmo approfittarne quando entriamo in contatto con una cultura differente perché è un’imperdibile occasione di arricchimento personale. Per fortuna da noi la sfera religiosa (più o meno) è separata dalla sfera politica, mentre in Iran no. La situazione Italiana non è totalmente libera, ma andiamo per ordine: la nudità, quella femminile, nel nostro paese può essere un buon mezzo per fare carriera, avere successo. Se gira bene, con un calendario riesci anche a diventare ministro. Capitolo omosessualità: inutile dire che gli omosessuali hanno vita difficile da noi, tralasciando gli imbecilli che quando vedono una coppia gay l’aggrediscono, agli omosessuali sono negati parecchi diritti, in primis il diritto di vivere liberamente la propria sessualità, pensa poi all’impossibilità di unirsi in matrimonio, per quanto io trovi l’istituto del matrimonio una cosa abbastanza inutile, per chi non la pensa come me deve avere il diritto ad un pezzo di carta su cui sia scritto che si è marito e moglie, marito e marito o moglie e moglie. Altri ostacoli s’incontrano nel mondo del lavoro e come lavoro intendo anche lo sport professionistico. In tutto questo, la zavorra del cattolicesimo che ci portiamo dietro ha grosse responsabilità.

A.M.: Qual è la percentuale di realtà presente in “L’uomo che amava dipingere”?

Vincenzo Borriello: Direi che nel mio libro ‘è un abbondante 70% di realtà. Se scrivi un romanzo “sociale” non puoi allontanarti troppo dalla realtà e poi sono sempre stato convinto che la realtà supera la fantasia. A.M.: Pensi che il social network facebook sia divenuto indispensabile per farsi conoscere come artisti? Vincenzo Borriello: Credo di si, almeno per i perfetti sconosciuti come me. Pensa che prima neanche avevo una pagina facebook, era una cosa che non m’interessava avere, ma poi per promuovere il libro ho deciso di creare un account.

A.M.: Sei favorevole alla pubblicità tramite il book-trailer?

Vincenzo Borriello: Credo che tutte le forme di comunicazione siano buone, certo una volta fatto il book trailer c’è bisogno anche che qualcuno lo guardi, insomma una volta realizzato c’è bisogno di un’operazione di viral marketing o qualcosa del genere.

A.M.: È stato complesso trovare una casa editrice disposta a pubblicare il tuo lavoro?

Vincenzo Borriello: Facile non è stato, o meglio, non è stato facile trovare un editore che non  pretendesse che comprassi io stesso 100/150 copie del mio stesso libro. Di offerte in cui avrei dovuto pagare ne ho ricevute tante, ma queste pratiche non fanno per me, non le accetto e sconsiglio a tutti di rifiutare simili proposte. Do un consiglio a tutti gli aspiranti scrittori, diffidate di chi vi propone un contratto di pubblicazione con contributo economico da parte dell’autore, sarebbero solo soldi buttati e non cascate alle loro lusinghe perché vi diranno che avete scritto un libro stupendo, ma probabilmente non lo avranno neanche letto.

 

Vi lascio il link del gruppo facebook del libro di Vincenzo Borriello

per seguire le novità: http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=246324644055

