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Archive for September, 2010

Muore Sandra Mondaini, una delle ultime grandi protagoniste dello spettacolo

September 21, 2010 Leave a comment

Tristemente annuncio la scomparsa della grande signora del palcoscenico Sandra Mondaini, un personaggio assai lodevole del mondo della televisione, uno dei volti noti della TV che negli anni si é molto prodigata nell’arricchire l’immane patrimonio del piccolo schermo lasciando un enorme bagaglio culturale per le generazioni future. Spenta all’età di settantanove anni a causa di una grave insufficienza respiratoria, ricoverata da giorni presso l’ospedale San Raffaele di Milano, é stata una grande attrice di successo e acclamata conduttrice, nonché abile artefice teatrale conoscendo a fondo le arti del ballo, della recitazione e del canto, portavoce di un sano e genuino cliché professionale, il più delle volte esibito con la figura autorevole del celebre Raimondo Vianello, suo compagno di lavoro e nella vita, anch’egli deceduto soltanto alcuni mesi fa, con il quale ha condiviso gioie e dolori della sua esistenza e, insieme, entrambi fautori di una comicità esilarante, velata da una sottile vena di pungente ironia, ormai una tipologia d’antan, dal gusto pressoché salace, ma indubbiamente molto divertente.

Nata a Brescia l’1 settembre del 1931, figlia d’arte di Giacinto Mondaini, noto pittore e umorista della rivista satirica Il Bertoldo, e da sempre innamorata del sano esibizionismo plateale, interpretato da un mordace umorismo civettuolo ed effervescente, tipico del carisma accentuato dai personaggi palesati amabilmente sulla scena audiovisiva, raggiunge l’apice del successo conservando uno stile morigerato empio di passione artistica.

Scompare una figura importante del mondo dello spettacolo che tutti ricorderanno con affetto per le varie interpretazioni talvolta bizzarre rappresentate nel corso di questi decenni, uno dei più fantasiosi che vorrei ricordare, l’allegro pagliaccio Sbirulino, una trasmutazione del fantasioso personaggio Scaramacai degli anni ’50. Stringo un caro abbraccio simbolico alla famiglia in segno di cordoglio per la morte di una Signora del palcoscenico, una regina silenziosa del teatro cine-televisivo nazionale.

by Marius Creati

Fonte: InsideLife MondoRaro

“Divi a Perdere, il consumo delle star nella società dello spettacolo” di Viviana Musumeci, Lupetti

September 20, 2010 2 comments

“Fra i bordi di Debord e le liquide rive di Bauman, scorre Divi a Perdere”.

“È più importante essere o apparire? Nella giungla delle televisioni, dei siti, delle pagine di giornale, Viviana Musumeci intercetta e descrive le regole dell’apparire, evidenzia il decalogo dei comportamenti, mette a fuoco il sempre più incerto confine fra la vita e lo show”.

Qualcuno disse che prima poi tutti avrebbero avuto 15 minuti di fama – ovviamente, stiamo parlando di Andy Warhol –. L’artista inventore della pop-art, però, non aveva previsto l’avvento dei reality show e di internet. Questi hanno fatto sì che la società di massa oggi consenta a chiunque non solo di esserci, ossia di occupare un qualsiasi spazio mediatico, ma anche di pretenderlo. Non importa se un personaggio non è conosciuto a livello planetario, l’importante è che una audience, anche piccola, possa registrare la presenza di chiunque decida di essere visibile – in tv oppure su qualche social network, Facebook o MySpace in primis –. Pochi oligarchi, detengono ancora in mano le redini dei media, ma l’utente ha l’illusione di poterli usare per godere di quella sferzata di euforia da popolarità – anche se momentanea-. E’ questa la nuova droga che viene somministrata per consentire al pubblico – di consumatori – di sottrarsi alla frustrazione della mediocrità quotidiana. E per far sì che ciò accada i divi si prestano – con la propria immagine, dando anima e corpo – come mezzi di comunicazione, come manichini su cui apporre ogni tipo di merce o logo che rimandi a un brand facilmente identificabile. Il divo in questo modo, anche quando vive nella sua quotidianità, trasforma magicamente in oro, come un novello Re Mida, persino un bicchiere di carta da cui sorseggia il proprio caffè. Non è un caso che i giornali, i film e le serie tv pullulino di celebrity e product placement.

