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Riccardo Magnani a colloquio con Marius Creati… nei meandri di Anamorphosis

Riccardo Magnani é un noto scrittore italiano che nutre una grande passione per la storia, l’archeologia e la ricerca delle opere di Leonardo Da Vinci. Laureato in Economia e Commercio, per professione abituato a lavorare con la logica e i numeri, si é lasciato assorbire letteralmente dallo studio dei dipinti del grande maestro rinascimentale a tal punto da condividere una serie di aspetti finora ritenuti misteriosi e che indubbiamente illuminano il percorso della storia verso nuovi bagliori della conoscenza. Considerato ormai un esperto nella valutazione dei tratti più inconsueti dei lavori del sommo artista fiorentino é riuscito a tradurre in termini di scrittura l’enorme bagaglio culturale nascosto nelle sue opere, estrapolandone i concetti più salienti al fine di garantire un’autentica divulgazione della verità. Riccardo Magnani dedicandosi alla letteratura storica ha scelto di esporre rivelazioni stupefacenti che confessano la cognizione del grande virtuoso Leonardo sulle origini dell’uomo.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come é nata la passione per lo studio delle opere di Leonardo Da Vinci?

Riccardo Magnani: Direi che non c’è stato un momento iniziatico preciso, stante che Leonardo, come molti altri aspetti del nostro passato e presente, ha da sempre catturato la mia inconscia attenzione e curiosità. Nello specifico del Leonardo di palazzo Besta a Teglio, però, il momento che ha dato vita a tutto il mio percorso attraverso i misteri e le ombre del passato, dipanati attraverso una conoscenza sempre più profonda del significato con cui Leonardo intese produrre le sue opere pittoriche, tutte collegate da un solido filo conduttore unico, è stata la stesura del mio primo libro “La fede è una menzogna più grande dell’opinione – la religione come il wannamarchismo”, che prende spunto proprio dal planisfero presente nella sala della creazione di questo straordinario scrigno di conoscenza che è palazzo Besta.

M.C.: E’ una sinergia interiore quella che innesca la scintilla di una combustione scientifica dell’arte?

Riccardo Magnani: Diciamo che la sinergia è dettata dalla comprensione coscienziale di ciò che rappresentò la raffigurazione pittorica e scultorea per gli artisti rinascimentali, ovvero la necessità di comunicare una conoscenza degli accadimenti che andava ben oltre i limiti tollerati dal dogmatismo religioso imperante, che ha poi condizionato e subordinato un dogmatismo scientifico ancora oggi presente nella società che viviamo.

M.C.: Come ha inizio il meraviglioso viaggio interlocutore nei meandri degli affreschi realizzati a Teglio? Esiste una chiave di lettura iniziale?

Riccardo Magnani: Ne esistono moltissime, in realtà, e tutte rifacentesi ad un bagaglio interculturale che porta a riconoscere in questi straordinari affreschi di volta in volta riferimenti alla cultura classica greca, alla cultura indo-vedica, celtica, egizia, la ghematria, la Qabbalah, l’astronomia, la storia dell’arte e così via. Questi affreschi sono un compendio straordinario di tutte le culture che l’uomo ha sviluppato nel proprio progredire e migrare nelle diverse latitudini e epoche sulla terra. Noi tutti abbiamo memoria scritta di cosa rappresentò essere la Biblioteca Alessandrina, ma credo che solo questo straordinario palazzo sia in grado, oggi, di farci percepire con piena fattezza quanto in quello straordinario coacervo di sapere era conservato. Ritengo che palazzo Besta sia una summa concentrata del sapere contenuto nella Biblioteca di Alessandria di Egitto, malamente e dolosamente distrutta. Ma su tutto vi è un particolare senza la cui interpretazione la riconduzione al mondo filo-fiorentino sarebbe stato molto più complicato, ovvero la scritta incisa in calce al “mappamondo” (in realtà un planisfero, appunto), che recita così: “Terra Australis recenter inventa anno 1459 sed nondum plene cognita”. Nel 1459 nasce l’Accademia neoplatonica fiorentina, per volere di Cosimo de Medici; questa intuizione mi ha permesso in realtà di capire quale fosse la porta principale per accedere ai molteplici segreti di palazzo Besta, e ricondurre successivamente a Leonardo da Vinci la paternità di questi affreschi unici.

