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Taxi

August 16, 2010 Leave a comment

di Stefano D’Andrea

Cosa sia la Libertà ancora non mi è ancora chiaro. Mi è leggermente più semplice invece individuare le forme in cui essa si manifesti. A tutti è ad ogni buon conto facile comprendere come e quando essa venga negata. Capire la Libertà diventa così possibile. Si tratta del riconoscimento per contrari. Funziona. Come quando vuoi procedere ad una definizione, non ci riesci, e ti appigli alla descrizione particolareggiata di tutto ciò che il fenomeno che vuoi definire non è. O anche a quando si sceglie per esclusione. Ebbene, tante volte noi che viviamo il primo mondo la vera faccia della Libertà non la riconosciamo quando c’è, e non ci manca quando non c’è. E per questa nostra incapacità succede a volte che ci lasciamo convincere delle peggiori sciocchezze, o accettiamo costumi e regole che non hanno alcun buon senso, per noi e la comunità di cui facciamo parte. Prendiamo l’esempio dei mezzi pubblici di trasporto cittadini che vengono ,anche in Italia, denominati “taxi”. Essi dovrebbero consentire spostamenti rapidi e personalizzati ai singoli individui che volessero occasionalmente, o ripetutamente qualora se lo potessero permettere, evitare di usare l’automobile, la motocicletta o altro mezzo privato. Così accade a Londra e nelle maggiori metropoli mondiali. Da noi invece no. Da noi il taxi è un lusso. Ma non un lusso come un gelato dopopranzo, no. Un lusso come un gioiello di Bulgari ™. A Manhattan i tassisti sono organizzati in cooperative, o lavorano come dipendenti di un’azienda, e in ogni caso hanno l’obiettivo di fare quante più corse possibili. Le fermate, inoltre, non esistono, perché i taxi si prendono al volo. Per fornire questo servizio hanno dovuto mantenere delle tariffe ragionevolmente basse (o viceversa, vai a sapere i meccanismi dell’economia), con il risultato che laggiù, come a Londra e altrove, è possibile usare un mezzo pubblico personalizzato in caso di bisogno, senza essere un magnate del petrolio. Potendo quindi permettersi di bere una birra senza dover guidare, avendo modo di muoversi perfino in una direzione diversa da quella dove porta la metropolitana, in pratica avendo la concessione di spostarsi liberamente, a qualsiasi ora, senza dover possedere un’auto. Questa libertà da noi è dono per pochi. Perché quella dei tassisti è una corporazione, che per definizione non ha, tra i propri obbiettivi statutari, contribuire al bene della comunità. Finché le regole lo consentiranno, quindi, la nostra libertà di movimento sarà limitata. Un po’, forse. Ma limitata. Per il bene di nessuno.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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