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Gianni Forte a dialogo con Marius Creati

Gianni Forte, brillante sceneggiatore della televisione generalista e autore di interessanti spaccati teatrali spesso destabilizzanti, é divenuto un valente portavoce della nuova vetrina drammaturgica italiana attraverso la quale concilia storiografia del quotidiano, interpretazioni del vissuto catartico e fabule mediatiche narranti storie itineranti permeate di ferocia e di crudezza di stile votate a valorizzare i confini di una ricerca performativa quasi spettacolare per l’ebrezza dei contenuti rappresentati, ciascuno di essi orientati nel colpire non solo la curiosità intrinseca dello spettatore, quanto piuttosto a coinvolgerne emotivamente l’eticità vacillante in prossimità di nuovi aspetti raccapriccianti di natura dolente e fragorosa.

Gianni Forte, insieme a Stefano Ricci, collabora attivamente alla realizzazione di un profilato teatrale suggestivo e vitale al tempo stesso attraverso cui immergere lo spettatore in un clima poeticamente violento, permeato di ambizione, frustrazione e illusione, identificato nel fenomeno del marginale consumismo di fondo.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Macadamia Nut Brittle… esiste un nesso tra il titolo della rappresentazione e il suo significato letterale?

Gianni Forte: Nocciole, caramello, croccante sono schianti, sentimenti percossi, gusci frantumabili che siamo noi nei confronti dello sconosciuto che ci bussa alle palpebre. Gli anni passano ma ci sentiamo sempre perfettibili, in via di sviluppo, mai compiuti.  Perché si continua a restare figli, perché si procrastina l’idea di abbandonare il tetto paterno per tramutarsi in adulti? Perché alla fine delle nostre vicende personali lui e lei non si baciano sotto il vischio come accade nei film di Natale? Svezzati da un palinsesto-governante abbiamo corrotto qualunque possibilità altra di maturità nell’attesa inconscia di un cliff, un picco emotivo prima del familiare “consigli per gli acquisti”.

M.C.: In che rapporto amore, sesso e morte si avvicendano nella vita dei quattro giovani protagonisti? Tra metafora e minaccia, lo stesso miscuglio potrebbe irrompere accidentalmente anche nel quotidiano?

Gianni Forte: Identica miscela già scorre. “Io sogno e nel mio sogno vedo che non parlerò d’amore, non ne parlerò mai più quando siamo alla fine di un amore piangerà soltanto un cuore perché l’altro se ne andrà” cantava Don Backy nel ’68. Ci si apprestava già in quel lontano passato bianco e nero a inseguire il tempo e svestirci di emozioni regalateci dagli altri e poi riprese, come se fossimo tutti in balia di un baratto perenne. Le nostre scarpe rosso-Dorothy piroettano su una frana Oz catastrofica della quale non vediamo il fondo, intenti come siamo a riannodarci le trecce.

M.C.: Macadamia Nut Brittle é il simposio nel quale l’alienazione trova i presupposti del disagio di una società mediatica  odierna?

Gianni Forte: La propaganda di regime, l’imperativo del consumo compulsivo, gli status di appartenenza hanno determinato uno scollamento: lo stream of consciousness si è reso impercettibile. Barbie girls in cerca ancora di un finale “e vissero tutti felici e contenti… “, sorridiamo quando sentiamo in circolo lo streptococco fiabesco, iniettatoci sottopelle alla nascita, che continua ad emettere deboli segnali a distanza: un sonar dalle profondità di oggetti accumulati per darci requie.  Qual è il sonno, quale il risveglio? Segregati dentro un villaggio planetario viviamo una favola non nostra. Per questa, e altri milioni di ragioni, abbiamo deciso che il mondo dei fratelli Grimm sarà il cuore del nostro prossimo impegno. “Grimmless (senza Grimm)” debutterà, in anteprima nazionale, il 4 settembre 2010 al Festival Internazionale di Castel dei Mondi. Un progetto politico sulla fantasia ribaltando le classificazioni manichee, buoni da una parte e cattivi dall’altra: un new realism dove forse, come Pollicino,  appellare le briciole che ci riconducano fuori dall’intrico forestale dell’Assenza. Dalla neve candida, che cade e ricopre tutto raffreddando.

M.C.: Secondo te il confronto con l’avvento della maturità sfocia in atti di percettibile violenza infantile quando si rimane nascosti a lungo nella fanciullezza? Lo scoiamento dell’uomo-coniglio come l’avvento dell’eroina tragica bisogna avvertirli come segnali di una trasmutazione crescente? Esiste uno specchio nella nostra realtà oppure é semplice frutto della fantasia?

Gianni Forte: Non si tratta di infanzie mal germinate ma di messa a punto per radere al suolo ogni certezza precedente. Strapparsi via la pelle equivale alla distruzione dello scudo spaziale ma anche alla volontà di tornare a sentire dolore autentico, a recuperare la percezione esatta dei propri confini. La metamorfosi auspicabile punta verso una riappropriazione che appare più apocalittica e senza redenzione in quanto sprecata, come gesto etico, in un Reale che digerisce senza rumore. Aprire il corpo significa scoprire nuove connessioni, anche in relazione col terrore cieco della morte. Mutarsi in animale, per l’uomo, diventa un movimento; strapparsi la pelle conigliea, un gesto sublime per avvicinarsi ad una portata spirituale che tenta di frantumare l’addio che abbiamo dato al nostro organismo, delegittimandolo dei suoi poteri meno elementari. Per questa ragione la ricerca spasmodica nel sesso dei quattro performers assurge a manifesto di trasmutazione del vivente verso una fruizione oggettuale, un divenire cosa – secondo accezioni deleuziane – che identifica la nuova razza in un prototipo di cyborg, pronto all’aggiornamento e all’auspicabile downloadaggio di nuovi valori.

M.C.: Pensi che il nudo, anche se rappresentato sulla scena agghindato da elementi subordinati come cuffie o maschere, possa rappresentare la quintessenza della vita? E in che modo si collauda con la percezione di un’infanzia tramortita dalla sofferenza?

Gianni Forte: Non ci sono corpi nudi in Macadamia Nut Brittle. Ci sono lembi, riquadri, aree epidermiche che vengono scoperte e pronunciano la loro voce laddove le corde vocali si fanno insufficienti.  Abbiamo una macchina a disposizione e sussultare ogni qualvolta viene usata ci indica il livello di accartocciamento cerebrale in cui ci siamo tumulati. Lo scheletro, gli organi che contiene, la carrozzeria diventano ponti, ganci di comunicazione per abbeverarsi ad un’oasi prima del viaggio desolante sotto il sole delle delusioni ad ovest dell’esistenza.

M.C.: C’é un aforisma o un pensiero che desideri condividere con i nostri lettori?

Gianni Forte: “God doesn’t exist: he’s just a Lady Gaga’s avatar”. (ricci/forte).

Fonte: A Tutta Cultura MondoRaro

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