M.C.: “Anamorphosis” esprime un concetto adatto a riscrivere alcuni dettami della nostra storia… ma espone altresì un ideale di fondo che va oltre la mera ricerca della verità?

Riccardo Magnani: Certamente. Tutta la mia attività letteraria si dipana attorno a questo ideale di fondo, che mira a sconfiggere alla base la cecità con cui i propositori dogmatici ci vorrebbero attori di una realtà totalmente virtuale. Si parla continuamente dello scontro frontale tra fede e scienza, ma si dimentica che questa contrapposizione il più delle volte è tra esponenti dogmatici che non accettano visioni critiche oltre ai propri dettami (salvo esser smentiti man mano che l’uomo si riappropria della conoscenza che gli appartiene da millenni). Il vero conflitto, dunque, è tra fede e conoscenza. Solo la conoscenza può consentire all’uomo di svincolarsi da una proposizione virtuale di una realtà fittizia all’interno della quale si vorrebbe inserirci quotidianamente. Questo atteggiamento appartiene a ogni branca del nostro agire quotidiano; non solo la religione o una parte della scienza, ma la politica, l’economia, la finanza, la stessa quotidianità spicciola di ognuno di noi è oggi costruita su un assunto che l’uomo, da quando ha avuto la necessità di imporsi ai propri simili, ha assunto come atteggiamento vincolante: per avere un credito, si tende a mentire. Queste menzogne trovano terreno fertile nel nostro desiderio di sperare in una realtà diversa, onirica talvolta; dal desiderio di non veder finire una vita, a quello più egoistico di non vedere le corna dell’amante, a quello più bieco e opportunistico di un tornaconto economico o materiale (politica, economia e finanza). Il mio intendimento, da quando mi son buttato mio malgrado nel campo letterario, è volto a far comprendere alle persone l’importanza della conoscenza, al fine di ambire ad una società migliore, da consegnare ai nostri figli come un atto dovuto all’atto procreativo con cui, soddisfacendo un nostro desiderio individuale, abbiamo deciso di consegnargli l’esistenza in questo mondo.

M.C.: Pensi che l’anamorfismo sia stato usato spesso dal grande maestro per nascondere verità scomode e significati simbolici enigmatici?

Riccardo Magnani: L’anamorfismo è una tecnica pittorica attraverso la quale l’artista intende proporre una visione diversa di ciò che rappresenta attraverso un mutato punto di osservazione. I due principali artefici iniziali di questa tecnica, inizialmente, furono proprio Leonardo da Vinci e Albrecht Durer, che con Leonardo collaborò a stretto contatto fisico, come dimostrano gli affreschi di Teglio. Esiste uno zodiaco del Durer, del 1515, che è una copia direi “fotostatica” dello zodiaco lasciato da Leonardo a palazzo Besta, ma soprattutto in tutte le lunette della sala della creazione di palazzo Besta ci sono piccoli e singoli particolari che Durer stessi poi ripropone tutti assieme nella sua opera Melancolia I, la più esoterica delle sue opere. Da parte mia, invece, l’accostamento del titolo a questa tecnica artistica è voluto per indicare proprio quanto ti rispondevo in precedenza: cambiare il punto di osservazione, idealmente, attraverso una conoscenza differente, permette di vedere attraverso la virtualità della società impostaci i riflessi della realtà oggettiva. In questo senso, allora, rispetto alla domanda che mi poni ti rispondo di sì. Come dicevo in precedenza, tutta l’attività artistica di Leonardo è volta a raccontare un unico messaggio di conoscenza, mutuato attraverso l’apprendimento trasversale alle diverse culture antiche. Dall’Annunciazione alla Gioconda, tralasciando la Leda di cui poco conosciamo, passando per l’Uomo di Vitruvio, la Vergine delle Rocce, l’Ultima Cena e tutte le altre opere pittoriche intermedie, Leonardo intende percorrere e mostrarci un unico messaggio di conoscenza repressa e violentata dal permeante atteggiamento ideologico e politico cattolico. Tutta l’attività pittorica di Leonardo, dunque, è un grande e continuo anamorfismo metaforico e sostanziale, la cui comprensione sarebbe rimasta negata ancora per secoli, forse, senza l’ausilio fondamentale degli affreschi lasciati e celati volutamente a palazzo Besta.

