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Viviana Musumeci a colloquio con Marius Creati

Viviana Musumeci é una nota giornalista esperta in comunicazione, nonché specializzata nel gossip internazionale. Collabora con diverse testate redazionali specializzata in marketing e media business. Le sue costanti collaborazioni hanno contribuito ad alimentare il suo interesse per la ricerca analitica sugli stati di comportamento che influenzano i personaggi famosi e le celebrità, considerando le possibili caratteristiche influenzanti tutte le giovani e meno giovani generazioni spesso istigate dallo stile di vita smodato dei vari personaggi famosi.

 

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come nasce l’idea di un libro dal titolo abbastanza ambiguo come “Divi a Perdere”?

Viviana Musumeci: Dall’osservazione della realtà come giornalista di comunicazione e marketing e, al contempo, come giornalista di gossip e costume per Dagospia e come blogger. Più che ambiguo direi ironico: i divi sono a perdere perché presi singolarmente non durano. Prima o poi ritornano come dei “vuoti a perdere” da dove vengono. Hanno una vita mediatica a tempo – hanno una scadenza – e alimentano un immaginario ben più ampio che a differenza loro, non ha limiti né fine.

M.C.: E’ più importante essere o apparire secondo il tuo punto di vista? E’ possibile constatare un intenso e perenne antagonismo? E tra le due proprietà é possibile che subentri una prevaricazione?

Viviana Musumeci: Nella società dei mezzi di comunicazione è indubbiamente più importante apparire altrimenti gli oggetti rappresentati non esisterebbero. La questione però da evidenziare è che i codici di comunicazione dei mezzi sono stati trasferiti anche nel nostro contesto quotidiano. Quando la gente cammina con gli iPod per strada si muove come se stesse affrontando un catwalk. Quando le persone vivono su Facebook e cercano persone reali che fanno parte del loro mondo vero, si “travestono” come se fossero delle piccole star. Più che di antagonismo parlerei di una continua invadenza da parte di un mondo sull’altro.

M.C.: Pensi davvero che nella giungla multimediale generalista si annida un reale consumo delle nuove presunte celebrità?

Viviana Musumeci: Assolutamente sì. Sono prodotti e come tali sono oggetto di consumo. Nascono, crescono e muoiono – oppure, se sono bravi e sono supportati da ottimi professionisti della comunicazione, possono durare anche a lungo. Del resto esistono anche i longseller -. Se penso al fenomeno di Lady Gaga e al suo ultimo anno e mezzo di celebrità, penso a un vero e proprio prodotto. Abbiamo assistito a ogni tipo di performance, visto ogni lembo della sua pelle con un’esibizione totale del suo corpo ovunque. 15 anni fa ci sembrava scandalosa Madonna con i suoi pizzi: Lady Gaga è riuscita a sottrarre erotismo alla sua immagine decostruendola e vendendola a pezzo. L’ultima uscita è stata quella dell’abito in carne – più metaforica di così -. In così poco tempo si è talmente esposta che sono curiosa di vedere come si rinnoverà nei prossimi sei mesi senza saturare il mercato.

M.C.: Esiste, secondo la tua opinione, un confine tra la vita privata e il mondo dello spettacolo?

Viviana Musumeci: E’ sempre più labile il confine tra la vita privata e il mondo dello spettacolo. Le star si espongono in ogni momento della giornata perché sono come i personaggi di una narrazione e creano significati nel muoversi sui giornali e sui mezzi di comunicazione in genere. La gente comune invece pensa che quel tipo di vita dia la felicità che nella vita quotidiana non si riesce a trovare. La vita da star attira e se con un paio di occhiali da sole di un certo marchio, piuttosto che un vestito di un altro – che magari ho visto indossare al mio beniamino -mi fanno sentire migliore, anche solo per un po’, li compro. Questo è il meccanismo di comparazione che scatta nella mente di chi vuole vivere da star.

M.C.: E’ possibile constatare l’esistenza di un decalogo dei comportamenti tipici ai quali i nuovi personaggi famosi fanno sovente riferimento?

Viviana Musumeci: Non so se esita un decalogo ma di certo si parte da una presenza pervasiva su più mezzi di comunicazione perché la cross medialità attribuisce ormai più esistenze parallele – ogni mezzo è un mondo a sè con un pubblico particolare per cui essere su più mezzi aiuta ad avere più pubblici e più vite -.

M.C.: Andy Warhol sosteneva che “Nel futuro, tutti saranno famosi nel mondo per 15 minuti”. Pensi che sia un’espressione mai estinta e soprattutto opportuna all’odierno consumismo dei mass media?

Viviana Musumeci: La frase mantiene certamente una sua attualità nell’ambito delle aspirazioni. In compenso forse non si è più famosi per 15 minuti, ma si gode di una visibilità in un ambito più ristretto  – vedi Facebook -.

M.C.: L’audience é davvero il nuovo surrogato stupefacente della nostra società?

Viviana Musumeci: Sì, il pubblico ci dà una ragione per esistere. Ci piace essere ascoltati, visti e letti.

M.C.: Come avverti l’avvento del reality show nel piccolo schermo? E’ possibile che tale fenomeno rimanga lungamente asserragliato nella televisione generalista?

Viviana Musumeci: Ormai è un format che darei per assodato come i giochi a premi, le fiction e altro. In realtà i reality sono ovunque, non solo nelle tv generaliste.

M.C.: L’onere del successo é un riscontro positivo o negativo per i protagonisti del momento? E come si ripercuote sui sostanziali fruitori assiepati al di là degli spalti?

Viviana Musumeci: L’onere del successo è una fatica tremenda! Penso al caso di Chiara Ferragni, per quanto riguarda internet. Raggiunge 50.000 contatti quotidiani, ma ha molti detrattori e soprattutto quello che era un divertimento – vestirsi come meglio credeva e farsi fotografare – è diventato un vero e proprio impegno.

M.C.: Pensi che l’intervento dei media abbia accelerato, per non dire propagato, l’evolversi della sottile vetrinizzazione della società? E’ possibile che siffatto fenomeno possa divenire un atto surrogatorio della nostra essenza?

Viviana Musumeci: I media hanno la maggiore responsabilità in questo. Se non avessi visto su qualche mezzo di comunicazione qualche vip vivere una vita “fantastica”, non avrei pensato di poterla vivere – anche in piccolo – quella vita. Non credo, tuttavia, che delle persone sane di mente possano surrogare del tutto la propria vita reale in questo modo.

Fonte: InsideLife MondoRaro

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