Fonte: Oubliettemagazine

Il pittore psicologo Lorenzo Lotto a Roma

Si è aperta ieri 2 Marzo la mostra monografica dedicata a Lorenzo Lotto presso le Scuderie del Quirinale a Roma. 57 opere che raccontano uno dei più grandi artisti del ’500 veneto, maestro imprevedibile, dalla personalità introversa, sottilmente egocentrico, ma coerente con i propri ideali, incapace di accettare compromessi, in poche parole “anticlassico” per eccellenza.
Lotto inizia la propria carriera a Treviso (1503-1506), risentendo – soprattutto nei temi sacri – dell’influenza di Giovanni Bellini (vedi per esempio la “Sacra Conversazione” del 1503 ). Le scene allegoriche – “Allegoria di Virtù e Vizio” e “Sogno di una fanciulla” – sono ideate come “coperti” di ritratti, intesi come supplemento di attributi di valori morali degli effigiati. Sicuro è l’abbinamento fra l’Allegoria e il “Ritratto di Bernardo dé Rossi”, vescovo di Treviso e probabile primo mecenate del pittore: la figura appare decisa e concreta, mentre il fondale scuro lo proietta verso lo spettatore.
Sin dagli inizi la luce in Lotto è cristallina e tagliente, diviene strumento di investigazione psicologica dei personaggi ritratti, mentre il colore si distacca dal tonalismo veneziano, tipico di Bellini, Giorgione e Tiziano, in cui i colori sono fusi tra di loro e armonizzati. Le opere giovanili sono caratterizzate da raffigurazioni lontane dalle idealizzazioni di matrice classicistica e maggiormente in assonanza con l’attenzione naturalistica di tradizione nordica.
Nel 1506 lascia il Veneto per le Marche (Recanati) e inizia un periodo segnato da numerose sollecitazioni formali provenienti da Roma che lo conducono ad esiti di profonda sperimentazione – vedi per esempio la “Deposizione nel sepolcro” (immagine sopra) in cui forte è l’influenza di Raffaello, dal Cristo in diagonale alla Vergine con le braccia alzate –
Il ritorno al nord (Bergamo) nel 1513 coincide con una ripresa della spazialità misurata di Bramante – “Pala Colleoni Martinengo” – unita ad un’accentuata  mimica sia gestuale che psicologica dei protagonisti rappresentati. Si fa avanti in questi anni una delle peculiarità di Lotto, ovvero l’inserimento preciso e numeroso di risorse espressive (dagli affettuosi abbracci tra il piccolo Battista e la pecorella, alle posizioni quasi da “equilibrista” di alcuni angioletti), in cui appare evidente la naturalezza e la spontaneità delle immagini sacre.
Nella fase matura dell’attività da ritrattista, Lotto emerge per insuperabile capacità di interpretazione psicologica dell’effigiato: la figura è rappresentata di tre quarti, con un ulteriore coinvolgimento dell’ambiente, quest’ultimo quasi sempre caratterizzato da oggetti o paramenti riconducenti al personaggio ritratto (vedi il “Ritratto di Andrea Odoni”). Sono anni di “pellegrinaggio artistico” – Venezia, le Marche, Treviso e poi di nuovo Venezia e le Marche – che spiegano anche l’irrequietezza dell’uomo Lorenzo Lotto; sono anni in cui al ritratto si alternano nuovamente commissioni sacre caratterizzate da un tranquillo impianto contemplativo.
Ma è con il dipinto “Annunciazione” (Confraternita di Santa Maria sopra Mercanti di Recanati) che Lotto esprime al meglio la personale interpretazione del messaggio evangelico, portato ad una umanizzazione estrema: il forte turbamento della Vergine, l’inquadramento domestico con il gatto in fuga, tutto è “anticonvenzionale”. Questa sorta di manifesto permette di comprendere l’imprevedibilità e l’originalità del Maestro veneziano, la cui arte non si riduce a formule interpretative prefissate e costanti.
…come illustratore egli ha una sua parola da dire e come ritrattista eguaglia i massimi pittori del suo tempo e talora, a suo modo, li sorpassa
B. Berenson (1955)

Segnalo, infine, due interessanti iniziative legate all’esposizione romana, come “Spot! Lettura guidata di un’opera” e “I mercoledì di Lorenzo Lotto”, in cui si potranno approfondire i diversi aspetti della vita e dell’arte del pittore. Dopo Roma la mostra “proseguirà” a Venezia e infine nelle Marche, ovvero nelle terre di Lotto.
Dal 2.03 al 12.06.2011
Scuderie del Quirinale, Piazza del Quirinale – Roma

Fonte: Noisymag

 

“Poetica Coazione”, di Federico Li Calzi, recensione di Pietro Seddio

Di seguito la recensione di Pietro Seddio ne “Il Convivio” di Catania. Pietro Seddio è un regista teatrale, saggista, romanziere, poeta ed è stato inoltre tra i fondatori del Gruppo T. M. 17, del Piccolo Teatro Pirandelliano di Agrigento e della Cooperativa Piccolo Teatro “Italo Agradi” di Pavia.

“La connotazione poetica si avvale di una caratura umana ed intellettuale con aggrovigliati sentimenti di passione, di vita, di morte, espressioni di un mondo interiore che l’autore utilizza e canalizza in forme espressive liriche di notevole pregio. Il mondo altalenante che lo circonda viene a presentarsi come “oggetto” di riflessione e nell’analisi conseguente egli è capace di immergere le sue mani per toccare e conoscere la materia, quella stessa che sotto certi aspetti sembra informe e fissata nel tempo.

Ma la sensibilità di Federico Li Calzi, riesce a smuovere questo “oggetto incriminato” per renderlo vivo e palpitante infondendo la sua anima e la sua così spiccata sensibilità che alla fine sono a valorizzare il suo essere “poeta”. Non uno d’occasione, sprovveduto, pronto per l’uso, ma profondo in quanto quella materia si affastella, nel prosieguo delle composizioni, anche di colori, di vita, di sensibilità; di tutti i sentimenti che sono dotazione imprescindibile di ogni essere umano.

È del tutto scontato che le poesie sono formate di parole e proprio queste assumono un significato del tutto particolare perché vengono inserite nel contesto della composizione poetica come tante tessere in un mosaico. Si potrebbero citare una infinità di esempi, ma si consiglia una attenta lettura così come consiglia la prefazione profonda e determinata del prof. Nuccio mula che dà una connotazione letteraria di assoluto spessore facendo sì che l’opera del Nostro acquisisca più determinata identificazione pregiandosi di un così conosciuto prefatore.