M.C.: I lavori artistici di Palazzo Besta rappresentano l’acume di un’analisi minuziosa e dettagliata o il principio di una scrupolosa ricerca verso una conoscenza ancora offuscata?

Riccardo Magnani: Beh, credo di averti in parte già risposto. Sicuramente sono solo l’inizio di un percorso molto profondo attraverso le nebbie con cui i propositori dogmatici hanno inteso celare la conoscenza, sottraendo all’uomo il diritto di conoscere e agire secondo coscienza propria. Il libero arbitrio, del resto, era alla base delle proposizioni di Pico della Mirandola, che proprio per sfuggire agli strali della Chiesa di quel tempo, e invano (poiché morì avvelenato poco dopo), nel 1492 diede fuoco ai propri scritti, così come fece nello stesso anno Marsilio Ficino, l’artefice primo dell’Accademia neoplatonica fiorentina. Non è trascurabile la coincidenza con l’anno della “scoperta” dell’America, né tantomeno il fatto che proprio l’anno successivo, ovvero il 1493, Leonardo da Vinci intese lasciare in questo palazzo la sua opera più importante, l’anello mancante attraverso il quale un nuovo percorso verso la conoscenza è ora più semplice da intraprendere. E’ un percorso nel quale io sono già molto avanti, ovviamente agevolato dal privilegio di aver per primo realizzato l’importanza e la paternità di tali opere, ma che sarò ben felice di condividere con tutti non appena le autorità istituzionali, l’opinione pubblica e le singole disposizioni intellettuali accademiche mi concederanno l’accredito che la divulgazione della conoscenza merita, in quanto patrimonio della collettività intera, senza che nessun tipo di colore, affiliazione religiosa o politica possa apporvi il proprio sigillo.

M.C.: Intrighi provenienti del passato e ampi misteri intrisi nella storia riconducono spesso ai nostro secolo, ma a tuo avviso la possibilità di rimuovere le notizie celate nell’oscurantismo politico-religiosi dell’epoca potrebbe scuotere le convinzioni di un sapere prettamente esoterico moderno?

Riccardo Magnani: Come ho appena detto, ritengo che il sapere non debba necessariamente avere un titolo di appartenenza alcuna, essendo un patrimonio di proprietà dell’intera umanità, stravolto e acquisito in diritto assoluto di volta in volta da questa o quella civiltà, istituzione religiosa o politica. Quello che mi auspico è che alzando il velo dell’ipocrisia culturale imposta, attraverso un atto di vero e proprio stupro ideologico e cognitivo, si possa accedere tutti e indistintamente ad un sapere antico. Vedi, paradossalmente si tende a partire dai primi anni settanta a definire appartenenti al filone della New Age tutti quei comportamenti ideologici che rimandano in realtà al sapere più antico, e dunque meno lordato dai condizionamenti impositivi e restrittivi di un certo dogmatismo ipocrita in quanto meramente opportunistico. Non parlerei dunque di modernità e di esoterismo, ma di semplice riacquisizione di un maltolto che spetta di diritto all’umanità, ovvero la conoscenza del proprio esistere.

M.C.: L’operato di Leonardo Da Vinci é stato spesso legato a fenomeni interdetti, ma le tue ricerche potrebbero creare un certo scompiglio, nonché fastidio?

Riccardo Magnani: Temo di sì. E questo è di per sé paradossale, se ci pensi. Far luce sui misteri e le incomprensioni del passato, riconsegnando a chiunque la conoscenza del proprio passato, nonché nel caso di specie un patrimonio artistico prima ancora che  artistico, culturale e storico, dovrebbe incontrare il favore e l’attenzione di tutto il mondo. In realtà, proprio in virtù dell’opportunismo motivante la traslitterazione della conoscenza e del corso della storia, svelarne i retroscena e la realtà occultata significa minare i privilegi sociali ed economici acquisiti, e dunque, in ultima analisi, “dare fastidio” a qualcuno che dell’ipocrisia ha fatto le fondamenta del proprio ruolo di riferimento sociale, economico e politico. Insomma, per sdrammatizzare, non credo che Houdinì potesse ritenersi contento se qualcuno pubblicamente avesse svelato i trucchi dei propri giochi illusionistici, non trovi?

