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September 14, 2010 Leave a comment

Le università americane sono molto differenti fra loro. Ci sono quelle più o meno costose, quelle più o meno note, quelle più o meno prestigiose. Di certo non sono organizzazioni “statali”. Per aumentare la propria capacità di attrazione, e pertanto il numero degli iscritti paganti, vengono quindi ideate le più varie iniziative. Si punta sulla bellezza della località o sulla notorietà dei docenti, sulla numerosità di Nobel tra gli ex laureati o sull’avvenenza delle studentesse, sulla forza della squadra di football o sulla presenza nei blockbuster. Ciò che tuttavia le unisce è l’attenzione al cosiddetto “passaparola”, la buona nomea che si forma tra gli studenti, la soddisfazione che si percepisce circa il corso che stanno frequentando, il loro giudizio sulle capacità degli insegnanti. Negli atenei italiani anche esiste da qualche anno l’abitudine di far compilare un questionario che misura la propria valutazione  dei professori (lo si chiama customer satisfaction, proprio come nelle attività di marketing). Ma i risultati non sono pubblici, e il dispositivo viene di regola usato come una clava, al bisogno, da Rettori, Presidi di Facoltà e Direttori di Dipartimenti: un potenziale  strumento di controllo verso i docenti con protettori meno influenti, gli esemplari più fastidiosi, a prescindere dalle loro capacità. Un’ulteriore leva, sulla cui trasparenza non molti giurerebbero,  che travisa in toto le motivazioni da cui quest’idea nasce, legate alla tendenza al miglioramento personale e del servizio. Per evitare ogni tipo di pericolo di questo genere, giacché le insidie del Potere non hanno confini mentre gli strumenti per arginarli sì, negli Stati Uniti si è sviluppato un sito a cui le università fanno riferimento e a cui riconoscono autorevolezza: il suo nome è ratemyprofessor.com. Si tratta di una zona neutra in cui ogni studente regolarmente registrato e riconoscibile può mostrare il proprio giudizio su qualunque docente di qualsiasi università americana. Le opinioni sono incensurabili e visibili a tutti, da ogni luogo del mondo. Le università riescono a percepire meglio se stesse, le famiglie possono scegliere, i docenti si possono riconoscere, e gli studenti esprimere. Non sarà sempre rose e fiori, ma il Potere ha un contraltare.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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