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Daniel Buren

Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 25 marzo 1938) è un pittore e scultore francese.
Biografia
Formatosi all’Ecole des Métiers d’Art ha basato tutta la sua produzione giovanile su una stoffa da tende a righe di 8,7 cm alternativamente bianche e colorate.
Più recentemente, negli anni ’80 ha abbandonato la pittura in favore delle installazioni architettoniche permanenti su spazi pubblici, tra cui Les Deux Plateaux al Palais-Royal di Parigi. Quasi tutte le sue opere non esistono fuori dal tempo e dallo spazio per i quali sono state concepite: la maggior parte di esse sono dunque state distrutte dopo la loro presentazione.
Nel 1986 ha partecipato alla Biennale di Venezia aggiudicandosi il Leone d’Oro per il miglior padiglione.
Attualmente è impegnato in Italia, a Colle Val d’Elsa, dove nell’ambito della riqualificazione del centro della città bassa (progetto coordinato dall’Atelier di Jean Nouvel), si occupa della ripavimentazione della centrale Piazza Arnolfo di Cambio.
Nel 2008 ha partecipato al progetto Luci d’artista a Torino con l’installazione “Tappeto Volante” in Piazza Palazzo di Città.
Il 4 febbraio 2010 la Commissione del Bando di Concorso per la riqualificazione architettonica e artistica di Piazza Verdi alla Spezia (finanziata dai Fondi POR-FESR e riservata, su proposta del Premio P.A.A.L.M.A. Premio Artista + Architetto La Marrana Arteambientale, http://www.lamarrana.it solo a coppie di artista + architetto)ha aggiudicato la riqualificazione della Piazza all’artista Daniel Buren. Fonte: Wikipedia

Valendosi di uno “strumento visivo” invariabile — l’alternanza di strisce verticali bianche/colorate di 8,7 cm — Daniel Buren indaga da oltre 35 anni i rapporti fra l’opera d’arte, il luogo in cui prende corpo e lo spettatore. Al centro della sua proposizione vi sono quindi tematiche relative alla visibilità dell’opera e alla definizione del suo statuto, la volontà di rovesciare i modelli dati mediante la moltiplicazione dei punti di vista, il capovolgimento delle prospettive attraverso interferenze visive, nonché il tentativo, di volta in volta rivisitato e aggiornato, di interagire (in osmosi o in modo conflittuale) con lo spazio di intervento.
Nei suoi lavori realizzati in situ, pittura, tessuto, legno, metallo, specchio, vetro, carta sono abbinati a formare opere a parete oppure complesse strutture ambientali (tra cui le note Cabanes Éclatées), intese a proporre una lettura critica dell’oggetto d’arte, con riferimento alla sua storia disciplinare e culturale (scultura, pittura, monocromia, opera d’arte, …), alla codificazione del contesto (museo, spazio pubblico, …), al rapporto con il fruitore.
Con espedienti sempre diversi, Buren interviene sui codici della convenzionale lettura visiva, rendendo intercambiabili e plurali i rapporti fra interno/esterno, supporto/opera, diritto/rovescio, decoro/oggetto, trasparente/opaco e così via.
Insinuando contraddizioni nello spazio apparentemente indifferenziato, introducendo elementi di carattere scenografico, stabilendo rapporti diretti fra l’opera, lo spazio e il fruitore, Buren trasforma l’ambiente senza pertanto alterarlo. Sovverte la logica unitaria, per ribaltare gli elementi in gioco su un piano multiplo, ambiguo, aperto alle più diverse interpretazioni. Opera e spazio si compenetrano, sfidandosi a vicenda in un dialogo che relativizza l’autonomia e le tautologie.
A più riprese Buren ha sottolineato il funzionamento essenziale del suo “strumento”: il fatto di essere privo di significato in sé, per acquistare senso soltanto nella relazione con il supporto su cui è applicato. Da sempre le strisce di Buren deviano lo sguardo via da se stesse, invitando a guardare verso qualcos’altro: lo spazio che ricoprono, l’ambiente che qualificano, la prospettiva che offrono — in altre parole, invitando lo spettatore a situarsi in rapporto al luogo in cui si trova.
Buren ha dato prova in innumerevoli esempi della sua straordinaria capacità di concepire ambienti effimeri, situazioni abitabili, percorsi visuali, labirinti cromatici: dalla sua prima esposizione personale nel 1968, alle note realizzazioni in spazi pubblici (Palais Royal a Parigi, Place des Terreaux a Lione), alle spettacolari mostre degli scorsi decenni nei più rinomati istituti e centri d’arte del mondo intero.

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