Divi a perdere: il consumo delle star nella società dello spettacolo analizza, per dirla alla Camilla Baresani – che ha firmato la prefazione – “il sempre più incerto confine fra la vita e lo show”. Oltre ai lettori comuni, curiosi delle regole del mondo dell’immagine, i ragazzi che frequentano le facoltà dedicate ai media, una delle categorie di studenti più numerosa, scopriranno in questo libro un’ottima guida per la loro ricerca su significati e apparenze. Anche i protagonisti, siano star o promoter, troveranno in queste pagine aiuto e consigli per rispondere alla grande domanda cui hanno consacrato vita e carriera: il successo fa bene o fa male?

Divi a perdere mette in fila le categorie a rischio della nostra società e, analizzando il grande vuoto luccicante, mostra come sfuggirgli. Più esamina in dettaglio vicende e traiettorie di cantanti, attori e celebrità varie, più sembra tracciare un universo percorso da meteore con una lunga scia vaporosa.

Viviana Musumeci
Giornalista professionista, si occupa da anni di comunicazione, marketing e media business scrivendo per testate specializzate in tali ambiti. Ha inoltre maturato una certa passione per il gossip e la vita delle celebrities scrivendo per il dito Dagospia. Ha collaborato con “Vanity Fair”, Radio Deejay, Graziablog. Ha un blog dove coltiva tutto quanto ciò che le piace – ovviamente anche il gossip. L’indirizzo è http://vivianamusumeciblog.wordpress.com – e collabora con il portale dedicato al mondo del lusso http://www.luxerevolution.com

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September 14, 2010 Leave a comment

Le università americane sono molto differenti fra loro. Ci sono quelle più o meno costose, quelle più o meno note, quelle più o meno prestigiose. Di certo non sono organizzazioni “statali”. Per aumentare la propria capacità di attrazione, e pertanto il numero degli iscritti paganti, vengono quindi ideate le più varie iniziative. Si punta sulla bellezza della località o sulla notorietà dei docenti, sulla numerosità di Nobel tra gli ex laureati o sull’avvenenza delle studentesse, sulla forza della squadra di football o sulla presenza nei blockbuster. Ciò che tuttavia le unisce è l’attenzione al cosiddetto “passaparola”, la buona nomea che si forma tra gli studenti, la soddisfazione che si percepisce circa il corso che stanno frequentando, il loro giudizio sulle capacità degli insegnanti. Negli atenei italiani anche esiste da qualche anno l’abitudine di far compilare un questionario che misura la propria valutazione  dei professori (lo si chiama customer satisfaction, proprio come nelle attività di marketing). Ma i risultati non sono pubblici, e il dispositivo viene di regola usato come una clava, al bisogno, da Rettori, Presidi di Facoltà e Direttori di Dipartimenti: un potenziale  strumento di controllo verso i docenti con protettori meno influenti, gli esemplari più fastidiosi, a prescindere dalle loro capacità. Un’ulteriore leva, sulla cui trasparenza non molti giurerebbero,  che travisa in toto le motivazioni da cui quest’idea nasce, legate alla tendenza al miglioramento personale e del servizio. Per evitare ogni tipo di pericolo di questo genere, giacché le insidie del Potere non hanno confini mentre gli strumenti per arginarli sì, negli Stati Uniti si è sviluppato un sito a cui le università fanno riferimento e a cui riconoscono autorevolezza: il suo nome è ratemyprofessor.com. Si tratta di una zona neutra in cui ogni studente regolarmente registrato e riconoscibile può mostrare il proprio giudizio su qualunque docente di qualsiasi università americana. Le opinioni sono incensurabili e visibili a tutti, da ogni luogo del mondo. Le università riescono a percepire meglio se stesse, le famiglie possono scegliere, i docenti si possono riconoscere, e gli studenti esprimere. Non sarà sempre rose e fiori, ma il Potere ha un contraltare.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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