M.C.: Il messaggio cifrato percepibile negli affreschi summenzionati, ed in particolar modo nel planisfero, si concentra esclusivamente sulla reale scoperta dell’America? Quale importanza percepì il grande Leonardo nel voler nascondere la verità dietro un’opera apparentemente realistica?

Riccardo Magnani: Il messaggio cifrato che Leonardo ci consegna, percepibile negli affreschi di palazzo Besta, innanzitutto, permette di comprendere appieno il messaggio intrinseco a tutte le sue opere che, come ti dicevo poc’anzi, sono collegate in un percorso ideologico e sostanziale unico. Opere come la Mona Lisa, o l’Ultima Cena, il cui significato ambiguo ha per cinque secoli impegnato migliaia di studiosi e semplici appassionati, ora trovano una adeguata motivazione e lettura definitiva proprio in virtù a quanto nei dipinti della sala della Creazione di palazzo Besta è espresso. Questi affreschi rappresentano l’anello mancante per comprendere appieno quale fu tutto il percorso comunicativo di Leonardo da Vinci, e una comprensione oggi più chiara anche di gran parte degli schizzi contenuti nei codici che l’artista ha lasciato, dispersi e raccolti in diversi luoghi e musei del mondo, e per i quali mi auspico presto  di poter essere invitato ad una visione e studio diretti, al fine di avere ulteriori conferme a quanto da lontano  mi è stato permesso acclarare. Quanto si cela dietro il planisfero, che come giustamente riporti ha un carattere di realismo fuori da ogni logica comprensibile secondo l’attuale modo di percepire la nostra storia culturale e la conoscenza che si vuole sviluppata dall’uomo a quei tempi, va ben oltre la denuncia dei retroscena che Leonardo ha inteso svelare circa la fumosa vicenda della “scoperta” dell’America, che come posso ora asserire senza timore di smentita, fu compiuta non da Cristoforo Colombo, un personaggio di pura fantasia costruito da chi da questa vicenda ne trasse dei benefici incommensurabili, come si può intuire, bensì  da Amerigo  Vespucci. Questi, attraverso Lorenzo il Popolano, cugino di Lorenzo il Magnifico, tradendo la Firenze medicea dell’epoca e intendendo favorire la Chiesa, la “traghettò” letteralmente nel “nuovo mondo”, offrendo le conoscenze geografiche e astronomiche che attraverso Cosimo de’ Medici giunsero a Firenze al seguito del Concilio che si tenne a Firenze nel corso dei primi decenni del XV secolo. Ma quanto si cela dietro gli affreschi che Leonardo, d’intesa con personaggi del calibro di Lorenzo il Magnifico, Ludovico il Moro e un giovane dottore di nome Andrea Guicciardi, responsabile dei decori artistici di palazzo Besta nel decennio di fine XV secolo, va ben oltre la mera denuncia di ciò che sta dietro la vicenda della scoperta dell’America, arrivando a ricostruire l’intera storia dell’uomo, dalla sua genesi in poi, così come ho descritto nel libro che è fermo al via (Solo chi ha dubbi si pone domande – Sangel Edizioni), in attesa che Anamorphosis crei i giusti presupposti affinchè il significato di questi straordinari dipinti possa venire compreso e accettato appieno.

M.C.: Le opere del grande maestro rinascimentale potrebbero nascondere molteplici informazioni importanti ancora sconosciute? Potresti sottolineare alcuni aspetti generici senza nulla togliere allo scoop delle rivelazione future?