Molto giustamente, coerente con la sua formazione artistica, in “quarta di copertina” fa riferimento al concetto di Poesia (quella vera) che deve ritrovare (stante la continua inflazione per la nascita indiscriminata di “poeti” da non leggere) la forza di tornare ad essere l’epicentro della vita culturale della società che non può fare a meno di questa meravigliosa forma d’espressione che da sempre accompagna il cammino dell’uomo.

Nella sintesi che vuole evidenziare il nucleo della completezza lirica e della conseguente capacità di tradurre la Parola in Poesia si può affermare che il libro di Li Calzi “Poetica Coazione” può essere annoverato a ragione ben veduta come una esperienza (la sua prima dal punto di vista editoriale) assai positiva e come ha sollecitato il prof. Mula, si consiglia una approfondita lettura per il piacere di immergersi in questo ricco mondo sensitivo e palpitante per poterne avvertire i profumi, sentire la melodie, respirare quell’aria salubre che aiuta a guardare con fiducia all’avvenire in un momento di caos dove i valori si sono persi e dove le coscienze si sono ottenebrate.

Un momento di vera letteratura, di espressione lirica che merita i complimento e la sollecitazione a continuare per avere l’opportunità di leggere altri pregevoli testi che saranno ad arricchire il nostro patrimonio culturale.”

Vi lascio il link della biografia di Federico Li Calzi:
http://oubliettemagazine.com/2011/02/16/federico-li-calzi-vita-opere-e-critica/
Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:
http://www.federicolicalzi.it/
http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172
Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

Fonte: Oubliettemagazine

 

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“Poetica Coazione”, di Federico Li Calzi, recensione di Pietro Seddio

Di seguito la recensione di Pietro Seddio ne “Il Convivio” di Catania. Pietro Seddio è un regista teatrale, saggista, romanziere, poeta ed è stato inoltre tra i fondatori del Gruppo T. M. 17, del Piccolo Teatro Pirandelliano di Agrigento e della Cooperativa Piccolo Teatro “Italo Agradi” di Pavia.

“La connotazione poetica si avvale di una caratura umana ed intellettuale con aggrovigliati sentimenti di passione, di vita, di morte, espressioni di un mondo interiore che l’autore utilizza e canalizza in forme espressive liriche di notevole pregio. Il mondo altalenante che lo circonda viene a presentarsi come “oggetto” di riflessione e nell’analisi conseguente egli è capace di immergere le sue mani per toccare e conoscere la materia, quella stessa che sotto certi aspetti sembra informe e fissata nel tempo.

Ma la sensibilità di Federico Li Calzi, riesce a smuovere questo “oggetto incriminato” per renderlo vivo e palpitante infondendo la sua anima e la sua così spiccata sensibilità che alla fine sono a valorizzare il suo essere “poeta”. Non uno d’occasione, sprovveduto, pronto per l’uso, ma profondo in quanto quella materia si affastella, nel prosieguo delle composizioni, anche di colori, di vita, di sensibilità; di tutti i sentimenti che sono dotazione imprescindibile di ogni essere umano.

È del tutto scontato che le poesie sono formate di parole e proprio queste assumono un significato del tutto particolare perché vengono inserite nel contesto della composizione poetica come tante tessere in un mosaico. Si potrebbero citare una infinità di esempi, ma si consiglia una attenta lettura così come consiglia la prefazione profonda e determinata del prof. Nuccio mula che dà una connotazione letteraria di assoluto spessore facendo sì che l’opera del Nostro acquisisca più determinata identificazione pregiandosi di un così conosciuto prefatore.

Molto giustamente, coerente con la sua formazione artistica, in “quarta di copertina” fa riferimento al concetto di Poesia (quella vera) che deve ritrovare (stante la continua inflazione per la nascita indiscriminata di “poeti” da non leggere) la forza di tornare ad essere l’epicentro della vita culturale della società che non può fare a meno di questa meravigliosa forma d’espressione che da sempre accompagna il cammino dell’uomo.

Nella sintesi che vuole evidenziare il nucleo della completezza lirica e della conseguente capacità di tradurre la Parola in Poesia si può affermare che il libro di Li Calzi “Poetica Coazione” può essere annoverato a ragione ben veduta come una esperienza (la sua prima dal punto di vista editoriale) assai positiva e come ha sollecitato il prof. Mula, si consiglia una approfondita lettura per il piacere di immergersi in questo ricco mondo sensitivo e palpitante per poterne avvertire i profumi, sentire la melodie, respirare quell’aria salubre che aiuta a guardare con fiducia all’avvenire in un momento di caos dove i valori si sono persi e dove le coscienze si sono ottenebrate.

Un momento di vera letteratura, di espressione lirica che merita i complimento e la sollecitazione a continuare per avere l’opportunità di leggere altri pregevoli testi che saranno ad arricchire il nostro patrimonio culturale.”

Vi lascio il link della biografia di Federico Li Calzi:
http://oubliettemagazine.com/2011/02/16/federico-li-calzi-vita-opere-e-critica/
Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione” e link pagina facebook:
http://www.federicolicalzi.it/
http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172
Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

Fonte: Oubliettemagazine

 

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