Riccardo Magnani: Le opere di Leonardo, come avrai ormai intuito, NASCONDONO effettivamente delle importantissime informazioni ancora sconosciute, e non mi riferisco soltanto agli affreschi di palazzo Besta, ma anche a tutte le opere conosciute e studiate da molti anni. La Mona Lisa, ad esempio, traccia un percorso per giungere agli affreschi di Teglio; l’Ultima Cena, oltre a esprimere la palese denuncia di tradimento nei confronti della Chiesa (in effetti è Pietro ad esser rappresentato col coltello dietro la schiena, in procinto di infierire su Gesù), e a offrire una curiosa ipotesi inerente la Sindone, con un particolare eclatante che nessuno ancora è riuscito a vedere, descrive in realtà una nascita e una data, incomprensibile senza aver prima avuto accesso ai dipinti di palazzo Besta, come ho avuto il privilegio di fare in prima persona. Vedi, parlavamo prima di quanto fastidio queste mie rivelazioni possano destare, compreso il mondo accademico dell’arte, essendo io un economista, seppur appassionato, e dunque studioso di Leonardo; questo non presuppone necessariamente il fatto ch’io sia uno stupido, e dunque non possa addivenire alla comprensione di alcune liasons che sono accessibili a chiunque. Anzi, è proprio la mia “verginità”, e dunque la capacità di andare oltre la ragionevole attesa di un condizionamento dogmatico religioso e accademico ad avermi permesso di arrivare a comprendere ogni cosa, spingendomi laddove nessuno finora era riuscito ad arrivare, forse anche per un impedimento rispetto al sistema culturale e sociale di riferimento. Vedi, l’importanza di questi affreschi non si limita a quanto essi esprimono sostanzialmente, o a quanto rappresentano sotto il profilo patrimoniale artistico del nostro paese, in un momento in cui la cultura soffre di un disinteresse governativo imbarazzante, ma sono rivelatori di qualcosa di ancor più grande, ovvero dell’influenza che gli stessi hanno sull’intero mondo artistico rinascimentale e successivo. Palazzo Vecchio, a Firenze, è ispirato dagli affreschi che Leonardo ha lasciato a palazzo Besta, in un atto di preservazione di un sapere che altrimenti sarebbe andato perso. Durer è influenzato direttamente da Leonardo, proprio da una coesistenza in Valtellina in quegli stessi anni, ma in realtà tutti gli artisti rinascimentali lo sono stati: Botticelli, Raffaello, Ghirlandaio, Caravaggio, Tiziano, lo stesso Michelangelo, che ha ripreso nelle sue decorazioni della Cappella Sistina dei particolari presenti a Teglio. Molto di quello che abbiamo assunto fino ad oggi come “storia” andrà riscritto, grazie ad un artista geniale che prima di tutto è stato un politico e un ideologo, ma soprattutto un cronista storico, come mai nessuno ha saputo concepirlo. Beh, forse la Chiesa lo intese, e infatti Leonardo, il più grande di tutti, venne estromesso da ogni committenza Vaticana. La chiave di tutto è nelle modalità anagrafiche con cui Leonardo venne assunto nel 1482 alla corte degli Sforza di Milano: “… un giovane suonatore di lira…”


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  1. April 28, 2011 at 10:12 am

    In questa pagina web ho pubblicato una risposta alle tesi leonardesche di Riccardo Magnani:

    http://www.diegocuoghi.com/palazzobesta

  2. matteo
    September 14, 2012 at 1:26 pm

    ho letto la pgina web di risposta alle tesi. bisogna innanzitutto aver capito che magnani non sostiene che Leonardo abbia eseguito di persona il lavoro. quindi questa
    antitesi è impostata su una tesi inesistente e risulta peraltro inutile.

  3. elis arrigoni
    October 12, 2014 at 3:57 am

    ho visto una sua conferenza su youtube dove afferma che dan brown è uno scrittore di stronzate galattiche ( riferito al codice da vinci ) penso che su certi temi sia andato molto vicino al vero,anche se basa su ricerche fatte da ,picknett,baigent,lincoln,gardner,ecc,ecc.
    quello che lei afferma su quel libero,si può affermare anche su quello che scrive e pensa di leonardo.un uomo della sua stazza culturale e apertura mentale non dovrebbe liquidare in maniera cosi supponente quello che altri studiosi,esperti,appassionati,ecc,ecc,hanno dedotto.
    con stima: arrigoni elis.

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